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Visualizzazione dei post con l'etichetta 2015

Daughn Gibson - Carnation (2015)

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di Dafne D'Angelo Daughn Gibson è un artista di quel genere che fa sempre piacere ascoltare. Innovativo, naive e appartenente a un mondo quasi magico, per qualche aspetto riconducibile a David Bowie. Le prime note del brano d'apertura “Bled to Death” rivelano un'eleganza pacata che si riflette per l'intero ascolto di “Carnation”, album dall'impronta mistica a partire già dal titolo. Anni ottanta e una spruzzatina di “Depeche Mode” anche nella terza traccia del cd, “Shatter you through”, incredibilmente suggestiva e ricca. La timbrica calda e profonda ricorda il miglior Valo Ville di “Razorblade Romance” e l'elettrica elettronica proposta in una chiave pop-chic si rende adatta a qualsiasi tipo di ascolto. E' una grazia che non stanca mai quella di Gibson e che nel brano numero 4 dal titolo “For every bite” assume una raffinatezza leggermente inquietante che renderebbe la traccia indicatissima per la colonna sonora di una pellicola cinematografica, magari ...

Buffy Sainte-Marie - Power In The Blood (2015)

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di Mauro Eufrosini Il modo più semplice per provare a raccontare di questo Power In The Blood è far finta di credere che Buffy Sainte Marie sia, soltanto, una autrice e cantante. Di dimenticarci delle sue esperienze di artista multimediale e del suo impegno di pacifista e cooperatrice, a difesa e sostegno dei nativi americani, popolo al quale lei stessa appartiene. Ma anche così, pur essendo questo il modo più semplice, ridurre Power In The Blood alla sua sola dimensione fisica di album, non rende tuttavia semplice raccontarlo. Perché la multidimensionalità, artistica e strumentale, attraverso la quale Buffy Sainte Marie ha giocato l’intera sua esperienza di donna e artista Cree è, ancora una volta, la chiave, la sola possibile, per provare a decodificarlo. Power In The Blood sin dalla semplice scansione della scaletta dei 12 brani che lo compongono, si presenta paradigmatico dell’intero suo percorso di cantante e autrice. Non è certo per caso, infatti, che l’apertura sia ...

The Tallest Man On Earth - Dark Bird Is Home (2015)

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di Lorenzo Righetto Giudicare un nuovo album di Kristian Matsson è più complicato di quello che si immagina in partenza. Svanito l’"effetto sorpresa" delle sue composizioni emozionanti, volitive, rimane sempre il dubbio, da qualche parte in fondo alla testa: ma queste canzoni non le ho già sentite? Il flebile tentativo di arricchire i propri arrangiamenti, inevitabile dopo tre Lp suonati sostanzialmente chitarra e voce senza produzione, non cancella questa sensazione, ma ha comunque il pregio di dare respiro alla scrittura dello svedese, lasciando spazio a reintepretazioni più impressionistiche della sua musica (la title track), diminuendo l’effetto ormai claustrofobico dei suoi pezzi. Così questo “Dark Bird Is Home” è stato introdotto dal brano più prodotto e arrangiato della carriera di The Tallest Man On Earth, “Sagres”, il cui elemento più forte è appunto il tema d’archi, che si sostituisce a tutti gli effetti al ritornello del pezzo, per il resto di certo lont...

Surfer Blood - 1000 Palms (2015)

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di Daniele Russo Molto probabilmente, se fossi nato in Florida, in particolare a Palm Beach, in questo momento non sarei qui a scrivere né tantomeno passerei il mio tempo a recensire album o a fare musica. Rifacendomi a quell’immaginario collettivo che avvolge quasi tutti noi quando pensiamo alla Florida, a quest’ora sarei uno di quegli studenti dei college americani che abbiamo imparato ad apprezzare nei telefilm: perennemente in costume, con una lattina in mano e sempre pronto a fare surf. Per questo motivo apprezzo molto i Surfer Blood, ma solo per questo. Tre album in cinque anni non sono una cosa da tutti, soprattutto se si è giovani e si viene da Palm Beach! Per non parlare poi del fatto di aver cambiato tre etichette per altrettanti album, insomma: i ragazzi l’impegno ce lo mettono. Solo che, come direbbe la mia professoressa del liceo, “l’impegno non è tutto, ci vuole anche altro”. A cinque anni dal loro debutto, i Surfer tornano con 1000 Palms: un album che cerca di r...

