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Visualizzazione dei post con l'etichetta ray lamontagne

Ray LaMontagne - Long Way Home (2024)

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 di Enzo Curelli Ma che film la vita In una recente intervista Ray Lamontagne parlando di 'I Wouldn' t Change A Thing', canzone contenuta in questo bellissimo disco, che in qualche modo si e ci chiede "se siamo felici di dove siamo in questo momento" confessa che qualche anno fa ebbe la fortuna di chiacchierare con Bob Dylan: lo ringraziò e gli confessò che attraverso la sua musica aveva trovato un posto dove stare, un mondo che pensava non esistesse. Da allora trovò la sua strada di musicista. Se c'è un artista che in questi ultimi vent'anni è riuscito a farmi fare  un giro intorno alla musica che amo quello è certamente Ray Lamontagne. Un antidivo che per continuare a mantenersi e mantenere la famiglia con la quale vive in una fattoria del Massachusetts (famiglia composta da sua moglie conosciuta quando entrambi avevano otto anni e i  due figli nati dalla relazione) ha lavorato duro dentro e fuori la musica. Fece pure il falegname per qualche anno. Long ...

Ray LaMontagne - Monovision (2020)

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di Bruno Conti I primi quattro album di Ray LaMontagne, da Trouble del 2004 a God Willin’ & The Creek Don’t Rise del 2010, mi erano piaciuti moltissimo, e non solo a me, perché erano dischi veramente bellissimi e furono anche di grande successo, perché complessivamente avevano venduto quasi due milioni di copie solo negli Usa, gli ultimi due arrivando fino al 3° posto delle classifiche, tanto che Ray (dopo una vita in cui aveva girovagato dal nativo New Hampshire, poi nello Utah e nel Maine) si era potuto permettere di comprare una fattoria di 103 acri a Ashfield, Massachusetts, per oltre un milione di dollari, dove vive tuttora e ci ha costruito anche uno studio di registrazione casalingo. Brani in serie televisive, colonne sonore, VH1 Storytellers, un duetto con Lisa Hannigan nel disco Passenger del 2011, insomma lo volevano tutti: poi nel 2014 esce il disco Supernova, prodotto da Dan Auerbach, un disco dove il suono a tratti vira verso la psichedelia, un suono molto più “lav...

Ray Lamontagne – Part Of The Light (2018)

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di Fabio Cerbone Such a Simple Thing è il brano scelto da Ray LaMontagne per annunciare il suo settimo album di studio, dichiarazione d'intenti che torna a quel folk pastorale e sussurrato, alla sognante delicatezza acustica che connotava i suoi esordi. Dopo tanto peregrinare alla ricerca di un suono diverso, affiancato e stimolato dalle produzioni con Dan Auerbach dei Black Keys e Jim James dei My Morning Jacket, presenze che avevano certamente indirizzato il percorso dei precedenti lavori, LaMontagne sceglie di prodursi da solo, riunendo una manciata di musicisti con cui interagire ad occhi chiusi (tra gli altri il chitarrista Carl Broemel, Bo Koster alle tastiere e John Stirratt dei Wilco al basso) nel suo studio casalingo, battezzato The Big Room, accasato nella splendida dimora ottocentesca acquistata ai piedi delle colline del Berkshires, Massachusetts. Il cambio di direzione o forse meglio dire il ritorno all'ovile è evidente, anche se le velleità da concept psic...

Ray Lamontagne - Ouroboros (2016)

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di Cico Casartelli Ouroboros è il classico disco che fa riflettere, che ti fa chiederete se l’artista in questione sia in preda di una qualche crisi d’identità. Con i suoi primi quattro album Ray LaMontagne aveva conquistato i cuori con suono rétro ma non iper-calcolato, tanto che la suggestione ha portato qualcuno a vederlo come ipotetico quarto cantante della Band, con quella voce fra Rick Danko e Richard Manuel – poi è arrivato Supernova (2014), dissennato album prodotto per mano di Dan Auerbach (Black Keys), che sembrava aver tirato una bomba su tutto ciò di buono fatto fino ad allora. Adesso le carte sono mischiate di nuovo e con risvolti inattesi, tanto che si affida a un altro nome pesante: Jim James, che oltre a qui fare il produttore in session si tira dietro i suoi My Morning Jacket. Sulla carta sembra tutto roboante, ti tira fuori gli “ohhhhhh” delle grandi occasioni – poi però Ouroboros lo ascolti, e qualche perplessità sale (e rimane). Un miglioramento rispetto al d...

E T I C H E T T E

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