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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cate Le Bon

Cate Le Bon - Michelangelo Dying (2025)

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di Silvano Bottaro Cate Le Bon non si è avvicinata al suo settimo album con una grande dichiarazione in mente. Piuttosto, si è ritrovata attratta da una singola immagine: una donna sola in una stanza drappeggiata con tessuti e specchi che catturano la luce. Quel senso di strascico, la peculiare chiarezza che emerge una volta che la polvere si è finalmente depositata, si insinua in ogni angolo di Michelangelo Dying. Le Bon scrive dall'interno della nebbia della confusione, cercando di catturare quell'attimo sfuggente in cui la lotta cede il passo a qualcosa di simile al riposo. Avendo trascorso la maggior parte del tempo a produrre per altri artisti, Le Bon non aveva ancora elaborato appieno la rottura che la stava consumando. Quando finalmente è uscita nuova musica, ha affrontato l'amore e il dolore con un'onestà senza precedenti. Quello che era iniziato come un seguito più spigoloso di Pompeii si è trasformato completamente quando la sua relazione di lunga data si è di...

Cate Le Bon – Pompeii (2022)

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di Paolo Bardelli  Facile dire art-rock, ma poi cos’è? L’ho sempre trovata una definizione un po’ troppo evanescente, come tutte le catalogazioni, vero, ma questa ancora di più. Ma la musica non è tutta arte? Quella bella, quantomeno. Questi pensieri ondivaghi si attanagliano precisamente all’ultima fatica di Cate Le Bon, la sesta per la precisione, perché in molti l’hanno liquidata in questo modo, art-rock o art-pop o giù di lì, e per certi versi c’è del vero. Gli echi del primo David Sylvian e dell’esordio dei Chairlift, per citare due esperienze di decenni diversi ma che si rifanno a un medesimo linguaggio sonoro, impregnano certamente “Pompeii”, ma c’è dell’altro. La polistrumentista e producer gallese ha creato un universo in cui è la dignità a farla da padrone, un manifestarsi a metà strada tra l’altezzoso e il giustamente conscio delle proprie capacità in una figura che si gioca tutte le sue carte di perfezione estetica, ma che ha un elemento che la riporta gustosamente sull...

Cate Le Bon – Reward (2019)

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di Alessio Belli Inquadrare e catalogare Cate Le Bon si è rivelato negli anni un'attività alquanto limitante: e questo è un bene. Disco dopo disco, considerando il progetto DRINKS e la produzione di "Why Hasn't Everything Already Disappeared?" dei Deerhunter, la musicista gallese ha garantito al pubblico una sequela di lavori significativi e originali. Se con “Crab Day” eravamo nelle lande dell'art-pop lontano anni luce dalla scarnezza dell'esordio e con “Hippo Lite” - composto insieme a Tim Presley - dell'anno scorso in una forma unica di post-punk, il nuovo “Reward” è l'ennesima tappa di una carriera in cui la musicista di Carmarthenshire si conferma talento libero e unico. Nonostante l'autrice abbia dichiarato di non amare troppo il termine che dà il titolo al disco, dopo i necessari ascolti per assimilarlo, “Reward” si concederà in tutta la sua bellezza. Folle e solitaria bellezza, stando alle parole della diretta interessata: “There’s ...

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