Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta van morrison

Van Morrison - Duets: Re-Working The Catalogue (2015)

Immagine
di Fausto Gori Non è un mistero che i dischi del nuovo millennio, comunque sempre dignitosi, di “Van the Man”, oltre ad un paio di compilations, albums di covers e il nostalgico, storico live di Astral Weeks, siano scivolati progressivamente verso una stanchezza creativa che è andata di pari passo a quella fisica, palesata nei concerti degli ultimi anni (ridotti nei tempi per problemi di voce) e nelle dichiarazioni delle ultime interviste (non riesco più a fare tour, mi stanco troppo). Quindi con queste premesse, arrivato l`annuncio del progetto dei duetti (chiaramente con un occhio rivolto al mercato), pur rappresentando una delle figure più ammirate e rispettate del mondo della musica, il rischio di flop artistico non era poi un`ipotesi così remota. Ma andiamo in ordine. In concomitanza dei suoi settant`anni, in Van Morrison ha prevalso l`esigenza di fermarsi, di tirare le somme, di chiamare a se, dopo aver cullato le precedenti e intense esperienze (su tutti i duetti con John L...

Van Morrison - Somebody Tried to Sell Me a Bridge (2026)

Immagine
di Silvano Bottaro The Man è stato sicuramente molto impegnato ultimamente, con questo sontuoso nuovo album di 20 tracce intriso di blues, che segue le orme dell'altrettanto accattivante e strepitoso Remembering Now dell'anno scorso. Questa volta Van Morrison applica senza sforzo il suo stile distintivo per infondere nuova vita a brani noti, per la maggior parte interpretati o scritti da numerosi luminari del blues, oltre a svelare alcuni nuovi e avvincenti brani originali. Con una durata di oltre 90 minuti, c'è molto da dire e Morrison sembra rinvigorito da tutto ciò; scopre rarità raramente ascoltate, rivitalizza classici e offre interpretazioni impressionanti che sembrano provenire da qualcuno che ha la metà dei suoi anni. L’album è costruito come un omaggio alle leggende del blues e alle sue varie espressioni, con una selezione di cover di classici da BB King, Lead Belly, Sonny Terry & Brownie McGhee e altri, alternate a quattro brani originali firmati da Morrison s...

Van Morrison - His Band and His Street Choir (1970)

Immagine
His Band and His Street Choir è sicuramente un album minore nella grande produzione dell'irlandese, ma non è certo un album infimo come molti critici hanno voluto dipingerlo; vi si respira un'aria festaiola, e più che una "jam" musicale pare una riunione organizzata da amici per amici (ricorda un po' le fotografie dei gruppi di famiglia che vengono inviate a Natale ai parenti lontani...). Siamo distanti dal coinvolgimento emotivo, dallo "stream of consciousness" di Astral Weeks , e dal blues "malato" di T. B. Sheet , e come ricorda Janet Planet nella breve prefazione al disco (un tempo i dischi si facevano così: molte fioto, copertine cartonate apribili, molte note sui componenti, e a volte anche i testi...), l'artista sorridente raffigurato nella foro è sempre quello che anni fa rappresentava il giovane rabbuiato o l'ipersensibile visionario. L'album - lo ripetiamo - merita diversi ascolti, e lo strumentale elementarismo non ...

Van Morrison - Days Like This (1995)

Immagine
[...] L'irlandese autore di capolavori come "Astral Weeks" o "Into the Music", dopo una parentesi autocelebrativa ("A night in San Francisco" è sostanzialmente una celebrazione quasi maniacale di sè stesso e della propria musica), ritorna in sala d'incisione con idee scintillanti e qualche tocco di mestiere. Ne esce "Days Like This", un disco molto interessante, piacevolmente godibile, a cui però manca il vero colpo di genio, quello che trasforma un buon album in un capolavoro. "Days Like This" appare da subito meno genuino ed effervescente rispetto a dischi, non perfetti ma migliori, come "Beautiful Vision", e il tutto sembra una discreta lezioncina su come si debba concepire la musica nell'epoca del computerismo sofisticato e dell'arte a buon mercato. Insomma, quasi un lavoro di routine, se non fosse per un pugno di brani incisivi e coi fiocchi: "Perfect Fit", "Songwriter", "Rain...

