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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2017

Sticky Fingers - The Rolling Stones

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Il progetto grafico concepito da Andy Warhol è stato realizzato dal fotografo Billy Name sotto la supervisione di Craig Braun. Come modello fu scelto Joe Dallesandro, attore nei film di Warhol citato da Lou Reed in Walk on the Wild Side con il soprannome Little Joe. Nella versione LP di Sticky Fingers la cerniera era realmente apribile e celava all’interno la celeberrima Tongue & Lip disegnata da John Pasche. Per il mercato russo il package fu rivisto colorando la cerniera di giallo, facendo scomparire gli attributi maschili e marchiando il bottone dei jeans con falce e martello.

I vecchi Cowboy Junkies #8/9

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The slide (One soul now, 2004)
Questa sembra di nuovo una canzone di Black eyed man, ma erano già passati dodici anni. Tra le canzoni notturne dei Cowboy Junkies, e le loro canzoni più ottimiste, sta con le seconde. Quelle che “sto passando un brutto momento”, ma magari ci si può fare qualcosa. “Gesù, caro Gesù, se mi senti, puoi farmi parlare con tuo papà? Non riesco a capire perché il suo amore è così crudele e faticoso”.

The Jam

Paul Weller (1958) all'età di quattordici anni forma a Woking, sua città natale, un duo folk con Steve Brooks. Con l'ingresso di Rick Buckler e Dave Waller, il gruppo prende il nome The Jam, esibendosi in club locali come lo Sheerwater Young Club. Nel 1974 Waller lascia la band per dedicarsi alla poesia (morirà stroncato dall'eroina poco tempo dopo).
Discografia e Wikiepdia

La mia Classifica del 2017

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1) Omar Sosa and Seckou Keita – Transparent Water (Leggi)
2) The War On Drugs – A Deeper Understanding - (Leggi)
3) Arcade Fire - Everything Now (Leggi)
4) James Holden and The Animal Spirits – The Animal Spirits (Leggi)
5) Ryan Adams - Prisoner (Leggi)
6) Tedeschi Trucks Band – Live From The Fox Oakland (Leggi)
7) San Fermin - Belong (Leggi)
8) Overcoats - Young (Leggi)
9) Asgeir - Afterglow (Leggi)
10) Little Steven - Soulfire (Leggi)
11) Van Morrison – Roll With The Punches (Leggi)
12) Nadine Shah - Holiday Destination (Leggi)
13) Stu Larsen - Resolute (Leggi)
14) Steve Earle and The Dukes - So You Wannabe... (Leggi)
15) The Dream Syndicate – How Did I Find Myself Here (Leggi)
16) The National - Sleep Well Beast (Leggi)
17) Van Morrison - Versatile (Leggi)
18) Courtney Barnett and Kurt Vile – Lotta Sea Lice (Leggi)
19) Gregg Allman - Southern Blood (Leggi)
20) Michael Chapman - 50 (Leggi)
21) Conor Oberst - Salutations (Leggi)
22) Tinariwen - Elwan (Leggi)
23) Son Volt - Notes Of…

Joe Jackson

Originario di Burton-upon-Trent, Joe Jackson (1954) all'età di undici anni prende lezioni di violino, studia piano e composizione e a sedici si esibisce come musicista jazz in piccoli locali. Nel 1972 entra alla Royal Acadamy of Music di Londra per un corso di studi triennali di piano, percussione, composizione e orchestrazione, suonando con i Misty Set e nella National Youth Jazz Orchestra.
Discografia a Wikipedia

Carnegie Hall

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Eminem - The Marshall Mathers LP (2000)

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Nulla è cambiato, dai tempi di Elvis Presley (Eminem lo ammetterà apertamente, due anni dopo, in Without Me: « Sono il peggiore dopo Elvis Presley nel prendere la musica dei neri e usarla per diventare ricco»). La cultura hip hop (il rap e tutto quello che gli sta intorno) dà all'America — e al resto del mondo, che osserva affascinato e sgomento — la prima star bianca che arriva dalle periferie urbane pili degradate (da ogni punto di vista: Eminem, prima o poi, li racconterà tutti), e che piega un linguaggio musicale inventato dai neri ai propri fini, dando cosi vita a qualcosa di nuovo e di assolutamente contemporaneo. Ciò che accade intorno al ragazzo di Detroit è impressionante. Non tanto, non solo, per i milioni di dischi venduti, quanto per il processo di identificazione che lui scatena con una rappresentazione un po' caricaturale, un po' cinematografica, un po' teatrale del proprio malessere e del malessere che vede intorno a sé. Il titolo dell'album, il sec…

