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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2014

Chicago - XI (1977)

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Sigur Rós - Kveikur (2013)

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di Silvano Bottaro
Dopo il non troppo brillante Valtari, album in certi momenti soporifero, i Sigur Ròs ritornano con una veste rinnovata e questa volta convincono.
Kveikur, il settimo album in studio della band islandese attiva dal 1994, si muove su strade più dinamiche ed effervescenti, evidenziando subito la diversità dai lavori precedenti, infatti, Kveikur è forse l'album più avventuroso dei Sigur Rós e può davvero essere visto come un nuovo inizio per la band. Kveikur è un album coraggioso con suoni a volte aggressivi, a volte dolci malinconici,  ma che, in entrambi i casi, fa respirare un'aria di innovazione. Questo è da attribuirsi soprattutto alla partenza del membro fondatore Kjartan Sveinsson, il tastierista e polistrumentista di formazione classica che ha "fornito" quel suono particolarmente concentrato e profondo che gli ha finora caratterizzati. E' difficile comprendere dove porti questo "spostamento" repentino, capire quindi quale direzione …

Editors - The Weight Of Your Love (2013)

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di Silvano Bottaro
Abbandonando una strada per certi aspetti sperimentale e originale, gli Editors con questo quarto album ne imboccano una più facile e meno rischiosa. La band britannica all'attivo da una decade, più che arrampicarsi, preferiscono discendere in sonorità già conosciute e di facile presa, non a caso, i riferimenti musicali a gruppi come i Depeche Mode e gli U2 non mancano. Probabilmente il gruppo sta vivendo un periodo un po' confuso dove ancora non ha chiarito il suo percorso artistico, è da sperare solo che non imbocchi questa strada, potrebbe essere uno dei tanti modi per scomparire. "Io spero che mi sbaglio".
In virtù di questo fatto, le undici canzoni che compongono il disco sono orecchiabili e di facile presa, strizzando così l'occhio ad un pubblico nuovo e più vasto. Molto piacevole ma privo di veri spunti eccitanti o degni di nota, le composizioni risultano tutt'altro che banali, con soluzioni armoniche raramente scontate ma, di nuovo, l…

Peter Hammill

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The National - Trouble Will Find Me (2013)

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di Silvano Bottaro
Dopo l'ottimo Hight Violet e lasciati per il momento i loro progetti personali, ritorna una delle mie band preferite: The National. 
Attivi dal 2001 con il disco Omonimo e successivamente con Sad Songs for Dirty Lovers, è con Alligator che cominciano la scalata verso la notorietà. Con i successivi Boxer e il sopra citato Hight Violet e grazie ai consensi di critica e pubblico, i The National vengono definitivamente consacrati nell'olimpo della musica degli anni duemila. Le due coppie di gemelli: Dessner & Devendorf, la voce bellissima e inconfondibile di Matt Berninger, riescono ancora una volta a farsi apprezzare con i tredici brani che compongono l'album. Per paradossale che vi possa apparire, gruppi come questo sono i più difficili da 'inquadrare' e 'giudicare' (ahi, che parolaccie). Perchè? Perché sono più scivolosi delle saponette, quando credi di esserti lavato davvero la schiuma dalle mani ti trovi sul palmo un segno profondo. E …

James Taylor, Time, 1971

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Noah and the Whale - Heart of Nowhere (2013)

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di Silvano Bottaro
Heart of Nowhere è il quarto album pubblicato in cinque anni di attività dalla band inglese Noah And The Whale.
Se dovessimo identificare la nostra quotidianità con delle canzoni "pop" è molto probabile che i suoni e soprattutto i testi potrebbero risultare frenetici se non addirittura volgari. La principale caratteristica dei Noah and the Whale invece, è quella di una "colonna sonora" tranquilla, semplice, umile, ma non per questo poco interessante, al contrario, i testi affrontano argomenti toccanti e a volte dolorosi e comunque mai banali. Una premessa necessaria perché ad un semplice e frettoloso ascolto è molto facile cadere in un giudizio di superficialità sonora che invece non meritano.
La prima impressione che colpisce è l'equilibrio, la componente umanistica con i testi che ben si amalgamano con i suoni. Testi che raccontano la quotidianità, cambiano umore all'improvviso, imprevedibilmente come succede nella vita di tutti i gi…

On Some Faraway Beach - Brian Eno

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Se avessi scelta
morirei come un bambino
in qualche spiaggia lontana
a stagione finita


Difficilmente
sarò ricordato
come la marea lava la sabbia nei miei occhi
scivolerei via.


