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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1990

Ride - Smile (1990)

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Il piccolo percorso storico-musicale sugli EP arriva alla conclusione con la storia di oggi, che rappresenta un po' l'ultimo apice della produzione degli extended play. L'ultimo grande movimento del rock ad usarli con frequenza è stato il cosiddetto shoegaze, un movimento del rock alternativo che ebbe un certo successo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Il termine shoegaze fu coniato da alcuni giornalisti del New Musical Express che notarono una peculiare caratteristica nei nuovi gruppi emergenti inglesi: tendevano a suonare dal vivo, soprattutto i chitarristi, tenendo il capo chino, come a "fissare lo sguardo sulle scarpe". In un primo momento, fu preso come simbolo di un certo modo "timido" di presentarsi, alternativo al sempre più crescente bisogno di spettacolarizzazione degli eventi musicali, ma più prosaicamente, la testa abbassata mentre si suonava era per coordinare i movimenti dei piedi sulle pedane degli effetti s...

The Neville Brother's - Brother's Keeper (1990)

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di Silvano Bottaro Ci sono musicisti che a vent'anni hanno già detto tutto quello che potevano dire. Ce ne sono altri, invece, che a cinquanta suonati incominciano a dire le cose più importanti della loro vita. Il caso dei fratelli Neville di New Orleans è quanto mai sintomatico di quanto detto sopra. I Brother's, hanno percorso in silenzio e dignità la china di una fama ardentemente e meritatamente ricercata. Il successo del loro penultimo album, "Yellow Moon", è la testimonianza di una fede nella musica che va al di là delle mode o dei generi. Tra le altre cose, hanno il pregio di non poter essere facilmente catalogabili per genere. La loro musica non è mai stata inserita perfettamente in alcuno dei tanti compartimenti in cui è divisa la musica americana. Sembra infatti che, i negozianti non sappiano mai esattamente dove mettere i loro dischi. E' capitato di trovarli nei posti più impensabili: nella sezione country, in quella gospel... Questa confusio...

Depeche Mode - Violator (1990)

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Le scelte musicali delle domeniche di Aprile avranno come filo rosso la presenza di fiori sulle copertine: di questa caratteristica, alcuni capolavori già sono presenti (il primo che cito è American Beauty dei Grateful Dead , che prende il nome dalla Rosa della stessa varietà, America Beauty, disegnata sulla copertina, o anche Layla & Other Assorted Love Songs che nel dipinto di copertina ha una donna con i fiori) ma è sempre interessante cercare nella mia discoteca e non solo altri grandi dischi che hanno in comune questa caratteristica. Il primo di oggi è uno dei dischi simbolo degli ultimi 35 anni, il vertice di un certo modo di fare musica, arrivato al culmine di un percorso umano e professionale che nell’anno in cui uscì questo lavoro poteva benissimo passare per il risultato dell’opera di sopravvissuti. Tutto nasce a Basildon, nell’Essex, inizio 1980. Tre amici di scuola, Vince Clark , Martin Gore e Andrew “Andy” Fletcher fondano un gruppo, Composition Of Sound . Han...

Dead Can Dance - Aion (1990)

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La copertina del disco di oggi, della serie di lavori che riprendono capolavori del Rinascimento, è un particolare de Il Trittico Del Giardino Delle Delizie di Hieronymus Bosch, dipinto probabilmente tra il 1490 e il 1510 dal maestro nederlandese, conservato oggi al Museo Del Prado di Madrid. Il particolare è della sezione centrale, sulla Vita nel Giardino. A sceglierlo per quello che è il loro disco capolavoro sono stati un gruppo australiano, i Dead Can Dance. Si formano a Melbourne alla fine degli anni ‘70, e si ispirano alla new wave britannica di quei giorni e alle sonorità post-punk. Sono in quattro all’inizio: Paul Erikson al basso, Lisa Gerrard alla voce, Simon Monroe alla chitarra e alla batteria e Brendan Perry alla voce e alla seconda chitarra. Pubblicano un singolo, nell’agosto del 1981, The Fatal Impact, che esce in una compilation di una rivista specializzata, Fast Forward. Visto il successo scarso, decidono di andare a Londra. Passano mesi duri, fino a quando nel 1983 u...

