Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta 2019

The Allman Brothers Band - Fillmore West ‘71 (2019)

Immagine
Sarebbe stato ingiusto non parlare di loro nel mese che ho dedicato alla musica Southern. La Allman Brothers Band è considerata la prima a spingere a fondo la fusione tra rock, blues, improvvisazione di chiara matrice jazz e sono, quasi più che una band, uno stile di vita: sregolatezza, infuocati concerti (negli anni d’oro anche 300 date in un anno), contraddizioni politiche (l’orgoglio sudista), amori illeciti, risse a volte persino sul palco, amore viscerale per i posti dove vivono. Si formano nel 1967 come Allman Joys, per diventare poi Hourglass e infine, fondendosi con i Second Coming, la Allman Brothers Band, nella prima e leggendaria formazione: Duane Allman (chitarra solista e slide guitar), Gregg Allman (organo Hammond B-3 e voce solista), Dickey Betts (chitarra), Berry Oakley (basso, e qualche volta voce), Jai Johanny Johanson detto Jaimoe (batteria e percussioni) e Butch Trucks...

Lankum – The Livelong Day (2019)

Immagine
di Ciro De Rosa Evitiamo preamboli e giri di parole: “The Livelong Day” è uno dei top album del 2019. Se l’esperienza dei dieci minuti di una scura e allucinata The Wild Rover”, folgorante apertura del terzo album del quartetto dublinese, non vi agguantano da capo a piedi, allora qualche domanda dovete porvela. Il classicone tradizionale, passato via Dubliners e Wolfe Tones per numerosi sing-a-long da pub e fino agli stadi di football, standard folk già in parte cartavetrato dai Pogues, diventa altro, come testimoniano anche le immagini del video visionario e post-apocalittico del regista Ellius Grace che ha accompagnato la pubblicazione del singolo. La voce di Radie Peat guida la melodia, su un ritmo di valzer lento portato dalla chitarra, su cui ostinati e droni di corde e bayan tagliano la trama fino al crescendo di armonizzazioni vocali e di pieno strumentale irruvidito nel finale, in cui la band ha inserito un verso ripreso da una versione seicentesca. Seguono i sette minuti...

Frankie Lee – Stillwater (2019)

Immagine
di Marco Verdi Frankie Lee (da non confondersi con l’omonimo blues and soul singer scomparso nel 2015) è un giovane cantautore proveniente dal Minnesota che ha esordito nel 2013 con l’EP Middle West, al quale nel 2016 ha fatto seguire il suo primo album, American Dreamer, che ha ricevuto critiche positive un po’ ovunque. Lee (il cui cognome è Peterson) è un songwriter di stampo classico che si ispira alla musica degli anni settanta, californiana e non solo, e sa costruire melodie all’apparenza semplici ma di grande impatto. Stillwater (dal nome della sua città natale, omonima di quella più famosa in Oklahoma) è il titolo del suo secondo lavoro, un disco che già dal primo ascolto mi ha letteralmente fulminato. Non conosco American Dreamer, ma quello che so è che Stillwater è un lavoro davvero splendido, un album pieno di canzoni una più bella dell’altra, suonate e cantate con un feeling da pelle d’oca (sono in possesso di una copia promozionale ma ecco i nomi dei musicisti: Jacob H...

