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Visualizzazione dei post con l'etichetta nick cave

The Mercy Seat - Nick Cave and the Bad Seeds (1988)

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Con un suono che reinventa ogni stilema della musica popolare fino a trasformarlo in rimbombo, e con un'abilità nei testi da puro scrittore, Cave è il totem di chi chiede alla musica una rappresentazione vera, che può anche sfuggire alla benedizione evangelica del lieto fine e che contempla la tragedia, non solo la commedia. I suoi brani sono piccole maledizioni, raggruppano il senso della minaccia incombente e dell'immanente disastro che conferma il presagio. The Mercy Seat gioca su due registri antitetici: morte e benedizione, sacro e profano. La «mercy seat» è la sedia elettrica che aspetta l'io narrante, ma è anche il trono di Dio dell'Arca dell'alleanza, la cui costruzione fu ordinata a Mosè per dimostrare la potenza di Yahveh e la sua presenza in mezzo al popolo. Nick Cave cita il Vecchio Testamento, il Levitico e il Vangelo: «Occhio per occhio / dente per dente / ma io ho detto la verità / e non ho paura di morire». Cave ha dichiarato in un'intervista che...

Nick Cave And The Bad Seeds - Your Funeral... My Trial (1986)

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 C'è un sentimento comune nei dischi che hanno a che fare con Berlino: sono dischi che esprimono dei tormenti umani giganteschi, registrati dagli artisti in momenti cruciali della loro vita, spesso non solo artistica. Bowie quando decise di andare a Berlino per la sua trilogia (che per senso filologico dovrebbe essere una tetralogia, dato che fu il creatore anche di The Idiot di Iggy Pop) era nel pieno di una crisi creativa, di una dipendenza da droghe, autore di gaffe clamorose (una terribile in cui disse in una intervista: "In Inghilterra sarei potuto diventare Hitler. Non sarebbe stato difficile. I concerti erano così spaventosi che persino i giornali scrivevano: “Questa non è musica rock, questo è Hitler! Bisogna fare qualcosa!”. E avevano ragione. Era fantastico. In realtà… credo che sarei stato un gran bell’Hitler"). Una cosa simile avvenne dieci anni più tardi a Nick Cave. Conclusa l'esperienza con i Birthday Party nell'estate del 1983, decide di continuare...

Nick Cave & The Bad Seeds - Dig, Lazarus, Dig! (2008)

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di Silvano Bottaro Non vive certamente sugli allori il nostro Nick Cave se nel giro di dodici mesi riesce a pubblicare tre album. Dopo il progetto “Grinderman”, la colonna sonora di “The Assassination Of Jesse James”, è uscito poche settimane fa “Dig, Lazarus, Dig!” assieme ai suoi fedeli "Semi Cattivi". Tre dischi diversi uno dall’altro. Se l’estemporaneo “Grinderman” sembrava uscito dall’atmosfera che si crea in una serata tra amici in cui l’alcol fa da padrone, nella colonna sonora di “The assassination…”, Cave sembra smaltire i postumi della sbornia riposandosi e rinunciando alle parole, ai suoi testi che invece in questo “Dig, Lazarus, Dig!” sono molto presenti, forse troppo. “Volevo fare un disco acustico però grezzo, dove tutti picchiassero sui loro strumenti anziché suonarli semplicemente. Tanti anni fa avevo già cercato una via del genere, ai tempi di Henry's Dream; ma il progetto mi era scappato di mano, era venuto un album troppo elettrico, troppo ro...

Nick Cave & The Bad Seeds - Wild God (2024)

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di Elena Raugei We’ve all had too much sorrow, now is the time for joy, afferma il “wild ghost”, il fantasmatico ragazzo dalle sneakers giganti, che agita il sonno di Nick Cave in “Joy”, il manifesto programmatico del nuovo album Wild God – registrato tra Provenza e Londra, pubblicato da Play It Again Sam – nonché il brano più esteso in scaletta, guidato da un enfatico corno francese. Il fantasma sarà ancora una volta quello di Arthur o dell’altro figlio perduto, Jethro?  I woke up this morning with the blues all around my head / I felt like someone in my family was dead. In ogni caso, Cave compie due step: dopo dischi che affrontavano più o meno coscientemente lo shock del lutto e la sua visionaria elaborazione, soprattutto nel capolavoro Ghosteen già pervaso da un immaginario fortemente biblico, cerca la grazia, cerca in maniera ricorrente mani che si intrecciano e slanci di felicità; dopo la reazione al lockdown pandemico del più crudo e materico CARNAGE, condiviso con il solo W...

