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Crosby, Stills, Nash & Young

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Emma Tricca – St. Peter (2018)

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di Nicola Gervasini
Mentre ascoltavo St. Peter di Emma Tricca immaginavo la sua label discografica impegnata in un divertente scherzo da primo di aprile, e cioè far uscire il disco spacciandolo per il lost-record di qualche oscura chanteuse folk inglese dei primi anni settanta, qualcosa come una attesissima ristampa di un disco noto solo ai collezionisti di vinile, con conseguente operazione di riscoperta sulla falsa riga di Vashti Bunyan, Linda Perhacs o Anne Briggs. Sono sicuro che in questo caso oggi non saremmo qui a dovervi convincere che una ragazza italiana possa davvero essere in grado di maneggiare una materia nobile quanto antica come il brit-folk con così tanta sicurezza, affrontando i vostri sguardi scettici (e li vedo anche al di qua dello schermo).
La biografia di Emma Tricca narra di incontri rivelatori con John Renbourn e Odetta e di un volontario esilio a Londra cercando un ambiente più consono alla sua musica, storie usuali quarant'anni fa, ma stavolta il tutto…

I locali che hanno fatto la storia della musica Rock

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Dai Fillmore di Bill Graham al CBGB. Dal Max’s al Whisky a Go Go, i templi del rock dove sarebbe stato bello trovarsi…
Quante volte abbiamo sognato di vivere in un’epoca diversa e di poter assistere dal vivo ad alcune esibizioni, ad alcuni concerti? Quante volte avremmo voluto trovarci sotto al palco per sentire quelli che erano gruppi emergenti e che poi sono diventati leggenda?
Fare la fila fuori i locali più cool per poi riuscire ad entrare?
Molti di quei luoghi hanno fatto da cornice agli esordi di importanti artisti della musica rock: Patti Smith, Iggy Pop, Lou Reed, Rolling Stones, The Doors, e tanti tantissimi altri.
Ma quali erano i locali più famosi, qual è stata la loro storia? Io avrei tanto voluto trovarmi lì…
Avrei voluto essere a San Francisco quando nel Fillmore Auditorium di Bill Graham si esibivano i Jefferson Airplane, The Grateful Dead, Jimi Hendrix, i Doors o Frank Zappa.
Quando i vignettisti più importanti dell’epoca (Moscoso, Griffin, e altri), espressione di qu…

Tom Rush – Voices (2018)

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di Marco Verdi
Tom Rush a 77 anni suonati non ha ancora perso la voglia di fare musica, anzi, è stato più attivo negli ultimi dieci anni che nei precedenti trenta. Grande cantautore, protagonista dell’età d’oro del folk revival degli anni sessanta e poi del folk-rock, ha attraversato quella decade in prima linea con una serie di dischi e canzoni che risultano belli ancora oggi (la sua No Regrets è giustamente considerata un classico, anche se i suoi album erano spesso suddivisi tra brani suoi e di altri. Dalla metà degli anni settanta fino al nuovo millennio Tom sembrava quasi essersi ritirato: pochi dischi e profilo bassissimo, fino al suo ritorno sulle scene nel 2009 con l’ottimo What I Know, seguito a distanza di quattro anni dal bellissimo live celebrativo 50 Years Of Music. Ora Tom torna tra noi con Voices, prodotto come What I Know dall’esperto Jim Rooney (80 anni, un altro giovanotto), ed il risultato è ancora meglio che nel lavoro di nove anni fa. Rush per la prima volta scriv…

Alcune canzoni del 1977 #16/16

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“Jamming”, Bob Marley
Il più grande pezzo da concerto di Bob Marley, e uno dei suoi più celebri. Lui era già piuttosto famoso, ma con questo disco Exodus e i suoi singoli andò molto forte nel Regno Unito dove si era trasferito e in tutto il mondo, era venuto il tempo.

Ben Howard – Noonday Dream (2018)

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di Valentina Natale
Ben Howard è un caso più unico che raro nel panorama folk inglese. Chitarrista dotato di una tecnica sopraffina capace di raggiungere un successo improvviso e inaspettato con una manciata di EP e due album (“Every Kingdom” e “I Forget Where We Were”) che sono riusciti a mettere d’accordo pubblico e critica, scalando a sorpresa le classifiche britanniche tra una nomination (al Mercury Prize) e un premio anzi due (i Brit Awards vinti nel 2013). Fatta la storia, Ben Howard avrebbe potuto dormire sonni tranquilli. Invece ha scelto di non accontentarsi.
Il ragazzino sorridente di “Every Kingdom” è cresciuto ormai ed è diventato più avventuroso. “Noonday Dream”, l’album numero tre uscito ad inizio giugno, è un lungo sogno ad occhi aperti registrato tra la Cornovaglia e il sud della Francia in cui Howard sembra voler allargare ulteriormente i suoi orizzonti musicali. L’etichetta folk è ormai riduttiva per un artista che cerca di ampliare gli stretti confini del genere, s…

Roger Waters

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Roger Waters at home, Islington, London, 1970. Photo by Barrie Wentzell

Alcune canzoni del 1977 #15/16

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“The passenger”, Iggy Pop
Iggy Pop ha due pezzoni, che sanno tutti: questo e “Lust for life”, scritta da David Bowie, ed entrambe uscirono nel disco Lust for life nel 1977. Divenne forse inopinatamente anche un pezzo da serate dance new wave e pogare, e la sigla di mille cose.

Bruce Springsteen - The River (1980)

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Il capolavoro di Bruce Springsteen con la E Street Band. Amaro, struggente, coraggioso, The River cristallizza un suono che poi diventerà un marchio, di più, uno stile e porterà Springsteen a confrontarsi con un tempo e con un'età sempre più difficili. La risposta è un doppio album la cui ricchezza di soluzioni, di composizioni e di ispirazioni (si va da Hank Williams, alla fonte di tutto, alla Band, da Bob Dylan agli Stones) è parallela all'uniformità del suono, alla qualità delle canzoni, alla perfezione di una visione ormai adulta, precisa, completa. Il songwriter e la rock'n'roll band, insieme e mai così grandi (almeno in studio di registrazione), l'inizio e la fine di una grande storia americana: The River è un diario a cuore aperto e le canzoni diventano, una dopo l'altra, le scene di una vita in bianco e nero a cui soltanto il rock'n'roll riesce a dare un senso. Vale la pena di riscoprire e riascoltare con rinnovata attenzione la seconda parte d…

Led Zeppelin, guida per principianti

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Ci sono pochi gruppi di cui dovresti conoscere la formazione a memoria. I Led Zeppelin sono uno di questi: Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham. Questi quattro musicisti, nel canto, nella chitarra, nel basso e nella batteria sono stati tra i migliori della storia del rock.
La loro grande intuizione è stata quella di rinnovare un genere che si stava lentamente esaurendo, il blues, in chiave hard, con uno stile più duro, più potente facendolo suonare fresco e nuovo.
Siamo alla fine degli anni ’60, precisamente 1969. Esce il loro primo album, il capolavoro Led Zeppelin I. Di questo album fanno parte molte canzoni non originali, cover di Willie Dixon e altri bluesmen. Ma a sentire le versioni dei Led Zeppelin si rimane esterrefatti. Niente prima di loro nella musica suona in quel modo. Basta sentire la meravigliosa “I Can’t Quit you Baby”, una canzone coverizzata spesso ma mai così:
La tecnica di tutti e quattro i musicisti permette loro di destreggiarsi con improvvisa…

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