San Fermin - Jackrabbit (2015)

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di Lorenzo Righetto Sembrava quasi il frutto di un’accurata ricerca scientifica, l’esordio di un paio di anni fa di Ellis Ludwig-Leone: una miscela dalla composizione studiata nei minimi dettagli ed eseguita mettendo insieme gli ingredienti in modo maniacale, quasi un prodotto di ingegneria genetica della musica popolare contemporanea, il suo compimento evolutivo. Musica popolare e colta, indipendente e mainstream, tutta riunita da un deus ex machina giovane e talentuoso, capace di trascinare e di immaginare un brano da Beyoncé in “Sonsick”, forse il migliore di quell’anno, quanto di farsi cantautore e interprete folk in “Methuselah”. In mezzo tanto i National, Sufjan Stevens, i Dirty Projectors quanto Philip Glass. Forse “era” fin troppo, “San Fermin”: ed è a questo che Ellis ha voluto mettere mano in questo secondo “Jackrabbit”, cercando un’identità sonora, non più mascherando il caos d’idee con un labile concept, come nell’esordio. Così, come nell’artwork, tutto il disco ...

Villagers - Darling Arithmetic (2015)

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di Lorenzo Righetto È difficile non pensare al passo evangelico del figliol prodigo nell’ascoltare il terzo disco di Conor O’Brien, per gli ascoltatori Villagers. Che si creda o no, non perché, dopo la bagarre elettronica e sopra le righe di “{Awayland}”, il cantautore irlandese è tornato a una strumentazione quasi del tutto “organica”, ma perché ha ritrovato quel tocco espressivo che sembrava perso, e in così poco tempo – come se Chris Martin avesse scritto “Mylo Xyloto” subito dopo “Parachutes”. Ma il mondo della musica è quasi per tutti accelerato, e così, forse, non è pensabile per un giovane artista ripetere pedissequamente non solo le sonorità, ma anche la scrittura dei pezzi, la cosa forse più personale che un cantautore può avere, da un disco all’altro. In tutto questo, “Darling Arithmetic” è solo apparentemente un ritorno alle origini, perché le atmosfere ma anche i riferimenti non sono gli stessi di “Becoming A Jackal” – semplicemente, non si tratta di un salto pinda...

Van Morrison - Duets: Re-Working The Catalogue (2015)

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di Fausto Gori Non è un mistero che i dischi del nuovo millennio, comunque sempre dignitosi, di “Van the Man”, oltre ad un paio di compilations, albums di covers e il nostalgico, storico live di Astral Weeks, siano scivolati progressivamente verso una stanchezza creativa che è andata di pari passo a quella fisica, palesata nei concerti degli ultimi anni (ridotti nei tempi per problemi di voce) e nelle dichiarazioni delle ultime interviste (non riesco più a fare tour, mi stanco troppo). Quindi con queste premesse, arrivato l`annuncio del progetto dei duetti (chiaramente con un occhio rivolto al mercato), pur rappresentando una delle figure più ammirate e rispettate del mondo della musica, il rischio di flop artistico non era poi un`ipotesi così remota. Ma andiamo in ordine. In concomitanza dei suoi settant`anni, in Van Morrison ha prevalso l`esigenza di fermarsi, di tirare le somme, di chiamare a se, dopo aver cullato le precedenti e intense esperienze (su tutti i duetti con John L...

Mark Knopfler - Tracker Released (2015)

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di Paolo Carù Tracker è l’ottavo album solista di Mark Knopfler. Ottavo, ma in una discografia abbastanza ampia che comprende, oltre ai dischi dei Dire Straits, almeno nove colonne sonore (e sta lavorando alla decima, per il film Altamira), collaborazioni con Emmylou Harris, Chet Atkins, Notting Hillbillies e varie produzioni. Un uomo tranquillo Mark, parla poco, ma agisce. Fa un disco ogni tot anni, quando ha le canzoni, non si scompone mai e la sua musica ha il marchio di fabbrica della sua voce quieta e della sua chitarra: infatti lui è uno dei pochi musicisti riconoscibili, sia attraverso il modo di cantare che quello di suonare. Tracker è in parte ispirato ai viaggi che ha fatto, ai posti dove è andato a suonare, con canzoni come Lights of Taormina o Silver Eagle, oppure anche a scrittori, come Beryl Bainbridge o Basil Bunting, con due canzoni che prendono il titolo dai nomi dei due scrittori. Un disco colto, intenso, lirico, profondo, che lentamente cresce dentro di noi, fac...

