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Visualizzazione dei post da novembre, 2023

Flamin’ Groovies, Shake Some Action, 1976

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Se tutti sapessero la storia della band di oggi, ognuno di noi avrebbe un amico o un'amica a cui poter dire: hai fatto una cosa alla Flamin’ Groovies. Band fondamentale della scena di San Francisco, è stata per quasi tutta la loro pluridecennale carriera “la band sbagliata nel momento perfetto”, una serie di particolari coincidenze storiche che mal si allineavano al loro stile musicale, del tutto unico nel panorama della Bay Area degli anni ‘60 e ‘70. Perchè se gli altri stiravano il blues al limite dell’inverosimile, aggiungendo psichedelia, effetti, acido, qui il faro era la musica beat inglese, i Beatles e i Rolling Stones, ma anche i Kinks o i Lovin’ Spoonful, con 5-6 anni di ritardo rispetto al loro boom. Ma andiamo con ordine. Nascono come Chosen Few, nel 1965, e sono formati da Cyril Jordan (chitarrista), George Alexander (basso), Tim Lynch (chitarra e voce) e Roy Loney (chitarra e voce), a cui si aggiunge Roy Greco, batterista, cambiano nome in Lost & Found e suonano c

Van Morrison - Saint Dominic's Preview (1972)

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di Silvano Bottaro Van è stato estremamente geloso della sua vita privata. Si sà che in quest'anno il suo matrimonio entrò in crisi e presto giunse al divorzio. Come tutti i libri su Van raccontano, i dolori d'amore lo fecero tornare quello di Astral Weeks. D'altronde certe composizioni e certe esecuzioni non le puoi costruire a tavolino, devono venire da sole. Dal '72 al '74 Van calerà sul mercato un poker di capolavori, di cui questo è il primo. Tre lunghe composizioni, reminescenti quelle di Astral Weeks, dominano l'album. Rispetto a quel disco, il suono qui è più spoglio, poggiando su chitarre acustiche e piano. Questo ne diminuisce il carattere onirico e ne sottolinea quello drammatico. Il testo di "Listen to the Lion" è chiarissimo: l'autore, distrutto dalle pene d'amore, deve guardare nel profondo della sua anima, per ascoltare il leone che vi è racchiuso. Il leone gli dice che i suoi antenati lasciarono la Danimarca per incomincia

Blue Cheer - Vincebus Eruptum (1968)

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A San Francisco verso la seconda metà degli anni ‘60 successero delle cose che furono centrali nell’evoluzione della mitologia del rock. Tra i più famosi avvenimenti, ricordo che due DJ di San Francisco, Larry Miller e Tom Donahue, rispettivamente di due radio underground di Old Frisco (il nomignolo di San Francisco), la KMPX e la KSAN, iniziano a trasmettere i nuovi brani acid rock senza porsi problemi di formato, programmando i brani non dai singoli ma dagli album, addirittura trasmettendo registrazioni che non apparivano nemmeno sui dischi. In pratica il DJ diviene protagonista attivo della promozione musicale, e non mero “riproduttore” di dinamiche promotrici delle case editrici, ridefinendo, almeno per un certo periodo, integralmente la struttura dell'industria discografica americana, stimolando la nascita di emittenti radiofoniche dello stesso tipo in tutto il paese; analogo successo ebbero i primi show che oggi definiremmo multimediali, i più famosi erano i "light show&

One Adam One - Where Do I Begin (2023)

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di Remo Ricaldone Dietro al nome One Adam One si celano due veterani della scena roots-rock di St. Louis, Missouri, Adam Reichmann e Todd Schnitzer, fin dagli anni novanta frontmen dei Nadine, interessante band che fece parlare di se per la freschezza della proposta, purtroppo rimasta a livello di culto soprattutto nel midwest. Ora i due ci riprovano debuttando con questo ep che mostra quanto la loro poetica sia intrigante ed evocativa e meriti senz’altro un ascolto attento da parte di coloro che apprezzano ‘americana’ e suoni alternative country. “Where Do I Begin” unisce alt-country a certi suoni roots di Tom Petty e Big Star con inevitabili innesti pop e una ricerca melodica di qualità, abbandonandosi a volte ad un ‘indie folk’ dai toni pastello. Solo cinque brani che però riescono a mettere a fuoco una vena che non si è esaurita con gli anni ma che ora riemerge con bravura iniziando proprio dalla title-track “Where Do I Begin” giocata su atmosfere acustiche quasi ‘younghiane’ che