Gettato su un altopiano
con un solo ricordo
una singola sillaba
oh nasconditi, nasconditi
 (rimani fuori dalla vista)

Meat Puppets – Rat Farm (2013)

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di Silvano Bottaro
Gli anni ottanta oltre ad essere ricordati per le grandi kermesse di beneficenza e per i riti del rock da stadio, sono ricordati per il sottobosco del rock statunitense che affonda le proprie radici nell'era del movimento punk che, nel corso del tempo si estremizzò in hardcore. Era un rock orgogliosamente minoritario, forte e indipendente. Gli artisti, le band fuori dagli schemi che avevano fecondato la scena americana di nuove idee, ponendo inconsciamente le basi per la sua rinascita furono parecchi, fra questi ci furono i Meat Puppets. Questa è una doverosa premessa nei confronti di un gruppo che in quella decade ha sfornato una manciata di dischi uno più bello dell'altro, nei successivi anni '90 si è mantenuta su un buon livello per poi sciogliersi nel duemila. Riformatosi nel 2007, il gruppo si è arrancato per rimanere a galla senza prendersi grandi lodi ne dalla critica ne dai fan. A due anni dal buon Lollipop, Rat Farm, quattordicesimo album in stud…

Jack Bruce RIP

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The Church

I Church sono una delle prime formazioni australiane degli anni '80 a trovare risonanza mondiale sulla scia del nuovo corso americano di Dream Syndicate, R. E. M. e Rain Parade. Leader è Steve Kilbey, originario di Canberra, già in varie piccole band, fra cui Tactics. Insieme al chitarrista Peter Koppes si trasferisce a Sydney e fonda i Church nell'aprile 1980. Inizialmente un trio, diventano quartetto poco dopo con l'ingresso di un secondo chitarrista, già membro dei True Hundred.
Discografia e Wikipedia

Steve Earle & The Dukes - The Low Higway (2013)

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di Silvano Bottaro
A due anni dall'ottimo I'll Never Get Out of This World Alive, Steve Earle ritorna con una altro bel disco "The Low Higway". Quindicesimo lavoro in studio, l'album si mantiene nella sua collaudata sfera folk/country/rock, senza particolari peccati ne virtù. Niente di marcatamente nuovo quindi, ma dodici brani firmati da grande autore. Da scrittore qual'è, (è uscito da pochi mesi un romanzo dal titolo "Non uscirò vivo da questo mondo") il cinquantottenne cantautore statunitense, non ha difficoltà ad esprimere attraverso la forma artistica della "canzone" versi, pensieri e idee soprattutto sociali.  Da sempre impegnato politicamente Earle, attraverso i testi, sottolinea disagi e invia segnali di protesta, facendosi portavoce anche di chi voce non ha. C'è in questo album tutto il succo dell'arte del musicista, il suo muoversi e il suo cantar vigorosamente accoppiando spunti ritmici a momenti melodici. Il banale avvicend…

Billy Bragg - Tooth & Nail (2013)

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di Silvano Bottaro
Come già in parte è avvenuto con Mr. Love and Justice, anche in Tooth and Nai, Billy Bragg abbandona il suo "essere" cantautore militante politico e sociale in favore di un suono e quindi di un risultato molto più riflessivo e intimo. E' evidente che in questi cinque anni di silenzio ha maturato esperienze personali, uno sguardo, un vissuto e un riequilibrio interiore che probabilmente negli anni passati aveva lasciato in stand-by. Una sfera "bragghiana" mi si passi il termine, non nuova quindi ma sicuramente più profonda e matura. Lo si sente subito fin dai primi brani a cominciare dalla voce che, come non mai, raggiunge vertici di espressione notevoli. Metà delle dodici canzoni sono musicalmente di ottimo livello, grazie alla poesia e ad un suono chiaro; sono tutte costruite su un'armonia dolce ed estremamente espressiva. Le restanti sono ascoltabili senza aggiungere e raggiungere nulla di particolarmente nuovo ed emozionante al Bragg c…

Devendra Banhart - Mala (2013)

