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Visualizzazione dei post da luglio, 2024

Black Widow - Sacrifice (1970)

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Nella scelta di raccontare gruppi che hanno black nel nome, non si poteva non toccare il lato esoterico della musica: c'è tutto un filone metal, detto black metal, che porterà all'estremo queste tematiche, con un gusto quasi parossistico dell'orrido diventeranno una sorta di clichè. Il gruppo capostipite furono i leggendari Black Sabbath, ma qualche mese prima un altro gruppo che aveva black nel nome partorì un disco che se musicalmente si allacciava alle nascenti sonorità folk-prog nelle tematiche iniziava, in maniera tanto elegante quanto esplicita, l'anima nera della musica rock. Il gruppo in questione si chiama Black Widow. All'inizio erano un sestetto, che si chiamava, nel 1966, Pesky Gee. Ne facevano parte: Kay Garret (voce), Kip Trevor (voce, chitarra e armonica), Jess "Zoot" Taylor (pianoforte e organo), Jim Gannon (chitarra e voce), Clive Jones (sassofono e flauto), Bob Bond (basso) e Clive Box (batteria), e con questa formazione pubblicano un alb

Fabrizio De Andrè

Figura di importanza capitale nella musica e nella cultura italiana del dopoguerra, Fabrizio De André (1940 - 1999), ha rivoluzionato il linguaggio della canzone d'autore, imponendo quasi come un archetipo il suo stile personalissimo, nel quale confluivano molteplici influenze, riflette sulla base di una sensibilità lirica senza paragoni: dagli chansonniers francesi a Bob Dylan e Leonard Cohen. Discografia e Wikipedia

You Follow Me Down - Skunk Anansie (1999)

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Fin dall'inizio, gli Skunk Anansie sembravano alieni caduti sulla terra, guidati da una cantatrice calva (la più famosa al mondo, con Sinéad O'Connor) e con un nome con il quale manifestavano un gusto fuori dalla norma: «Skunk» è infatti slang per definire una persona sgradevole, ma anche una qualità di marijuana potente, mentre «Anansie» indica in Giamaica (terra d'origine di Skin) un ragno velenoso. Coniugavano fierezza lesbo (clit-rock è stata la prima, bizzarra e approssimativa etichetta) e androgine ambiguità, miserie punk e novità dub, dividendo la luce e l'ombra senza mai sostare nel chiaroscuro. Cambiavano ritmo anche all'interno delle singole canzoni, librandosi spesso in volo con le farfalle per poi trasformarsi in bombardieri. I testi erano estremi e aggressivi, terribili e duri. Poi hanno concesso qualcosa al pop, o forse hanno semplicemente accusato qualche colpo a vuoto. (M. Cotto - da Rock Therapy)    

X - Under The Big Black Sun (1982)

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Le due voci di oggi, nel percorso mensile di scoperta dei gruppi in cui la voce leader è maschile e femminile, rappresentano il duo più spettacolare, più estremo e più stupefacente (in molti sensi). Furono agli inizi degli anni ’80 la nuova sensazione della musica punk americana (che ricordo aveva caratteristiche molto diverse da quello europeo, musicali si, ma soprattutto ideologiche). La storia parte con John Nommensen Duchac, un musicista statunitense cresciuto nei dintorni di Los Angeles. Nel 1978 in piena stagione punk insieme ad un chitarrista rockabilly che collaborò con Gene Vincent (quello di Be-Bop-A-Lula) e Etta James, Billy Zoom, e un batterista che ama il country e il blues, D.J. Bonebrake, inizia a suonare nei locali alternativi di Los Angeles. Nel 1979 l’incontro con una poetessa beat (definizione sua) Christene Lee Cervenka, che viene convinta a cantare. Lei cambia il nome in Exene Cervenka, John in John Doe, che è il nome usato negli USA per indicare un uomo la cui rea

Fleetwood Mac - Rumours (1977)

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Di solito un duetto tra una voce maschile e una femminile è si presente in molti dischi, ma in modo episodico. Sembra strano, ma i gruppi in cui le voci principali sono state una maschile e una femminile sono molto più rari di quello che all’apparenza potrebbe pensare. Partendo da questa osservazione, i dischi di ottobre saranno dedicati appunto a casi del genere: ho cercato di unire cose molto note e significative ad altre meno, come è nello spirito di questa rubrica. Si parte oggi, nella prima domenica di ottobre, con uno dei dischi più belli, di successo e imitati di tutti i tempi. Eppure tutta questa gloria non era né scontata né, soprattutto, immaginabile dato che il capolavoro nacque proprio quando tutto sembrava irrimediabilmente compromesso, in un periodo di tensione altissima tra i membri della band che ne fu autrice. I Fleetwood Mac nascono come gruppo brit-blues sotto l’egida di Mick Fleetwood (batteria) Peter Green (chitarra) e John McVie (basso) che lasciano i Bluesbreaker

Bruce Springsteen - Magic (2007)