I vecchi Cowboy Junkies #7/9

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Thousand year prayer (Open, 2001)
Morbido e geniale consuntivo di due millenni: “ci siamo mangiati tutto quello che ci hai dato, il resto lo abbiamo buttato. Abbiamo intrappolato i tuoi fiumi, lastricato ogni via, tirato il cielo fino a strapparlo. Ma tu ti sei preso Jimi Hendrix, quindi siamo pari”.

Wilco - Yankee Hotel Foxtrot (2002)

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Non è un tipo facile, Jeff Tweedy da Belleville, Illinois: è difficile perfino capire se quelle emicranie fortissime, e le pasticche che prende di continuo per sopportarle, sono la causa o l'effetto collaterale di un malessere che si ritrova in molte delle canzoni del suo gruppo, i Wilco. Anche in Summerteeth, l'album del 1999 che ha dato una svolta al suo modo di far musica: lui e Jay Bennett, l'unico componente del gruppo che ha un ruolo quasi pari al suo, per realizzare quell' album hanno cominciato a sperimentare in studio, staccandosi sempre pili dal passato country punk, da quel suono elettrico eppure cosi vicino alle radici della musica americana che caratterizzava la loro storia, fino ad allora. Poi hanno collaborato con Billy Bragg per i due dischi Mermaid Avenue, ispirati da alcuni testi inediti di Woody Guthrie (anche li, i conflitti non sono mancati) e Tweedy ha iniziato a lavorare a un progetto collaterale chiamato Loose Fur con un musicista d'avangua…

Soundgarden, guida per principianti

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La recente scomparsa di Chris Cornell, storico membro dei Soundgarden (oltre che degli Audioslave e dei Temple of the Dog)—onorato dai fan con un commiato collettivo nel parco musicale da cui prese il nome la band—ha lasciato un grande vuoto all’interno del panorama del rock mondiale. I Soundgarden, infatti, sono stati fra i traghettatori del genere grunge che travolse il mondo della musica alla fine degli anni Ottanta.
Formatisi a Seattle—culla delle più famose band grunge—nel 1984, i Soundgarden sono probabilmente stati il gruppo della scena che più si è avvicinato alle sonorità hard rock classiche—insieme agli Alice In Chains—anche se strettamente legati al fenomeno alternativo di cui facevano parte.
Il nucleo originario da cui è nato il gruppo—gli Shemps—era attivo fin dal 1982, ma cambiò nome con l’arrivo del chitarrista Kim Thayil. Faceva parte di una serie di band d’avanguardia—come i Melvins, i Green River e gli Skin Yard—che componevano la scena musicale di Seattle.
Nel 1987…

Van Morrison - Versatile (2017)

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di Nello Pappalardo
Nell’arco di poco meno di un anno Van Morrison ha scodellato ben tre nuovi album. E fin qui non ci sarebbe da meravigliarsi, se non fosse che il settantaduenne songwriter irlandese ha confezionato altrettante leccornie sonore. Dopo “Keep Me Singing” e “Roll With The Punches”, ecco arrivare, a sorpresa, il trentasettesimo pezzo della sua discografia personale, “Versatile”. Ancora una volta, il Leone di Belfast ha realizzato un prodotto di altissima qualità, in una struttura che ripete il precedente: sei inediti griffati Van Morrison (nell’altro erano cinque) e dieci cover, standard jazzistici arcinoti pescati fra il meglio del meglio, per affermare la propria... versatilità. Il Nostro si rivela un magnifico crooner, degno di figurare fra i grandi interpreti con i quali si mette, oseremmo dire, in diretta concorrenza, nonostante la sua non sia una voce calda e ben impostata, ma talora risulta, per dirla con un ossimoro, perfettamente imperfetta (sin dagli ormai lont…

Alcune canzoni del 1977 #16/16

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“Jamming”, Bob Marley
Il più grande pezzo da concerto di Bob Marley, e uno dei suoi più celebri. Lui era già piuttosto famoso, ma con questo disco Exodus e i suoi singoli andò molto forte nel Regno Unito dove si era trasferito e in tutto il mondo, era venuto il tempo.

