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Faust - j US t (2014)

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di Gaspare Caliri È un pezzo che i Faust sono faustiani. Che non ci stupiscono. Probabilmente, dopo You Know Faust – dove c’era il beneficio del dubbio – niente è stato davvero memorabile, con qualche eccezione, evidentemente (Kundalini Tremolos nel peraltro evitabile C’est Com Com Complique, per esempio). In j US t – leggasi Just Us – lo fanno, ossia tornano a stupirci, per almeno due motivi. Anzitutto non travestono la siccità di idee con la leggerezza del semi-serio (atteggiamento che Peron e Diermaier condividono, meno l’ex collega Irmler). Just Us appare subito per quello che è: un disco duro, molto introverso. I Faust sono chiusi nel loro mondo, che cita le forme libere ma meccanizzate dei This Heat (80hz). Secondariamente, in tutto j US t si dà ampio spazio all’improvvisazione, alla forma metamorfica. Non manca di certo, come del resto in tutti gli ultimi dischi, la grande, maestosa e ingombrante persona/personalità di Zappi, che domina il disco con le percussioni. ...

Faust - Faust (1971)

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Probabilmente, è questo disco che descrive appieno l’idea di “strano” che mi è venuta in mente per le scelte di Gennaio. Siamo a fine anni ‘60: come ho raccontato qualche mese fa in un mese dedicato al kosmik rock, la Germania, soprattutto occidentale ma non solo, sfornò una serie di band creative che spostano il concetto di rock band ai limiti estremi di un certo percorso ideologico, a lambire l’avanguardia, la musica concreta e le sperimentazioni elettroniche. Eppure la band di oggi nasce con uno scopo ben più utilitaristico: Uwe Nettelbeck, critico musicale e cinematografico, produttore e agitatore culturale ha in mente di creare una band che possa inserirsi nel filone di successo e di “fama” delle prime grandi band del movimento, tra tutte Can e Kraftwerk. Mette insieme dei musicisti, per lo più autodidatti, per un ensemble la cui prima formazione era composta da: Hans Joachim Irmler all’organo e la parte elettronica, Zappi Diermaier alla batteria, Arnulf Meifert alle percussioni, ...

Faust – Fresh Air (2017)

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di Valeria Ferro Allons enfants de l'Anarchie, notre jour de jouir est arrivé! A tre anni di distanza dal mediocre "j US t", ritorna uno dei gruppi più iconoclastici del kraut-rock guidato da Zappi Diermaier e Jean-Hervé Péron. Lo fanno ancora sotto l'egida della Bureau B, etichetta indipendente tedesca che vanta nel suo arsenale altri reduci della stessa esperienza sperimentale anni Settanta come Karl Bartos (Kraftwerk) e Harald Grosskopf (Wallenstein, Cosmic Jokers), oltre a interessanti nomi emersi più recentemente come Michael Bundt e gli Ulan Bator. D'altra parte, la compagine degli "altri" Faust - guidati da Hans Irmler - sembra aver cessato attività dal profetico "Faust Is Last" (2010). Per chi non la conoscesse, la storia dei Faust inizia come una delle più grandi truffe che il rock ricordi: nel 1971 un tale di nome Uwe Nettelbeck si propone come produttore della band, riuscendo a far strappare ai Faust - senza neanche farli...

E T I C H E T T E

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