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Hüsker Dü - Warehouse: Songs And Stories (1987)

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di Silvano Bottaro Prima dei R.E.M., dei Sonic Youth e dei Nirvana, un altro grande gruppo del circuito alternativo a stelle e strisce fu ingaggiato da una major, per provare a dimostrare che certo rock nato e maturato nei bassifondi poteva diventare un business: si trattava di un trio originario di Minneapolis, con un nome assurdo - "ti ricordi?" in svedese - e trascorsi di rilievo nell'ambito dall'hardcore più feroce e senza compromessi, la cui leadership era divisa tra due compositori e cantanti impegnati anche alla chitarra (Bob Mould) e alla batteria (Grant Hart). Finì nel peggiore dei modi, quel sodalizio che pure aveva fruttato sette album e mezzo, di cui due doppi, in appena sei anni: con furibondi litigi e tanta amarezza. E finì, ironia del destino, poco dopo l'uscita del capolavoro che ne rappresentò lo zenit qualitativo e che quindi, suo malgrado, interpretò il ruolo un po' sinistro dell'epitaffio. Secondo lavoro marchiato Warner, dopo...

Hüsker Dü - Warehouse: Songs and Stories (1987)

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A smentire il trito adagio che vorrebbe convincerci che le rock band bruciano il meglio del proprio talento nei primi lavori, gli Hüsker Dü chiudono la loro avventura con uno dei dischi più importanti - né perfetto, né seminale: semplicemente importante - degli anni '80. Degli "altri" anni '80, naturalmente. Quelli dello spleen e della rabbia. Del ghiaccio che ti stringe il cuore e della rivoluzione che dovrebbe "iniziare al mattino, davanti allo specchio del bagno" (Bob Mould), ma che viene sempre procrastinata, giorno dopo giorno. Il contratto con una major fece gridare al tradimento (i Sonic Youth seguiranno l'esempio da lì a poco), e questo disco è la risposta migliore a tutte le accuse di essersi venduti. Basta l'accordo iniziale di chitarra di These Important Years a mandare tutto un decennio, con la sua cultura frivola e vuota, a sbattere contro il muro: ci pensano poi le deviazioni pop di Mould e gli esperimenti obliqui di Grant Hart a ten...

Hüsker Dü - Zen Arcade (1984)

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Non sono solo veloci a suonare (il primo loro album, Land Speed Record, 1982, contiene 17 canzoni e dura 26 minuti), sono anche veloci a scrivere: nei giorni in cui esce il mini-Lp Metal Circus (7 pezzi per 19 minuti di musica), gli Hüsker Dü di Minneapolis sono già in un altro studio, in California, a registrare il nuovo album. Ci rimangono per poco: delle venticinque nuove tracce, piú di venti (ventuno? ventitre? il numero esatto nessuno lo sa per certo) sono buone al primo tentativo, in parte perché molto suonate dal vivo nei mesi precedenti, in parte perché l'ethos punk disdegna l'eccesso di rifinitura. Ancora un paio di giorni e — dopo una seduta di missaggio ininterrotta di circa quaranta ore — il nuovo album è pronto, per un costo totale di produzione di poco superiore ai 3 mila dollari. Hardcore, gli Hüsker Dü lo sono sul serio, come dimostra la storia dell'album che anche nelle loro intenzioni segna la maturità del gruppo. Ma non ortodossi, né banali: il punk, a...

E T I C H E T T E

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