Tupelo - Nick Cave and the Bad Seeds (1985)

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Parabole e rivisitazioni del Vecchio Testamento, apocalisse che si allarga nel tempo ed entra nello spazio del privato, piogge che scorrono come i fiumi e storie attraversano come lampi il grigiore della vita, morti violente che si insinuano rapide. Nick Cave, australiano di Melbourne, ha sempre innaffiato i suoi campi musicali con acque malate, oscure, ossessive, accompagnato da un gruppo fedele che nel nome moltiplica la voglia di crescere i fiori del male di vivere: Bad Seeds, "semi cattivi". Tupelo è un brano che paga i suoi tributi all'omonima canzone di John Lee Hooker e, per il " Looka yonder! Looka yonder!", iniziale, a Lead Belly (questa la grafia corretta voluta da Huddie William Ledbetter e riportata pure sulla sua tomba, anche se molti lo ricordano come Leadbelly). (M. Cotto - da Rock Therapy)

Nick Cave & Grinderman - Omonimo (2007)

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di Silvano Bottaro Grinderman è un progetto, e come tale ha una sua precisa identità. I brani che compongono l’album hanno la peculiarità di essere “essenziali”, scarni, meno arrangiati del Cave che conosciamo degli ultimi anni, infatti ci riportano il “nostro” agli esordi, anche se in forma più morbida. I Grinderman, oltre a Cave alla voce, chitarra e piano sono: Warren Ellis al violino e chitarra acustica, Jim Sclavunos batteria e percussioni, Martyn Casey al basso. I disco spazia in tre momenti particolari; quello della TENSIONE ELETTRICA come la rabbiosa Get it on , la stridente Honey bee , la potente Love bomb , la essenziale Title track, per finire con la nevrotica e punk No pussy blues. Quello del BUIO TORMENTO come la psicadelica Elettric Alice , dell’oscura Don’t set me free , della seducente Decoration day , della decadente Go tell the women . Quello DOLCE RILASSATO come la lirica Rise , la poetica Man on the moon solo voce e piano, la superba Vortex , per fin...

Nick Cave & Warren Ellis - Australian Carnage - Live at the Sydney Opera House (2023)

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 di Cristiano Orlando e Alessio Belli Come ricordo, scelto per immortalare l'esperienza di un tour, Nick Cave e Warren Ellis optano per il gran finale giocato in casa, prendendo in prestito una terminologia sportiva. Il duo ormai inscindibile - sia nel percorso in and out i Bad Seeds, sia nella parallela carriera di compositori per il cinema - pubblica la carneficina australiana andata in scena alla Sydney Opera House, un appuntamento programmato su tre serate inserite nella tranche australiana della tournée, protrattasi lungo tutto il 2022. Se l'umore dei protagonisti appare divertito e l'atmosfera tendente all'euforia, il concerto assume spesso i connotati di una liturgia, date le tematiche e la dimensione sonora delle composizioni al centro di questo live, tratte quasi completamente dagli ultimi lavori di Cave, segnati da "Fede, speranza e carneficina", qui richiamando il titolo del libro pubblicato lo scorso anno dal Re Inchiostro con Seán O'Hagan. Bat...

