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Nala Sinephro - Space 1.8 (2021)

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di Damiano Pandolfini Otto spazi per raccontare uno spaccato di vita. Otto spazi per riprendersi dalle conseguenze di una grave malattia. Otto spazi per osservare con umiltà l'universo in tutta la sua grandezza, in una sorta di intima estasi celeste. Districandosi tra l'uso di arpa, tastiere, pedali, oscillatori e tecniche di studio in digitale, la polistrumentista belga-caraibica (ma di stanza a Londra) Nala Sinephro offre un debutto di jazz inusitatamente dilatato, spesso quasi beatless e più prossimo a una sorta di ambient spirituale che non verso le moderne derive nu della fiorente scena anglosassone. Si fa in un attimo a perdere il bandolo della matassa e trovarsi avvolti da una nube di striature elettro-acustiche, meglio quindi arrendersi al flusso e lasciare che il tutto scorra sotto pelle come linfa per l'anima. "Space 1.8" è quindi sintomatico di certe correnti e pare muoversi con agilità negli stessi circuiti del recente lavoro di Floating Points, Pharoa...

E T I C H E T T E

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