Van Morrison - A Night in San Francisco (1994)

Immagine
A night in San Francisco è un piccolo gioiello, registrato dal vivo al Masonic Auditorium di San Francisco. Un piccolo gioiello perchè Van Morrison con questo disco raccoglie tutta la sua arte e la mette in scena con un energia, ed una creatività, che pochissimi altri artisti al giorno d'oggi sono in grado di esprimere. E lo fa in maniera tranquilla, senza troppe tecnologie e trucchi, solamente cantando alcune delle sue più belle canzoni ed un pugno di classici senza tempo della musica popolare, scelte dal suo infinito canzoniere dell'anima. Sì, perchè di musica dell'anima si tratta, di soul music nell'accezione più ampia del termine, una soul music che mescola blues, rock, gospel, tradizioni irlandesi ed americane, in un unico, grande insieme musicale, che sfugge alle categorizzazioni più semplici dei generi. A night in San Francisco è la fedele riproduzione su disco di due straordinari concerti, registrati il 12 ed il 18 dicembre 1993, da Morrison e dalla sua ban...

Van Morrison - Poetic Champions Compose (1987)

Immagine
Un'espressione dura, tagliente, tremendamente essenziale rivela - già a partire dalla copertina - un uomo fisicamente maturo ma ancora in preda a infiniti dubbi esistenziali. Il volto di Van, in bella mostra in quasi tutte le 'sleeves' della sua produzione, non può che esserci familiare: a partire dall'estasi mistico-psichedelica di "Astral Weeks", passando per lo sguardo intenso di "Moondance", il rapimento di "St. Dominic's Preview", la struggente nostalgia di "Veedon Fleece", il taglio deciso e perfetto di "Into The Music" - ogni tassello melodico di questo grande cuore irlandese è sempre stato accostato, suggellato, completato da immagini di incredibile comunicatività. Sembra quasi di sapere in anticipo cosa ci attende, di intuire con un solo sguardo quale fase della interminata ricerca interiore del Nostro stiamo per approcciare. Motivo per cui un certo timore accompagna il primo contatto con questo disco p...

Van Morrison - Remembering Now (2025)

Immagine
di Marco Denti Per quanto uniforme, più di molti altri episodi della personale saga di Van Morrison, Remembering Now è un disco che contiene un’inquietudine di fondo. È tutto fondato sulle emozioni, sui “ricordi e visioni” e su sentimenti che capitano una volta nella vita, compresa la nostalgia che, nel ricordare tempi appena più nobili, ha il sapore di una terapia indolore. Restare aggrappati alla meraviglia e allo stupore come succede in Haven’t Lost My Sense Of Wonder è l’imperativo principale per la sopravvivenza. La canzone è una specie di riassunto strategico delle forme amate di Van Morrison: sentite l’intreccio dell’organo e del pianoforte che l’accompagna e poi quella voce che si inerpica in un rosario di invocazioni da grande soulman. Il richiamo plateale a A Sense of Wonder, bellissimo album di un altro secolo dove trovava posto l’omaggio a Ray Charles, pare il seguito implicito della celebrazione definitiva di If It Wasn’t For Ray, dove Van Morrison confessa senza pudore l’...

Irlandese, capelli rossi, grassoccio...

Immagine
Irlandese, capelli rossi, grassoccio, carattere terribile, musicista formidabile. Questo è Van Morrison, da più di venti anni una bandiera per la musica d'autore. Su di lui si sono scritti fiumi di parole, ma pochi hanno saputo, o meglio potuto, avvicinarlo: Morrison ha una sota di idiosincrasia per i giornalisti e cerca dio evitare qualunque tipo di intervista. Non ha nulla da dire alla stampa, per lui parla la sua musica: "Io sono un musicista e faccio musica, questo è il pensiero dell'uomo Morrison. E, difatti, lui parla attraverso la sua musica. Ha inciso moltissimi dischi, più o meno uno all'anno dal 1968 ad oggi, e vi sfido a trovarne uno brutto: in ogni album c'è almeno una canzone strepitosa, anche più di una, ed una serie di composizioni d alto livello come cornice. Sa scrivere ballate, brani blues e folk, soul, jazz e rock: la sua musica non ha frontiere e non può venire etichettata. Morrison è un musicista totale. Ha creato, con "Astral weeks...