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di Silvano Bottaro La nomenclatura ufficiale della critica, non ha accolto trionfalmente l’ultimo lavoro di Springsteen e, per amor del vero, le stelle attribuite a “ Magic ” certamente non illuminano il cielo. Effettivamente questo era nell’aria e nelle settimane precedenti all’ascolto del cd , ho avuto come una sorta di premonizione: i dischi meno osannati dalla critica a lungo termine sono quelli che ascolto di più: Human Touch , Lucky Town e soprattutto Tunnel of love , mi hanno accompagnato per molte volte in questa terra a volte acida. C’è un teorema matematico che per me vale più di quello di Pitagora: la somma di quante volte un cd suona nel tuo lettore musicale è uguale alla somma di quanto il disco ti piace. Seguendo questo teorema, il disco ha riscosso un grosso successo nella mia sfera musicale e per me, questo potrebbe già bastare. Analizzando invece il disco con più attenzione mi soffermerei su alcuni punti. Sembra che la decade che stiamo vivendo sia molto

Deacon Blue - Raintown (1987)

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Lo spunto per le storie settembrine me lo ha dato un aneddoto simpatico sugli Steely Dan, protagonisti dell'ultima storia di Agosto. Una delle loro canzoni più famose, Deacon Blues, da Aja (il loro capolavoro del 1977) fece un viaggio emozionale fino in Scozia, dove un giovane ragazzo si appassionava alla musica, soprattutto a quel pop così sofisticato, pieno di stratificazioni sonore, piccoli gioielli musicali incastonati nelle melodie, e immensa classe esecutiva. Ricky Ross si chiama quel giovane ragazzo, che dopo che a Dundee viene licenziato da professore precario delle scuole secondarie, si trasferisce a Glasgow, dove decidere di mettere su un gruppo. Prima trova il batterista, Dougie Vipond, poi un bravissimo pianista, James Prime, un chitarrista, Graeme Kelling, e una corista, Carol Moore. Le prime esibizioni sono incoraggianti, ma la Moore decide di mettersi da parte. Ross si ricorda che aveva sentito ad un provino, improvvisato in Bath Street, una ragazza che lascia il suo

Tool - Lateralus (2001)

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Ho scelto di dedicare la serie di album di Agosto ad un pensiero che nella musica popolare (nel senso più puro del termine) spesso non è il primo sentimento che passa per la testa dell’ascoltatore. Sto parlando di album “impegnativi”, che capisco benissimo che come concetto è qualcosa di aleatorio, ma che nella mia idea di scelte questa volta vogliono rappresentare un certo stato dell’arte dal punto di vista tecnico musicale, e spero che da queste scelte ne possa scaturire un bel dibattito al riguardo. Il primo di oggi ci porta negli Stati Uniti ad inizio anni ’80. Maynard James Keenan nato a Ravenna (quella in Ohio) e che era compagno di corso all’Università di Grand Rapids con il padre di una mia pen friend americana, è un tipo dai mille interessi, fa due anni a West Point, la prestigiosa accademia militare americana. Li con il termine tool si intende un cadetto che segue senza nessuna esitazione qualsiasi tipo di ordine dai superiori, che spesso li usavano anche per episodi di nonni

Pino Daniele

Musicista dallo stile e dalla voce inconfondibili, abile miscelatore di atmosfere partenopee, umori blues e divagazioni etniche, Pino Daniele è riuscito a coniugare dagli anni '80 in poi la usa personalissima ricerca sonora con un notevole successo di pubblico, avvicinandosi progressivamente a un formato sempre più pop e commerciale pur nel rispetto costante delle proprie radici. Discografia e Wikipedia

More Than This - Roxy Music (1982)

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Bryan Ferry è stato l'Apollo del rock, l'irresistibile dandy dal volto di ragazzo, il Dorian Gray della canzone. Figlio di un minatore, ex antiquario che allineò, negli anni settanta, il più intelligente ensemble di art-rock, i Roxy Music, capaci di muoversi tra gli estremi del romantico decadente e il glam più ambiguo e provocante. Con musicisti brillanti e innovativi come Phil Manzanera e geniacci della visionarietà come Brian Eno, Ferry diede senso e sensualità a un suono che, se trattato in modo superficiale, poteva risultare fine a se stesso, ma lui seppe invece farlo in modo sapiente e calibrato, da esteta con sostanza. More Than This non ebbe il successo sperato, ai tempi in cui uscì, ma, come spesso accade, conquistò il suo spazio anno dopo anno. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Black Flag - Damaged (1981)

