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Visualizzazione dei post con l'etichetta 2023

Classifica 2023

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1 - Van Morrison - Moving on Skiffle -  Leggi 2 - Sissoko, Segal, Parisien, Peirani – Les Égarés -  Leggi 3 - Peter Gabriel – I/ O -  Leggi 4 - Mark Erelli - Lay Your Darkness Down -  Leggi 5 - Jaimee Harris - Boomerang Town -  Leggi 6 - Daughter - Stereo Mind Game -  Leggi 7 - The National - Laugh Track -  Leggi 8 - The National - First Two Pages of Frankenstein -  Leggi 9 - William the Conqueror - Excuse Me While I Vanish -  Leggi 10 - Drayton Farley - Twenty on High -  Leggi 11 - Meg Baird - Furling -  Leggi 12 -  Kimi Djabaté - Dindin -  Leggi 13 - The Rolling Stones - Hackney Diamonds -  Leggi 14 - Baaba Maal – Being -  Leggi 15 - Van Morrison - Accentuate the Positive -  Leggi 16 - The Golden Dregs - On Grace & Dignity -  Leggi 17 - Jason Isbell and the 400 Unit - Weathervanes -  Leggi 18 - Dean Owens – Pictures -  Leggi 19 - Sufjan Stevens – Javelin -  Leggi 20 - John Mell...

Neil Young - Before and After (2023)

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di Lorenzo Montefreddo Il buon vecchio Neil è un impulsivo, uno che dice di non seguire logiche commerciali e di affidarsi esclusivamente all’unica musa che lo comanda, l’ispirazione. E se un giorno decide di riproporre una parte del suo infinito repertorio in scheletriche versioni per piano o chitarra e voce scegliendo tra quelle che ritiene siano le tracce che hanno avuto meno popolarità, noi non ci dobbiamo scervellare a chiederci quale siano i motivi di una scelta del genere, anche se la vicinanza di Natale e la conseguente corsa al regalo potrebbe trarre in inganno. “Before and After” è Il frutto dell’operazione, oltre a essere anche la testimonianza del Coanstal tour di quest’anno, in cui Neil si presentava sul palco in perfetta solitudine, svestendo tutti brani di ogni arrangiamento, per presentarli unplugged, alternando chitarra o piano, più l’inseparabile armonica. Certo niente di nuovo nella sua infinita discografia, e infatti la forza di “Before and After” risiede soprattutt...

Dean Owens – Pictures (2023)

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di Silvano Bottaro Dean Owens, cantautore scozzese di grande talento, ci regala un altro album straordinario con "Pictures". Questo lavoro dimostra ancora una volta la sua abilità nel creare canzoni coinvolgenti e toccanti. "Pictures" è un album che affronta temi universali come l'amore, la perdita e la ricerca di senso nella vita. Le canzoni sono scritte con una profondità emotiva che riesce a catturare l'ascoltatore sin dalle prime note. Owens dimostra una grande abilità nel raccontare storie attraverso le sue parole, creando immagini vivide che si insinuano nella mente dell'ascoltatore. L'album si apre con la traccia "Pictures in My Mind", una ballata malinconica che mette in evidenza la voce calda e coinvolgente di Owens. La canzone cattura immediatamente l'attenzione e stabilisce il tono emotivo dell'intero album. Altre tracce degne di nota includono "Lost and Found", una canzone che parla della ricerca di un senso di...

Van Morrison - Accentuate the Positive (2023)

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di Silvano Bottaro Van Morrison, leggenda vivente della musica, ci regala un altro lavoro straordinario con il suo album "Accentuate the Positive". Secondo album pubblicato nel 2023, l'album dimostra ancora una volta la maestria e l'abilità di Morrison nel creare musica che tocca l'anima. Il titolo stesso dell'album, "Accentuate the Positive", riflette il messaggio di speranza e ottimismo che permea le canzoni. Van Morrison ci invita a concentrarci sugli aspetti positivi della vita, nonostante le sfide e le difficoltà che possiamo incontrare lungo il cammino. Questo tema ricorrente si manifesta in modo vibrante in ogni traccia dell'album, creando un'atmosfera di gioia e gratitudine. Dal punto di vista musicale, "Accentuate the Positive" presenta una varietà di stili e influenze che abbracciano il vasto repertorio di Morrison. L'album spazia dal blues al jazz, dal soul al folk, offrendo un'esperienza sonora ricca e coinvolgen...