Ibeyi - Ibeyi (2015)

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di Mattia Villa Le gemelle franco-cubane Naomi e Lisa-Kaindé Díaz erano attese al varco in questo 2015, dopo che l’anno passato grazie all’Ep di debutto “Oya” si erano fatte conoscere e apprezzare quasi all’unanimità da tutti gli addetti ai lavori. L’uscita per XL Recordings, responsabile di alcuni dei maggiori trend musicali recenti (FKA Twigs, Jungle, East India Youth) altro non ha fatto che fungere da cassa di risonanza. Non che il duo ne avesse particolarmente bisogno: più o meno tutti i blog e siti musicali specializzati le avevano indicate come uno dei nomi di punta da tenere assolutamente d’occhio. Nate e cresciute a Parigi, le Ibeyi sono figlie del percussionista cubano Anga Díaz, membro del Buena Vista Social Club, scomparso quando le due avevano solo undici anni. La famiglia ha fornito loro i primi elementi per un’educazione artistica, in particolare la madre che le ha educate alla cultura Yoruba (una lingua parlata nell’Africa orientale e arrivata a Cuba oltre tre se...

S Carey - Supermoon (2015)

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di Gianfranco Marmoro Sean Carey, batterista improvvisamente scopertosi compositore, si è visto assalire da un’orda di critici, pronti a smantellare qualsiasi suo tentativo creativo, ma smessi i panni del songwriter e abbracciati quelli dell’impressionista sonoro, con “Range Of Light” ha trovato finalmente il coraggio di uscire dall’ombra di Bon Iver, ridefinendo il suo ruolo di outsider. Sarà per il tono austero frutto dei sui studi classici, o per quella tendenza al descrittivo quasi pittorico degli arrangiamenti, S. Carey resta un musicista per pochi eletti o per anime pronte a cedere alle emozioni più sotterranee e delicate, quelle prive di qualsiasi risvolto sociale o intellettuale. E’ lo stupore che si prova osservando lo stesso tramonto, l’ennesimo guizzo delle onde sulle rocce, o lo scroscio dell’acqua tra le chiome degli alberi, il vero universo del musicista americano, che rilegge alcune trame del suo passato discografico, in cerca di quella situazione sonora da ph...

Richard Thompson - Still (2015)

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di Salvatore Esposito Figura centrale per la nascita del folk-rock inglese e con alle spalle una discografia ormai corposissima, Richard Thompson, prosegue con entusiasmo e convinzione il proprio percorso artistico, animato da una curiosità febbrile nel ricercare sonorità nuove, dando alle stampe “Still”, disco nato dalla collaborazione artistica con Jeff Tweedy, il quale ne ha curato la produzione. Inciso lo scorso inverno nell’arco di nove giorni presso l’ormai celebre “Loft” di Chicago, fucina creativa dei Wilco, l’album raccoglie dodici brani (a cui si aggiungono i cinque brani inediti dell’Ep “Variations” dell’Edizione Deluxe) che nel loro insieme rappresentano un ulteriore piccola rivoluzione copernicana nella carriera del chitarrista e cantautore inglese, vedendolo rimettersi nuovamente in gioco, dopo la collaborazione con Buddy Miller in “Electric”. Rispetto proprio a quest’ultima la forte personalità di Thompson sembra quasi addomesticarsi nel confronto con Tweedy, e non ...

Neil Young + Promise Of The Real - The Monsanto Years (2015)

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di Paolo Carù Preceduto da feroci critiche ma anche da recensioni positive, il nuovo album di Neil Young non è certo un disco da buttare. L’inglese Mojo, che dà quattro stelle a cani e porci, gli affibbia uno striminzito due e mezzo, altri addirittura due stelle. Onestamente, dopo averlo ascoltato abbastanza velocemente (ne siamo venuti in possesso quando il numero di Luglio era già chiuso), non possiamo definire questo disco brutto, assolutamente no. Ci sono almeno quattro canzoni sopra la media, quindi belle e, anche se qualcuna ha un titolo bizzarro (su tutte A Rock Star Bucks A Coffee Shop) il mio giudizio è decisamente positivo. Neil Young è il solito treno in corsa. Se ne sbatte altamente e va contro tutti: media, corporation, la compagnia agrochimica Monsanto (che opera con biotecnologie agrarie e che, a detta di molti, sta rovinando l’America con gli OGM), Starbucks, Chevron, Wallmart. E, almeno a livello personale, non sono proprio in disaccordo con Young. Wallmart, a...

