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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1997

Andrew Gold - The Essential Collection (1997)

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 La scorsa settimana ho avuto da @auprivave e da @orsodanzante un invito a parlare in questa rubrica di Andrew Gold. Dato che non era mai successo, mi è sembrato interessante e gentile partire dal loro suggerimento per iniziare i dischi di Maggio. È stata anche l'occasione per approfondire la vicenda umana ed artistica di un autore che io conoscevo poco. E che ci porterà a fare un viaggio interessante nel pop sofisticato tra fine anni '70 ed inizi anni '80. Andrew Gold nasce in una famiglia di musicisti: il padre Ernest vinse addirittura un Oscar per le musiche del film Exodus (1960) con Paul Newman protagonista, la madre Marni Nixon era una cantante che provvedeva alle parti cantate di famose attrici nei film musicali. Impara a suonare tantissimi strumenti, non solo i più importanti, ma anche l'ukulele, la musetta (che è una sorta di piccola cornamusa francese) e l'harmonium. Oltre a ciò, è anche abilissimo produttore, ingegnere del suono e addetto ai missaggi. Sa ...

Portishead - Portishead (1997)

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 Alcuni generi musicali sono precisamente legati ad un luogo e ad un periodo. Uno di questi nacque a Bristol tra la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90: un gruppo di musicisti, produttori, dj ma anche artisti visuali, scrittori, artisti visuali prese a prestito l'arte del sampling dall'hip hop statunitense (cioè il campionamento digitale di fonti sonore eterogenee opportunamente combinate sia da altre canzoni ma anche di suoni naturali, rumori, chiacchierate e così via) e lo mischia con le basi elettroniche, la musica dub, influenze caraibiche, voci spettacolari, atmosfere malinconiche, cupe ma affascinanti. Nasce così il trip hop. E nel 1991 Geoff Barrow, che aveva già collaborato con i primi maestri del genere, Tricky e i Massive Attack come ingegnere del suono junior (ma anche con Neneh Cherry o i Primal Scream), incontra una giovane cantante, Beth Gibbons, a cui si aggiunge, quasi per caso successivamente, un chitarrista di formazione jazz, Adrian Utley. ...

Ry Cooder - Buena Vista Social Club (1997)

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di Silvano Bottaro Anche se sono passati dieci anni dall'ultimo disco a suo nome "Get Rhythm", Ry Cooder non ha mai smesso di perseguire i propri interessi di musicista. Colonne sonore a parte, ha smesso da molto di pensare ai dischi in modo tradizionale. E' stanco, disilluso e scontento: non gli interessa più il mondo occidentale, la società consumistica, lo show biz in cui, per anni, ha cercato invano di fare "cultura". Ry Cooder ama la musica, quella vera, incontaminata e pura e, oggi come oggi, non trova spazio in America: le case discografiche non sono interessate a dei prodotti alternativi di questo genere, non sono facili da vendere, non attraggono i giovincelli, non sono, radiofonicamente parlando, stimolanti. E lui sbattendosene altamente, ha continuato per la propria strada. Ha inciso con Ali Farka Toure il bellissimo "Talking Timbuktu", poi si è preso la sua bella pausa. Ha pensato e meditato a lungo, ed ha spostato i suoi in...

CSI - Tabula Rasa Elettrificata (1997)

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di Stefano Solventi Era un pomeriggio di settembre, anno 1997. Ricordo benissimo il luogo: a Firenze, al semaforo tra via Doni e via Redi. Mentre aspettavo che scattasse il verde, l’autoradio faceva il suo dovere, sintonizzata sulla mia stazione di fiducia. Intanto, come spesso mi capitava all’epoca (oggi anche di più), ero perso in qualche strano pensiero. È per questo motivo che di quella canzone non sentii il lancio dello speaker. Dagli altoparlanti iniziò a uscire una roba travolgente: rotolava sul basso accanito, s’avvitava su quelle due chitarre isteriche, preda di una specie di wah wah androide l’una, l’altra invece tutta cartigli striduli e svolazzi spezzettati. L’impasto suonava poderoso e isterico come una sirena antiarea: sembrava, come dire, intenzionato a scavare un tunnel nella narcosi afosa di quel primo pomeriggio cittadino, e in grado di riuscirci. Poi arrivò il canto, un coro o una voce sovraincisa (non capivo), le strofe come un assedio in forma di filastrocche ...