Van Morrison - Astral Weeks (1968)

Immagine
di Silvano Bottaro Quarant’anni fa usciva “Astral Weeks”, disco che Wikipedia definisce così: -  “Astral Weeks è uno degli album più enigmatici della storia. Le canzoni sono pacate, la voce estremamente estatica, le melodie languide e jazzate. Ad un primo ascolto non sembrano esserci grandi capolavori, ma ascoltando meglio si è irresistibilmente attratti”. -  “Astral Weeks è il secondo album dell'artista irlandese Van Morrison; uscì nell'anno 1968 ed è considerato uno dei migliori album rock di sempre.” -  Dopo la pubblicazione di “Blowin Your Mind” del 1967, Morrison effettua una breve tournèe con dei musicisti sconosciuti. Al ritorno si presenta con delle sue composizioni alla chitarra: l’artista è irriconoscibile – la crisalide è diventata farfalla, il rock è posto in disparte per assaporare nuovi sofisticati suoni, meno immediati ma emotivamente più intensi. Nei concerti di “prova” la formazione non infiamma le platee, ma incanta molti musicisti, fra i quali ...

Van Morrison - Keep it Simple (2008)

Immagine
di Silvano Bottaro Anche ai morrisiani di fede come il sottoscritto, l’uscita di un nuovo disco, non crea più molta trepidazione. Questo è dovuto al fatto che ormai il nostro ci ha abituato ad un trend sonoro che, ad onor del vero, si rivela a volte un po’ stantio. Non è il caso o almeno in parte di questo suo ultimo lavoro "Keep it Simple". KiS è un buon disco, buona è la media, infatti, una metà dei brani (soprattutto nella prima parte) è ottima, mentre i restanti sono sufficienti e annoiano un po’. E’ nel titolo di questo 35° disco il significato dell’opera: semplicità. I suoni, infatti, sono lineari e semplici. Il rosso irlandese passa in rassegna i generi a lui più congeniali: il rock, folk, country, blues, gospel e soul, le sue radici insomma, il Morrison di sempre. Non c’è abbondanza di strumenti, non ci sono archi e i fiati sono minimi, Van usa soprattutto chitarre, tastiere e naturalmente al voce. La voce è ormai l’elemento fondamentale dei suoi ultimi dis...

Astral Weeks - Van Morrison (1968)

Immagine
Ogni volta che la musica irlandese si ubriaca di spiritualità e genio, puoi stare certo che dietro il bancone c'è Van Morrison, il Cappellaio Matto di Belfast, l'uomo delle favole che ha raccontato parabole sacre e profane, discorsi inarticolati del cuore, visioni meravigliose delle strade sonore dell'isola a forma di smeraldo. Difficile cogliere il fiore più bello nella sua serra. Mi concentro su un album Astral Weeks, imprescindibile per chiunque ami la musica rock. Lester Bangs lo ha definito l'album più importante della sua vita, Greil Marcus ha detto che non ha mai smesso di ascoltarlo da quando si è innamorato del rock. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Van Morrison & The Chieftains - Irish Heartbeat (1988)

Immagine
di Silvano Bottaro Se la matematica non è un’opinione e quindi uno più uno è uguale a due, così non è in musica. Infatti la somma musicale di due “colonne” come Morrison e i Chieftains dà senz’altro due, ma al quadrato. Quando si ha in mano un disco come questo si ha in mano una pietra miliare della musica. E non sono queste, parole buttate a caso, tanto per acclamare un disco che mi piace, che mi ha dato e continua a darmi emozioni sempre profonde, ma è la realtà che si percepisce dopo averlo ascoltato, intensamente ascoltato. Van, oltre ad essere uno dei più grandi autori dell’era rock, è anche uno dei pochi autori che ha cercato di esplorare nuove aree musicali e testuali. L’album in questione è comunque qualcosa di diverso rispetto alle precedenti incisioni di Morrison: l’uomo ha già avvicinato la musica celtica, ha già suonato con gruppi irlandesi (vedi Moving Hearts), ma è la prima volta in assoluto, che divide la leadership di un suo lavoro con qualcun altro. Il di...

