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Visualizzazione dei post con l'etichetta sigur ròs

Sigur Rós - Átta (2023)

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 di Fabio Gallato È sempre difficile fare i conti con un disco che interrompe un silenzio lunghissimo, a maggior ragione se si parla poi di un’entità complessa e aliena come i Sigur Rós: la band islandese ci aveva lasciato nel 2013, e di questi tempi 10 anni sono un’eternità, con un lavoro sorprendente, maestoso e drammatico, quel “Kveikur” che li vedeva impegnati a fronteggiare con successo sonorità elettroniche e industriali, a padroneggiarle come se lo avessero fatto da una vita. Un vero e proprio disco di rottura, che segnava una netta linea di separazione tra un prima e un dopo, ma un dopo nei fatti non c’è stato. “Stiamo invecchiando e diventando più cinici, quindi volevo solo che ci commuovessimo in modo che provassimo qualcosa“, ha detto Jónsi presentando il nuovo “Átta“, che è uscito a sorpresa, senza alcun tipo di preavviso lo scorso fine settimana. In queste parole c’è tutto il senso di un lavoro che nei fatti ritrae la mano per tornare nei ranghi delle atmosfere che han...

Sigur Rós - Kveikur (2013)

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di Silvano Bottaro Dopo il non troppo brillante Valtari, album in certi momenti soporifero, i Sigur Ròs ritornano con una veste rinnovata e questa volta convincono. Kveikur, il settimo album in studio della band islandese attiva dal 1994, si muove su strade più dinamiche ed effervescenti, evidenziando subito la diversità dai lavori precedenti, infatti, Kveikur è forse l'album più avventuroso dei Sigur Rós e può davvero essere visto come un nuovo inizio per la band. Kveikur è un album coraggioso con suoni a volte aggressivi, a volte dolci malinconici,  ma che, in entrambi i casi, fa respirare un'aria di innovazione. Questo è da attribuirsi soprattutto alla partenza del membro fondatore Kjartan Sveinsson, il tastierista e polistrumentista di formazione classica che ha "fornito" quel suono particolarmente concentrato e profondo che gli ha finora caratterizzati. E' difficile comprendere dove porti questo "spostamento" repentino, capire quindi quale d...

Sigur Rós - Valtari (2012)

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di Silvano Bottaro Ai Sigur Rós, band islandese formatasi nel 1994, va riconosciuto il merito di aver creato un "marchio" sonoro unico e inconfondibile. A quindici anni da Von, il loro album d'esordio, i Sigur Rós hanno mantenuto pressoché unico il modo di fare musica: timbro, lingua inventata e lunghi brani. Lentezza è il loro "mood" come anche la loro progressione artistica. Se questa costanza è sicuramente esempio di coerenza artistica può allo stesso tempo risultare abbastanza monotona. Da fan fin dai tempi di Agaetis Byrjun posso tranquillamente esprimerlo. Non sarà difficile quindi, riconoscere il sound dei Sigur neanche in questo sesto lavoro. Gli otto brani del disco, mediamente sui sei minuti e mezzo, ci portano nelle atmosfere bucoliche, ambient(ali) di cui sono maestri. Melodie soffuse e oniriche e crescendo orchestrali, sono il minimo comun denominatore dell'album. Buon lavoro dunque ma con l'impressione di un qualcosa di incom...

Sigur Rós - Ágætis byrjun (1999)

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Il post rock ha avuto un ruolo particolare nella storia della musica degli ultimi 25 anni. Mi basta ricordare qualche avventura in breve: quella di Jim O’Rourke, ex Sonic Youth, e dei suoi esperimenti con i Gastr De Sol; il grande David Pajo, che dopo la fine dei leggendari Slint ha continuato a costruire il genere con i Tortoise (Millions Now Living Will Never Die del 1996 è considerato un capisaldo del genere), con gli Zwan e anche come solista con il curioso nome di Aerial M; alcuni gruppi fenomenali, come gli scozzesi Mogwai, dal suono portentoso, l’ensemble dei Godspeed You! Black Emperor (dai componenti vari, che prendono il loro suggestivo nome da un documentario giapponese in bianco e nero del 1976 diretto da Mitsuo Yanagimachi, che tratta la vita di una biker gang giapponese, i Black Emperors) oppure gli americani Explosions In The Sky, dal successo elevatissimo e dal suono più “rock”, caratteristica che gli ha permesso un successo più ampio e trasversale. Ma voglio chiudere ...

Sigur Rós – Odin’s Raven Magic (2020)

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di Massimo Menti Stanno tornando finalmente i Sigur Rós dopo anni di attese (l’ultimo album Kveikur risale al lontano 2013), complesse vicissitudini nella vita della band, progetti collaterali del loro leader Jónsi? Mettiamo subito in chiaro le cose: no, non sono realmente tornati come tutti speravamo, compreso il sottoscritto. Ciò che è uscito il 4 dicembre 2020 è qualcosa di molto particolare e forse un po’ di nicchia anche per i cultori della band e non esattamente una novità, trattandosi di una composizione presentata live in anteprima ben 18 anni fa al Barbican Centre di Londra. Odin’s Raven Magic (Hrafnagaldur Óðins), nasce infatti dalla collaborazione orchestrale tra i Sigur Rós, il compositore islandese Hilmar Örn Hilmarsson, il cantore di Rimur Steindór Andersen e la musicista Maria Huld Markan Sigfúsdóttir (nonché già membro del gruppo Amiina). Risalente al XIV o XV secolo si tratta di un componimento che si rifà all’antica tradizione islandese Eddaica, la quale racchiude due...

Sigur Ros - Vidrar Vel Til Loftarasa

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Una partita di calcio in Islanda, un gol, due ragazzini si abbracciano e una volta a terra iniziano a baciarsi teneramente. Una storia di amore e di omofobia, delicata, violenta, bellissima.

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #2 Ryan McGinley

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Ryan McGinley - Sigur Ros, Með suð í eyrum við spilum endalaust, 2008 La band islandese Sigur Ros ha usato questa immagine di McGinley anche come ispirazione per il video di Gobbledigook, la prima canzone del disco: era stata realizzata da McGinley per una sua esibizione, e la band l'ha notata mentre stava scegliendo la copertina del disco. McGinley ha anche diretto il video della canzone Varúð.

Hoppipolla - Sigur Ròs

Sorridi fai la giravolta, falla un'altra volta stringiamoci le mani, il mondo intero svanisce, ma tu resti qui. Siamo fradici, inzuppati dalla testa ai piedi, non indossiamo stivali di gomma, e vogliamo infrangere il nostro guscio. Il vento si riversa all'interno, fuori si irradia il profumo dei tuoi capelli, con il mio naso, colpisco più veloce che posso. Saltare nelle pozzanghere, inzuppati dalla testa ai piedi, fradici, senza indosso gli stivali. Inizia a sanguinarmi il naso, ma io mi rialzo sempre in piedi (hopelandic) Inizia a sanguinarmi il naso, ma io mi rialzo sempre in piedi (hopelandic)

E T I C H E T T E

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