Enzo Avitabile

Enzo Avitabile, nato a Napoli nel 1955, dopo essersi diplomato in flauto presso il conservatorio del capoluogo campano, ed essere in seguito passaato al sassofono, inizia a frequentare la scena musicale partenopea: giovanissimo, entra a far parte degli Showmen, formazione di cui fanno parte James Senese e Mario Musella. In seguito fa parte della progressive band Città Frontale. Discografia e Wikipedia

Have I Told You Lately - Van Morrison (1989)

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Si chiama Denis Rouvre. E' francese. Un giorno trova nel fustino del detersivo una macchina fotografica usa e getta. La prende in mano, la soppesa, sente quasi una scossa. Si mette a studiare, scopre Sebastiao Salgado, diventa un fotografo immenso. Vince tre volte il World Press Photo. Accetta di fotografare chiunque, star o sconosciuti, ma detta lui le condizioni, che sono quattro. La prima: lo shoot si fa una volta sola. La seconda: il tutto deve durare al massimo tre minuti. La terza: chi viene fotografato firma un foglio in cui accetta di vedere una sola fotografia, un solo scatto. La quarta: i soggetti non devono assolutamente sorridere, "devono parlarmi con gli occhi, non con la voce". (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Popol Vuh - Einsjäger und Siebenjäger (1974)

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Una delle figure più belle e importanti di tutta la musica europea degli ultimi 40 anni salì alla ribalta proprio con la musica cosmica tedesca. Aveva studiato pianoforte Florian Fricke, al conservatorio di Freiburg in Baviera; in seguito con l'amico Eberhard Schoener, anch'esso compositore e musicista fuori dagli schieramenti, si era interessato da prima al jazz e in seguito alla musica elettronica d'avanguardia. Erano gli anni della sperimentazione e Fricke nel frattempo faceva il critico cinematografico, altra sua grande passione, per grandi giornali come la Süddeutsche Zeitung e Der Spiegel, dove curava anche alcune pagine culturali. Ebbe così nel 1967 un incontro importantissimo per lui: Werner Herzog, che diventerà un immenso cineasta, gli fece fare una piccola parte in Lebenszeichen (Segni Di Vita del 1968, suo primo lungometraggio e girato anche in Italia, a Orgosolo in Sardegna). Nacque così un’amicizia che durerà tutta la vita di Fricke e che vedrà, nella seconda

Embryo - Rocksession (1973)

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Tra le meraviglie del rock cosmico tedesco, vorrei sottolineare un filone particolare, che certi filologi del rock chiamano Munich Style, caratterizzato dalla preminente, e all’epoca, innovativa commistione con il jazz nel loro rock, prendendo al balzo la palla scagliata in quella direzione da Miles Davis sin da In A Silent Way (1969). È definito Munich Style perchè furono i locali di quella città a essere teatro delle nuove sperimentazioni, e non come si può pensare perchè le band fossero tutte bavaresi. Anzi, proprio in questo filone in Germania furono attivi personaggi nemmeno tedeschi. Per fare una breve carrellata, tutto inizia con gli Xhol Caravan, che si fondano verso fine anni’60 per suonare musica soul con le cover di artisti americani, per poi virare con più decisione verso un suono jazz elettrico che fece breccia in molte band, oscure ai più e del tutto dimenticate, ma che grazie alle piattaforme di musica digitale regalano musica eccelsa e facilmente reperibile alla fruizio

Ali Farka Toure & Ry Cooder - Talking Timbuktu (1994)