Classifica 2019

1) Van Morrison - Three Chords & The Truth - Leggi 2) Bruce Springsteen – Western Stars - Leggi 3) The Cinematic Orchestra – To Believe - Leggi 4) Andrew Bird – My Finest Work Yet - Leggi 5) Nilüfer Yanya – Miss Universe - Leggi 6) Mdou Moctar – Ilana The Creator - Leggi 7) Trey Anastasio – Ghosts Of The Forest 8) Kel Assouf – Black Tenere - Leggi 9) Nick Cave And The Bad Seeds – Ghosteen - Leggi 10) Ballake Sissoko and Baba Sissoko – Sissoko And Sissoko -   Leggi 11) Minimal Compact – Creation Is Perfect - Leggi 12) Penguin Cafe – Handfuls Of Night - Leggi 13) Alice Zawadzki – Within You Is A World Of Spring - Leggi 14) Los Lobos – Llego Navidad - Leggi 15) Thom Yorke – Anima - Leggi 16) Fire! Orchestra – Arrival - Leggi 17) The Delines – The Imperial - Leggi 18) Steve Earle and The Dukes – Guy - Leggi 19) Glen Hansard – This Wild Willing - Leggi 20) Wilco – Ode To Joy - Leggi 21) Mark Lanegan – Somebody’s Knocking - Leggi 22) Lankum – The Livelong Da...

Florist - Emily Alone (2019)

Immagine
di Gianfranco Marmoro Inutile divagare, la malinconia è monocromatica: grigio, blu, giallo, verde, nero e rosso sono solo sfumature che a volte tendono a confondere la mente, nel tentativo di renderla indolore. La malinconia è solo figlia della solitudine, non ha colori né profumi, quando la insegui lei sfugge, quando invece lei ti insegue non hai via di scampo. Emily Sprague con la band dei Florist ne ha inseguito le tracce, attraverso una sbornia lo-fi dalle sorti alterne, e non è stato del tutto felice il tentativo di liberarsene aggiungendo essenze più profumate e sonorità più gradevoli, nel pur introspettivo “If Blue Could Be Happiness”. Raggiunta dall’ombra lunga della momentanea lontananza dei suoi colleghi Felix Walworth, Jonnie Baker e Rick Spataro, Emily Sprague si rifugia dietro il nome della band, per un’escursione solitaria non a caso intitolata “Emily Alone”. Il titolo non si riferisce solo alla solitaria messa in opera sonora, ma anche alla solitudine che l’artis...

Ballaké Sissoko & Baba Sissoko – Sissoko & Sissoko (2019)

Immagine
di Alessio Surian E’ un abbraccio fraterno quello che ci offrono dalla copertina del nuovo album Ballaké Sissoko e Baba Sissoko. I due cugini sono quasi coetanei, Baba è nato nel 1963, Ballaké cinque anni dopo, entrambi a Bamako, entrambi in famiglie di musicisti molto conosciuti. Djelimady Sissoko, padre di Ballaké, non desiderava che suo figlio maggiore scegliesse la via della musica. Così Ballaké ha imparato a suonare la kora da autodidatta ed è entrato a far parte dell’Ensemble instrumental du Mali a soli tredici anni, alla morte del padre, nel 1981 – proprio mentre Baba sostituiva il padre, Djeli Madou Sissoko che aveva potato per andare in pensione. Qualche anno più tardi, col disco “Nouvelles Cordes anciennes” (1999), Ballaké Sissoko e Toumani Diabaté, facevano conoscere a tutto il mondo l’arte della musica maliana riproponendo la formula del dialogo fra kore che già aveva visto i rispettivi genitori, Sidiki Diabaté e Djelimadi Sissoko, incidere nel 1970 “Cordes anciennes”...

San Fermin – The Cormorant I (2019)

Immagine
di Cristiano Gruppi A Ellis Ludwig-Leone ha sempre interessato molto di più la composizione dell’esecuzione. E’ del resto ciò che aveva studiato all’università di Yale (mica un ateneo a caso), e la materia in cui nel 2011 si è laureato. San Fermin è stato dunque il suo primo progetto post-laurea, dopo aver realizzato che tutti quegli “arrangiamenti sopra le righe” si potevano sposare con delle canzoni pop. Fu così che germogliò ‘San Fermin‘ in quanto album, debutto che doveva rimanere un unicum ma ebbe così tanto successo da convincerlo a replicarlo, oltre che a fargli ottenere il suo primo serio contratto discografico. Come in quell’esordio, anche nei due LP successivi Ellis è sempre rimasto dietro le quinte, o meglio, dietro la sua tastiera. E’ lì che si posiziona nei live della sua band, e idealmente anche nei suoi dischi, che scrive tutto solo dall’inizio alla fine, testi compresi. E’ però troppo timido per fare il frontman: così, sin da quel lontano 2013, affida le parti v...