Van Morrison - Beautiful Vision (1982)

Immagine
di Silvano Bottaro Dopo una pausa di riflessione, The Man è pronto a ributtarsi nella mischia e, coadiuvato da Pee Wee Ellis, Mark Isham, dal bassista Hayes e da una serie di fedeli musicisti, nasce Beautiful Vision - e la visione è davvero bella! Profumi e sapori d'Irlanda si mischiano a liriche religiose in un'opera strutturata su classiche melodie morrisoniane condotte dal canto personalissimo dell'artista irlandese. L'amore per i fiati, il rhythm and blues e l'apporto dell'orchestra, cornamuse e sintetizzatori, sensibilità e maestria, creano in questo disco delle "visioni sonore" facendone un'opera unica e profonda. Due le novità presenti in questo lavoro, la prima è la presenza Mark Knopfler alla chitarra dove in diversi brani conferma le analogie tra Morrison e Bob Dylan, Knopfker infatti ha partecipato in Slow Train Coming, Shot Of Love e Infidels seguendo l'iter artistico-religioso di Dylan in tutta la sua compiutezza. ...

Van Morrison - Hymns to the Silence (1991)

Immagine
di Silvano Bottaro L'uscita di questo doppio album in questo periodo della sua carriera è stata una grande sorpresa, se poi è di ottima qualità è uno shock. Morrison ha avuto molto da dire in questi anni sulla sua infanzia e la sua fede, le sue ultime produzioni lo dimostrano ma, nonostante questo, in questo disco, in un modo molto meno obliquo, è riuscito ad aggiungere ancora altro materiale; testuale e sonoro. Di ottima fattura, sicuramente il suo miglior lavoro dal 1986, anno di uscita di "No Guru, No Method, No Teacher". Il doppio disco è intensamente personale e rivelatore, proprio perché mette in luce i suoi pensieri molto chiaramente. Anche se marcatamente "religioso", in questo lavoro avvincente, Morrison si rifiuta di "predicare" e si limita a esprimere i suoi pensieri senza forzature. Organico: Van Morrison (voce, chitarra, armonica, sassofono contralto), Steve Gregory (flauto, sassofono baritono), Candy Dulfer (sassofono contralto)...

Van Morrison - Wavelenght (1978)

Immagine
di Silvano Bottaro Quando l’artista nord-irlandese pubblica questo album è il 1978 e ha già alle spalle un decennio abbondante di buona musica, costruita soprattutto attorno ai suoni del rythm and blues. Wavelenght (lunghezza d’onda) è un singolo che dà il nome a un album che ridà energia e slancio a George Ivan Morrison (Belfast, 1945) anche sul versante commerciale. Ma non troppo. Wavelength è la prova che un fuoriclasse riesce a esserlo anche dopo tantissimi capolavori. Morrison ha saputo interpretare la musica nera: forse perché non si è mai dimenticato di quel luogo comune secondo il quale gli irlandesi siano considerati i “neri” delle isole britanniche. Wavelength nasce soprattutto negli Stati Uniti, ed è infatti negli Usa che ottiene un successo, arrivando ai confini del ventesimo posto. Di religione protestante e figlio di genitori amanti del jazz, Morrison scrive e canta e suona chitarra, sax e armonica. Nella sua storia è stata straordinaria l’uscita dai blocchi: la leggend...

Van Morrison - No guru, no method, no teacher (1986)

Immagine
di Silvano Bottaro L'estate del 1986, vede la luce il ventunesimo album solista di Van Morrison , The Man. Il titolo è un vero e proprio "manifesto filosofico": No guru, no method , no teacher , estratto dalle liriche della canzone “In the Garden”. The Man ha 41anni, quando incide questo album dalla pregevole copertina. La vocalità del vecchio leone è, come sempre, a grandi livelli: voce forte, calda, suggestionante, carica di purezza e di profondità. Le canzoni sono superbe, sgorgano naturalmente dagli strumenti e dalle corde vocali, una corrente emotiva che sa fondere in un insieme unico: la melodia, la poesia, il soul, il rock, la musica antichissima della tradizione celtica ed il jazz. L’originalità di Morrison è nel suo liberissimo modo di affrontar la musica, nel suo muoversi al di fuori di schemi prefissati e seguire soltanto le correnti del cuore, le emozioni di una poesia che riesce a farsi musica nella maniera più completa ed affascinante. Nonostan...

