Oddfellow’s Casino – Oh, Sealand (2017)
di Gianfranco Marmoro Quando negli anni 70 l’intellighenzia rock si appropriò del linguaggio della musica folk, era evidente che a ridosso delle band più audaci e intelligentemente ruffiane come Jethro Tull, Steeleye Span e Lindisfarne, vi fosse uno scenario più ricco e variegato e spesso misconosciuto. In quel giardino dell’Eden del folk inglese, dove ai fucili si sostituivano le chitarre e alle bombe il calore del sole, non c’era solo l’immaginario bucolico che Ralph McTell aveva portato al successo con “Street Of London”, in quell’universo lirico, poetico, letterario e culturale vi era una fonte inesauribile di idee per tutte le generazioni a venire. E’ infatti difficile pensare al punk senza evocare Billy Bragg e i Pogues, o all’avvento della new age e della contaminazione etnica senza citare Enya, Clannad o Loreena McKennitt, e che dire dei moderni eroi indie-folk, che nell’era del lo-fi hanno diluito fino alla noia l’immaginario della musica acustica e cantautorale. ...