Minimal Compact – Creation Is Perfect (2019)

Immagine
di Mrs. Lovett Un’operazione davvero importante la ristampa, da parte dei Minimal Compact, di sette dei loro brani più significativi in veste nuova e perfezionata. Oggi, forse pochi ricorderanno i fasti di una band la cui formazione – ad opera di Malka Spigel, Berry Sakharof e Samy Birnbach – risale al 1980 e che ha avuto un ruolo seminale per la nascita del postpunk: in effetti i Minimal Compact sono stati sempre considerati un gruppo di nicchia e non hanno mai riempito gli stadi. Ma il loro modo di fare musica fu, all’epoca, piuttosto rivoluzionario, fantasioso e ‘diverso’, e i loro concerti, dove notoriamente succedeva un po’ di tutto, erano veri e propri eventi di culto. Scioltisi già nel 1988, i Minimal Compact si sono riuniti tuttavia in varie occasioni, anche per qualche esibizione dal vivo, finchè non è giunta l’opportunità di questa release, intitolata Creation Is Perfect, della cui produzione si è incaricato Colin Newman, da anni marito di Malka Spigel e spesso, in passat...

Van Morrison - Three Chords & The Truth (2019)

Immagine
di Bruno Conti Sono 55, dicasi cinquantacinque anni, che questo signore pubblica musica, e quasi mai, o molto raramente, non ha centrato l’obiettivo di regalarci appunto dell’ottima musica: ogni volta è difficile, ma non impossibile, esprimere l’ammirazione che suscita questo formidabile artista, uno dei più longevi e prolifici (il CD di cui stiamo per occuparci è il 41° album di studio della sua discografia, senza contare Live, antologie, cofanetti e ristampe varie), nonché, e diciamolo, tra i più costanti a livelli qualifativi che,se in alcune occasioni sfiora la creazione di capolavori assoluti (ognuno scelga i propri preferiti), spesso e volentieri, come per i quattro dischi che hanno preceduto Three Chords & The Truth, abitano nelle eccellenze della musica rock, e soul, e blues, e jazz, ogni tanto anche country e folk, per sfociare in quello stile che, in mancanza di migliori definizioni, chiameremo Van Morrison style, e che ingloba tutte le sfumature sonore che abbiamo...

Alice Zawadzki – Within You Is A World Of Spring (2019)

Immagine
di Gianfranco Marmoro Un ricco patrimonio di note nelle quali esplorazione e improvvisazione collimano, plasmando una musicalità senza barriere. Questo e altro c’è da scoprire nelle originali esternazioni sonore di Alice Zawadzki, cantante, compositrice e violinista anglo-polacca dal nobile curriculum artistico, ampiamente corteggiata dai cultori del nuovo jazz inglese. “Within You Is A World Of Spring” è il secondo album solista e giunge a ben quattro anni dall’esordio “China Lane”. Un viaggio nell’amara consapevolezza contro la quale si infrangono speranze, utopie e la spensieratezza del vivere quotidiano, al tempo stesso una riflessione sull’implacabile avvento della maturità e il confronto con la brutale e iniqua realtà che ci circonda. Laureata in composizione e canto presso la Royal Academy of Music, violinista proveniente dal Royal Northern College of Music, vincitrice di vari premi e borse di studio, Alice Zawadzki ha allargato i propri confini culturali partendo dal ja...

