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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1982

Michael Jackson - Thriller (1982)

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 Quando iniziò a trasmettere, MTV fece una scelta editoriale piuttosto precisa: trasmettere solo video di artisti rock bianchi. Questo fece la fortuna di molti gruppi europei che iniziarono subito a intuire il potenziale enorme della diffusione dei videoclip (tipo i Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Police), che seppur strumento molto più antico del network della musica (i primi video girati per promuovere musica sono degli anni '30) trova una piena e autentica consegna di senso su MTV. Un artista che ne aveva intuito le possibilità in quegli stessi anni, l'inizio degli anni '80, inizia la sua carriera solista nel modo più straordinario di sempre e diventerà decisivo e fondamentale nell'evoluzione sia di MTV sia nella piena affermazione del canale come mezzo privilegiato di promozione.  Michael era uno dei 5 fratelli Jackson che come Jackson 5 sono stati protagonisti della musica afroamericana per tutti gli altri '70. I loro dischi per la Motown ebbero un grande su...

Elvis Costello - Imperial Bedroom (1982)

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di Silvano Bottaro Il vegano Declan Patrick McManus in arte Elvis Costello è senza dubbio il personaggio chiave del pop britannico. Colui che ha restaurato la melodia a colpi di elettricità. Imperial Bedroom è l'album che più di altri sintetizza la peculiarità della sua scrittura. La sua camera da letto mentale è quanto di meglio il pop costelliano possa offrire. Le canzoni sono complesse, situate in atmosfere easy-jazz, tra pianto e ironia in un scenario avvolgente, non casuale, dove i brani sono un concentrato di dettagli sonori. L'album è zeppo di punte di diamante che definisce nitidamente il suo sforzo creativo e la sua volontà di riconsegnare alla melodia una dignità spesso e volentieri calpestata da regole di mercato. I testi sono tutto meno che banali e consolatori. Costello è uno dei pochi che si rendono conto che il pop non è un fenomeno limitato e introduce delle innovazioni di tipo strutturale e melodico. D'altronde il suo impeccabile gusto estetico ed em...

Donald Fagen - The Nightfly (1982)

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 La stanzetta di una stazione radio. Lo speaker che parla, raccontando storie di musica in un microfono RCA,  con tra le dita una Chesterfield King. Di fianco un giradischi, presumibilmente pronto a suonare Sonny Rollins And The Contemporary Leaders, capolavoro del 1958, la cui copertina è sul tavolo. Alla parete, un orologio gigante indica le 4:09, di mattina (e vi dirò presto perchè).  La foto di James Hamilton (scattata nell'appartamento di Manhattan dell'autore di oggi) ferma un istante che diviene una delle copertine più belle della storia della musica, dell'ultimo disco di questo mese di giugno dedicato al lavori solisti di artisti formidabili in una band. E Donald Fagen per tutto il decennio precedente è stata la metà di quel sogno iconico musicale, insieme a Walter Becker, che furono i formidabili Steely Dan: il loro suono amalgama magica di jazz, pop, rock, soul creò un marchio musicale, una musica che travalica lo spazio tempo e che sembra, ogni volta, qualcosa ...

Toto - IV (1982)

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C'è stato un momento in cui la band di oggi sembrava un moderno musicale Re Mida: ogni cosa a cui mettevano mano diventava oro. Nel primo lustro degli anni '80 il suono di questo gruppo americano divenne una sorta di icona dei tempi, e per questo oggi nelle storie delle band a 6 elementi entrano anche loro. Tutto nasce dalla passione di due fratelli Porcaro, Jeff, batterista, e Steve, tastierista per la musica, presa dal padre Joe, famoso percussionista. Ventenni mettono su una band, e nel 1978 scelgono David Paich, pianista e anch'egli figlio d'arte, il chitarrista Steve Lukater, il bassista David Hungate e il cantante Bobby Kimball. Sono tutti musicisti con notevoli esperienze musicali, e alcuni di loro hanno suonato già con grandi nomi: Hungate e Lukater con i Boz Scaggs, i fratelli Porcaro sono già gettonatissimi sessionisti (e manterranno la loro disponibilità a suonare per altri per tutta la loro carriera, suoneranno accreditati in migliaia di dischi). Appena arri...