Los Lobos - The Neighborhood (1990)

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di Silvano Bottaro A due anni di distanza da quel capolavoro di "La pistola y el corazon", I Lupi pubblicano il loro settimo album "The Neighborhood" ed è ancora grande musica. Neighborhood è un album "ponte", il passaggio da un suono prevalentemente acustico ad uno più elettrico, uno dei tanti di questa band che, attiva dal 1973, non si è mai fossilizzata su stereotipi sonori. Sotto l'egida di David Hidalgo (mentre il precedente era di Rosas, il più acustico) il gruppo è alle prese con un repertorio sempre molto legato alle radici (folk e blues/rhythm and blues) ma senza brani strettamente acustici legati alla tradizione e alle atmosfere del suono messicano. The Neighborhood è il disco della maturità acquisita e, per la prima volta, la band si avvale di ospiti illustri come: John Hiatt, Jim Keltner e il compianto Levon Helm che rendono più appetitoso un piatto già, di per se stesso, prelibato. I Los Lobos, come d'altronde i Neville Bros, ...

The La’s - The La’s (1990)

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A distanza di ormai 30 anni, è ancora complicato definire cosa sia stato il britpop. Lo è facile dal punto di vista del costume e del successo mediatico: dopo uno dei periodi più bui della storia della Gran Bretagna, culminato con il mercoledi nero, 16 settembre 1992, quando un attacco speculativo monetario obbligò l’uscita della sterlina dal Mercato Comune Europeo, bastarono un paio di anni per piazzare sulle copertine dei maggiori magazine di costume del mondo i giovani volti delle nuove stelle della musica britannica, tanto che dal tracollo si invitava chiunque a venire nella Cool Britannia. Dal punto di vista musicale però la faccenda diviene più complicata, per almeno tre motivi: in quegli stessi anni di metà decennio ‘90, ci furono almeno tre grandi filoni musicali, il revival delle musiche delle glorie britanniche del passato, l’esplosione delle boy e girl bands (su tutte Take That e le Spice Girls) e almeno all’inizio più sottotraccia il trip-hop (quello musicalmente più innova...

Lou Reed & John Cale - Song For Drella (1990)

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Nel Febbraio 1987, per le complicanze di un intervento di colecistectomia, muore a New York Andy Warhol, a 58 anni. Dell’artista, fotografo, gallerista, cineasta di Pittsburg tutti abbiamo un’idea almeno visiva, essendo lui e la sua arte pop una delle icone del ‘900, e subito dopo l’inaspettata comparsa ci fu un profluvio di mostre, retrospettive, biografie, addirittura un’asta di suoi 10.000 oggetti tenuta da Sotheby’s a New York. Warhol a metà degli anni ‘60, quando la sua Factory creativa era al 1342 di Lexington Avenue di New York, faceva suonare durante i suoi happening una band proiettando su di loro delle immagini psichedeliche, costringendo i 4 componenti di quel gruppo ad indossare sempre gli occhiali da sole. Quella band si chiamava The Velvet Underground e fu lo stesso Warhol a creare per il loro primo disco, The Velvet Underground & Nico, l’iconica immagine della banana sbucciabile (l’album è del 1967). L’anima di quella band leggendaria furono Lou Reed e John Cale. ...

Nick Cave & The Bad Seeds - The Good Son (1990)

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di Silvano Bottaro Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”. La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità. La bellezza dell’album è racchiusa nelle nove canzoni, dove non ci sono cadute di tono, anzi, tutto il disco è un continuo emozionante flusso sonoro, un alternarsi di ballate una più bella dell’altra. Proprio per questo le vediamo una ad una. Foi Na Cruz – Lenta ed inesorabile con ritornello in portoghese, splendido decadentismo sulle note di un amore che doveva essere e non è stato; non resta che sognare sulle magiche note...

