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Visualizzazione dei post con l'etichetta 2017

AA.VV. - She Rocks Volume 1 (2017)

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Un giovane chitarrista di origini italiane (i nonni arrivarono negli Stati Uniti dalla Lomellina) nel 1978, quando ha appena 18 anni, manda una cassetta e una trascrizione del leggendario pezzo The Black Page al suo creatore, Frank Zappa. Il brano si chiama così perchè lo spartito è così pieno di segni musicali (punti, segni, note) ed è famoso perchè di una complessità mostruosa. Zappa impressionato dal talento del giovane chitarrista lo contatta e dopo che il nostro giovane eroe finisce la scuola, lo invita a Los Angeles, gli fa un provino e lo stipendia prima come trascrittore ufficiale e poi, dal 1980 fino al 1985, lo porta sul palco e in studio a registrare, presentandolo come il suo "little Italian virtuoso" e gli assegna spettacolari assolo definiti "impossible guitar parts". Quel giovane chitarrista è Steve Vai, unanimemente considerato uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Oltre ai dischi, ai concerti, ai premi, al ruolo di innovatore dello strume...

Omar Sosa & Seckou Keita – Transparent Water (2017)

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di Silvano Bottaro Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all'interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un'esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell'esistenza.  Il "piano" di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la "kora" di Keita una elegante dichiarazione di gioia. La foto di copertina sintetizza perfettamente il mood dell'album; due musicisti provenienti da angoli lontani del globo, faccia a faccia, ognuno con il proprio carico di esperienza ed ispirazione: unico limite il cielo. E questo lavoro non è solo un semplice incontro tra artisti diversi e complementari, nel quale il pianismo del cubano Sosa si limita ad accompagnare le evoluzioni della straordinaria kora del senegalese Keita. Transparent Water è uno dei viaggi più complessi mai intr...

La mia Classifica del 2017

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1) Omar Sosa and Seckou Keita – Transparent Water ( Leggi ) 2) The War On Drugs – A Deeper Understanding - ( Leggi ) 3) Arcade Fire - Everything Now ( Leggi ) 4) James Holden and The Animal Spirits – The Animal Spirits ( Leggi ) 5) Ryan Adams - Prisoner ( Leggi ) 6) Tedeschi Trucks Band – Live From The Fox Oakland ( Leggi ) 7) San Fermin - Belong ( Leggi ) 8) Overcoats - Young ( Leggi ) 9) Asgeir - Afterglow ( Leggi ) 10) Little Steven - Soulfire ( Leggi ) 11) Van Morrison – Roll With The Punches ( Leggi ) 12) Nadine Shah - Holiday Destination ( Leggi ) 13) Stu Larsen - Resolute ( Leggi ) 14) Steve Earle and The Dukes - So You Wannabe... ( Leggi ) 15) The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here ( Leggi ) 16) The National - Sleep Well Beast ( Leggi ) 17) Van Morrison - Versatile ( Leggi ) 18) Courtney Barnett and Kurt Vile – Lotta Sea Lice ( Leggi ) 19) Gregg Allman - Southern Blood ( Leggi ) 20) Michael Chapman - 50 ( Leggi ) 21) Conor Oberst - Salutations ( ...

Van Morrison - Versatile (2017)

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di Nello Pappalardo Nell’arco di poco meno di un anno Van Morrison ha scodellato ben tre nuovi album. E fin qui non ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il settantaduenne songwriter irlandese ha confezionato altrettante leccornie sonore. Dopo “Keep Me Singing” e “Roll With The Punches”, ecco arrivare, a sorpresa, il trentasettesimo pezzo della sua discografia personale, “Versatile”. Ancora una volta, il Leone di Belfast ha realizzato un prodotto di altissima qualità, in una struttura che ripete il precedente: sei inediti griffati Van Morrison (nell’altro erano cinque) e dieci cover, standard jazzistici arcinoti pescati fra il meglio del meglio, per affermare la propria... versatilità. Il Nostro si rivela un magnifico crooner, degno di figurare fra i grandi interpreti con i quali si mette, oseremmo dire, in diretta concorrenza, nonostante la sua non sia una voce calda e ben impostata, ma talora risulta, per dirla con un ossimoro, perfettamente imperfetta (sin dagli ormai l...

