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The Kinks - Arthur (Or The Decline And Fall Of The British Empire) (1969)

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A Muswell Hill, in un sobborgo settentrionale di Londra, nel 1963 nasce un gruppo rock: Lo formano i fratelli Davies, Raymond per tutti Ray e Dave, il bassista Peter Quaife e Robert Wace, che cercava di cantare ma ben presto si scoprì più abile a cercare locali dove suonare, e divenne il loro manager. Alla batteria dopo alcune audizioni arrivò Mick Avory. Scelsero un nome particolare, The Kinks (in riferimento a kinky, gli stravaganti) e prodotti dal talent scout Shel Talmy pubblicano la cover di Long Tall Sally e You Still Want Me, primo brano autografo, che vende secondo la leggenda 127 copie. Senza scoraggiarsi, dopo una tournee con gli Hollies, Davies piazza il primo di una serie di brani favolosi, che diventeranno iconici: You Really Got Me esce solo pochi mesi dopo, arriva al N°1 in classifica, mettendo in campo la classe del gruppo che inizierà a influenzare intere di generazioni di musicisti: beat, rock, una scrittura delicata ma attenta alle contraddizioni sociali e senza pel...

Gli alfieri della British invasion

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  Il rock poetico dei Kinks racconta un’Inghilterra idealizzata e forse mai esistita Di tutte le band inglesi dei medi anni Sessanta, quelle che collettivamente vengono ricordate come gli alfieri della “British invasion” negli Stati Uniti, i Kinks sono sicuramente quella più vicina, e inseparabile, dal concetto di “British”. Non che gli altri non lo fossero, ma il loro amore per il blues americano, e la voglia di spaziare su tutti i topici a disposizione (includendo anticonformismo, rabbia e rivolta), li rendevano meno “nazionali”. I Kinks no, sono legati a doppio filo alla vita ordinaria inglese, dal thè ai pub, dalle scuole pubbliche al pudding e roast beef, a luoghi e quartieri londinesi ben precisi. È una direzione che la poetica di Ray Davies, principale autore e cantante, prende dopo qualche anno. All’inizio, diciamo dal 1964 al 1966, i singoli dei Kinks sono beat (così si chiamava allora), metallici, hard: il brano che li lancia, “You Really Got Me”, ha un riff di chitarra (...

The Kinks - The Village Green Preservation Society (1968)

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«Il fiasco piú celebrato di ogni tempo» è ciò che secondo Ray Davies è diventato con gli anni l'ottavo album della sua band, The Kinks, il primo ad avere un tema e la struttura tipica di un concept album. Il dunque, è una nostalgica (e ironica) rievocazione della vita nel pieno dell'Inghilterra preindustriale e campagnola: «Ridatemi i negozietti, le tazze di ceramica e la verginità», canta lui ed è impossibile non capire che si parla del passato piú che altro per prendere le distanze dal presente e immaginare un futuro diverso. L'elegia per la vita piú semplice e vera del mondo prima dell'avvento della televisione finisce poi per assomigliare maledettamente a un'esaltazione delle piccole gioie della vita borghese, "le buone cose  cose di pessimo gusto" che affollano i tinelli di provincia in ogni angolo del pianeta, Ce n'è abbastanza, insomma, per spiegarsi l'indifferenza generale suscitata da questo album, uscito in quello stesso 1968 in cui il...

E T I C H E T T E

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