Francesco De Gregori - Titanic (1982)

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Francesco De Gregori era stato lontano dagli studi di registrazione per tre anni: il 1979 era stato l'anno straordinario di Banana Republic con Lucio Dalla e di Viva L'Italia, disco fondamentale e che contiene una storia particolare. Fu infatti il tentativo della RCA, la sua casa discografica, di promuovere l'artista a livello internazionale. Fu ingaggiato Andrew Loog Oldham, leggendario scopritore e primo produttore dei Rolling Stones, che portò con sé una schiera di tecnici e turnisti britannici, e lo stesso De Gregori registrò delle versioni in inglese di alcune delle sue canzoni più note (Piccola Mela, Rimmel,  Generale, una versione di Buffalo Bill con Lucio Dalla) con i testi tradotti da Susan Duncan Smith e Marva Jan Marrow, poetessa statunitense che rimase in Italia per un decennio, collaborando con numerosi artisti (Ivan Graziani adatta un suo brano, Sometimes Man, per Patti Pravo, che diviene una dedica per lei, intitolata Marva).  Decide quindi di concentrarsi su...

X - Under The Big Black Sun (1982)

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Le due voci di oggi, nel percorso mensile di scoperta dei gruppi in cui la voce leader è maschile e femminile, rappresentano il duo più spettacolare, più estremo e più stupefacente (in molti sensi). Furono agli inizi degli anni ’80 la nuova sensazione della musica punk americana (che ricordo aveva caratteristiche molto diverse da quello europeo, musicali si, ma soprattutto ideologiche). La storia parte con John Nommensen Duchac, un musicista statunitense cresciuto nei dintorni di Los Angeles. Nel 1978 in piena stagione punk insieme ad un chitarrista rockabilly che collaborò con Gene Vincent (quello di Be-Bop-A-Lula) e Etta James, Billy Zoom, e un batterista che ama il country e il blues, D.J. Bonebrake, inizia a suonare nei locali alternativi di Los Angeles. Nel 1979 l’incontro con una poetessa beat (definizione sua) Christene Lee Cervenka, che viene convinta a cantare. Lei cambia il nome in Exene Cervenka, John in John Doe, che è il nome usato negli USA per indicare un uomo la cui rea...

Simple Minds - New Gold Dream (81-82-83-84)

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Se in un ipotetico cruciverba la definizione chiedesse: Famoso gruppo rock scozzese degli anni '80 (10 lettere) la risposta è una sola. Simple Minds. Tutto comincia a Glasgow quando tre ragazzi, Jim Kerr, Charlie Burchill e Brian McGee fondano nel febbraio del 1977 un gruppo a tre, Johnny & The Self Abusers, nome in pieno stile punk. Pubblicano anche un singolo, Saints & Sinners / Dead Van Dals, ma l'insuccesso li porta a sciogliere il gruppo. Un anno più tardi ci riprovano, ma scelgono come nome Simple Minds, partendo da un verso di The Jean Genie di David Bowie, He's so simple-minded, he can't drive his module. Si uniscono le tastiere di Michael McNeil e il basso di Derek Forber, e firmano con la Zoom Records, una etichetta in orbita Arista. Suonano come gruppo di apertura a diverse band, come Siouxsie & The Banshees, gli Ultravox di Midge Ure, e pubblicano il primo disco, nel 1979, Life In A Day, dalla stupenda copertina. Vivono in maniera turbinosa il pa...

Van Morrison - Beautiful Vision (1982)

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di Silvano Bottaro Dopo una pausa di riflessione, The Man è pronto a ributtarsi nella mischia e, coadiuvato da Pee Wee Ellis, Mark Isham, dal bassista Hayes e da una serie di fedeli musicisti, nasce Beautiful Vision - e la visione è davvero bella! Profumi e sapori d'Irlanda si mischiano a liriche religiose in un'opera strutturata su classiche melodie morrisoniane condotte dal canto personalissimo dell'artista irlandese. L'amore per i fiati, il rhythm and blues e l'apporto dell'orchestra, cornamuse e sintetizzatori, sensibilità e maestria, creano in questo disco delle "visioni sonore" facendone un'opera unica e profonda. Due le novità presenti in questo lavoro, la prima è la presenza Mark Knopfler alla chitarra dove in diversi brani conferma le analogie tra Morrison e Bob Dylan, Knopfker infatti ha partecipato in Slow Train Coming, Shot Of Love e Infidels seguendo l'iter artistico-religioso di Dylan in tutta la sua compiutezza. ...

