Nel 1971, il giorno del suo ventunesimo compleanno, Stevie Wonder lascia la Motown, la casa discografica per cui lavora da quando ha 12 anni. Ora che non è piú «Little», Stevie vuole libertà creativa, vuole fare tutto, scrivere, suonare, cantare, vuole poter decidere dove andare e come. Berry Gordy, il boss della Motown, lo vede come un nuovo Sammy Davis jr, un intrattenitore. Lui vuole crescere come musicista, e non si pone limiti. Un giorno va a trovare in studio Robert Margouleff e Malcolm Cecil, pionieri nell'uso del sintetizzatore di suoni: come Tonto's Expanding Head Band hanno pubblicato un album (Zero Time, uscito da poco), che con quella sua elettronica «calda» ha aperto loro porte che nemmeno immaginavano esistere. Stevie chiede di imparare a suonare il Moog (modificato e personalizzato, loro lo chiamano Tonto, una sigla che sta per «Nuova orchestra di timbri originali»), una vera impresa per un cieco, con tutti quei tasti e quelle leve. «Ma la mia voglia di impara...