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di Silvano Bottaro Un blues dal cuore della terra. Nel 1994 con la collaborazione di Ry Cooder grande “musa” musicale di tutti i tempi, esce questo Talking Timbuktu, e naturalmente come è immaginabile, per essere stato inserito tra i miei dischi preferiti, rimango deliziato. La cosa che viene subito alla luce è l’equilibrio che nasce dalla combinazione di due “mondi” diversi. Dove per mondi si intende non solo le provenienze naturali dei due musicisti, ma anche la loro diversità di esperienze, culture, vite e suoni. Il disco composto da dieci brani, crea un’atmosfera semplicemente magica e nota dopo nota avviene questo scambio sonoro. Qualunque sia lo strumento in evidenza, si ha modo di “respirare” la musica in una maniera lenta e profonda. Il terreno dove avviene questo scambio sonoro è il blues. E se pur non suonato con i soliti strumenti, la venatura malinconica rimane in evidenza. C’è un qualcosa che traspare dal disco che ricorda una ciclicità: l’amaro e il dolce, gl

Beirut - Hadsel (2023)

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di Piergiuseppe Lippolis Da Gallipoli a Hadsel corrono più di tremila chilometri. Dal tacco dello Stivale a una località immersa in un’isola poco più a nord del circolo polare artico, nel mar di Norvegia, ballano anche quattro anni: quelli di cui Zachary Francis Condon e la sua creatura, i Beirut, hanno avuto bisogno per compiere il viaggio, attraversando pure una pandemia. Beirut come la capitale del Libano, Beirut come il crocevia di culture e suoni e, di riflesso, manifesto artistico di una proposta musicale che dei suoni del mondo si nutre. La prima tappa del viaggio era stata “Gulag Orkestar”, nel 2006, che intendeva omaggiare l’Europa dell’Est, l’ultima quel “Gallipoli” per il quale Condon si era spinto fino al nostro profondo Sud, nel 2019. A novembre, e forse non è un caso, è arrivato il seguito “Gallipoli”, ma di quelle atmosfere rimane poco: l’esperienza musicale di “Hadsel” è diversa per climi e umori, ma conserva gli stilemi fondamentali di una proposta artistica ormai ben

The Rolling Stones - Hackney Diamonds (2023)

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di Giovanni Davoli La maggior parte di coloro che leggeranno questa recensione non erano nemmeno nati quando i Rolling Stones cominciarono la loro carriera (1962) e pubblicarono il loro primo album (1964). Quando cominciarono, il rock come genere non era ancora definito. Le pietre rotolanti, partendo dal blues e infilandoci un po’ di country e di rock’n roll, ebbero un ruolo essenziale nel fondare il rock, nutrirlo, renderlo grande e popolare. Seppero poi sopravvivere, fin dal 1978 (vedi il nostro Back in Time su “Some Girls”) quando il “classic rock” entrò in crisi, cavalcando e incorporando nel loro “rock’n roll” (come Keith Richards ha sempre voluto chiamarlo) le varie mode che passavano per le classifiche. Fino ad arrendersi di fronte a rap e hip-hop (“gente che mi urla addosso”, cit. Keith). Tuttavia, 60 anni dopo i Rolling Stones sono ancora qui tra di noi e danno alle stampe il loro 24mo (o 26mo, a seconda di cosa si conta) album in studio. Parte la batteria, con Mick Jagger che

Avion Travel

I casertani Avion Travel si formano nel 1980. La loro impostazione musicale orientata al rock, si contamina progressivamente con elementi di jazz e pop, evoluzione che li porta nel 1987 a vincere la manifestazione Sanremo Rock , parallela al festival della Canzone. Esce quell'anno il primo album, "Sorpassando", seguito nel 1988 da Perdo Tempo. Discografia e Wikipedia

If You See Her, Say Hello - Bob Dylan (1975)

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Una delle caratteristiche di Bob Dylan è sempre stata quella di catturare l'attimo, fotografare e intercettare un pensiero comune, fino a quel momento poco diffuso, e renderlo popolare e visibile a tutti. Il caso più eclatante è la bellissima copertina di The Freewhelin' Bob Dylan, che lo ritrae con la fidanzata Suze Rotolo a New York, all'angolo tra Jones e la Quarta: lei stretta stretta a lui, lui ancora sorridente, e dietro e accanto a loro sembra non esserci nulla, ma proprio nulla. La foto di due ragazzi innamorati che, in quello scorcio degli anni sessanta, al Greenwich Village, provavano a pensare diverso e a pensarsi diversi. Quello scatto opera di di Don Hunstein, influenzò migliaia di ragazzi che si identificarono in quell'abbraccio, in quel tenersi stretti, in quel credersi forse anche migliori di altri oppure, più semplicemente, liberi di sognare. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Amplifier - Amplifier (2005)