Radiohead - Ok Computer (1997)

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Il primo nucleo di una delle più particolari band britanniche si forma a metà degli anni ‘80 alla Abingdon School di Oxford, istituto privato maschile dove Thom Yorke e Colin Greenwood frequentavano la stessa classe. A loro poco dopo si aggiunsero Ed O'Brien e Philip Selway, e come On A Friday, dal nome del giorno dove si riunivano per suonare si esibiscono per i locali della città oxoriana. Ai quattro si aggiunge Jonny Greenwood, fratello di Colin, entrato come tastierista ma poi spostato alla chitarra. Il piccolo Greenwood abbandona il gruppo per studiare all'università, gli altri quattro continuano nel loro percorso e nel 1991 autoproducono Manic Hedgehog a nome Shinding, iniziando ad avere una certa fama nei locali di Oxford. In uno di questi, il Jericho, il proprietario di uno studio di registrazione, Chris Hufford, li vide suonare e si innamorò della strada alchimia tra i 4. Con il suo socio, Bryce Edge, chiede ai Shinding di registrare nuovamente un demo. Ha inizio ...

Radiohead - OK Computer (1997)

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Il successo di The Bends (1995) garantisce ai Radiohead, da Oxford, libertà creativa completa. La mettono a frutto richiamando come produttore Nigel Godrich, che diventerà una sorta di sesto componente del gruppo, trasferendosi in campagna e realizzando cosi, nella casa cinquecentesca dell'attrice Jane Seymour, un album che fa Storia, qualunque cosa questo significhi, e che tutti citano quando si parla di nuovi classici, punti di svolta, pietre miliari. Sarà scritto: «Vuoi sapere com'era il mondo alla fine del secondo Millennio ? Ascolta le tracce dal sei all'otto di OK Computer. Non hai tempo ? Allora solo la numero sette». Il che ci fa piombare direttamente dentro alla questione, nel cuore del problema. Perché la traccia numero sette si chiama Fitter Happier, sul cd il titolo è scritto in piccolo, aggiunto come un ripensamento dell'ultimo momento. Non solo: la canta - se cosi si può dire — un computer. Anzi, ilxnuovo programmino della Apple che «legge» i testi ad a...

Radiohead - Ok Computer (1997)

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Il disco che farebbero gli extraterrestri di ritorno sul loro pianeta dopo aver soggiornato sulla terra e averne raccolto i frutti musicali più prelibati. Molto di più di una dozzina di canzoni, piuttosto un’esperienza sensoriale, un tuffo in un’altra galassia. Con Ok Computer i Radiohead si spingono oltre la linearità di The Bends, album splendido che però rischiava (ingiustamente) di farli rientrare nel grande calderone del brit pop imperante negli anni 90 e trovano un irripetibile equilibrio tra Pink Floyd e Beatles, elettronica e rock, progressive e partiture jazzate. Tutto ciò senza derogare nemmeno per un istante al nitore delle composizioni, alla pura bellezza delle canzoni, senza che una sola nota suoni ostica o fine a se stessa. Al centro è sempre la poetica esistenzialista della band di Oxford, sempre protesa a trasformare in musica e parole l’alienazione e le derive nefaste della postmodernità. Il canto di Thom Yorke, l’anti-frontman per eccellenza, ne è il vettore perfet...

Whiskeytown - Strangers Almanac (1997)

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Apparso nel momento di maggiore ascesa e legittimazione della scena alternative country, Strangers Almanac ne simboleggia la catarsi e forse persino la sintesi definitiva, certamente lo zenith di un incontro fecondo fra tradizione, immaginario americano ai margini e rock'n'roll nato e cresciuto per la strada. Ryan Adams è il giovane autore che qui riesce a imbrigliare tutto questo universo in una sequenza di canzoni che parlano dall'heartland depresso di una nazione, declinando però lo spirito un po' "operaio" del genere verso l'intimità del cantautorato anni 70. Non gli sono secondari tuttavia i musicisti (da una ideale spalla come Caitlin Cary, per spalleggiamenti vocali e tonalità country del violino, al misconosciuto chitarrista Phil Wandscher) e il mirabile lavoro di produzione di Jim Scott (autentico re mida del roots rock anni '90), il quale dona un perfetto equilibrio fra l'anima punk degli esordi e la naturale propensione mainstream dei...

E T I C H E T T E

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