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Visualizzazione dei post con l'etichetta Beatles

Twist And Shout - The Beatles (1963)

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 Se penso a una canzone che rimandi immediatamente all'isteria che avvolgeva i Beatles dal vivo, la prima che mi viene in mente è Twist and Shout, eseguita in prima battuta dagli Isley Brothers, un gruppo nero di Cincinnati, che gli Scarataggi fanno letteralmente a pezzi, smontando il brano per portarlo in una direzione quasi antitetica. L'originale era fondamentalmente un pezzo da sala da ballo, con sassofoni e trombe e atmosfera rilassata; i Beatles gli sovrappongono la frase di basso e la chitarra solista, con Ringo che martella alla grande e Lennon che imposta il canto in modo diverso da quello di Ronald Isley: più provocante, ambiguo, stronzo. Alla fine, quel «C'mon c'mon, c'mon, c'mon, baby, now!» diventa invito esplicito al pubblico femminile bianco che, nel 1963, aspettava solo un verso come quello per far esplodere la sua eccitazione e ribellione. E quel «now» detto in quel modo diventava addirittura più di un invito: si trasformava in un ordine, come a...

The Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967)

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di Silvano Bottaro Paul McCartney racconta Storie, John Lennon non sa raccontare se non di sé. George Harrison gioca con il sitar e una Certa idea dell'India, Ringo Starr diventa Billy Shears e la band diventa Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, allusione all' abbandono delle scene live da parte dei quattro e insieme a un progetto di concept album che la copertina rafforza e il contenuto del disco sconfessa. Sgt. Pepper è tante cose: l'album che vince tutti i referendum sul capolavoro piú memorabile di ogni tempo, una pietra miliare, un punto di svolta, il momento in cui tutto cambia, una miscela non completamente riuscita di intenzioni diverse. I Beatles dicono di essersi ispirati a Freak Out! di Frank Zappa (che li ricambierà con We're Only In It For The Money, siamo qui solo per far soldi), ma anche un po' a Karl Heinz Stockhausen per certe iam orchestrali gentilmente dissonanti: certo, Pet Sounds dei Beach Boys, uscito l'anno prima, qualcosa conta. ...

The Beatles - Revolver (1966)

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di Silvano Bottaro Non hanno ancora chiuso con i concerti dal vivo, ma stanno per farlo. L'anno prima, in Norwegian Wood, hanno introdotto il sitar, un tocco di India dentro al pop piú occidentale che c'è. Qualcosa va stretto, al gruppo piú venerato del pianeta. Sempre nel '65, Bob Dylan è diventato elettrico, e ha reso ancora piú evidente l'esigenza, condivisa da un'intera generazione, di raccontare qualcosa di piú autentico delle solite storie di ragazzi che si amano e che vogliono tenersi per mano. I Beatles sentono forte l'esigenza di trattare l'unico processo che li interessa davvero, quello della registrazione delle canzoni come un atto creativo in sé concluso, di sperimentare con tecnologie del tutto nuove e molto promettenti. L'orchestra, i nastri fatti girare al contrario, tecniche innovative che permettono di sovrapporre due parti vocali sulla medesima traccia: Revolver è il volume due, il lato B «elettrico» e orchestrale del folleggiante Rub...

Across The Universe - The Beatles (1970)

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Un'altra prova della grandezza dei due geni dei Beatles nel trarre ispirazione dal quotidiano per trasformare ogni accadimento in una canzone. Questa volta è il turno di John Lennon, reduce da un litigio con la moglie Cynthia, una sera qualunque del 1967. Cynthia aveva cominciato a recriminare su ogni cosa, le sue lamentele non sembravano conoscere la parola fine. Poi, era andata a dormire, ma l'eco della sua rabbia rimaneva nell'aria. A Lennon uscì di getto una frase: «Words are flowing out like endless rain into a paper cup» («Le parole scorrono via come pioggia infinita in una tazza di carta») e pensò che potesse essere un buon spunto per una canzone. Gli piaceva l'idea di qualcosa che scorreva in un flusso senza fine, ma non voleva raccontare la storia di due persone che litigano. John scese al piano di sotto e cercò - sono parole sue - di comporre una «canzone cosmica», qualcosa di più ampio e profondo di uno sfogo verbale tra due persone. Il pianoforte gli diede b...