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di Silvano Bottaro

Anche col titolo del disco, Devandra, non smentisce il suo stile; il saper "giocare" con i doppi sensi. Mala infatti, soprannome della sua fidanzata serba Ana Kras, significa "tenera" in serbo e "cattiva" in spagnolo, lingua usata spesso dal cantautore. L'atmosfera di questo suo nono disco, non si discosta di molto da quella a cui ci ha abituato in questo decennio; una base folk con varie escursioni psichedeliche, latinoamericane e soprattutto in quest'ultimo, un abbondante uso del suono elettronico. Considerato il cantautore più freak ed hippie in circolazione, Mala è stato registrato a Los Angeles e, come nei precedenti lavori, ha usato uno studio familiare, con attrezzature che di fedeltà ne hanno ben poca. Basti ricordare che in passato usò (anche) la segreteria telefonica come registratore... sigh! Disco fedele al suo "essere", Mala è prodotto da lui stesso insieme al suo chitarrista Noah Georgeson. 
"La voce tre…

Sam Cooke

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Atoms For Peace - Amok (2013)

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di Silvano Bottaro
"In tutte le cose c'è un ritmo che è parte del nostro universo. Ha simmetria, eleganza e grazia: le qualità in cui si coglie il vero artista. E' il ritmo delle stagioni, il modo in cui la sabbia modella una cresta, sono i rovi e il profilo delle foglie. Noi crediamo di copiare questi disegni, di trasferirli nelle nostre vite e nella nostra società, di farne rivivere il ritmo, la danza che ci riconfortano. E tuttavia, un pericolo si nasconde nella perfezione finale. E' chiaro che lo schema ultimo contiene la sua fissità. In questa perfezione ogni cosa procede verso la morte". (da "Dune" di Frank Herbert)
Il nome del gruppo "Atoms For Peace" è preso da uno dei brani presenti in "The Eraser", primo disco solista di Thom Yorke pubblicato nel 2006. "Amok" prima incisione degli Atoms è per meglio dire, il secondo disco solista del leader dei Radiohead. Va detto innanzitutto che questo gruppo è formato, oltre al s…

Aretha Franklin, Ebony, 1971

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Nick Cave & The Bad Seeds - Push The Sky Away (2013)

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di Silvano Bottaro
Nick cave è un Grande musicista, questo va detto subito, ad onor del vero. Va detto soprattutto come riparo da pareri contrastanti e come salvaguardia di un "patrimonio" musicale tra i più interessanti degli ultimi trent'anni. Bisogna ricordare infatti che il nostro Nick, tra "Boys Next Door", "Bad Seeds", "Grinderman", "Warren Ellis" e alcune colonne sonore, ha inciso ventisei dischi, quasi uno all'anno, mica bazzecole.
Quindicesimo con i Bad Seeds, a cinque anni dall'ottimo Dig!!! Lazarus, Dig!!! (2008), Push the Sky Away è un disco tranquillo e riflessivo con una manciata di brani di ottimo livello. Se per certi aspetti (personalmente) mi ricorda quel capolavoro mai superato di The Good Son (1990), l'album vive di propria luce, di personale autonomia. Nelle nove canzoni che compongono il disco, Cave, indossando i panni del songwriter, riesce a trasmettere sensazioni intense, cariche di atmosfere, …

The Rain Song - Led Zeppelin

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E’ la primavera del mio affetto
La seconda stagione che sto conoscendo
Sei la luce del sole nel mio crescendo
Sentivo cosi poco calore prima
Non é difficile farmi sentire ardente
Ho guardato il fuoco crescere lentamente
E’ l’estate dei miei sorrisi
Fuggite da me Guardiani del Buio
Parlami solo con I tuoi occhi
Per te porto questa melodia
Non é difficile da riconoscere
Queste cose sono chiare per tutti
Da sempre


Parla, parla
Ho sentito il freddo del mio inverno
Non ho mai pensato che se ne sarebbe andato
Ho maledetto l’oscurità scesa sopra noi
Ma io so che ti amo cosi
Ma lo so che ti amo cosi


Queste sono le stagioni delle emozioni
E come il vento salgono e scendono
Questa é la meraviglia della preghiera
Vedo la torcia che tutti dobbiamo tenere
E' il mistero del quoziente
Sopra tutti noi una pioggia leggera deve cadere

Arbouretum - Coming Out Of The Fog (2013)