Van Morrison - Beautiful Vision (1982)

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di Silvano Bottaro Nei primi anni ottanta la musica era pesantemente plastificata ed anche Van non fu immune dalla moda del momento. Ciononostante riuscì a sfornare un capolavoro che non è affatto invecchiato a venti anni di distanza. Il suono è diverso da qualsiasi cosa egli abbia fatto prima, nonchè personalissimo. C'è la rinuncia all'intero bagaglio di trucchi vocali, eppure la voce rimane espressiva, bella ed emozionante come sempre. I sintetizzatori dominano fra gli strumenti, con apprezzabili contributi di fiati e, soprattutto, chitarra elettrica. Il giovane Mark Isham passa sempre più dalla tromba al sintetizzatore ed acquista un ruolo di primo piano, anche come arrangiatore e, verosimilmente, come contagiatore nei confronti del leader. Il brano "Scandinavia", in coda all'album, è il primo pezzo strumentale della carriera di Van, che nell'occasione si cimenta al pianoforte. I testi sono estremamente semplici, con descrizioni di scale che salgono i...

John Cale - Music For A New Society (1982)

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di Silvano Bottaro Una colonna sonora scarna e spesso struggente, enigmatica nel suo protendersi oltre i confini dell'emotività e incredibilmente magnetica nella sua tensione sottile, quasi surreale. Una stanza spoglia, un uomo con le sue tastiere, essenzialmente pianoforte e organo, qualche sporadico intervento di chitarra e percussioni, una voce carismatica nel suo incedere ai limiti del recitativo. Questo, e molto altro ancora, è Music For A New Society, capolavoro solista dell'ex-mente creativa dei Velvet Underground. Non un album rock, come Cale ne ha realizzati pure di ottimi, ma un album che vive di poetica rock filtrata attraverso una lente intimista, la stessa di Tim Buckley, di Nick Drake, dell'inarrivabile Springsteen di Nebraska: Music For A New Society è il lucidissimo delirio del cuore di un artista schivo e inimitabile, di uno stratega dell'eclettismo e della sensibilità, di un straordinario "mago" di suoni che trascendono l'esperienz...

Bruce Springsteen - Nebraska (1982)

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Il disco di oggi è quello che ha aperto di fatto l’idea degli album registrati con pochi mezzi e lasciati alla loro naturale bellezza grezza. Diverrà iconico, anche se l’idea iniziale non era affatto questa. Bruce Springsteen ad inizi degli anni ‘80 ha portato in tour la potenza della sua musica dopo l’uscita del leggendario doppio Lp The River: concerti leggendari per intensità, repertorio e soprattutto durata, che spesso toccava o superava le 4 ore di show, tanto che uno dei più grandi studiosi di musica popolare, Simon Frith, definirà un concerto di Springsteen il paradigma dell’ “oggetto di esaurimento”, cioè che davvero va avanti finchè non c’è più fiato in corpo, o goccia di sudore da far cadere dalla fronte. Eppure Springsteen rifugge da tutto questo, e nel suo caro New Jersey si chiude nello studio costruito nella sua nuova casa e si isola dal resto. Nelle future autobiografie questi mesi vengono descritti quasi al limite della depressione, ma lasciamolo da parte questo partico...