Please Please Me - The Beatles (1963)

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L'idea era bizzarra: unire Roy Orbison a Bing Crosby. John Lennon era a casa di sua zia Mimi e, mentre ascoltava ripetutamente Please , un brano di Bing Crosby che aveva avuto grande successo negli anni trenta, gli venne in mene di partire da quella parola, please, per costruire una ballata dall'atmosfera intensa, quasi drammatica, che avvolgeva le canzoni di Roy Orbison. La fece ascoltare a George Martin, che drizzò subito le antenne. Dopo Love Me Do, c'era bisogno di qualcosa di forte, che si inserisse nel filone adolescenziale che generalmente determinava il successo di un brano, ma che fosse comunque differente da quello che si ascoltava in quegli anni. Please Please Me era una bella invocazione, «ti prego, accontentami», ma troppo lenta nel suo progredire per fare davvero colpo. Il primo singolo dei Beatles aveva attirato su di loro una discreta attenzione, ma al di fuori di Amburgo e Liverpool, nulla era ancora decollato. George Martin convocò gli Scarafaggi e lavorò ...

The Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967)

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di Silvano Bottaro Il diario sentimentale di una generazione e il compendio cultural-musicale della musica rock. Una sorta di glossario di melodie da riesaminare sempre con cura. Questo lavoro è l'itinerario della canzone pop giovane ed illusa, quella da ascoltare con gratitudine e attenzione. I Fab Four riscrivono il pop e traducono l'astrazione della canzone, che doveva raccogliere idee e concetti, in una soluzione unica, in qualcosa di tangibile e concreto. Una musica che dalla ricerca della melodia seducente giunge alla costruzione sofisticata dello spartito in un miracolo estetico replicato solo in parte con il White Album . Quindici brani di sublime bellezza concepite come un'unica suite, di cui le canzoni, unite tra loro, costituiscono i vari movimenti. Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band è l'elogio dell'assurdo e delle allucinazioni del mondo tramutato in composizioni che sfilano via una dopo l'altra tanto è intensa la loro sequenza. Dopo ...

Yellow Submarine - The Beatles (1966)

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Niente a che vedere con l'Lsd, come molti ipotizzarono. Una semplice (ma bellissima) canzone per bambini, una filastrocca che Paul McCartney scrisse a letto, una sera, dopo essere stato influenzato dalla dylaniana Rainy Day Woman #12 & 35 , che due settimane prima era entrata in classifica. Dylan aveva utilizzato una band di ottoni per ottenere un suono stile Esercito della salvezza a lasciato spazio al divertimento. McCartney pensò a un procedimento simile, che prevedesse molti effetti sonori. Con gli altri Beatles entrò nei magazzini degli studi di Abbey Road e fece razzia di trombette, fischietti, tubi di gomma, catene, campanelli. Si divertirono molto. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Yesterday - Beatles (1965)

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Chiedi chi erano i Beatles. Sembra impossibile, ma c'è qualcuno che non li conosce. O che non conosce quello che hanno rappresentato. Perché c'è stato un tempo che non era come adesso. Me l'hanno raccontato. Mi hanno detto che non esistevano i negozi che vendevano dischi, e i 45 giri si compravano nei negozi che vendevano elettrodomestici, tra una lavatrice e un frigorifero. E non esistevano iPad e iPod, non c'erano i telefonini ma cabine del telefono, e quando ti servivano, i gettoni non li trovavi nemmeno a morire. E se volevi dire a qualcuno che gli volevi bene, lo dicevi scandendo bene ogni parola, senza usare strani  acronimi da cellulare. E le canzoni, le canzoni le registravi su cassetta, e si facevano i "pastoni", cioè quindici/venti canzoni di artisti diversi, che poi mettevi su magari alle feste e sembrava di toccare il cielo con un dito, anche se c'era più fruscio che in un vortice di vento. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Help! - Beatles (1965)