Neil Young & Promise Of The Real – The Visitor (2017)

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di Paolo Rolando Perino Trump, presidente sui generis che ha spiazzato il mondo con la sua elezione e che continua a farlo con le sue uscite. Una delle sue gaffe è quando ha stretto la mano a Neil Young, del quale è sempre stato "amico e fan", dicendogli: "You're a great American". Perdoniamolo, ci si può dimenticare che sia canadese, ha trascorso 52 dei suoi 72 anni negli States. Young però rintuzza Trump a dovere in questo "The Visitor“: lo fa sin dall'opening track, nonchè singolo catturante, Already Great. "Farò di nuovo diventare grande l'America" dice Trump. No, non serve, l'America è già grande: "I'm canadian by the way, and I love the USA". E prosegue:“I love this way of life / The freedom to act and the freedom to say / You're the promised land / you're the helping hand / No wall / No ban / No fascist USA”. Parole chiare, non condivisibili da tutti. Politicamente Young è da sempre ondivago, in passato...

Sephine Llo – I, Your Moon (2017)

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di Gianfranco Marmoro C’è un costante flusso di malinconia mista a stupore in “I, Your Moon”, primo album di Josephine Lloyd-Wilson che fa seguito a un lontano Ep del 2014, ed è inarrestabile come l’avventurosa miscela di neoclassica, folk, pop ed elettronica, che la cantante e multistrumentista ha messo in piedi per uno degli affreschi sonori più ipnotici e suggestivi degli ultimi tempi. Sephine Llo (il suo attuale nome d’arte) ha mosso i suoi primi passi nel circuito della musica classica, ha infatti studiato piano, violino e canto conseguendo una laurea di primo livello presso il prestigioso corso Tonmeister dell’università del Surrey. Dopo aver vinto alcuni premi come compositrice, ha lavorato anche come musicista nei famosi studi di Abbey Road, ed è durante questo periodo che ha sperimentato nuove sonorità, abbracciando la prospettiva dei field recording e introducendo strumenti poco usuali come il kora e il sanxian; i più attenti ricorderanno anche la sua presenza in alcu...

James Holden & The Animal Spirits – The Animal Spirits (2017)

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di Giuliano Delli Paoli James Holden ha viaggiato parecchio negli ultimi anni, sostando qui e là alla ricerca della vocazione spirituale perfetta. A catturare la sua attenzione è stato soprattutto il Marocco, con il suo bel carico di tradizioni antichissime. Un viaggio che lo ha segnato al punto da deviare la propria musica verso qualcosa di ulteriormente “altro”, in particolar modo se raffrontiamo questa sua nuova avventura sonora ai patchwork elettronici cuciti con tanta parsimonia in passato. Dunque, niente più frattaglie minimali, tentazioni spaziali, vocazioni acide. E via anche buona parte dei rimandi kraut e del sudiciume elettronico ad alto amperaggio ascoltato nell’accecante “The Inheritors”, con l’uomo nelle vesti del pifferaio magico alla continua ricerca di una possibile congiunzione astrale tra passo e presente. Per di più, il producer inglese sembra aver messo momentaneamente da parte anche le tentazioni annusate mediante la collaborazione con Luke Abbott nell’otti...

