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Violent Femmes - 3 (1989)

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di Silvano Bottaro Dopo due anni di silenzio, l'esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di "3". In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica. Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali. Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata. "3" ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all...

Violent Femmes

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di Vittorio I Violent Femmes, band dei primi anni Ottanta con Brian Ritchie, Victor DeLorenzo e Gordon Gano. Ecco storia e discografia del gruppo di Milwaukee… Si ritorna sui VIOLENT FEMMES. Dopo averli presentati anche a chi, ahiloro, non li aveva ancora conosciuti, si va di flashback. Primissimi anni Ottanta. STING ed altri soloni, fra cui diverse centinaia di giornalisti dimoranti anche alle nostre latitudini, dichiarano che “il rock è morto”. L’edonismo, che molti non sanno neppure cosa sia, diventa stile di vita. Fenomeni musicali come l’hip-hop e il rap dilagano per le radio, le quali, checchè ne dica LLCOOLJ, non se la passano benissimo, incalzate come sono dai nuovi programmi TV infarciti di video musicali. Cosa approfondiremo in questo articolo sui Violent Femmes: Introduzione Come sono nati i Violent Femmes L’esordio discografico Il secondo album dei Violent Femmes: Hallowed Ground The Blind Leading The Naked Lo scioglimento dei Violent Femmes Ad...

Violent Femmes - Violent Femmes (1983)

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Gli anni Ottanta sono belli tosti, nel 1982. Non si vedono vie d'uscita, se si guarda al mondo dalla ridotta del rock'n'roll. E il momento di fare qualcosa di assolutamente stupido. O geniale. Tipo fondare un trio acustico e portarlo in strada, e dalla strada in studio di registrazione senza cambiare nulla, e registrare un album intero senza avere uno straccio di contratto. Per di piú con un cantante (e autore di testi) di 18 anni, un ragazzino bassino che imita in tutto e per tutto Lou Reed. La leggenda dice che i tre fin dall'inizio si chiamano Violent Femmes, un nome che molti americani non sanno neppure pronunciare, altro che ricordare - hanno avuto la prima occasione la sera in cui, davanti al teatro in cui sono in programma i Pretenders, suonano per tirare su i soldi per il biglietto. La band di Chryssie Hynde li scopre, se ne innamora, li fa salire sul palco nel momento del bis. Non è difficile capire perché. Nel 1982 non c'è nessuno che suona la chitarra ...

Violent Femmes - Violent Femmes (1983)

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La variabile impazzita, l'eccentricità, la sorpresa che spiazza, che sfonda una porta. Senza bisogno di energia elettrica perché anche nel rock'n'roll esiste un'ecologia, un'idea di risparmio e di evitare sprechi inutili per cui il luogo comune less is more in questo caso è sacrosanto più che mai. Tanto è vero che quando uscì il primo disco delle Violent Femmes impazzirono tutti a cercare un riferimento, un modello a cui paragonare quel disco dalla meravigliosa copertina, un misto di innocenza e mistero, lo stesso che si sente nelle canzoni. Giocando tutte le carte possibili, dai Velvet Underground ai Modern Lovers, i tentativi furono infiniti, tutti giusti, nessuno corretto perché quella scheggia di puro genio era un bizzarro scherzo destinato a cambiare il corso della storia del rock'n'roll, mettendo in circolo il virus di un dubbio secondo il quale basta suonare sopra un catino rovesciato dal nome impossibile (tranceaphone) e tutta la prosopopea dell...

Violent Femmes - We Can Do Anything (2016)

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di Emanuele Brunetto Chi scrive di musica mai avrebbe pensato di poter nuovamente (o per la prima volta, nella stragrande maggioranza dei casi fra cui questo) riprendere in mano la penna per cimentarsi riguardo i Violent Femmes. Il loro silenzio, intervallato da sporadiche apparizioni dal vivo, sembrava di quelli senza via d’uscita. Invece lo scorso anno ecco “Happy New Year”, EP di quattro tracce licenziato in occasione del Record Store Day, mentre adesso è tempo del vero ritorno discografico per Gordon Gano e Brian Ritchie. I due, assoldato per le registrazioni l’ex Dresden Dolls Brian Viglione alla batteria (già sostituito da John Sparrow per i live in programma), escono con un disco che a partire dal titolo la dice lunga sulla percezione che i Violent Femmes hanno di se stessi: We Can Do Anything. Una convinzione dettata probabilmente da quell’aura mitologica che circonda la formazione americana fin dagli albori, da quel 1983 in cui pubblicavano il loro omonimo esordio dan...

E T I C H E T T E

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