Heartless Bastards - Restless Ones (2015)

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di martchelo Il quinto album degli Heartless Bastards è uno splendido esempio di gruppo che gradualmente giunge a una completa maturità artistica. A differenza di band il cui talento emerge da subito in maniera più cristallina gli Heartless Bastards hanno dovuto fare parecchia strada per trovare la loro dimensione ideale dopo aver oscillato tra post-punk e country. Il gruppo guidato da Erika Wennerstrom e dalla sua voce bella, profonda ed espressiva con Restless Ones codifica un suono rock americano di stampo tradizionale con evidenti rimandi country ed un'energia di fondo convogliata attraverso strofe e ritornelli dalle dinamiche interessanti. E' l'equilibrio tra le componenti della band a colpire in Restless Ones, la qualità della scrittura, magari non geniale ma mai banale, sono l'intensità e la pulizia dell'esecuzione vocale a rapire la nostra attenzione. Gli Heartless Bastards ci regalano un ottimo album dal sapore classico: in un mondo ricco di inutili...

Dawes - All Your Favorite Bands (2015)

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di Blackswan La difficoltà di raccontare questo disco è che ogni cosa possa dire sui Dawes in parte è vera e in parte non lo è. A esempio, si potrebbe affermare con una certa sicumera che i Dawes non hanno fatto altro in tutta la vita che ascoltare i dischi di Jackson Browne (che peraltro ha suonato nel loro secondo disco in studio, Nothing Is Wrong) e che Late For The Sky sia il mantra salvifico che determina l'esistenza in vita della loro musica. Poi, dopo due o tre ascolti, ti rendi conto invece che il citazionismo avviene senza forzature, ma con la naturalezza di chi, da un lato, è riconoscente verso le proprie fonti di ispirazione, e, nel contempo, è anche consapevole di aver creato ormai un proprio, e ben definito, stile. Si potrebbe aggiungere poi che questo disco possiede un suono estremamente vintage, che ci riporta direttamente agli anni '70, Stati Uniti, versante californiano. Vero, ma non completamente: Things Happen, primo singolo tratto dall'album, non è s...

The Vaccines - English Graffiti (2015)

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di Fuori Posto Graffitismo: la pratica di disegnare immagini sul tessuto urbano. Si fa per lasciare il segno, per non rimanere nell’anonimato. Una manifestazione sociale e culturale diffusa in tutto il pianeta e che da sempre si pone al centro di una sottilissima linea che separa arte e vandalismo fine a se stesso. Un eterno conflitto che di certo non spetta a noi risolvere. La posizione dei The Vaccines è invece molto decisa a riguardo: Justin Young, il simpatico frontman del gruppo, sostiene che in un’epoca in cui l’uomo è in grado di comunicare con un’altra persona dall’altra parte del mondo così facilmente, spesso le parole dette risultano vuote e senza significato. A volte, quindi, è meglio affidarsi a parole ferme, solide, scritte sui muri: Graffiti (appunto). È proprio per questo che il terzo lavoro dei Vaccines s’intitola “English Graffiti“. Con quest’album oggetto della recensione di oggi, la band inglese cerca di confermare il successo ottenuto negli ultimi anni e il s...

Bill Fay - Who Is The Sender? (2015)

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di Ricardo Martillos Davvero sfortunata la storia musicale di Bill Fay. Dopo due ottimi dischi ad inizio degli anni settanta, "Bill Fay" e "Time of the last persecution", entrambi usciti per la Deram, è scomparso per lungo tempo dai radar per riapparire con l'avvento di internet e della rete. Se parliamo di musica certamente il web ha contribuito a riportare alla luce dei veri e propri gioielli nascosti. Quelli di Bill Fay appartengono a questa categoria ma, collezionisti e cultori di oscuri solisti folk a parte, furono pochi all'epoca del vinile quelli che tennero nella giusta considerazione i suoi primi lavori. La Dead Oceans ha avuto ottimo fiuto nel riportarlo alla luce tre anni fa, con il bellissimo "Life is people", a continuazione di varie antologie d'inediti e lost tracks. Come è già successo col disco di Ryley Walker, altro bravo artista della stessa etichetta, anche questo nuovo album di Bill è circolato liberamente in rete anche...