Los Lobos – Llego Navidad (2019)

Immagine
Quanti ricordi mi legano ai Los Lobos, per una ventina di anni i loro dischi sono stati ascolti imprescindibili e non mi sono fatto mancare uno solo dei loro concerti nel nostro paese fino al 1999. Particolarmente legato sono a quello tenuto al Rolling Stone di Milano nel lontano 1987, la loro prima volta in Italia. Fu un’esibizione magnifica di un paio d’ore con il pubblico in visibilio stipato all’inverosimile che li accolse con uno striscione, che mi rimase impresso, appeso alla balconata, “The power of accordeon rock”!!! Con l’inizio del nuovo secolo, pur continuando ad ascoltarli mi sembrava che la loro ispirazione fosse in calo e nessuno dei dischi degli anni ’00 fosse al livello di quelli delle due decadi precedenti. Non c’era in me l’attesa spasmodica di un loro nuovo album, forse perché indaffarato con altri ascolti e suoni diversi. La notizia della pubblicazione di un loro lavoro natalizio mi ha suscitato un moto di indifferenza mista a delusione. Ma come dopo quattro ...

Neil Young With Crazy Horse – Colorado (2019)

Immagine
di Michele Corrado Nonostante la veneranda età di 73 anni, Neil Young pare instancabile e tutt'altro che disposto a fermarsi, fosse anche solo per un pit stop. "Colorado" è la sua fatica discografica numero trentanove, la terza in tre anni, considerando le due uscite in compagnia dei Promise Of The Real. Vanno poi considerate l'attività live piuttosto fitta e le numerose sortite extra-musicali, tra cui il lancio, va detto non proprio fortunato, di un suo formato digitale e relativo lettore (il Pono). Era però dal 2012 di "Psychedelic Pill", però, che Neil non si faceva sentire in compagnia di quei vecchiacci sgangherati dei Crazy Horse. Inutile dire che quando Molina, Sanpedro, Talbot e a questo giro finanche Lofgren sono della partita, l'evento merita attenzioni maggiori. Almeno per chi è da sempre affezionato al sound granuloso e dolente di una band non proprio formata da fuoriclasse dei rispettivi strumenti, ma che ha inconsapevolmente segnato t...

Lambchop – This (Is What I Wanted To Tell You) (2019)

Immagine
di Gianni Gardon Kurt Wagner con i suoi Lambchop continua sulla strada impervia tracciata dal precedente “Flotus” e ci consegna a distanza di tre anni “This (Is What I Wanted to Tell You)”, un disco quanto mai lontano dalle atmosfere soft country degli inizi. Tuttavia, se l’ascoltatore era uscito indenne dall’esperimento di “Flotus”, invero oltremodo spiazzante, adesso se non altro si ha la consapevolezza che quello fu tutt’altro che un bisogno di evasione dalla confort zone in cui il gruppo si era ritrovato, ma l’inizio di un “Piano B”, dove poter trasmettere con nuove vesti il proprio mondo interiore. Rimane intatto il senso di intimità profondo che Wagner riesce a elargire a ogni singolo brano; il calore che ne viene emanato risulta quasi in antitesi, teoricamente parlando, con la “freddezza” di basi sintetiche, drum machine e lenti beat ad accompagnare melodie intermittenti. Eppure va da sè che basta lasciarsi trasportare dal ritmo ondivago di “The New Isn’t so You ...

Mark Lanegan – Somebody’s Knocking (2019)

Immagine
di Fabio Marco Ferragatta Mark Lanegan ha 54 anni, è in pratica una leggenda vivente e anche se forse lui stesso non apprezzerebbe questa definizione di fatto lo è. Ovunque abbiate volto lo sguardo, dalla musica alt a quella tradizionale, lui era lì. Ovunque ci fosse da prestare una voce tanto riconoscibile ed immobile quanto intensa e caparbia o indebolita dagli eccessi, resa impervia come una montagna aguzza, lui era lì. Poco ha sbagliato, forse nulla, e se l’ha fatto è solo la nostra percezione di quel che ha fatto a non aver apprezzato qualcosa di suo. A 54 anni cambiare non è nemmeno un’opzione considerabile, è qualcosa di già fatto, e nel caso di Lanegan molte più volte di quanto ci si aspetterebbe. Oggi fa quel che sa fare meglio, interpolando il suo amore per ciò che in tutti questi anni ha tenuto nel suo stereo e sui suoi dischi cambiando la prospettiva – generata più da noi ascoltatori che da lui in persona – di bluesman polveroso. Da “Blues Funeral” a “Gargoyle” ciò ...

