Sigur Rós - Átta (2023)
di Fabio Gallato È sempre difficile fare i conti con un disco che interrompe un silenzio lunghissimo, a maggior ragione se si parla poi di un’entità complessa e aliena come i Sigur Rós: la band islandese ci aveva lasciato nel 2013, e di questi tempi 10 anni sono un’eternità, con un lavoro sorprendente, maestoso e drammatico, quel “Kveikur” che li vedeva impegnati a fronteggiare con successo sonorità elettroniche e industriali, a padroneggiarle come se lo avessero fatto da una vita. Un vero e proprio disco di rottura, che segnava una netta linea di separazione tra un prima e un dopo, ma un dopo nei fatti non c’è stato. “Stiamo invecchiando e diventando più cinici, quindi volevo solo che ci commuovessimo in modo che provassimo qualcosa“, ha detto Jónsi presentando il nuovo “Átta“, che è uscito a sorpresa, senza alcun tipo di preavviso lo scorso fine settimana. In queste parole c’è tutto il senso di un lavoro che nei fatti ritrae la mano per tornare nei ranghi delle atmosfere che han...