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Le scelte di Ottobre saranno legate ad un esperienza personale, cioè a gruppi che io ho scoperto durante un viaggio. Quello di oggi ha una storia davvero particolare. La folgorazione avvenne una sera di luglio in Scozia, in una delle infinite manifestazioni culturali legate all’Edinburgh International Festival. Tre ragazzi preparano su un piccolo palco batteria, basso e chitarra, con una pedaliera per la stessa mai vista così complicata e ricca, e si presentano:”Siamo gli Amplifier, e veniamo da Manchester”. E attaccano a suonare con tale potenza e tecnica che ne rimasi scioccato, quasi non credendo che quella potenza musicale fosse opera solo di tre ragazzi. Sel Balamir (chitarra e canto), Neil Mahony (basso) e Matt Brobin (batteria) formano il gruppo verso la fine degli anni ‘90 a Manchester, quando è finita la scia del Madchester sound che portò alla fama gli Stone Roses e i Charlatans, tra gli altri. Iniziano a suonare insieme alla fine degli anni ‘90, quando uno loro demo arriva a

Tangerine Dream - Alpha Centauri (1971)

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Le storie di musica sulle copertine cosmiche mi hanno spinto a creare una appendice, poiché uno dei più importanti movimenti musicali europei aveva a che fare con una dimensione cosmica. Dirò di più: quello che da fine anni ‘60 a fine anni ‘70 (per i filologi della storia rock, 1967-1977) movimento la musica rock tedesca è stato il più grandioso e interessante movimento musicale non anglofono, sia per la nazionalità sia per i riferimenti concettuali e culturali, della musica occidentale. Tanto che il Melody Maker nel 1972, nell’anno successivo alla sua “esplosione”, lo definì in maniera alquanto denigratoria krautrock. In verità, è con l'espressione tedesca Kosmische Musik che il produttore musicale e scrittore tedesco Rolf-Ulrich Kaiser nella sua Das buch der neuen Pop-Musik, del 1969, prima enciclopedia della musica pop mai scritta (pubblicato per la prima volta nel 1971 dalla Arnoldo Mondadori Editore con il titolo Guida alla Musica Pop) definì il fermento musico-culturale di qu

Cowboy Junkies - The Trinity Session (1988)

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di Silvano Bottaro Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins ; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso. The trinity session è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto ( Holy Trinity ) nel novembre del ’87. La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steel guitar , armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale. Il primo brano “ Minin for gold ” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “ Misguided angel ” leggermente più country , ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già

Pearl Jam, Binaural, 2000

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La decisione di scrivere di album cosmici dopo le foto, eccezionali, del nuovo telescopio spaziale James Webb si deve al fatto che per caso avevo ripreso in mano questo disco. In copertina infatti ha una foto, del 1996, dell’ormai leggendario telescopio Hubble, che è stato l’apripista delle meraviglie del Cosmo: la nebulosa Clessidra situata alla distanza di 8000 anni luce dalla Terra e fu scoperta da due scienziate americani tra la fine degli anni ‘10 e l’inizio degli anni ‘20 del 900, Annie Jump Cannon e Margaret W. Mayall. Fu con le foto di Hubble che se ne poté ammirare la straordinaria simmetria. I Pearl Jam scelsero questa foto, e anche altre scattate dalla Nasa con il telescopio nel libretto del disco, come copertina del loro sesto album in studio, del 2000. Sono passati solo 9 anni dal quell’esordio fragoroso e memorabile che fu Ten, che li fece scoprire al mondo, con la forza e la passione del loro rock. A distanza di così pochi anni, sono ben consapevoli di essere dei soprav

Robert Wyatt - Rock Bottom (1974)