Alcune canzoni del 1977 #15/16

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“La vie en rose”, Grace Jones
Il terzo singolo del primo disco di Grace Jones, che prima era una modella con velleità di cantante e dopo divenne un fenomeno di glamour e stile anni Ottanta: la canzone era un vecchio classico di Edith Piaf, lei la infilò in un arrangiamento ballabile ma anche lounge prima della lounge, e andò benissimo.

Gorillaz - Gorillaz (2001)

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Qualcuno ha parlato di postmoderno? Di icone comunicative? Di situazionismo (società dello spettacolo come nuova forma di oppressione)? Di factory creativa? Di trip hop, reggae, dub, hip hop, rock'n'roll, punk rock? Di tutto ciò in unico album? Qualcuno ci ha provato, ma nessuno l'ha fatto meglio dei Gorillaz. Il loro segreto? Probabilmente quello di non essere un vero gruppo. Anzi, di non essere nemmeno del tutto umani. Di non esistere, insomma. La band nasce nel 1998, quando Damon Albarn, che di mestiere fa il cantante dei Blur, e Jamie Hewlett, che si guadagna da vivere creando storie a fumetti, vanno a vivere insieme. Nel loro appartamento londinese concepiscono una band composta da quattro individui disegnati a cui danno anche i nomi: Russel, Noodle, 2D e Murdoc. Non solo: i Gorillaz hanno anche una storia, paradossale e in fondo non troppo diversa da quelle raccontate nei comunicati stampa veri delle case discografiche. Soprattutto, i Gorillaz hanno un suono, che è …

Alcune canzoni del 1977 #14/16

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“Just the way you are”, Billy Joel
Forse la canzone più famosa di sempre delle tante canzoni di Billy Joel, diventata un po’ la sua “Yesterday”, suonata in milioni di piano bar e matrimoni, buona per convincerci tutti che il nostro amato/amata ci ama così come siamo, senza che dobbiamo fare grandi sforzi. A lui non è mai piaciuta tantissimo, anche perché dalla moglie per cui l’aveva scritta divorziò.

Coldplay - Parachutes (2000)

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Quando esce, nella seconda metà dell'anno 2000 (negli Usa, a novembre), nessuno si sottrae al gioco delle citazioni. Le recensione di «Rolling Stone», per esempio, mette in fila Radiohead, Verve, Travis, U2, Dave Matthews, i Pink Floyd di quando c'era ancora Roger Waters, per concludere infine che è Jeff Buckley il riferimento giusto, Il gruppo, che esiste da quattro anni ed è nato a Londra, come tutti gli esordienti ci tiene a far vedere quali sono i suoi punti di riferimento (anni dopo, diranno che avevano previsto fin dall'inizio le citazioni da parte dei critici di Radiohead e Jeff Buckley; le altre no). L'album comincia con una chitarra gentile e un invito (Don 't Panic) che contraddice le immagini di morte di cui il pezzo è disseminato. Chris Martin ha una voce angelica, che regge anche il falsetto. Il gruppo gli fa da spalla senza prevaricare, forse per via di una produzione attenta pili che altro a non farsi notare. Ma è ciò di cui questi anni 2000 che ini…

Alcune canzoni del 1977 #13/16

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“The passenger”, Iggy Pop
Iggy Pop ha due pezzoni, che sanno tutti: questo e “Lust for life”, scritta da David Bowie, ed entrambe uscirono nel disco Lust for life nel 1977. Divenne forse inopinatamente anche un pezzo da serate dance new wave e pogare, e la sigla di mille cose.

Neil Young & Promise Of The Real – The Visitor (2017)

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di Paolo Rolando Perino
Trump, presidente sui generis che ha spiazzato il mondo con la sua elezione e che continua a farlo con le sue uscite. Una delle sue gaffe è quando ha stretto la mano a Neil Young, del quale è sempre stato "amico e fan", dicendogli: "You're a great American". Perdoniamolo, ci si può dimenticare che sia canadese, ha trascorso 52 dei suoi 72 anni negli States. Young però rintuzza Trump a dovere in questo "The Visitor“: lo fa sin dall'opening track, nonchè singolo catturante, Already Great. "Farò di nuovo diventare grande l'America" dice Trump. No, non serve, l'America è già grande: "I'm canadian by the way, and I love the USA". E prosegue:“I love this way of life / The freedom to act and the freedom to say / You're the promised land / you're the helping hand / No wall / No ban / No fascist USA”. Parole chiare, non condivisibili da tutti. Politicamente Young è da sempre ondivago, in passato re…