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di Silvano Bottaro
"Il classico non tramonta mai", questo è il sottotito che più calza a questo "Coming Out Of The Fog", quinto lavoro dei Arbouretum, band di quattro elementi provenienti da Baltimora. La struttura del disco infatti, è di un classico "suono" rock degli anni '70, nulla di avanguardistico, rivoluzionario quindi, ma solo blues, folk, rock e psichedelia, niente di più, semplicemente. Un "semplicemente" però di classe, suonato con stile e coraggio, con un occhio rivolto al passato e uno al futuro. Un perfetto equilibrio che genera un "gioco" sonoro particolarmente autentico. Gli otto brani che si succedono nel disco creano una atmosera intensa e, a parte qualche momento di noia, nel complesso l'album risulta piacevole. Se il suono delle ballate portano inevitabilmente a un "parallelo" con Neil Young e i suoi Crazy Horse, ascolto dopo ascolto gli Arbouretum riescono a convincere, ritagliandosi un angolo,…

Toni Childs

Originaria di Orange Country, California, Toni Childs (1958) manifesta la propria inclinazione per una vita irrequieta fuggendo di casa a soli quindici anni. A quell'epoca scrive già canzoni, influenzate dall'ascolto delle grandi voci del blues. Gira a lungo per la California, vive a San Francisco e Los Angeles, dove suona con una blues band e nel 1979 guida un gruppo new wave, Toni & The Movers, che pubblica Bitches And Bastards.
Discografia e Wikipedia

Pere Ubu - Lady From Shangai (2013)

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di Silvano Bottaro
Lady From Shangai titolo di un famoso film di Orson Welles del 1947 è l'ultima fatica dei Pere Ubu. Numero quindici della loro discografia, esce a trentacinque anni di distanza da quello che rimane il loro capolavoro, fondamentale, primo disco pubblicato "The Moder Dance", targato 1978. Un'altra opera difficile e complessa uscita da quell'eclettico creativo sessantenne David Thomas, mente e voce del gruppo, unico membro originale della band che, in questi trent'anni ha "danzato" su un tappeto musicalmente tecnologico, "moderno" e rumoreggiante di un suono d'avanguardia. Asciutto, astringente, essiccato, spoglio, sono gli aggettivi che più si sprecano nel cercar di dare una connotazione "scritta" a questo album che Thomas dichiara come "musica da ballo". Sia chiaro, qui di suoni ballabili non c'è n'è nemmeno l'ombra. Sono undici brani di rock sperimentale dove "deformazione & disa…

Miles Davis, Rolling Stone, 1969

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Yo La Tengo - Fade (2013)

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di Silvano Bottaro
Di tanto in tanto capita di ascoltare un album di cui non si ha voglia di parlare temendo un confronto tra di esso e le proprie parole. Questo succede quando un disco comunica qualcosa non appena comincia a suonare e subito uno si sente partecipe delle emozioni dell'artista e gli regala candidamente le proprie, e anche dopo aver ascoltato un solo brano hai la certezza che tutto il resto sarà buono. Questo è uno di questi.
Vicini al trentesimo anno di attività (si sono formati nel 1984), i Yo La tengo pubblicano il loro sedicesimo album in studio che porta il bel titolo di Fade ovvero "dissolvenza". Il trio composto da Ira Kaplan (chitarra, piano, voce), Georgia Hubley (batteria, pianoforte, voce) e James McNew (basso, voce), non ha mai amato la luce dei riflettori dello show business e proprio per questo non hanno mai avuto un grande successo commerciale diventando quindi una band di culto. Tra le band più interessanti degli ultimi vent'anni, i Yo La…

Lucinda Williams - Where The Spirit Meets The Bone (2014)

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di Paolo Carù
Era da parecchio che attendevo il nuovo disco della Williams, da tre anni almeno, da Blessed, un signor disco. Blessed, a sua volta, veniva dopo due dischi, a mio parere, meno riusciti: West e, sopratutto, Little Honey. Down When The Spirit Meets The Bone è invece un bel disco, anzi un grande disco. Prima di tutto è doppio, ed è la prima volta che la Williams mette sul piatto 20 canzoni nuove, non lo aveva mai fatto. 20 canzoni, anzi 19, composte da lei. Di doppi ne aveva pubblicati due: il Live @ The Fillmore e l’edizione speciale di Blessed. Ma questa è la prima volta che la cantautrice pubblica 20 canzoni nuove di zecca. Una proposta ricca, piena di musica, gonfia di chitarre. Questo è un disco di chitarre in primo luogo perchè, oltre ai fidi Val McCallum, Greg Leisz e (in una sola canzone) Doug Pettibone, Lucinda ha chiamato a sé Tony Joe White, Bill Frisell, Jonathan Wilson e Stuart Mathis (chitarra nei Wallflowers di Jakob Dylan). E questo perchè le canzoni sono to…