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A me piace poco la musica punk. In primis, perchè nasce sotto aspetti che molto ipocriticamente non si prendono mai in causa (basta sentire quello che dice Malcom McLaren, il deus ex machina dei Sex Pistols in The Great Rock'n'Roll Swindle) rispetto alla vera natura del genere musicale; in secundis perchè si oppose con i suoi modi sguaiati e "puri" contro la grandezza tecnica del prog, soprattutto in Europa. Negli Stati Uniti fu invece un movimento molto più eterogeneo e diffuso, il cui obiettivo trasgressivo era soprattutto artistico (mentre da noi fu sprattutto estetico). Detto ciò, per i gruppi che hanno "black" nel titolo non potevo non parlarvi un po' di loro. Il loro nome, Black Flag, fu suggerito ai fondatori Greg Ginn e Keith Morris dal fratello del primo, Raymond, che aveva un nomignolo curioso, Pettibon: la bandiera nera è il simbolo del movimento anarchico, e lo stesso Raymond disegnò il logo della band, quattro righe spesse che davano la sens

Genesis - The Lamb Lies Down On Broadway (1974)

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Quando si parla di dischi dove davvero si sente quanto siano bravi i musicisti, non si può non pensare all’epopea del progressive (che come quelli che mi sopportano in questa rubrica da più tempo sanno, sia uno dei miei pallini musicali). Il prog, che vorrei sottolineare è una definizione che negli anni è diventata sempre meno descrittiva e precisa, ma che per consuetudine e anche affetto si continua ad usare, è stato il primo e significativo della gioventù europea di creare musica pop fuori dallo schema del blues americano d’importazione. Sembra un particolare secondario, ma è fondamentale, come lo è l’estrazione sociale dei protagonisti: tutti baby boomer (termine che vuol dire la prima generazione nata dopo la guerra, non il sarcastico e odioso epiteto di oggi contro chi non è “giovane”), sospinti dalla crescita economica e, particolare importantissimo, la prima generazione che fa musica studiando a livelli superiori; quasi tutti i grandi gruppi progressive sono formati da ragazzi l

Neil Young & Pearl Jam - Mirror Ball (1995)

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di Silvano Bottaro La grandezza di un musicista e in questo caso di Neil Young sta nel non fossilizzarsi in stereotipi musicali. Mirror Ball è il disco che conferma questa regola. L’immagine ancora saldamente radicata nella mente di molti è quella del cantautore triste e solitario di “Harvest” (1972), del cantautore pacato di “Comes a time” (1978), o del vecchio bisonte che combatte la ruggine di “Rust Never Sleeps” (1979). Anche se tuttavia già nel corso degli anni ’70 Young aveva ripetutamente cercato di ridefinire il proprio ruolo e la propria statura umana e artistica attraverso scelte radicali ed estreme, a volte tutt’altro che popolari. Non bisogna dimenticare che all’epoca l’uscita di dischi ora osannati come “Times Fades Away”, “On The Beach”, e soprattutto “Tonight’s The Night” furono salutati come dei funerali artistici del canadese. Negli anni ’80 e successivamente, il compito è stato quello di demolire riuscendoci quella popolarità che gli derivava da un passato cos

The Rolling Stones - Beggars Banquet (1968)

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Ciò che unirà i dischi di Luglio sarà una caratteristica simpatica: hanno avuto tutti le copertine censurate, tanto che ne pubblicherò spesso due, quella che sostituì l’idea originale e l’originale, che in molti casi verrà rispolverata e pubblicata in occasione di rimasterizzazioni, anniversari o cambi di formati. Il disco che inizia la piccola antologia di copertina controversie ne aveva una geniale, ma uscì con quella che vedete in alto: un bigliettino di invito, con tanto di Répondez s’il vous plaît in basso a sinistra. Un invito che la più irriverente rock band del mondo, proiettata già nel 1969 a detenere un ruolo fondamentale nella storia del rock, dava a tutti i suoi fans. Si giocò sull’idea del banquet del titolo per quest’idea, anche delicata, ma nulla aveva a che fare con la prima copertina, per me leggendaria e tra le più belle di tutti i tempi: Secondo la leggenda, la foto originale fu scattata nel bagno di un concessionario di auto tedesche della California, a cui furono a

Joni Mitchell - Mingus (1979)

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Quando nel 1972 George Wein, celebre organizzatore del Festival di Newport, presentò Charles Mingus all’ora governatore della George, Jimmy Carter, futuro presidente degli Stati Uniti d’America, stava già su una sedia a rotelle, in una fase terribile della malattia di Gehring. Ma fu presentato come “il più grande jazzista vivente”. Qualche anno prima, non invitato dallo stesso Wein al Festival di Newport, organizzò un controfestival, con esibizioni notevolissime, girando in macchina con un megafono proprio nella stessa Newport, attirando non poche persone. Mingus negli anni ‘70 era appena tornato sulle scene, dopo il tracollo mentale dello sfratto e le cure psichiatriche. Eppure proprio in questi anni ci fu una riscoperta totale dei suoi dischi, anche perchè come sempre lui ci mise lo zampino: si mise in testa di poter far soldi con la Candid Records, una piccola casa discografica fondata nel 1960 dal critico e produttore Nat Hentoft e da Archie Bleyer, proprietario della casa discogra

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