Rings Of Saturn - Nick Cave & The Bad Seeds (2016)

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 di Gianluca Bindi La domenica la passava in casa, ormai da sette anni quasi. Aveva un soggiorno grande e areato, con un’ampia finestra che sporgeva dalla collina verso la città sottostante. Un tappeto polveroso e degli scaffali con libri; una poltrona. Durante quelle giornate leggeva circa un centinaio di pagine e fumava trenta sigarette, intervallate da sguardi al di là del vetro dalla durata indefinita. Staccò gli occhi dalla carta, prosciugando con vigore la sigaretta numero sedici. La spense nel portacenere e rilasciò catrame nell’aria. Lo sguardo poi si perse sui castagni dalle foglie imbrunite oltre la finestra. Una folata di vento fece dondolare l’altalena arrugginita in giardino. Nell’altra stanza un costante e ritmico respiro meccanico. Certe volte quei suoni sincopati lo spingevano a pensare più del necessario, cosa che evitava in maniera scientifica, respingendo tutto dentro il cofano ermetico della sua interiorità mai più scandagliata da quella notte. Certe volte, inve...

Nick Cave & The Bad Seeds - Push The Sky Away (2013)

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di Silvano Bottaro Nick cave è un Grande musicista, questo va detto subito, ad onor del vero. Va detto soprattutto come riparo da pareri contrastanti e come salvaguardia di un "patrimonio" musicale tra i più interessanti degli ultimi trent'anni. Bisogna ricordare infatti che il nostro Nick, tra "Boys Next Door", "Bad Seeds", "Grinderman", "Warren Ellis" e alcune colonne sonore, ha inciso ventisei dischi, quasi uno all'anno, mica bazzecole. Quindicesimo con i Bad Seeds, a cinque anni dall'ottimo Dig!!! Lazarus, Dig!!! (2008), Push the Sky Away è un disco tranquillo e riflessivo con una manciata di brani di ottimo livello. Se per certi aspetti (personalmente) mi ricorda quel capolavoro mai superato di The Good Son (1990), l'album vive di propria luce, di personale autonomia. Nelle nove canzoni che compongono il disco, Cave, indossando i panni del songwriter, riesce a trasmettere sensazioni intense, cariche di atmo...

Grinderman – Grinderman 2 (2010)

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di Silvano Bottaro Prosegue il progetto Grindermane dopo un primo disco ne esce un secondo che porta il titolo assai fantasioso di "2". Il lavoro non si discosta molto dal primo, il suono è più elettrico e chitarristico, del pianoforte neanche l’ombra. In quanto progetto, Grinderman è sperimentazione. Nelle nove canzoni Cave e soci sembrano cercare nuove forme sonore e frantumando la melodia in favore di schizzi punk, le canzoni diventano 'rumore', un rumore razionale sia chiaro, dove nulla è suonato a caso ma tutto appartiene ad un filo musicale ragionato. Il disco a molti potrà non piacere ma sarà solo per una questione di gusti e non di intelligenza. Cave rimane ancora un musicista e un interprete di prim'ordine e ancora una volta attraverso i Grinderman dimostra il suo essere ancora presente, per niente stanco ma ancora con molte cose da dire. 

The Weeping Song - Nick Cave and the bad Seeds (1990)

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The Weeping Song e tutto l'album che la contiene ( The Good Son ) sono appena meno devastanti, musicalmente, di quanto lo fossero i capitoli precedenti. No, solari no. Diciamo che Cave lascia l'uscio socchiuso sulla vita, mentre prima sbatteva la porta e non si curava di raccogliere le chiavi che cadevano a terra con fragore assordante. Cave avanza timido verso l'umanità, senza tuttavia mai rinunciare alla dark side . Indossa abiti lunghi da chansonnier, che porta una volta tanto, con disinvoltura da maudit . Dalla tasca fuoriescono i soliti pennarelli neri e speciali. Il ritornello si può cantare in coro, prima di capire che dietro quel canto dolente si nasconde il punto di non ritorno. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Nick Cave & The Bad Seeds - Kicking Against The Pricks (1986)