Kurt Vile - Back to Moon Beach (2023)

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di Carmine Vitale L’accoglienza tiepida, appena poco più di un anno fa, di (watch my moves) aveva definito ulteriormente (qualora ce ne fosse ancora bisogno) la materia maneggiata da Kurt Vile, sempre in bilico tra soluzioni che, col solito piglio slacker, mettono in fila alt-rock, indie-folk ed indolenza psych, elementi divenuti ormai sigilli di garanzia per il Nostro. In quella sede parlammo di un “disco interlocutorio ma dal peso specifico tutto sommato non trascurabile”, a conferma di un progetto che – nonostante battute di arresto e qualche passo falso – continua a macinare chilometri e ad inserire tasselli sempre più riconoscibili ed edificanti. Di certo non possiamo dire che questo Back to Moon Beach si faccia portavoce di novità degne di nota se non quella di essere già la seconda uscita a firma Verve Records. Presentato come un Ep, la nuova prova ha invece fisionomia di un vero e proprio album con un minutaggio che va proprio in quella direzione; in scaletta troviamo outtakes ...

Peter Gabriel – I/ O (2023)

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di Piermattia Vantaggi Peter Gabriel, riconosciuto all’unanimità come uno dei più grandi e innovativi musicisti contemporanei, ci regala un nuovo preziosissimo album: “I/O”. Sono passati ben ventun anni dal suo ultimo disco di inediti “Up“. Tutti, infatti, ci chiedevamo se mai l’artista inglese ci avesse fatto il grande favore di rilasciare nuovi brani e, finalmente, dopo un lunghissimo periodo di tempo (simil purgatorio), quel momento è arrivato. L’ultimo capolavoro del frontman dei Genesis è frutto di un intenso lavoro durato ben trent’anni, di rimandi continui e di uno sviluppo travagliato. “I/ O” è dunque un album che danza tra passato, presente e futuro. Così come negli anni ’90 il nostro si divertì a sperimentare con i CD – Rom, tramite giochi interattivi che permettevano all’ascoltatore di remixare i brani, così adesso si diverte con i mix. Su Spotify, infatti, se decidessimo di ascoltare l’album noteremmo subito essere presenti due distinte “versioni” dei pezzi: “Bright side m...

One Adam One - Where Do I Begin (2023)

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di Remo Ricaldone Dietro al nome One Adam One si celano due veterani della scena roots-rock di St. Louis, Missouri, Adam Reichmann e Todd Schnitzer, fin dagli anni novanta frontmen dei Nadine, interessante band che fece parlare di se per la freschezza della proposta, purtroppo rimasta a livello di culto soprattutto nel midwest. Ora i due ci riprovano debuttando con questo ep che mostra quanto la loro poetica sia intrigante ed evocativa e meriti senz’altro un ascolto attento da parte di coloro che apprezzano ‘americana’ e suoni alternative country. “Where Do I Begin” unisce alt-country a certi suoni roots di Tom Petty e Big Star con inevitabili innesti pop e una ricerca melodica di qualità, abbandonandosi a volte ad un ‘indie folk’ dai toni pastello. Solo cinque brani che però riescono a mettere a fuoco una vena che non si è esaurita con gli anni ma che ora riemerge con bravura iniziando proprio dalla title-track “Where Do I Begin” giocata su atmosfere acustiche quasi ‘younghiane’ che ...

Beirut - Hadsel (2023)

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di Piergiuseppe Lippolis Da Gallipoli a Hadsel corrono più di tremila chilometri. Dal tacco dello Stivale a una località immersa in un’isola poco più a nord del circolo polare artico, nel mar di Norvegia, ballano anche quattro anni: quelli di cui Zachary Francis Condon e la sua creatura, i Beirut, hanno avuto bisogno per compiere il viaggio, attraversando pure una pandemia. Beirut come la capitale del Libano, Beirut come il crocevia di culture e suoni e, di riflesso, manifesto artistico di una proposta musicale che dei suoni del mondo si nutre. La prima tappa del viaggio era stata “Gulag Orkestar”, nel 2006, che intendeva omaggiare l’Europa dell’Est, l’ultima quel “Gallipoli” per il quale Condon si era spinto fino al nostro profondo Sud, nel 2019. A novembre, e forse non è un caso, è arrivato il seguito “Gallipoli”, ma di quelle atmosfere rimane poco: l’esperienza musicale di “Hadsel” è diversa per climi e umori, ma conserva gli stilemi fondamentali di una proposta artistica ormai ben ...

