Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta otis redding

Otis Redding - Otis Blue (1965)

Immagine
di Silvano Bottaro Otis Redding è un predestinato: si racconta che da ragazzino l'abbiano allontanato da un concorso di voci nuove dopo che l' aveva vinto quindici volte di seguito. Ma è anche un imprenditore di se stesso: possiede una società di edizioni musicali, un'etichetta discografica e pure l'aereo che lo ucciderà a 44 anni, quando un grande futuro sta sorgendo all'orizzonte. E un cantante straordinario, uno dei pochissimi, a metà degli anni Sessanta, che firma da autore alcuni dei suoi successi, tra cui il piú grande, postumo, The Dock Of The Baye. Ha appreso la lezione di Sam Cooke e beneficia abilmente delle esperienze del suo maestro, piú vecchio di lui di dieci anni esatti: include, non esclude, rilegge con una sensibilità soul (essenzialmente, è il vecchio gospel aggiornato, portato fuori dalle chiese, affidato al fascino e alle fragilità di una voce solista) la musica che gira intorno. Otis Blue, che si dice sia stato registrato in due giorni, nasce ...

(Sittin’ on) The dock of the bay: la canzone perfetta di Otis Redding

Immagine
  di Luca Divelti Per Otis Redding la pace e la tranquillità di quei giorni sembravano irreali dopo le fatiche al Monterey Pop Festival, in cui aveva messo in mostra la sua grande carica dal vivo e fatto ondeggiare tutti i presenti: affittare una casa galleggiante a Sausalito, in quell’estate così speciale del 1967, lo aveva però rimesso al mondo. Il sole vivido della California, la luce intensa e i colori di quel mare che lo cullava dolcemente e le voci dei pescatori che gli facevano compagnia mentre raggiungevano il molo scortati da stormi di gabbiani indolenti, resero quel suo breve soggiorno sulla costa occidentale indimenticabile. Dall’inizio del 1966 non si era mai fermato, rapito da una tournée infinita che gli aveva fatto toccare tutti gli angoli degli Stati Uniti, non disdegnando anche l’Europa, dove si era esibito in Francia e Gran Bretagna. Tutto lo stress di quegli ultimi mesi frenetici abbandonò la presa: d’un tratto non c’erano più interviste, lanci promozionali, tour...

Redding canta il soul | Otis blue è l’album emblema della black music americana

Immagine
Otis Redding è probabilmente il più grande cantante di soul music mai apparso sulla scena, e la sua intensità, la sua passione e il trasporto dei suoi spettacoli rimangono un picco insorpassato nella black music americana. È l’impersonificazione maschile del “deep soul” del Sud, con tutto il suo carico emotivo, la sua visceralità, e in generale quel clima passionale che è testimoniato da centinaia di incisioni, più o meno famose, sparse per le varie etichette, a volte minuscole, a volte “nazionali”. È quella zona del Paese dove negli anni ’60 vive ancora uno spirito confederato, la segregazione razziale è ancora ben presente, e la musica affonda le sue radici nel blues del Delta e nel rythm’n’blues degli Stati meridionali. Alla fine il “soul profondo” è solo un’etichetta, ma rende bene il significato e la potenza. Se cercate “cose vere”, deep soul è una bella indicazione lungo la strada. Negli anni ’60 americani, le due polarità della black music sono Detroit e Memphis: la prima è sede...

Otis Redding - Otis Blue (1965)

Immagine
Nel '65 Otis Redding mostra la sua maturazione artistica mettendo insieme un'ampia gamma di riferimenti stilistici, nonché le proprie capacità compositive: una grande miscela fra ballad e up-tempo. Con il supporto di Booker T. & The MG's, band in cui in qualche caso Isaac Hayes sostituisce il titolare alle tastiere, e di un quartetto di fiatisti, il nostro fa (ancora) riferimento a Sam Cooke con una belle versioni dello storico A Change Is Gonna Come, della frenetica Shake e dell'accattivante Wonderful World. Le corde sentimentali vengono anche toccate con poetica leggerezza sia da You Don't Miss Your Water di William Bell, che riprendendo (un po' sorprendentemente) My Girl, classico Motown scritto da Smokey Robinson per i Temptations, che lui rende in maniera eccellente. Per rifarsi alla tradizione religiosa Redding utilizza la versione di Down In The Valley rielaborata da Solomon Burke, mentre per calarsi nella più classica devil's music, oltre allo...

Otis Redding

Immagine
Otis Redding backstage at Hunter College, NYC, January1967

Otis redding

Immagine

Respect - Otis Redding

Rispetto Quello che vuoi, baby, tu ce l'hai Quello di cui hai bisogno, tu l'hai avuto Tutto quello che chiedo è un po' di rispetto Quando torno a casa, baby Fammi pure del male se lo vuoi, tesoro Puoi farmi del male mentre sono via Tutto quello che chiedo è un po' di rispetto Quando torno a casa, baby Ehi, ragazza, tu sei più dolce del miele Sono pronto a darti tutti i miei soldi Tutto quello che chiedo è un po' di rispetto Quando torno a casa, baby

E T I C H E T T E

Mostra di più