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di Silvano Bottaro Personaggio geniale e inquietante, provocatorio e imprevedibile Nick Cave, australiano di Melbourne ma cittadino Londinese è stato presente più volte in questo blog con 'The Good Son' del '90, nove canzoni di una bellezza disarmante, con il progetto 'Grinderman del 2007' e del 2010 e ancora con i Bad Seeds in 'Dig Lazarus, Dig!' del 2008. Kicking Against The Pricks è un album interamente composto di cover che percorre i sentieri della musica americana in modo quasi malato e angosciante. Il blues di John Lee Hooker ("I'm Gonna Kill That Woman"), il country di Johnny Cash ("The Singer"), l'hit hendrixiano ("Hey Joe"), il soul di Cooke ("Something's Gotten Hold Of My Heart"), il canto urbano di Lou Reed ("All Tomorrow's Parties") sono qui rimasticati e stravolti, quasi irriconoscibili. Con voce profonda e da brividi Cave conduce le sue personalissime rivisitazioni co...

Nick Cave & The Bad Seeds - The Good Son (1990)

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di Silvano Bottaro Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”. La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità. La bellezza dell’album è racchiusa nelle nove canzoni, dove non ci sono cadute di tono, anzi, tutto il disco è un continuo emozionante flusso sonoro, un alternarsi di ballate una più bella dell’altra. Proprio per questo le vediamo una ad una. Foi Na Cruz – Lenta ed inesorabile con ritornello in portoghese, splendido decadentismo sulle note di un amore che doveva essere e non è stato; non resta che sognare sulle magiche note...

Nick Cave & Warren Ellis – Carnage (2021)

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La prima volta che Nick Cave si è messo a parlare di ‘Carnage‘ è stato in chiusura a un post sul suo blog personale, ‘The Red Hand Flies‘, in cui rispondeva a un fan che gli aveva chiesto come stesse passando il lockdown: “Come promesso, sono andato in studio – con Warren – per fare un disco“. Una sorta di post-scriptum di rilevanza formalmente inferiore rispetto al resto della disquisizione, ma divenutane la parte più importante. Nonostante un album con i Boys Next Door, quattro con i Birthday Party, diciassette con i Bad Seeds e due con i Grinderman, un disco di Nick Cave fa sempre notizia. Con analoga sorpresa, giovedì scorso i fan del musicista e cantautore australiano hanno visto materializzarsi senza preavviso il nuovo LP del loro idolo, già pronto all’ascolto per intero sulle piattaforme streaming e accreditato – novità assoluta per un disco di canzoni – solo a sé stesso e all’amico Warren Ellis. “Sono giunto alla conclusione che sono essenzialmente ‘una cosa che va in tour’. C’...

Nick Cave And The Bad Seeds – Idiot Prayer [Nick Cave Alone At Alexandra Palace] (2020)

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di Tommaso Iannini Una preghiera si recita nel silenzio, nel raccoglimento, nella concentrazione. Nella solitudine. Quella dell’uomo al pianoforte – che un campo lungo, lunghissimo inquadra da lontano in copertina – è una performance-preghiera. Nick Cave, non ci sono i Bad Seeds, è solo con il suo pianoforte. Intorno, c’è il vuoto dell’Alexandra Palace. È una cornice emblematica, che è si visiva, sonora – non c’è traccia, banalmente, degli applausi che sentiremmo in un normale live – ma anche emotiva. La performance dal vivo alla West Hall del famoso palazzo vittoriano, in assenza di pubblico, pensata per la diffusione in streaming, è a modo suo un simbolo del distanziamento sociale obbligato di questi mesi. Il paradosso è che l’assenza dei rumori consueti permette quasi un’intimità all’ascolto – con il cantante, con la sua voce e con le note di artigianale perfezione dell’ormai celebre pianoforte Fazioli – inedita per un live album. Esperienza da cuffia o da visione in solitaria, però...