Steve Wynn - Kerosene Man (1990)

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di Silvano Bottaro Il primo album solista di Steve Wynn, leader dei disciolti Dream Syndicate , è un disco vario, denso di umori, con qualche puntata personale verso sonorità più ricercate dove si dimostra autore con meno rabbia del rocker dei Syndicate, ma con più idee, con un uso degli strumenti vario, mille sfaccettature nella musica, tanto che il disco mostra di avere diverse cose che si riescono a scoprire solo dopo vari ascolti.  L'album rivela un Wynn musicista più maturo, non più il ragazzo dai suoni acidi ma un scrittore ed interprete rock di vero talento. I suoni del disco richiamano in parte i Syndicate e in parte fanno apparire un lato nuovo, quello del balladeer notturno.  E' chiaro che Wynn con questo lavoro ha voluto prendere le distanze dal vecchio suono a cui ci aveva abituato, cercando soluzioni più vicine al cantautorato statunitense che al puro rock di matrice chitarristica che aveva alimentato sino a qualche mese fa la sua carriera. Wynn si di...

Mother Love Bone - Apple (1990)

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Quando uscirà questo disco, la band, che aveva animato la scena rock di Seattle, già non esisteva più. I Mother Love Bone erano considerati la nuova sensazione del rock americano, in una città che già da anni sfornava gruppi interessantissimi. Ma la loro storia innescherà tutta una serie di conseguenze, che saranno il filo rosso dei dischi di Febbraio, dedicati al Seattle Sound e ad alcuni suoi esponenti. I Mother Love Bone nascono tra l’altro dalla fine di un altro gruppo, i seminali Green River di Mark Arm: tra l’altro fu Arm, cantante e chitarrista, in una lettera che scrisse ad un magazine musicale, a definire il suo gruppo di allora, siamo agli inizi degli anni ‘80, grunge (che è un termine slang, da grungy per “sporco”), termine che verrà portato alla ribalta proprio per i dischi dei Green River da Bruce Pavitt, uno dei fondatori della Sub Pop Records, la casa discografica dei gruppi della città. I Green River si sciolgono dopo un un grande disco, Rehab Dolly: Jeff Ament e Stone ...

Fabrizio De Andrè - Le Nuvole (1990)

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Sono passati vent’anni dalla sua scomparsa, ma sembra ieri. In questo periodo ho pensato a Fabrizio De Andrè per due motivi, che in modi diversi l’avrebbero fatto intimidire, lui timido di natura. Il primo motivo è sapere la sua risposta al fatto che il Ministro che indossa sempre divise militari lo ha messo nel suo Pantheon musicale. Il secondo, più importante e vivo, è il sapere la sua risposta all'immenso amore, l’ammirazione e la gratitudine che una nazione intera gli hanno tributato in questi venti anni, con tantissime strade, piazze e addirittura scuole a lui dedicate. Io voglio ricordarlo con questo disco della sua maturità artistica, tra i suoi più grandi. Esce nel settembre del 1990 a ben sei anni da quell'esperimento pazzo ma straordinario che fu Crêuza de mä del 1984, pensato, scritto e suonato insieme a Mauro Pagani. Quel disco cantato in genovese e in dialetto ligure segnò fortemente il panorama musicale europeo, dando un impulso decisivo nella riscoperta, a que...

Depeche Mode - Violator (1990)

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Prima pubblicano Personal Jesus, nata dalla lettura dell'autobiografia di Priscilla Presley («E interessante come nelle storie d'amore qualcuno possa diventare Dio per qualcun altro») e registrata a Milano con il produttore François Kevorkian. Poi esce l'album e arriva la conferma. La band delle linee melodiche semplici e a volte facili non esiste più. Anche i Depeche Mode, forse incoraggiati da un successo mainstream (soprattutto americano) nuovo e grande, scelgono di esplorare il loro lato oscuro, almeno dal punto di vista dello stile. Conta molto l'apporto di Anton Corbijn, olandese, che da qualche tempo firma i loro video e che con le foto, l'immagine complessiva, i videoclip di Violator fa qualcosa di insolito, almeno in apparenza: crea un gruppo nuovo, gli dà profondità, in perfetto allineamento con la musica, ne porta in superficie sfumature che prima andavano perdute, sepolte sotto tutto il glitter degli anni Ottanta. Enjoy The Silence (godersi il silenzi...

E T I C H E T T E

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