Iggy Pop

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Lewis & Clarke - Triumvirate (2014)

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di Lorenzo Righetto
Arrangiamenti tenui ma di rara intensità avviluppano come colorati tentacoli fumosi le interpretazioni flebilmente accurate di “Triumvirate”, terzo Lp di Lewis & Clarke, progetto dietro al quale si cela la figura di Lou Rogai, americano della Pennsylvania, e che prende il nome dai carteggi avvenuti tra i due autori di letteratura fantastica/fantascientifica. Un disco imponente per lunghezza (circa 75 minuti di musica per dodici canzoni) ma anche per l’intensità emotiva delle sensazioni evocate, sposando le suggestioni di un folk d’avanguardia a un forte dinamismo, che anima le riflessioni di Rogai in quadri a tinte uggiose quanto forti di una realtà interiore trasfigurata dall’arte.
Una tensione al sublime che rimane la caratteristica più pregnante di “Triumvirate”, le corde vocali di Rogai che vibrano in un caldo crooning Eitzel-iano, gli strumenti che volteggiano nel sogno bucolico di un’anima lussureggiante (la title track). Nonostante il passo sempre cade…

Marlene Kuntz - Canzoni per un figlio (2012)

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The Wallflowers - Glad All Over (2012)

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di Silvano Bottaro
A sette anni dall' ultima loro pubblicazione "Rebel, Sweetheart", i Wallflowers tornano con una nuovo lavoro chiamato "Glad All Over", loro sesto album che segna una decade di esistenza o meglio, di permanenza, nel pianeta musicale.
I Wallflowers sono caratterizzati dalla presenza di Jakob Dylan, uno che di canzoni ne "mastica" qualcosa visto che, molto probabilmente, il DNA  gioca a suo favore. Ovviamente, l'essere un "songwriting" è nel sangue, i testi ne sono la testimonianza. Due brani del CD; "Misfits and Lovers" e il singolo "Reboot the Mission" sono caratterizzati dalla presenza di Mick Jones, una presenza determinante soprattutto nel secondo brano citato, dove il suono è praticamente riconoscibilissimo e riconducibile ad un grande e unico gruppo: i Clash. Il resto delle canzoni riportano il disco a un suono più familiare ai Wallflowers, un suono non certamente originalissimo ma comunque non man…

New Morning - Bob Dylan

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Nuovo Giorno
Senti quel gallo che canta
Un coniglio corre attraverso la strada
Sotto il ponte
Dove l'acqua scorre e passa
Così contento solo nel vederti sorridere
Sotto questo cielo blu
In questo mattino blu
In questo nuovo mattino
In questo nuovo mattino con te
Senti quel motore girare
Un'automobile passa lo steccato
Scende lungo la strada
Per un paio di miglia di campagna
Così contento solo nel vederti sorridere
Sotto questo cielo blu
In questo mattino blu
In questo nuovo mattino
In questo nuovo mattino con te
La notte è passata così in fretta
E' sempre così quando tu sei con me
Senti il sole come brilla
Una marmotta corre vicino al ruscello cosmico
Questo deve essere il giorno
Quando tutti i miei sogni si avverano
Così contento soltanto di vivere
Sotto il cielo blu
In questo nuovo mattino
In questo nuovo mattino con te

Grizzly Bear - Shields (2012)

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di Silvano Bottaro
Quarto album per questi "Orsi grigi", giovane band americana attiva dal 2004.
Dopo "Veckatimest", uscito nel 2009, album che ha avuto notevole successo di critica e di pubblico, i Grizzly si sono presi una pausa, un periodo non proprio di riposo visto che, nel frattempo, hanno avuto esperienze personali, "momenti" utili per capire cosa fare del proprio futuro o meglio cosa fare dei Grizzly Bear. Il risultato è questo Shields, una costola del precedente "Veckatimest", meno incisivo, ma più equilibrato. Dieci sono i brani presenti; scritti, suonati e cantati da tutti e quattro i musicisti del gruppo. Le sonorità si aggirano in territori indie-folk (come i precedenti) con qualche strizzatina d'occhio alla psichedelia e soprattutto al pop, senza però guastare. I brani registrati in presa diretta dimostrano una raggiunta maturità stilistica e sonora. Abbandonato un certo "sperimentalismo" presente nei dischi precedenti, …