Jason Isbell And The 400 Unit – The Nashville Sound (2017)

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di Paolo Baiotti Non so se The Nashville Sound racchiuda nel titolo l'ambizione di rappresentare l'attuale suono della capitale del country, oppure se si riferisca più semplicemente al fatto di essere stato registrato a Nashville presso gli RCA Studios, con la produzione dell'immancabile Dave Cobb, già presente nei due dischi precedenti del musicista di Green Hill, Alabama. Indiscutibile è la trasversalità di Jason Isbell, uno dei pochi artisti della scena attuale apprezzato in ambito rock-roots, folk e country, in grado di jammare sul palco con Ryan Adams, gli Hard Working Americans, John Prine, i Wilco e i vecchi compagni Drive By Truckers, di partecipare ai tributi a Don Williams, Alabama, Bruce Springsteen e di riempire per cinque sere il leggendario Ryman Auditorium di Nashville. Dopo due dischi intimisti, minimali e cantautorali come Southeastern e Something More Than Free, Jason sembra spostare leggermente il tiro, ripescando la sigla di The 400 Unit, la ba...

Billy Bragg – Bridges Not Walls (2017)

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di Emiliano Le Moglie Ne è passato di tempo dagli esordi del songwriter inglese Billy Bragg, che ritroviamo in questi giorni alle prese con la promozione dal vivo del suo nuovo minialbum “Bridges not Walls”. Sempre duro e controcorrente non solo nella scrittura musicale, ma anche nei confronti della stessa industria produttiva. I primi passi Billy Bragg li ha curati a fine anni settanta con la band Riff Raff (tanto amati da Ken Loach). Ispirazione militante, quella di Bragg, che ha tracciato un percorso di coerenza che pochi altri possono vantare. Tutti ricordiamo il suo mini album d’esordio del 1983 “Life’s a Riot with Spy vs Spy”, che ha rappresentato il suo manifesto programmatico: erano gli anni della Thatcher e dei Redskins, e quello fu un album dall’impatto sociale e culturale fiammeggiante, un punto di non ritorno. Ma Bragg ha negli anni maturato una scelta consapevole di scrittura musicale che lo ha portato a pubblicare album come “Brewing up with Billy Bragg” o ...

Susanne Sundfør – Music For People In Trouble (2017)

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di Fabio Rigamonti La cantautrice norvegese Susanne Sundfør ci ha da sempre abituati a repentini cambi di rotta tra un disco e l’altro. Ciononostante, non riusciamo a celare una certa sorpresa dietro la brusca virata che rappresenta questo “Music For People In Trouble”, sesto parto discografico in studio. Non possiamo tacere, difatti, l’entusiasmo derivato dall’ascolto di una Sundfør che, memore della produzione dell’esordio del duo elettronico pop Bow To Each Other, elabora quelle “Ten Love Songs” accessibili eppure tremendamente dense dal punto di vista artistico. Tuttavia, a seguito del successo (perlomeno in patria) dello scorso inciso, sono seguiti depressione, alcolismo, e una necessità di affrontare un viaggio intorno al mondo con tanto di ritiro spirituale sui Pirenei per depurarsi da tutte le scorie di una vita in bilico. Testimonianza di questo ultimo biennio di rigenerazione e ricerca sono non solo le fotografie che accompagnano il booklet dell’opera, ma anche una...

Joe Henry – Thrum (2017)

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di Fabio Cerbone Thrum: un rumore sordo, basso e continuo, il pizzicare pigro e ritmico di una chitarra, in maniera quasi monotona. Joe Henry sceglie canzoni e titoli non a caso, tanto è l'amore che prova per le sue composizioni, messaggi da abbandonare al mondo, creazioni che gli spezzeranno il cuore, dice lui, ma che devono camminare con le proprie gambe, offrendo solo uno scorcio, una luce che illumina un istante. D'altronde sarebbe assai complicato imbrigliare il songwriting di Henry, quanto mai denso di allusioni e metafore, poetico nel senso più proprio del termine, senza dubbio fra i migliori in circolazione nel panorama della canzone d'autore americana. I testi di Thrum - il nuovo album a tre anni di distanza da Invisible Hour e dopo avere archiviato l'elegiaca ode al folklore dei treni di Shine a Light insieme al collega Billy Bragg - rappresentano il mistero più intrigante da sciogliere: una cura affettuosa di ogni singola parola, mai un fiato sprecato...