Torres - Sprinter (2015)

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di Simone Zagari Mackenzie Scott, Torres per gli amici, ha 24 anni, ma sulle spalle già un sontuosissimo debut (l’eponimo Torres) con cui ha contemporaneamente sfiorato il cuore e preso a pugni lo stomaco di molti, me compreso. Una chitarra, la leggenda vuole comprata dai genitori dopo molti sacrifici, e tante cose da dire con una voce tutt’altro che anonima. A distanza di due anni Torres si tinge i capelli di biondo ma la ricetta non cambia, e anzi si conferma pienamente in questo Sprinter grazie anche al contributo di personaggi quali Rob Ellis alla produzione e una band di supporto formata da Ian Oliver (già con PJ Harvey) e Adrian Utley (Portishead). Si parte con Strange Hellos, un inizio che potrebbe richiamare tranquillamente i lavori pregressi, ma che subito svolta in territori più grezzi e schietti: le chitarre sature creano climax, la voce emerge, la batteria si fa metronomo di stop and go che mozzano il fiato; fiato che alla Scott non manca date le grida strazianti i...

The Weather Station - Loyalty (2015)

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di Gianfranco Marmoro Che il profilo artistico di Tamara Lindeman fosse pregevole lo si capiva gia dalle buone frequentazioni della musicista canadese, le sue apparizioni negli album di Will Stratton e Barzin avevano stimolato l’attenzione di critica e pubblico, mettendo in luce un talento maturo e una ispirazione cristallina. The Weather Station sono la sua creatura discografica, dove si alternano amici e collaboratori diversi. Per il terzo capitolo, “Loyalty”, l’artista ha chiamato al suo fianco Afie Jurvanen e Robbie Lackritz (produttore gia di Feist), e ha scelto gli studi francesi La Frette per realizzare il suo album più intenso e ambizioso. Ispirato dall’arte di Mary Pratt, celebre per i suoi dettagliati e iper-realistici quadri di vita domestica, il nuovo progetto mette insieme una serie di canzoni simili a cristalli di ghiaccio che si sciolgono lentamente col tepore della voce di Tamara, sempre più simile a un sussurro o a un respiro, smuovendo i pensieri più recondit...

Dwight Yoakam - Second Hand Heart (2015)

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di Nicola Gervasini Ha ormai ritmi da scafato veterano che non deve più dimostrare nulla a nessuno la produzione discografica di Dwight Yoakam, incontrastato re della country music che conta in termini qualitativi (sebbene anche come vendite il nostro spesso compete con le big star più commerciali di Nashville, come ad esempio quell'Eric Church che lui stesso ha appena seguito come spalla in un lungo tour). Second Hand Heart arriva tre anni dopo 3 Pears, che già chiudeva un lunghissimo periodo di silenzio, portandoci quaranta minuti di puro Yoakam-sound, dopo le piccole deviazioni pop imposte dalla produzione di Beck nel lavoro precedente. Qui invece è impossibile ravvisare grandi novità nel sound , forse solo più rock-oriented del solito, ma senza dubbio siamo di fronte ad uno degli episodi più freschi, energici e pienamente riusciti della sua carriera. Yoakam non lesina sudore, sia quando lascia le chitarre a briglia sciolta per esaltare l'impatto di un brano perfett...

Mikal Cronin - MCIII (2015)

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di Salvatore Setola Non c’è niente di meno rock’n’roll della serenità, e Schopenhauer ha fatto più danni del proibizionismo. Quando scriveva che per condurre un’esistenza felice occorre abbandonare le passioni, i desideri e qualsiasi ambizione, praticamente stava affermando che la felicità non appartiene a questo mondo. Quindi tanto vale mettersi il cuore in pace e accontentarsi del suo surrogato sfigato: la serenità appunto. Grazie per la premurosa dritta, Arthur, ma se proprio dobbiamo viverla, questa cosa inspiegabile chiamata vita, allora vogliamo essere felici, non sereni. E non c’è niente di più rock’n’roll della felicità. Perché comporta il rischio dell’infelicità, il guasto di fallirla. Ecco, tra le insenature di quel guasto si inserisce Mikal Cronin con la sua musica fatta di malinconia gozzaniana per le rose non colte e slanci vitali che - quella malinconia - la inceneriscono sotto il sole di melodie power pop, chitarre basculanti surf-punk e una rabbia esistenziale (p...

E T I C H E T T E

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