The Rolling Stones - Hackney Diamonds (2023)

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di Giovanni Davoli La maggior parte di coloro che leggeranno questa recensione non erano nemmeno nati quando i Rolling Stones cominciarono la loro carriera (1962) e pubblicarono il loro primo album (1964). Quando cominciarono, il rock come genere non era ancora definito. Le pietre rotolanti, partendo dal blues e infilandoci un po’ di country e di rock’n roll, ebbero un ruolo essenziale nel fondare il rock, nutrirlo, renderlo grande e popolare. Seppero poi sopravvivere, fin dal 1978 (vedi il nostro Back in Time su “Some Girls”) quando il “classic rock” entrò in crisi, cavalcando e incorporando nel loro “rock’n roll” (come Keith Richards ha sempre voluto chiamarlo) le varie mode che passavano per le classifiche. Fino ad arrendersi di fronte a rap e hip-hop (“gente che mi urla addosso”, cit. Keith). Tuttavia, 60 anni dopo i Rolling Stones sono ancora qui tra di noi e danno alle stampe il loro 24mo (o 26mo, a seconda di cosa si conta) album in studio. Parte la batteria, con Mick Jagger che...

Jonathan Wilson - Eat the Worm (2023)

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di Blackswan Indaffarato come pochi (più o meno come l’altro Wilson, Steven) nell’attività di produttore, chitarrista e arrangiatore per una svariata serie di musicisti, Jonathan Wilson trova però sempre il tempo per stupire con le sue uscite, sia che si tratti della magnificenza di Fanfare oppure delle rilassate sonorità southern di Dixie Blur, per citare due capitoli della sua breve ma inusuale discografia. La sua ultima uscita Eat The Worm è un disco ancora più avventuroso, un viaggio caleidoscopico e trasognato che si presenta un po' strano, un po' esoterico, e un po', verrebbe da dire, fuori controllo. Prima di tutto, l'album suona meravigliosamente, è rigoglioso, imprevedibile e multistrato. Una semplice melodia di chitarra, per fare un esempio, può essere improvvisamente interrotta da contrappunto di archi, e le canzoni, spesso, cambiano di stile, melodia e tempo quasi in un batter d'occhio. Attenzione, però: non si tratta di un guazzabuglio caotico, quanto s...

Bruce Cockburn – O Sun O Moon (2023)

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di Max Giuliani Dopo il lussureggiante e strumentale Crowing Ignites del 2019, Bruce Cockburn alla vigilia del 78esimo compleanno torna con un album di canzoni. La musica del canadese, forse il più chitarrista fra i nostri cantautori del cuore, mi investì in pieno tanti anni fa con In the Falling Dark, un album di poco successivo alla sua conversione al cristianesimo. Dentro c’era quella indimenticabile preghiera che era Lord of the Starfields, un inno che celebrava il creatore e il creato. O Sun O Moon trabocca di quell’ispirazione e segue il filo di quei temi, che non si è mai interrotto: ma l’età è un’altra, e i tempi non sono gli stessi. Non siamo più negli anni ’70 ma nei disperati anni ’20 del 21esimo secolo, quelli delle pandemie, della crisi ambientale, della siccità e della paura atomica. Con l’età poi l’indignazione politica si è fatta sguardo doloroso, la sensibilità al sacro è un po’ meno contemplazione dell’universo e un po’ più consapevolezza della precarietà della vita t...

Sluice - Radial Gate (2023)

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di Lorenzo Righetto Listening to this heartfelt love letter to nature and friendship, I feel the urge to call my own friends to tell them I love them. And also to listen to this album (jackalbrecht, commento sulla pagina Bandcamp degli Sluice) Non ci vuole molto, in effetti, per innamorarsi di questo "Radial Gate". Qualcuno potrebbe arrivare a dire che basta la copertina, che ad altri potrebbe evocare il "classico" album folk post-Duemila, pieno di stanche immagini bucoliche e silenzi contrappuntati da qualche strumento tradizionale. Non è proprio il caso di questo secondo disco degli Sluice, che prima di tutto spicca per brevità (sette, praticamente cinque tracce se togliamo quelle strumentali/ambientali). Fin dall'inquieto pattern chitarristico di "Centurion" (sembra una cover di Elliott Smith fatta da Bill Callahan), si capisce che "Radial Gate" non è propriamente un album convenzionale - nonostante non sia certo caratterizzato, d'altr...

Glen Hansard – All that was East is West of Me Now (2023)

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di Sara Fontana Poche sono le cose che mi entusiasmano. Arrivata a quarant’anni per quanto mi sforzi ho visto e sentito già davvero molto; alla mia età se avessi tante vite quante i gatti si potrebbe dire che una è andata, questo è ciò che penso adesso. Glen Hansard è uno di quei rari casi che crea entusiasmo in me. A distanza di quasi cinque anni e dopo collaborazioni con Eddie Vedder e Cat Power, poi il ritorno a performance dal vivo con The Frames e Markéta Irglová/The Swell Season, eccolo con “All that was East is West of Me Now”, album dal classico stile folk mischiato al rock ed al blues ma anche con parti noise alla Sonic Youth che mi hanno stupito e non poco. Sarà stata la sempre più vicinanza con Eddie Vedder, o l’aver riabbracciato la sua storica band The Frames, ma il suono di Hansard è sviluppato in questo rock che non si sentiva da decenni e, porca miseria se mi piace! Non sono una nostalgica, piuttosto credo che il periodo ’80/’90 di certe sonorità durò troppo poco, dunqu...