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Ci sono dischi che scivolano via e si dimenticano dopo il primo ascolto, altri si possono considerare buone creazioni e altri ancora vere e proprie pietre miliari nella storia della musica. Poi ci sono i rarissimi casi di dischi che vanno oltre, rappresentando dei veri e propri viaggi per mente e orecchio. Sono ascolti che ti si attaccano addosso in maniera indelebile. L’album Rock Bottom di Robert Wyatt è uno di questi. Un viaggio negli abissi dell’oceano che cela simbolicamente il viaggio dentro noi stessi, alla scoperta degli angoli più bui dell’inconscio. Quegli angoli che Wyatt ha conosciuto bene dopo l’incidente che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Caduta accidentale o tentato suicidio? Chissà… ma non è questo che importa. Comunque sia andata, Robert è dovuto rinascere, inventandosi una nuova esistenza per vivere quella inaspettata condizione. La sua ricetta? Annullare completamente quello che era stato musicalmente e umanamente. Per vivere, ogni ricordo doveva essere canc

Arti & Mestieri

Nati a Torino nel 1973 dall'incontro tra Gigi Venegoni, Giovanni Vigliar, Arturo Vitale, il bassista Marco Gallesi, già ne Il sogno di Archimede, il batterista Furio Chirico, proveniente da The Trip e dal circuito jazz, e il tastierista Beppe Crovella, dai Mystics, gli Arti & Mestieri (arti è il nome originario) suscitano nel 1974 l'interesse di Gianni sassi (Cramps). Discografia e Wikipedia

I Heard It Through The Grapevine - Marvin Gaye (1968)

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Ci sono infiniti modi per raccontare il sipario strappato, il gioco più bello, rischioso e terribile del mondo, quello dell'amore, che termina perchè arriva qualcuno più forte di te a portare via Re, Regina e l'intera scacchiera. Marvin Gaye li sceglie tutti. Tutti i modi possibili. Ecco perché I Heard It Through The Grapevine è un capolavoro. Marvin racconta a quella che fino a ieri è stata la sua donna di aver sentito dire in giro ("Through The Grapevine" significa proprio questo) che la storia presto finirà, che forse è già finita. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Alan Sorrenti - Aria (1972)

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Se per diventare Figlio delle stelle deve attendere il 1977, Alan Sorrenti all’esordio è un alieno. Chi altri ha il coraggio di esordire con un disco che è un incrocio tra sperimentalismo vocale, folk, jazz, una venatura di psichedelia? Per giunta cantato in italiano. Certo la label Harvest alla ricerca di novità aiuta, come fare la spola dalla Gran Bretagna (il padre di Alan è napoletano, la madre gallese), dove il ragazzo è esposto al progressismo rock – più che al progressive tout court – come risultato delle correnti innovatrici sociali e musicali più disparate. L’Italia è un Paese in ritardo su tutto – in modo endemico dal Rinascimento in poi – e all’inizio dei ’70s il Festival di Sanremo è “la” cartina di tornasole che determina le sorti del mercato discografico popolare e dunque dei grandi numeri relativi. Ma ci sono sacche di resistenza: si cominciano a organizzare i festival pop alternativi, nascono le radio libere, i giornali musicali si interessano all’underground, i negozi

Sun Ra And His Arkestra - Jazz In Silhouette (1959)

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Per un mese di dischi “cosmici”, non potevo non parlare di questo musicista, per molti uno dei più grandi misteri della storia della musica occidentale, per altri ancora un pagliaccio, per la parte restante un genio. Effettivamente era complicato avvicinarsi ad un uomo che sosteneva di non essere nato sulla terra, ma di essere figlio dello Spazio, osteggiando questa sua idea non fornendo mai dati e conferme sulla sua identità. Fatto sta che Sun Ra, pseudonimo di Herman Poole Blount, dal 1952 Le Sony'r Ra, è uno dei personaggi più intriganti del jazz. La sua era un eccentricità che per molti versi fu perfino organizzata in una sorta di pensiero filosofico, l’Afrofuturismo, di cui è considerato uno dei padri spirituali, un movimento pacifista e multiculturale, che sosteneva la provenienza della gente afro-americana da un altro mondo e mischiava in dosi eccentriche la Cabala, i Rosacroce, il simbolismo egiziano e i nascenti movimenti di liberazione afro-americani. Ma nonostante tutto

E T I C H E T T E

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