The Weather Station – The Weather Station (2017)

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di Gianfranco Marmoro Per Tamara Lindeman l'affinità stilistica e vocale con Joni Mitchell è stato spesso un fardello ingombrante, al punto da confondere chi, indugiando sull'impatto generale della sua musica, non è stato messo nelle condizioni di coglierne il talento. Ai più attenti non è invece sfuggita quell'attitudine lirica essenziale e più tipicamente rock'n'roll che ha contrassegnato la costante crescita della musicista e autrice canadese. Siglando il quarto album semplicemente con il nome della sua band, The Weather Station, la Lindeman crea uno spartiacque ben preciso con il passato, accentuando il tono spigoloso e minimale delle canzoni, incrociandolo con arrangiamenti raffinati che non rinunciano a un sapiente uso dell'orchestra. Mentre per il precedente "Loyalty" l'autrice aveva scelto gli studi francesi di La Frette, per il nuovo disco è ritornata a registrare in patria negli studi Hotel2Tango di Montreal, chiamando a sé mus...

Seamus Fogarty – The Curious Hand (2017)

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di Lorenzo Righetto Non erano più di cinque anni fa, quando l'ombra di un omone irlandese si stagliava su Londra: pochi sapevano che in città c'era l'ennesimo cantautore in cerca di fortuna. Cosa poteva fare, uno che era riuscito a perdere l'autobus per Dublino e a passare quindi la notte a Carlow, la Guastalla d'Irlanda (detto con rispetto e affetto da chi è stato in entrambe), nel "tritacarne" dei musicisti? Eppure, eccoci qua a commentare l'esordio su Domino di Seamus Fogarty, un fulmine a ciel sereno e, soprattutto, una buona notizia per chi crede nel proprio lavoro (forse bisogna ringraziare James Yorkston, se non altro per aver ispirato brani come "Van Gogh's Ear"). Sembrava che la sua fosse stata la meteora simpatica e un po' schizzata di un'Irlanda sempre meno sotto i riflettori, e invece... "The Curious Hand" è un disco nuovo nella sua spavalderia, nella sua sicurezza, nella disinvoltura con cui veico...

St. Vincent – Masseduction (2017)

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di Vassilios Karagiannis Nonostante l'assenza di pubblicazioni nell'ultimo triennio, è stato un periodo tutt'altro che votato al silenzio per Annie Clark: il Grammy come migliore album alternativo per il suo disco omonimo, un cortometraggio horror, il flirt da parte dei tabloid per le chiacchierate frequentazioni con Cara Delevingne e Kristen Stewart, il conseguente accesso a una platea e a potenzialità che anche solo ai tempi di "Strange Mercy" parevano totalmente fuori dalla sua portata. Alle nostre domande risponderebbe probabilmente alla maniera di uno dei tanti brevi video promozionali pubblicati nelle scorse settimane, tesi a stroncare sul nascere noiose domande poste da intervistatori poco brillanti. Eppure, verrebbe quasi da chiederglielo, se ai tempi in cui si faceva le ossa con la Polyphonic Spree, si immaginava di poter arrivare dove è ora, a essere protagonista di una delle più luminose parabole musicali degli ultimi quindici anni, a costruire un p...