Sufjan Stevens – Javelin (2023)

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 di Monica Gullini È difficile, se non impossibile, parlare di Javelin, il nuovo disco di Sufjan Stevens in uscita il 6 ottobre, senza pensare a Carrie and Lowell, pietra miliare del musicista statunitense, pubblicata nel 2015. Ascoltandolo sono tornati a galla un dolore indescrivibile e la vana e disperata ricerca dell’amore. All’epoca ero solo una ragazza e avevo perso le due cose più preziose che possedevo. Mettetevi comodi, perché non ho la minima intenzione di essere breve. Sufjan Stevens è un musicista che non può essere paragonato a nessun altro se non a sé stesso. È un unicum nel suo genere, definirlo folksinger è riduttivo. Ha fatto largo uso dell’elettronica, ha composto musica classica, scritto movimenti, suonato il banjo e sussurrato con la morte nel cuore. Ha fondato persino una sua etichetta, Asthmatic Kitty, in onore di una gatta trovatella con problemi respiratori. E possiede una caratteristica, che pochissimi cantautori della sua generazione hanno: è un musicista c...

Animal Collective - Isn’t It Now? (2023)

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 di Edoardo Bridda Time Skiffs e Isn’t It Now? sono due facce della stessa medaglia o quasi. Il primo, autoprodotto, è uscito nel 2022, il secondo, co-prodotto dal vincitore del Grammy Russell Elevado (D’Angelo, The Roots, Kamasi Washington) viene annunciato un anno e mezzo dopo ma le session di partenza sono le stesse e appartengono al periodo della pandemia. Certo, un produttore può fare la differenza, e quando a lavorare su un disco ve n’è uno di peso, come in questo caso, le cose possono assumere pieghe interessanti. È il caso di Isn’t It Now? in cui la band sembra avere ancora una volta le idee chiare su cosa fare (un mix di psych, rock, folk e pop) e come realizzarle (una rock band a modo loro) ma che qui trova il modo di concertarle con rinnovato focus, senz’altro esagerando in lunghezza, ma non perdendo in varietà, vitalità e generosità delle trame. I ritrovati quattro, il “portoghese” sempre in viaggio Panda Bear, il lennoniano Avey Tare, l’anima folk nel segno di Donovan ...

Wilco - Cousin (2023)

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  di Piermattia Vantaggi “Cousin” è il tredicesimo album dei Wilco, la band Alt Country capitanata da Jeff Tweedy. Il nuovo lavoro della band di Chicago è il primo che vede la produzione di Cate Le Bon (Deerhunter, John Grant, H. Hawkline, Kurt Vile, Josiah Steinbrick). Proprio a causa di ciò, il sound del gruppo ha subito una trasformazione decisa, che vira molto di più verso la contemporaneità, scostandosi, anche se di poco, dalle sonorità folk del passato. Nonostante la band americana sia sempre stata aperta alla sperimentazione, a conti fatti ci troviamo di fronte a uno dei dischi più particolari dei nostri. La produttrice ha infatti incoraggiato Tweedy e soci a registrare le tracce insieme nella sala prove, invece di catturare strumenti e voci individualmente. Tutto ciò, anche se può sembrare di poco conto, ha contribuito, e non poco, a plasmare il suono di “Cousin” dando quel senso di live all’intera produzione.  Tralasciando per un attimo la retorica, si può affermare c...

Devendra Banhart - Flying Wig (2023)

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 di Monica Gullini «Diventa sempre più difficile cantare cose impossibili», sussurra Devendra Banhart in Sirens, primo singolo estratto da Flying Wig, in uscita il 22 settembre per Mexican Summer. C’è chi le cose impossibili le desidera e chi, come il musicista statunitense, ex busker scoperto in un locale da Michael Gira degli Swans, non smette di sperare che la vita possa continuare ad accadere e nell’attesa si rifugia in una dimensione notturna, acquatica e amniotica. Sembra cantare dalle profondità degli abissi, Devendra. Coperto da un drappo blu che gli attraversa il corpo e gli copre gli occhi, moderno Tiresia dalla voce suadente e incantevole, sceglie di riappropriarsi della sua Visione dal fondo del mare, complici un sintetizzatore, suoni caldi ed elettronici, giri di sassofono vertiginosi, rimandi continui agli anni Ottanta e la mano sapiente di Cate Le Bon che lo accompagna dal precedente Ma del 2019. È un disco pervaso dalla tristezza e dalla malinconia Flying Wig, ma pe...

E T I C H E T T E

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