I vecchi Cowboy Junkies #6/9

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Beneath the gate (Open, 2001)
A un certo punto, la monotonia diventa monotona. I Cowboy Junkies smisero di essere i pupilli della critica e i campioni dei loro fans. Proseguirono a fare canzoni e dischi alla loro maniera, con belle musiche e con la voce di Margo Timmins, ma era tutto già visto e sentito. Ignorarono il mondo, e il mondo li ignorò. A cercar bene, in quei dischi che continuarono a fare, si trovano però ancora delle cose.

Alcune canzoni del 1977 #12/16

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“Hotel California”, Eagles
Il disco uscì a dicembre del 1976, il singolo – il secondo – nel 1977: e arrivò al numero uno negli Stati Uniti. «Un reggae-rock spagnolo» lo definì Glenn Frey: «Volevamo fare qualcosa che somigliasse a quello che facevano gli Steely Dan e inventarci qualcosa di cinematografico, con testi più originali». La chitarra è tutto merito di Joe Walsh. Metafora di qualsiasi cosa: il successo, la droga, la follia. Somiglia assai a una precedente canzone dei Jethro Tull, “We used to know”. L’hotel sulla copertina del disco è il Beverly Hills Hotel, e non altri.

Beck - Odelay (1996)

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Beck si chiama David Campbell, è figlio di un musicista e un'artista. Suo nonno materno, con cui vive per un certo periodo in epoca adolescenziale, è un'artista del gruppo Fluxus, suo nonno paterno un pastore presbiteriano. Sua nonna è ebrea, lui è cresciuto in una famiglia che aderisce al culto di Scientology, che abbraccia lui stesso (come sua moglie, Marissa Ribisi, sorella dell'attore Giovanni). Un bel mix di religioni, talenti e punti di vista si agita dentro la vita di Beck, menestrello elettronico a cui il rock'n'roll del XXI secolo guarda con crescente attenzione e indefettibile speranza. Il tutto comincia nel 1994, quando il disc jockey di una radio universitaria lancia in California — e da li, nel mondo — le note sintetiche (però con steel guitar) di Loser. E un ritornello Sono un perdente, baby, perché non mi ammazzi ?») che diventa il sarcastico inno di una generazione. Beck è del 1970, di lui dicono che ama Bob Dylan e i Beastie Boys: l'affermazio…

Alcune canzoni del 1977 #11/16

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“Sir Duke”, Stevie Wonder
Il singolo uscì nel marzo 1977, tratto da un disco pubblicato ad autunno 1976, e arrivò al primo posto negli Stati Uniti e al secondo nel Regno Unito. “The king of all Sir Duke” è il grande jazzista Duke Ellington (“Sir Duke” è il nome di un suo disco del 1946).

Sephine Llo – I, Your Moon (2017)

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di Gianfranco Marmoro
C’è un costante flusso di malinconia mista a stupore in “I, Your Moon”, primo album di Josephine Lloyd-Wilson che fa seguito a un lontano Ep del 2014, ed è inarrestabile come l’avventurosa miscela di neoclassica, folk, pop ed elettronica, che la cantante e multistrumentista ha messo in piedi per uno degli affreschi sonori più ipnotici e suggestivi degli ultimi tempi. Sephine Llo (il suo attuale nome d’arte) ha mosso i suoi primi passi nel circuito della musica classica, ha infatti studiato piano, violino e canto conseguendo una laurea di primo livello presso il prestigioso corso Tonmeister dell’università del Surrey.
Dopo aver vinto alcuni premi come compositrice, ha lavorato anche come musicista nei famosi studi di Abbey Road, ed è durante questo periodo che ha sperimentato nuove sonorità, abbracciando la prospettiva dei field recording e introducendo strumenti poco usuali come il kora e il sanxian; i più attenti ricorderanno anche la sua presenza in alcuni bra…

Alcune canzoni del 1977 #10/16

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“Com’è profondo il mare”, Lucio Dalla
Non era una canzone che poteva competere in successi commerciali con altre in questa lista, nemmeno in Italia, ma rimase una delle cose più originali e influenti di quell’anno: “Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, dei linotipisti. Siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri e non abbiamo da mangiare” (nel disco c’era un’altra grande canzone di Dalla, “Quale allegria”, e la popolare “Disperato erotico stomp”).