Courtney Barnett & Kurt Vile – Lotta Sea Lice (2017)

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di Giovanna Taverni Sulla carta c’è tutto. Quei due nomi ricorrenti – Kurt e Courtney, che ci riportano alla mente le gesta dei Novanta e la sua epica in disuso. L’amicizia fraterna che lega la Barnett e Vile, tanto che da qualche parte si sussurra che questo disco sia solo un pretesto per due cantautori affini e distanti di trascorrere un po’ di tempo insieme, divertirsi e fare musica. E poi quell’attitudine slacker, che un po’ vien fuori già a guardarli – quei due, coi capelli lunghi e liberi. Una sensibilità musicale affine, la chitarra, l’amore per la Fender. Insomma sulla carta è tutto pronto per il lancio. Lotta Sea Lice è un prodotto commerciale, come ogni disco. Ma c’è una componente di divertissement che arriva diritta sin dalla sua prima traccia. Si capisce che tra i due c’è del feeling, c’è una visione comune, c’è voglia di comporre musica insieme, improvvisare quando è il caso. Ci ricorda gli appuntamenti che ci davamo a casa di amici per suonare insieme e vedere...

Lucinda Williams – This Sweet Old World (2017)

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di Fabio Cerbone Chiedersi le ragioni di una rivisitazione discografica è legittimo, e ci sia concesso anche un principio di sospetto. Poi sarà la musia, come sempre, a scacciare ogni dubbio. Stiamo parlando dell'idea di Lucinda Williams e del suo compagno e produttore Tom Overby di incidere una seconda volta l'album Sweet Old World del 1992, oggi ribatezzato This Sweet Old World. Operazione non priva di implicazioni quella di una artista che ritorna su suoi passi, pensando addirittura di reinterpretare un intero album: o qualcosa non ha funzionato ai tempi, ed è rimasto una sorta di conto in sospeso, oppure si è di fronte ad una tale mancanza di ispirazione da dover ricorrere alla retromania più assoluta. Sperando che non sia l'annuncio di una pericolosa moda per gli anni a venire e per la sopravvivenza del rock'n'roll, la prima delle due tesi sembra quella più adatta a Lucinda Williams. Sweet Old World è il disco-testimonianza di un passaggio tormentato, d...

David Crosby – Sky Trails (2017)

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di Maurizio Pupi Bracali Sono passati quarantasette anni dall’inarrivabile capolavoro “If I Could Remember My Name” del 1971, album tra i più belli della storia del rock nella sua miracolosa sinergia tra le migliori menti della west coast californiana coordinate e dirette da un immenso David Crosby. Oggi non è più tempo di miracoli, ma di ottimi dischi sicuramente sì. Dopo l’eccellenza citata, Crosby, oltre a vicissitudini personali che l’hanno duramente provato, non è stato più all’altezza di avvicinarsi neppure lontanamente a quell’opera epocale, ed è solo da poco tempo a questa parte e dall’ultimo terzetto di album che le cose sembrano cambiare in positivo per l’ormai settantacinquenne musicista che ancora una volta dà una sterzata alla sua produzione con questo nuovo album in pochi anni. La svolta è quella di abbandonare parzialmente la costa californiana (musicalmente parlando) per muoversi in territori dalle atmosfere più jazzy piuttosto che folk o country come in passato. ...

Kelela – Take Me Apart (2017)

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di Damiano Pandolfini Schietta e diretta Kelela lo è sempre stata, i voli pindarici non sono proprio il suo forte. Ma la calma che permea il lancio dell'"S.O.S." qui sopra è possibile solo per chi, come lei, ha scandagliato a fondo il bagaglio delle proprie esperienze personali - e non senza aver versato lacrime e assaggiato l'amarezza della perdita, dell'umiliazione e dell'abbandono. Quante delusioni deve aver vissuto sulla propria pelle, quanti imbecilli l'hanno fatta sentire piccola, quanti compagni insensibili hanno strisciato nel suo letto, per poter arrivare adesso alla piena consapevolezza di richiedere l'amore di un uomo con tal crudo trasporto emotivo e rispetto per sé stessa? In questo Kelela ti disarma e poi ti stende con un bacio; in lei troviamo una dimensione di femminilità che va ben oltre la pornografia voyeurista nella quale vengono inserite tante donne-oggetto del mondo dell'r&b. Kelela si confessa senza remore, sfoderand...

E T I C H E T T E

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