Laurie Anderson - Big Science (1982)

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di Silvano Bottaro Laurie Anderson, tra le mie preferite, è stata più volte segnalata in questo blog, con il capolavoro "Strange Angels", e con la non certo entusiasmante ultima prova "Homeland". Quello che rimane comunque, il suo manifesto sonoro è Big Science. Musica d'avanguardia, apparentemente priva di potenzialità commerciali, che scala fino ai vertici le classifiche commerciali di vendita americane: Big Science , conciso riassunto della ben più imponente performance multimediale United States I-IV , è un caso pressoché unico nella storia pur concitata e ricca di colpi di scena del suono dei nostri tempi. Giochi di voci filtrate, tastiere solenni ma mai invadenti, imprevedibili soluzioni di arrangiamenti e ritmi appena accennati, con il sostanziale contributo del "tape-bow violin" - uno strumento inventato dalla stessa artista naturalizzata newyorkese, un violino in cui l'archetto è un nastro pre-inciso e le corde una testina magnet...

Simon And Garfunkel - The Concert In Central Park (1982)

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Non potevo chiudere il mese dei duo musicali con quello che è il più famoso della Storia della Musica popolare occidentale. Paul Simon e Art Garfunkel sono amici fin dalle high schools, frequentate nel quartiere del Queens di New York. Hanno 16 anni nel 1957 quando pubblicano il primo singolo insieme, Hey Schoolgirl, che addirittura arriva ad un dignitoso numero 50 nella classifica dei singoli di Billboard. In quel periodo si fanno chiamare Tom &a Jerry (sull’onda dei famosi cartoni animati) e pubblicano altri tre singoli che non hanno nessun successo. Il duo si separa, Garfunkel inizia a studiare architettura, Simon inizia a scrivere musica per altri. Nel 1960 Simon conosce Carole King che lo introduce nel magico mondo del Brill Building, l’edificio dove si concentravano i più grandi compositori di musiche di New York. Passano gli anni, Simon vuole affermarsi come folksinger e nel 1964, inaspettatamente, Simon And Garfunkel, dopo alcuni concerti sotto vari pseudonimi, pubblicano W...

Michael Jackson - Thriller (1982)

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Ripensando ai capolavori del passato («Allo Schiaccianoci di Cajkovskij», preciserà poi lui stesso), Michael Jackson si chiede, retoricamente: perché oggi non è possibile mettere insieme un album perfetto, senza punti deboli, senza pause né riempitivi, tutto al massimo della creatività, dell'appeal popolare, della cura dei suoni? Alla perfezione - almeno dal punto commerciale - Thriller andrà vicino: negli Usa, sette delle nove tracce complessive finiscono tra le prime 10 in classifica; nel mondo, sembra certo che l'album abbia venduto piú di 50 milioni di copie, anche se qualcuno sostiene che sia ormai arrivato a lambire quota 100 (milioni). Se è vero quel che si dice, e cioè che il produttore Quincy Jones abbia accolto i musicisti e i tecnici in studio proclamando: «Siamo qui per salvare l'industria discografica», beh, la missione non poteva essere compiuta piú e meglio di cosí. Per tutti gli Ottanta le case discografiche faranno montagne di dollari puntando sugli albu...

Donald Fagen - The Nightfly (1982)

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Fagen è metà della ditta Steely Dan, venerata dai musicisti e amata da chi coltiva la perfezione dei suoni. Da tempo ha in mente di mettersi in proprio, almeno per un po', e raccontare cosí qualcosa di sé. Quando ci riesce, nel 1982, con il primo album da solista, gli viene fuori qualcosa di bizzarro e affascinante, accessibile eppure indecifrabile. E la storia sentimentale di un'infanzia come la sua, sullo sfondo di un'America in cui i bravi padri di famiglia costruiscono rifugi antiatomici in giardino e però non rinunciano a un ottimismo che solo gli anni Sessanta, con la morte violenta dei grandi leader, con le guerre in Raesi lontani e le contestazioni giovanili, potranno distruggere. E un album di prima della guerra, insomma, registrato tuttavia interamente (e caparbiamente) in digitale, un tocco futurista che non sfugge neanche all'ascoltatore piú sprovveduto. Tanto piú che Fagen, come tutti sanno, in sala d'incisione è un perfezionista, e questa volta vuol...