Accadde oggi...

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1944: Nasce a Los Angeles, California, USA, Chris Hillman, bassista e mandolinista che ha militato nei Byrds, nei Flying Burrito Brothers e nei Manassas.
1944: Nasce a Inglewood, California, USA, Dennis Wilson. Con i fratelli Brian e Carl fa parte dei Beach Boys, dei quali è il batterista. Morirà annegato il 28 dicembre 1983.
1980: I Led Zeppelin annunciano il proprio scioglimento, conseguente alla morte del batterista John Bonham.
1993: Muore Frank Vincent Zappa, autore, compositore, chitarrista. Era nato a Baltimora, nel Maryland, USA, il 21 dicembre 1940
Fonte

James Holden & The Animal Spirits – The Animal Spirits (2017)

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di Giuliano Delli Paoli
James Holden ha viaggiato parecchio negli ultimi anni, sostando qui e là alla ricerca della vocazione spirituale perfetta. A catturare la sua attenzione è stato soprattutto il Marocco, con il suo bel carico di tradizioni antichissime. Un viaggio che lo ha segnato al punto da deviare la propria musica verso qualcosa di ulteriormente “altro”, in particolar modo se raffrontiamo questa sua nuova avventura sonora ai patchwork elettronici cuciti con tanta parsimonia in passato. Dunque, niente più frattaglie minimali, tentazioni spaziali, vocazioni acide. E via anche buona parte dei rimandi kraut e del sudiciume elettronico ad alto amperaggio ascoltato nell’accecante “The Inheritors”, con l’uomo nelle vesti del pifferaio magico alla continua ricerca di una possibile congiunzione astrale tra passo e presente. Per di più, il producer inglese sembra aver messo momentaneamente da parte anche le tentazioni annusate mediante la collaborazione con Luke Abbott nell’ottimo “Ou…

John De Leo - Vago Svanendo

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È ora di cominciare a capire, a prendere confidenza con le parole. Non dico con la Parola, non col Verbo, ma con le parole; invece il linguaggio vi fotte. Vi trafora. Vi trapassa e voi non ve ne accorgete. Voi sputate su Einstein, voi sputate sul miglior Freud, sull'aldilà dei principi di piacere; voi impugnate e applaudite l'ovvio, ne avete fatto una minchia di questo ovvio, in cambio della vostra. Ma io non vi sfido: non vi vedo!
Carmelo Bene

Alcune canzoni del 1977 #9/16

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“Cocaine”, Eric Clapton
L’aveva scritta e pubblicata J.J.Cale nel 1976, ma quella che poi è rimasta è la versione di Eric Clapton nel suo disco Slowhand del 1977 (e la versione dal vivo nel doppio Just one night). Uno dei più grandi pezzi rock da concerto della storia. Clapton ha sostenuto che fosse sottilmente contro la cocaina, ma non è che si capisse benissimo, quindi in più occasioni ha evitato di suonarla, per un po’.

Moby - Play (1999)

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Qualcuno se lo ricorda per GO, che nel 1991 rimescola con un certo successo i suoni della colonna sonora di Twin Peaks. Poi, di lui si sono perse le tracce. Come il suo antenato, che omaggia obliquamente nel nome d'arte (Hermann Melville, autore di Moby Dick), Moby è un intellettuale newyorkese dai saldi principî e dalle granitiche convinzioni. E vegano, non mangia né indossa prodotti di origine animale. Campiona senza limiti e registra in casa, in uno stanzino che è tutto ciò di cui ha bisogno per realizzare i suoi dischi. Con Play, mette a frutto un colpo di genio: i suoi campionamenti sono presi da canti della tradizione americana, quasi tutti pescati nella raccolta storica dello Smithsonian Institute. Il che lo libera dal vincolo della richiesta di liberatoria ad autori e interpreti e al tempo stesso dà al suo stile una profondità di accenti che i suoni sintetici della modernità non possono avere. In tal modo, non ha neppure bisogno di cantare (non è esattamente la sua specia…

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