The Chieftains

Fra le più famose istituzioni musicali irlandesi, i Chieftains vantano una carriera discografica che inizia nella prima parte degli anni '60, sempre nel nome della folk music variamente declinata. Anima e indiscusso leader del gruppo è Paddy Moloney (1938) già nei Ceoltoiri Cualann di Sean O'Riada, virtuoso delle "Uillean pipes" (cornamuse irlandesi) quanto profondo conoscitore della tradizione jig e reed d'Irlanda. La prima line-up del gruppo, fondato nel 1963 a Dublino, comprende oltre a Moloney, Sean Potts, Martin Fay, David Fallon, Mick Tubridy e Sean O'Riada.
Discografia e Wikipedia

Jackson Browne - Standing In The Breach (2014)

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di Andrea Mariano
Raffinato, delicato, un po' retrò.
Raffinato perché Jackson Browne è abile nel cesellare strutture semplici e ad impreziosirle con tocchi di classe tutt'altro che ampollosi o meramente manieristici, ma che anzi contribuiscono a tessere un'atmosfera avvolgente, appagante, in grado di far percepire come tutto, anche il più flebile accenno di bending, contribuisca e sia necessario per la perfetta riuscita di ogni singolo brano.
Delicato, perché anche nei movimenti più "coincitati" ("Leaving Winslow") non si viene scossi, ma invitati ed accompagnati ad aumentaree gentilmente il ritmo, o a tenere il tempo con un po' più di enfasi (la beatlesiana "If I Could Be Anywhere"), ma si ha sempre la sensazione di essere in un ambiene accogliente, familiare, ma non per questo monotono o sonnolento.
Un po' retrò perché Jackson Browne proviene da un ambiente completamente distaccato da quello odierno, dagli anni sessanta e settanta …

Ani DiFranco - Allergic To Water (2014)

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di Max Sannella
Da poco mamma, l’eterna ribelle di Buffalo, Ani DiFranco torna a far sentire la sua stupenda smania di essere contro, magari lo fa con un po di tacche in meno, un “anti” pensiero che in questo suo Allergic To Water è molto più ammorbidito dei precedenti lavori, ma questo non significa arrendevolezza solamente che l’artista americana si concede una riflessione interiore, See see see see, uno scandaglio nella sua interiorità soul, Tr’w, e un interesse per una bellezza quasi primitiva della vita, Genie, cose e terreni di gioco in cui DiFranco riversa poesia e viaggi mentali molto lontani dai frenetismi in cui l’abbiamo conosciuta, ora per lei la cosa preponderante è arrivare dentro gli ascolti in maniera confidenziale e col cuore in mano. Da sempre eroina femminista e portavoce delle battaglie contro il music business, la folk singer immagina un mondo a portata di donna semplice, di madre affascinatrice di consigli e forze quasi familiari, una tracklist ispirata e viaggia…

Lou Reed - Rock N'Roll Animal (1974)

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di M. Zambellini
Dopo l'incisione del concept album Berlin nel '73, una delle opere più impegnative e contraddittorie della sua carriera, Lou Reed pubblica Rock N'Roll Animal, primo album dal vivo nato dopo varie vicissitudini con il manager e produttore Dennis Katz.Disco spettacolare e strepitoso, la testimonianza di un periodo creativo che ha fatto sognare molti ma ha lasciato molte vittime sul campo, Rock N'Roll Animal è uno dei migliori live della storia del rock ed è una delle pietre milari degli anni '70 con quel sound duro e metallico, devastante nel ritmo, oscuro e trasgressivo nelle liriche. In scena c'è un Lou Reed quasi rasato a zero che gioca con mosse androgine e nervose a fare il cattivo maestro ed il principe dei bassifondi mentre la band suona col coltello tra i denti, sferragliando un rock newyorchese di grande potenza e feroci assoli di chitarre. Il set è incredibile, canzoni rese celebri dai Velvet Underground come Heroin, White Light/White Hea…

Sonic Youth

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Bob Dylan - Tempest (2012)