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"Help! I need somebody / Help! Not just anybody / Help! You I need someone / Help!". Fu una sorpresa per i fan e un rischio per i Beatles. L'immagine che trasmettevano era sempre stata rassicurante e al tempo stesso oltraggiosa, ma non mostrava mai esitazioni, debolezze, smarrimenti. A cosa serviva un brano così, dove, per di più, la richiesta d'aiuto arrivava subito, fin dalla prima parola, ripetuta all'inizio di ogni verso già nella prima strofa, quella che fino a quel momento aveva catturato l'attenzione e l'eccitazione del pubblico? La "colpa" fu di John Lennon, convinto che non si dovesse fingere e che bisognasse essere sempre veri e diretti con chi ti ascoltava. Lennon, stava attraversando un brutto periodo. Ingrassato, disorientato dalla fama che gli era piovuta addosso, che di certo lo gratificava, ma che a volte assomigliava a una prigione. (M. Cotto - da Rock Therapy)   

The Beatles - Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)

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“Dai tempi del Congresso di Vienna, 1815, la civiltà occidentale non fu mai così vicina all’unità come nella settimana in cui venne pubblicato (…) Per un breve momento, la frammentata coscienza del mondo occidentale si riaggregò, quantomeno nelle teste dei giovani”. In un famoso articolo uscito nel 1968 sulla mitica rivista Rolling Stone, Langdon Winner (che finirà a insegnare scienze politiche alla Columbia University) definiva in questi termini ciò che capitò ai giovani nella primavera del 1967, precisamente il 1° giugno, in contemporanea in tutto il mondo, primo record di un disco che ne ha un’infinità. Usciva infatti quel giorno un disco dei The Beatles, che passati ormai oltre 50 anni, è probabilmente uno dei discorsi definitivi sulla musica pop occidentale. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band è L’Album, anche per semplici motivi tecnici: fu infatti il primo disco la cui copertina si apriva come un album fotografico e il primo sul cui retro vi e...

George Martin, l’uomo che inventò i Beatles

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 di Gianni Lucini  Il 3 gennaio 1926 nasce a Londra il produttore George Martin, l’uomo che meglio di altri ha saputo valorizzare l’istintiva creatività dei Beatles aiutandola a crescere ed evolversi. Elementi d’innovazione prima della svolta La sua storia musicale inizia negli anni Cinquanta quando, dopo essersi diplomato alla Guildhall School of Music, entra come musicista di studio alla EMI, passando poi alla produzione. Fino al 1962 il suo lavoro non esce dai confini di quel genere che in Italia verrà poi definito melodico-moderno. Non mancano gli elementi d’innovazione come, per esempio, il tentativo di elaborare strutture sonore che escano dai ristretti ambiti degli standard statunitensi. Al suo lavoro di produzione sono attribuibili alcuni successi di Shirley Bassey e Matt Monro, nonché l’inatteso exploit discografico di un attore popolare come Peter Sellers: buone intuizioni condite da un pizzico di genialità, ma niente di più. La svolta della sua carriera, destinata a...