Van Morrison - Saint Dominic's Preview (1972)

Immagine
di Silvano Bottaro Van è stato estremamente geloso della sua vita privata. Si sà che in quest'anno il suo matrimonio entrò in crisi e presto giunse al divorzio. Come tutti i libri su Van raccontano, i dolori d'amore lo fecero tornare quello di Astral Weeks. D'altronde certe composizioni e certe esecuzioni non le puoi costruire a tavolino, devono venire da sole. Dal '72 al '74 Van calerà sul mercato un poker di capolavori, di cui questo è il primo. Tre lunghe composizioni, reminescenti quelle di Astral Weeks, dominano l'album. Rispetto a quel disco, il suono qui è più spoglio, poggiando su chitarre acustiche e piano. Questo ne diminuisce il carattere onirico e ne sottolinea quello drammatico. Il testo di "Listen to the Lion" è chiarissimo: l'autore, distrutto dalle pene d'amore, deve guardare nel profondo della sua anima, per ascoltare il leone che vi è racchiuso. Il leone gli dice che i suoi antenati lasciarono la Danimarca per incomincia...

Have I Told You Lately - Van Morrison (1989)

Immagine
Si chiama Denis Rouvre. E' francese. Un giorno trova nel fustino del detersivo una macchina fotografica usa e getta. La prende in mano, la soppesa, sente quasi una scossa. Si mette a studiare, scopre Sebastiao Salgado, diventa un fotografo immenso. Vince tre volte il World Press Photo. Accetta di fotografare chiunque, star o sconosciuti, ma detta lui le condizioni, che sono quattro. La prima: lo shoot si fa una volta sola. La seconda: il tutto deve durare al massimo tre minuti. La terza: chi viene fotografato firma un foglio in cui accetta di vedere una sola fotografia, un solo scatto. La quarta: i soggetti non devono assolutamente sorridere, "devono parlarmi con gli occhi, non con la voce". (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Van Morrison - No Guru, No Method, No Teacher (1986)

Immagine
di Silvano Bottaro Il discorso filosofico-religioso-trascendentale iniziato con gli anni '80 si conclude nella serenità di un'opera dal titolo lungo e curioso. Nella band quasi completamente rinnovata ritroviamo due vecchie conoscenze come Jeff Labes e John Platania ed un' ottima Kate St. John (oboe e corno inglese) che si rivela adattissima per ricreare le atmosfere celtiche/oniriche sempre più frequenti. Se, anche al primo ascolto, sembra di conoscere già questo disco, il motivo è semplice: di tutta la produzione, questo esemplare è quello che più si avvicina ad "Astral Weeks". Simili la struttura dei pezzi e la strumentazione acustica. Di diverso ci sono la brevità dei brani, un pizzico di varietà in più, maggior cura degli arrangiamenti e assenza di sperimentazioni. Van canta con grande naturalezza e (troppa) scioltezza, evitando le strade più difficili. Si ha solo una pallida idea della bravura dimostrata altrove. I testi sono per lo più vaghi, con argom...

Van Morrison - Inarticulate Speech of the Heart (1983)

Immagine
di Silvano Bottaro Per fortuna questo è l'ultimo album in studio in cui compare Mark Isham, sempre più lanciato ad emulare Brian Eno e sempre meno impegnato a suonare la tromba. Per quanto l'album sia piacevole, sembra fatto con gli scarti del precedente. Troppi brani strumentali ed un suono che vorrebbe essere levigato e pulito ma rischia di cadere nella volgarità. L'inizio è scioccante, con i bassi pompati tanto da far pensare di aver preso per sbaglio un disco di Barry White. La voce emoziona come sempre, anche quando non canta ma recita, vedasi l'introduzione di "Rave on, John Donne". Per chi riesca, non è difficile, ad abituarsi al suono ammorbidito e plastificato, quest'album può rappresentare un piacevole diversivo nel catalogo dell'irlandese, o comunque un aromatico sedativo. Non mancano le belle canzoni, come "The Street Only Knew Your Name" che cerca di ripetere la "Cleaning Windows" dell'album precedente, ma nes...

E T I C H E T T E

Mostra di più