Nick Cave And The Bad Seeds – Ghosteen (2019)

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di Luca Montesi La rassegnazione è il senso ultimo di Ghosteen. “Everybody’s losing someone”, pronuncia con la gola quasi chiusa, Nick Cave, in Hollywood, ultimo brano del disco e scioglimento del sogno. La rassegnazione di una perdita estrema; la rassegnazione che non è possibile superare quel dolore, e forse neanche conviverci, “It’s a long way to find peace of mind, peace of mind”. Rassegnarsi che alla fine perdere un figlio è un avvenimento possibile, un qualcosa che può accadere e che accade a chiunque. Ma a che serve pensarci? A che serve cercare sollievo in una parabola buddhista su una linea di basso tribale? A niente, semplicemente. Nessun conforto. Come i cavalli incendiari di Bright Horses, meravigliosi animali luccicanti, simboli galoppanti di speranza, che si rivelano essere, al contrario, delle mere illusioni (“And horses are just horses”). Il percorso di Ghosteen è fatto proprio così: di costruzioni e distruzioni. Costruzioni sottilissime e trasparenti, fortement...

Nick Cave... dodici brani

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Nick Cave è un sacco di cose: cantautore, compositore, scrittore, sceneggiatore e attore. Con i Bad Seeds ha pubblicato quindici dischi e ne ha fatti altri due con il suo altro gruppo, i Grinderman, ma ha anche composto cinque colonne sonore, oltre a scrivere due romanzi, due raccolte di poesie, e tre sceneggiature. Ha recitato in otto film (di cui uno è Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders, dove compariva nella parte di se stesso). Nel 2000, tra le altre cose, ha vinto il Premio Tenco. Nick Cave and the Bad Seeds (1957,Wangaratta, Australia) Se lo trova la famiglia Addams, lo adotta. Magro, tetro, nero, con vocione lugubre e affascinante, piace parecchio alle ragazze e fa il cantautore australiano trapiantato prima a Berlino e poi in Inghilterra, ma anche il poeta e romanziere. Ha una band importante quasi quanto lui, i Bad Seeds. In giro nessuno sa una sua canzone, e nessuno mai la saprà. Però ne ha scritte, e belle: tutte molto lugubri. The mercy seat (Tender pre...

Nick cave

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Tutto Nick Cave in due giorni e 3D

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Prima il nuovo album, “Skeleton Tree”, e ora il film 3D “One More Time with Feeling”, nelle sale italiane per soli due giorni: domani e dopodomani (27/28 settembre). Lutto, processo creativo, l'indicibile umano: l'appuntamento è imperdibile Nella scena più forte del film di Andrew Dominik su Nick Cave One More Time with Feeling, la moglie Susie Bick regge un quadro che il figlio Arthur dipinse quando aveva 5 anni. Raffigura il luogo in cui il ragazzo sarebbe morto dieci anni dopo, precipitando dalla scogliera di Ovingdean, a Brighton. Lei, così superstiziosa, non si dà pace per avere scelto ai tempi una cornice nera. Sta in piedi, elegante e bellissima e fragile. Poggia il quadro sul tavolo e intanto lotta per trattenere le lacrime. Il marito sembra volere allungare la mano, poi la ritrae. Glielo leggi in faccia che vorrebbe far qualcosa, dire una parola, compiere un gesto, ma nulla può arginare quel dolore. Di fronte alla verità di questa scena svanisce l’idea che l’ult...

Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree (2016)

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di Alessandro Rossi Quando le allucinazioni cominciarono a farsi vivide, l’oscurità trasformò quel distacco dalla realtà in un baratro. “Where am I? Where am I?” sussurrò Arthur Cave agli amici presenti, prima di precipitare da una scogliera alta 60 piedi sotto l’effetto dell’LSD. Dove ci troviamo precisamente nel momento esatto in cui un evento catastrofico, come la tragica perdita di un figlio, comincia a scavarci dentro cambiandoci in qualcosa di sconosciuto? Quanto lontano ci trasporta il presente nel tentativo di farci mutare il nostro modello originale d’esistenza, verso una forma capace di sopportarne e comprenderne le asprezze? Nick Cave, padre di Arthur, questa domanda se l’era già posta tanti anni fa. Fu a causa di un buio passaggio adolescenziale caratterizzato della scomparsa del padre in un incidente stradale. Un evento che segnò pesantemente l’estetica oscura dell’artista australiano che con l’ultimo “Push The Sky Away” sembrava aver intrapreso la strada giusta v...

E T I C H E T T E

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