The Beatles - The Beatles (1968)

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Il ‘68 del rock i Beatles lo fecero nel 1967: Sgt. Pepper’s And Lonely Hearts Club Band cambia le regole del gioco, usando i colori e la frenesia della psichedelia del tempo, sin dalla copertina. Poi venne il Magical Mystery Tour (un mezzo disastro, ma tant’è) e il ritiro in India di Rishikesh, sotto la guida del guru Maharishi. Quando tornarono ad Abbey Road per le nuove registrazioni, la creatività e la tensione erano alle stelle: i fab four volevano a tutti i costi fare un album doppio, il fido George Martin invece spingeva per raccogliere le idee e sfornare una quindicina di pezzi memorabili. Paul McCartney e John Lennon, che si presentava agli studi sempre accompagnata da Yoko Ono, erano ormai ai ferri corti, George Harrison si sentiva sempre più oscurato dall'ingombrante talento degli altri due. Persino Ringo Starr viveva tensioni e risentimenti. In pratica litigarono tutti: Martin abbandonò persino le sessioni di registrazioni, e lo stesso fece Ringo che portò la sua fami...

Ringo Starr

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Perché i Beatles si chiamano così? La storia del nome della band

di Lorenzo Mambella Il gruppo leggendario di Liverpool, The Beatles, ha segnato un passo fondamentale nella storia della musica. La band è stata formata principalmente da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, e Ringo Starr, nel corso della sua storia. Con i loro 186 brani registrati, la maggior parte di questi scritta dal duo Lennon-McCartney, viene da chiedersi perchè i Beatles si chiamano così e cosa voglia dire il loro nome, scopriamolo insieme. PERCHÈ I BEATLES SI CHIAMANO COSÌ? LA STORIA DIETRO IL NOME Le origini del nome ufficiale della band, sono da ricondurre ad un ex membro dei Beatles, Stuart Sutcliffe. Egli fu il bassista della band e decise di abbandonare il progetto per dedicarsi ai propri studi artistici, purtroppo nel 1962 morì a causa di un aneurisma cerebrale. Fu proprio Sutcliffe a suggerire il nome “Beatals” a John Lennon, quest’ultimo lo modificò ulteriormente per richiamare il termine “beat” (battito o ritmo), così venne a formarsi il nome Beatles...

The Beatles - Abbey Road (1969)

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La fortuna di avere talento non è sufficiente; bisogna avere anche il talento di avere fortuna (Hector Berlioz). I 4 ragazzi di Liverpool di talento ne avevano da vendere, ma nel loro ultimo atto insieme hanno anche avuto fortuna. Si perchè i Beatles che dall’aprile all’agosto del 1969 erano insieme negli studi EMI di Abbey Road, a Londra, non erano già più una band. Poco prima avevano abbandonato la pubblicazione di Get Back, che poi uscirà nel 1970 dopo la cura Phil Spector a band già sciolta come Let It Be, e l’unico motivo che li spinse a registrare nuovo materiale fu una concomitanza di eventi: il primo la fallimentare esperienza della Apple, loro casa discografica, ma anche casa editrice e primo esempio di marchio globale legato ad un gruppo musicale, con interessi nell'abbigliamento giovanile. E poi un sontuoso nuovo contratto per la EMI, che il nuovo manager Allan Klein, imposto da John Lennon, aveva strappato per la band. McCartney e Lennon si sopportavano appena, nonos...

The Beatles - Revolver (1966)

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Il definitivo distacco dall'età dell'innocenza: Revolver precisa e completa i segnali lanciati con il capolavoro gemello di soli otto mesi precedente, Rubber Soul, aprendo la strada alla maturità sperimentale dei Beatles e anticipando l'era psichedelica di Sgt. Pepper, persino conservandone oggi una maggiore fruibilità. L'impressionante mole di stimoli del disco riflette la necessità di rompere con le regole del pop, per assecondare una scrittura che si è fatta strada facendo più ambiziosa. Ogni singola personalità in seno alla band esplode in mille colori e tonalità: è il frutto di un lavoro fino ad allora impensabile dentro le mura dello studio con George Martin, stratificando tracce su tracce e giocando con suggestioni e linguaggi differenti. La summa è la chiusura di Tomorrow Never Knows, ambiguo capolavoro lennoniano fra melodia e distorsione, ma tutto il disco vive tra estasi, stupore, armonia e giochi lisergici (ancora Lennon, il più acuto e spiritato alla...