Bruce Springsteen - Nebraska (1982)

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Concluso il tour di The River, Springsteen si rifugia nella propria casa nel New Jersey dedicando molto tempo alla riflessione e alla lettura. Sarà la scoperta delle novelle di Flannery O'Connor e la drammatica spiritualità delle storie narrate a colpirlo nel profondo convincendolo ad indirizzare l'attenzione del proprio songwriting sempre più verso il cuore e l'anima dei propri personaggi alla prese con i drammi e le sconfitte quotidiane. A partire dalla livida vicenda di Charles Starkweather e Caril Fugate, che negli anni 50 inondarono di sangue le praterie del Nebraska e del basso Wyoming, passando per le tristi storie del poliziotto di frontiera Joe Roberts, del fuorilegge Johnny o del fuggitivo notturno lungo la Jersey Turnpike, Nebraska narra di un'America isolata e marginale che ha perso i legami con la propria comunità. Storie desolate che si consumano lungo autostrade bagnate, squallide rivendite di auto usate, motel da pochi dollari e stazioni degli autobus...

Bruce Springsteen - Nebraska (1982)

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Il 3 gennaio dell'anno 1982, nella camera da letto di casa sua, a Colts Neck, New Jersey, Bruce Springsteen collega il registratore a cassette a quattro piste Teac che gli ha procurato il suo tecnico del suono a un mixerino Echoplex che ha in casa da anni. Cosí, da solo, registra quanto ha scritto negli ultimi mesi. L'idea è guadagnare tempo in sala d'incisione, non dover spiegare a parole che cosa ha in mente ai musicisti della E Street Band; in breve, arrivare in studio con le idee piú chiare. Per qualche giorno va in giro con il nastro nella tasca del giaccone, poi pensa bene di farne qualche copia. Lo passa a Jon Landau, il suo produttore, e a Steven Van Zandt, il fido chitarrista. «Non so che cosa sia. E quello che ho in mente ora», gli dice. In studio, proveranno a trasformarle in materiale adatto a una band come la loro, con tanto di fiati, tastiere, pianoforte. Invano. Dopo qualche settimana, è evidente che nessuna registrazione professionale in sala d'incisi...

Joe Jackson - Night And Day (1982)

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C'è un momento, in questo contraddittorio debutto degli anni Ottanta, in cui sembra che lo spilungone inglese abbia trovato la strada giusta, quella che tutti cercano, forse senza saperlo. La via d'uscita dai mezzi espressivi volutamente limitati del punk. Una nuova forma per la struttura novecentesca della canzone. Un punto di contatto con la tradizione che non sia semplice citazione (per quello ci sarà tempo, in anni piú decisamente postmoderni). La strada, Joe Jackson crede d'averla trovata a New York, dove si trasferisce all'inizio del decennio, dopo aver lasciato il segno sulla scena new wave britannica con due album cantautorali piuttosto ispirati, Look Sharp! e I'm The Man. Qui scopre lo swing che negli anni Quaranta domina i juke box e che darà origine al rhythm and blues, scopre Cab Calloway e Louis Jordan che reinterpreta nell'album Jumpin' Jive. Qui scopre Cole Porter, che cita apertamente nel titolo dell'album che segue. L'idea sembrer...

Laurie Anderson - Big Science (1982)

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Lei è un artista della scena newyorkese dei primi anni Ottanta, quelli in cui anche Andy Warhol è risorto da un oblio prematuro: tutta l'avanguardia del mondo si è rifugiata sull'isola di Manhattan dove, dirà poi lei stessa anni e anni dopo, pare che tutti stiano lavorando a un'opera multimediale, è ovvio. La sua si chiama Uniteci States e si occupa dell'Impero del Bene, di una guerra — per quanto fredda — che nessuno vuole piú combattere e di un paese che, visto dalle cantine di New York, sembra decisamente sull'orlo di una colossale crisi, forse anche di nervi. Anderson mette insieme performance in cui la musica (la musica della parola) predomina. Tanto che una piccola casa discografica che vende per corrispondenza le fa incidere un singolo, un 45 giri che va a 33 e 1/3 per poter contenere su un solo lato gli otto minuti abbondanti di O Superman. Come fosse un'artista pop. Ma Laurie Anderson è capace di tutto, anche di diventarlo, un'artista pop. Un dj ...

E T I C H E T T E

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