di Lorenzo Righetto Da sempre le canzoni di Andy Shauf hanno il raro potere di trasportare l'ascoltatore nelle storie che raccontano, o, in questo caso, anche solo nelle brevi epifanie quasi oniriche con cui si potrebbe descrivere questa "festa", il classico house party americano: la ragazza che balla, sola, sotto gli occhi di tutti ("Eyes of Them All"), la coppia sempre sull'orlo del litigio ("The Worst in You"), il corteggiamento fuori luogo ("Quite Like You"). Improvvisamente ti trovi in quella casa del Canada di provincia, quelle case che sembrano sempre uguali da quando esiste la televisione, moquette beige, infissi bianchi, una pianta nell'angolo. Queste canzoni, che potrebbero entrare benissimo nel nuovo film di Noah Baumbach, e sonorizzare uno dei suoi ralenti, accompagnare il primo piano del faccione triste e arrogante di Jason Schwartzman nella sua ultima crisi esistenziale, raccontano del modernariato sonoro costrui...