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Sufjan Stevens

Biografia Sufjan Stevens (Detroit, Michigan, 1 luglio 1975) è un cantante e musicista statunitense. Caratterizzata da uno stile minimalista e folk, con temi riguardanti la famiglia, la fede o le piccole storie di tutti i giorni, la musica di Stevens utilizza, tra gli altri, strumenti tradizionali come il banjo o arrangiamenti orchestrali che mischiano jazz, musical, swing e cori tradizionali. Nato e cresciuto nel Michigan, Stevens inizia la carriera musicale come componente dei Marzuki, una folk band di Holland, per poi passare ai Danielson Famile, dove ha suonato diversi strumenti musicali. Nel 2000 avviene il suo debutto solista, con l’album A sun came. Successivamente, per motivi di studio, si trasferisce a New York, dove nel 2001 pubblica il suo secondo disco Enjoy your rabbit, dedicato agli animali dell’oroscopo cinese. Nel 2003 è la volta di Greetings from Michigan: The Great Lake State, dedicato al suo paese natale e primo disco di un progetto ambizioso, quello di pubbl...

Sufjan Stevens - Illinois (2005)

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 Quante volte associamo la musica a certi luoghi, per esperienze, per persone, per sentimenti, per viaggi. Questo pensiero mi è venuto in mente qualche settimana fa e ho pensato di dedicare i dischi di Ottobre a dei luoghi, in dischi particolari e spesso poco conosciuti. Inizio con un ragazzo cresciuto nel Michigan dal nome persiano, Sufjan Stevens, nome scelto dal fondatore della dottrina Subud ai quali i genitori aderivano (Subud è un movimento di origine indonesiana di tipo filosofico-spirituale a cui i genitori aderivano, come Roger McGuinn e parte della famiglia delle attrici Arquette). Stevens sin da subito svela una particoalre predisposizione alla musica, imparando a suonare diversi strumenti e sviluppando una naturale predisposizione al canto: collabora con due piccole band locali, i Marzuki, una folk band di Holland, per poi passare ai Danielson Famile, dove suona diversi strumenti musicali. Ha 25 anni nel 2000 quando esordì da solista, con l'album A Sun Came, autoprodott...

Sufjan Stevens - Carrie & Lowell (2015)

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di Gabriele Benzing “I don’t know where to begin”. Difficile immaginare una confessione più disarmata, per uno che di mestiere fa il cantastorie. Scoprirsi così sopraffatti da aver perso le parole. Da aver paura persino di affrontare il silenzio. Difficile immaginarlo soprattutto per uno come Sufjan l’eclettico, quello del giro dell’America in cinquanta album e delle lettere aperte a Miley Cyrus su Tumblr. Ma in “Carrie & Lowell” le cose sono diverse: “Questo non è il mio progetto artistico. Questa è la mia vita”. E il gioco dei trasformismi lascia il posto alla carne e al sangue dell’esperienza. Niente architetture barocche, niente trovate spiazzanti. A Sufjan Stevens stavolta non interessa stupire. Gli basta un rincorrersi cristallino di arpeggi, ad accompagnare la fragilità di una voce più indifesa che mai. Una voce pronta a sdoppiarsi come nel riflesso di uno specchio, trasformando all’improvviso la solitudine in coro. Lo si sente sin dalle prime note di “Death With D...

Sufjan Stevens – Javelin (2023)

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 di Monica Gullini È difficile, se non impossibile, parlare di Javelin, il nuovo disco di Sufjan Stevens in uscita il 6 ottobre, senza pensare a Carrie and Lowell, pietra miliare del musicista statunitense, pubblicata nel 2015. Ascoltandolo sono tornati a galla un dolore indescrivibile e la vana e disperata ricerca dell’amore. All’epoca ero solo una ragazza e avevo perso le due cose più preziose che possedevo. Mettetevi comodi, perché non ho la minima intenzione di essere breve. Sufjan Stevens è un musicista che non può essere paragonato a nessun altro se non a sé stesso. È un unicum nel suo genere, definirlo folksinger è riduttivo. Ha fatto largo uso dell’elettronica, ha composto musica classica, scritto movimenti, suonato il banjo e sussurrato con la morte nel cuore. Ha fondato persino una sua etichetta, Asthmatic Kitty, in onore di una gatta trovatella con problemi respiratori. E possiede una caratteristica, che pochissimi cantautori della sua generazione hanno: è un musicista c...

Sufjan Stevens – The Ascension (2020)

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di Martino Petrella La multiforme e inarrestabile natura di Sufjan Stevens si può facilmente avvertire scorrendo la sua ormai estesa discografia. Album dedicati agli stati americani, viaggi intimisti, esplosioni psichedeliche, sperimentazioni elettroniche, cofanetti natalizi e collaborazioni più disparate. Da cinque anni a questa parte, ovvero dall’uscita di quel “Carrie & Lowell” che tanto ha fatto parlare di sé, un album lancinante e con un peso specifico decisamente consistente, il nostro Sufjan si è imbarcato in diversi e variegati progetti musicali: l’opera“Planetarium”, assieme a Bryce Dessner, Nico Muhly e James McAlister, due inediti per il film “Call Me by Your Name” di Luca Guadagnino, un album con il pianista Timo Andres (“The Decalogue”) e uno con il patrigno Lowell Brams (“Aporia”). “The Ascension“, il vero e proprio nuovo album di Stevens, arriva dopo tutto questo vagare, saltellando da un progetto all’altro; i tempi sono maturi e il 3 luglio arriva America, inconsuet...

Sufjan Stevens, Bryce Dessner, Nico Muhly, James McAlister - Mercury

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For The Widows In Paradise - Sufjan Stevens

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Per le vedove in paradiso Ti ho chiamato bambino, ti ho chiamato figlio, Che risposta può esserci se sono l'unico? Arriva la mattina in Paradiso, arriva la mattina con la luce. Devo comunque obbedire, devo comunque invitarti. Se c'è qualcosa da dire, qualcosa da fare, Se c'è un'altra via, farò qualsiasi cosa per te. Ero vestito di imbarazzo Ero vestito di vino Se tu avessi una parte di me, ti prenderesti il tuo tempo? Anche se tornassi, anche se morissi, sapresti rimpiazzare la mia vita? Come un padre da impressionare, come il vestito a lutto di una madre, se anche facessi un casino, farei qualsiasi cosa per te. TI ho chiamato sacerdote; ti ho chiamato figlio. Se hai un padre, o se non ce l'hai, farò qualsiasi cosa per te. Ho fatto tutto per te.

E T I C H E T T E

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