The Beatles - The Beatles (White Album) (1968)

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Una copertina immacolata, bianca e misteriosa: dopo la grande confusione iconografica di Sgt. Pepper i Fab Four della fine del 1968 sono semplicemente The Beatles. Il disco passerà però alla storia come 'The White Album', doppia raccolta che schizza verso poli distanti e attrae nel suo caleidoscopio di stili e umori fuori controllo. Frutto di sessioni interminabili, registrando più brani e più parti nello stesso giorno ma in studi differenti, il doppio bianco è al tempo stesso il disco della disgregazione e della piena sbocciatura dei singoli. Impossibile non cogliere nel suo cammino le diversità di intenti, gli stimoli di ciascun autore, anticipazione di quell'isolamento e incomunicabilità che farà divergere entro poco tempo le strade di John, Paul, George e Ringo. In questi solchi però tutto si tiene magicamente insieme proprio nella contraddizione degli opposti, risultando opera visionaria e totalizzante, che anticipa e ancora oggi supera molti temi del pop contempo...

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band - The Beatles

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La copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band è forse l’illustrazione che vanta il maggior numero di citazioni, riproduzioni e chiavi di lettura. Raffigura i Fab4 nelle loro uniformi colorate insieme ad un collage di famosi personaggi storici. La situazione rappresentata è quella di un concerto appena terminato con una folla di persone che tra gli addobbi floreali accompagnano la band in una sorta di festa di paese. Partiti da un disegno di Paul McCartney, gli artisti Peter Blake e Jann Haworth hanno progettato l’artwork sotto la direzione di Robert Fraser, mercante d’arte inglese. Le polemiche non si sono fatte attendere per i messaggi occulti e criptici, le piante di marijuana e la paura delle possibili richieste di risarcimento danni dagli eredi dei personaggi ritratti.

The Beatles - Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967)

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Un disco tra i più importanti degli anni 60, opera seminale per tutta la musica rock che nei decenni successivi ha trovato ispirazione da questo lavoro per nuovi generi e band, caratterizzati dal debito stilistico che Sgt Pepper's ha indelebilmente impresso. Un caleidoscopio di canzoni immaginifiche, perfette architteture melodiche cantate non solo dal rodato duo Lennon- McCartney, ma arrangiate anche per Ringo Starr e George Harrison, capace quest'ultimo di impreziosire con la cultura indiana uno script tipicamente brittanico. Non riuscirei a raccontare nulla più di quello che le stesse canzoni (Lucy in the Sky with Diamonds, Getting Better, la perla A Day in the Life) hanno raccontato per oltre 40 anni: potrei forse segnalare la poesia di brani meno abusati come ad esempio Fixing a Hole, afrodisiaco frutto lisergico sorretto da un semplice giro cromatico di accordi col clavinet, o Lovely Rita, filastrocca di Lennon, che apre le porte a quello stile che troveremo pochi mesi...

Yesterday - The Beatles

Ieri tutti i miei problemi sembravano così distanti Ora sembra che siano arrivati per restare Oh, io credo nell'ieri Improvvisamente, non sono più quello di prima C'è un'ombra appesa su di me Oh, ieri, è successo improvvisamente Perché lei se ne sia dpvuta andare, non lo ha voluto dire Ho detto qualcosa di sbagliato, ora ho nostalgia dell'ieri Ieri l'amore era uno gioco facile da giocare Ora ho bisogno di un posto in cui nascondermi Oh, io credo nell'ieri Perché lei se ne sia dpvuta andare, non lo ha voluto dire Ho detto qualcosa di sbagliato, ora ho nostalgia dell'ieri Ieri l'amore era uno gioco facile da giocare Ora ho bisogno di un posto in cui nascondermi Oh, io credo nell'ieri

E T I C H E T T E

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