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di Silvano Bottaro
Ed eccolo ancora qui l'ultrasettantenne Bob Dylan, con il suo nuovo disco "Tempest", il trentacinquesimo, in uscita a cinquant'anni giusti dal suo primo album "Omonimo" datato 1962. Difficile poter valutare con precisione la portata dell'influenza che ha avuto il Dylan di quegli anni. I suoi pezzi divennero inni al di là della sua volontà. Blowin' in the wind, A hard rain, The times they are a changin', Mr. Tambourine man, furono i pezzi giusti al momento giusto. Quei  brani fecero più o meno l'effetto di un'esplosione di consapevolezza. Musicalmente ha spazzato via ogni stereotipo, cambiando continuamente direzione, affermando con determinazione di sentirsi soprattutto un artista libero di scrivere quello che più gli piaceva, sminuendo di molto l'aspetto rigorosamente militante della sua prima produzione. La sua storia si svolge tutta all'insegna di un continuo ciclo di morti e rinascite nel tempo. E' il pe…

Grace Slick (Jefferson Airplane), Teenset, 1969

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Soft Machine - Third (1970)

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di Silvano Bottaro
Con i primi due album, in cui l'influenza "situazionista" di Robert Wyatt era determinante, la formazione era giunta a rappresentare il movimento "underground" inglese alla pari con i Pink Floyd di Syd Barrett.
Nelle uscite successive, sotto la guida del tastierista Mike Ratledge, la musica viaggerà con decisione sempre maggiore verso lidi jazz-rock, sino a che il gruppo perderà ogni contatto con le proprie origini. "Third" è dunque l'attimo in cui le due anime della formazione, quella improvvisativa e psichedelica di Wyatt e quella da partiture scritte da Ratledge riescono per l'ultima volta a convincere. Al trio formato da Wyatt, Ratledge e dal bassista Hugh Hopper, genio dello strumento, si uniscono il sassofonista Elton Dean, i fiati di Lyn Dobson, Nick Evans e Jimmy Hastings ed il violino elettrico di Rab Spall.
La struttura dell'album, che usci doppio (vinile), è molto semplice: un brano per facciata. "Facelit"…

Sunshine Superman - Donovan

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Superman degli acidi


La luce del sole è entrata docemente attraverso la mia finestra, oggi
Avrei potuto andar fuori di testa facilmente, ma ho cambiato genere
Me la prenderò calma, ma so che fra poco
Tu sarai mia, lo so, lo faremo con stile
Perché me lo sono ficcato in testa che tu sarai mia.
Adesso te lo dirò
Ogni espediente possibile, bambina, tutto quello che riesco a trovare.


Superman o Lanterna Verde non possono nulla su di me
Posso fare la tartaruga e cercare le perle nel mare
Tu puoi startene seduta a pensare sul tuo trono di velluto
A tutti gli arcobaleni che puoi avere per te
Perché me lo sono ficcato in testa che tu sarai mia.
Adesso te lo dirò
Ogni espediente possibile, bambina, tutto quello che riesco a trovare.


Tutti si danno da fare per avere un po' di spazio
Quando dico che staremo bene credo che tu capisca
Ci fermammo su una spiaggia al tramonto, ti ricordi quando?
Conosco una spiaggia, bambina, che non finisce mai
Quando tu avrai deciso di essere per sempre mia
Hmm, hmm, hmm, hmm, hm…

Ry Cooder - Buena Vista Social Club (1997)

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di Silvano Bottaro
Anche se sono passati dieci anni dall'ultimo disco a suo nome "Get Rhythm", Ry Cooder non ha mai smesso di perseguire i propri interessi di musicista. Colonne sonore a parte, ha smesso da molto di pensare ai dischi in modo tradizionale. E' stanco, disilluso e scontento: non gli interessa più il mondo occidentale, la società consumistica, lo show biz in cui, per anni, ha cercato invano di fare "cultura".
Ry Cooder ama la musica, quella vera, incontaminata e pura e, oggi come oggi, non trova spazio in America: le case discografiche non sono interessate a dei prodotti alternativi di questo genere, non sono facili da vendere, non attraggono i giovincelli, non sono, radiofonicamente parlando, stimolanti. E lui sbattendosene altamente, ha continuato per la propria strada. Ha inciso con Ali Farka Toure il bellissimo "Talking Timbuktu", poi si è preso la sua bella pausa. Ha pensato e meditato a lungo, ed ha spostato i suoi interessi verso …

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