Nick Cave And The Bad Seeds – Ghosteen (2019)

Immagine
di Luca Montesi La rassegnazione è il senso ultimo di Ghosteen. “Everybody’s losing someone”, pronuncia con la gola quasi chiusa, Nick Cave, in Hollywood, ultimo brano del disco e scioglimento del sogno. La rassegnazione di una perdita estrema; la rassegnazione che non è possibile superare quel dolore, e forse neanche conviverci, “It’s a long way to find peace of mind, peace of mind”. Rassegnarsi che alla fine perdere un figlio è un avvenimento possibile, un qualcosa che può accadere e che accade a chiunque. Ma a che serve pensarci? A che serve cercare sollievo in una parabola buddhista su una linea di basso tribale? A niente, semplicemente. Nessun conforto. Come i cavalli incendiari di Bright Horses, meravigliosi animali luccicanti, simboli galoppanti di speranza, che si rivelano essere, al contrario, delle mere illusioni (“And horses are just horses”). Il percorso di Ghosteen è fatto proprio così: di costruzioni e distruzioni. Costruzioni sottilissime e trasparenti, fortement...

Modern Nature – How To Live (2019)

Immagine
di Fabrizio Siliquini Un album davvero interessante quello realizzato dai Modern Nature , supergruppo composto da Jack Cooper degli Ultimate Painting e Mazes, Will Young dei Beak> e Aaron Nevau dei Woods, ai quali si aggiungono Rupert Gillett al violoncello e poi Jeff Tobias al sassofono (Sunwatchers). Il lavoro che nella press release viene accostato ai Caravan e ai Talk Talk, ma , senza sembrare esagerati, si può benissimo accostare anche ai Pink Floyd, magari togliendo un po’ di chitarra e ai secondi Radiohead, magari togliendo un pò di autocompiacimento, è indubbiamente piacevole e per certi versi sorprendente. In realtà la prima sorpresa l’ho avuto quando ho letto che il nome della band deriva da un libro di Derek Jarman ,”Modern Nature – Diario 1989-1990″. Per quanto a molti il suo nome dica poco, in realtà è stato un artista poliedrico, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, scenografo, scrittore e pittore, morto prematuramente di aids, e c...

Wilco – Ode To Joy (2019)

Immagine
di Stefano Solventi Venticinque anni di Wilco: un buon pretesto per fare bilancio. Ode To Joy, il loro undicesimo album, in effetti lo fa, ma le somme che tira riguardano tanto le cose della vita che la parabola musicale. Anzi, più che tirare le somme è un raccogliere detriti, macinare le scorie. La fragilità e la tenacia dei sentimenti, l’incomunicabilità al tempo della comunicazione impazzita, la consapevolezza di come il tempo ci renda inermi, in balia dei rimpianti, l’illusione del solipsismo come via di fuga, la vulnerabilità come chiave per decifrare la bellezza che comunque pervade tutto, come l’amore: temi che abitano queste nuove canzoni della band di Chicago, tre anni dopo il non riuscitissimo Schmilco, nel mezzo i due dischi solisti di Jeff Tweedy che si è pure permesso di scrivere un libro autobiografico, Let’s Go (So We Can Get Back), appena pubblicato anche in Italia da Sur. Il leader vive quindi, a 52 anni e con alle spalle non poche disavventure emotive, una fas...

E T I C H E T T E

Mostra di più