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Bruce Springsteen - High Hopes (2014)

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di Silvano Bottaro Le pubblicazioni discografiche nell'ultimo decennio del Boss sono un susseguirsi altalenante di discrete e buone confezioni sonore. Con High Hopes, Springsteen si assesta su posizioni di tutto rispetto, anzi più che buone, ottime direi. Il rock è il suo disperato amore e lo interpreta con grande anima e passionalità e, alla faccia di tutti i suoi detrattori, prosegue imperterrito sulla sua linea ortodossa riuscendo a dare ancora ottime vibrazioni e feeling. A sessantaquattro anni, Bruce Springsteen ha imparato che "la vita ha i suoi paradossi", così come il rock'n'roll, che "porta con se una certa gioia, una felicità che è ciò per cui vale la pena vivere". Ma parla anche sempre di gelo e della solitudine che abbiamo dentro". In questo diciottesimo album in studio, riesce a farci stare dentro tutto, la felicità e la solitudine, l'oscurità ai bordi della città ma anche l'energia che trasforma i suoi concerti in q...

In boxer a sudare sul sassofono

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Altro che istinto, John è diventato Coltrane con l’esercizio matto e disperatissim o Come si diventa ciò che si è? Prima di diventare se stesso, John William Coltrane fu, in ordine sparso: orfano di padre e madre a dodici anni, marinaio a Pearl Harbor (registrò per la prima volta una session informale alle Hawaii), eroinomane, ottimo studente alle elementari e alle medie, studente svogliato alle superiori, e un ragazzo folgorato da Charlie Parker. E prima ancora, novant’anni fa, il 23 settembre 1926, fu soltanto un neonato nero come tanti altri – e che come tanti altri portava un marchio. Coltrane era un cognome di origine scozzese, appartenuto a una famiglia americana e, secondo l’uso all’epoca, trasmesso ai propri schiavi. Ma John fu anche il simbolo del modo in cui a una radice o a un destino ci si possa ribellare. Fin da adolescente amava restare solo con il suo strumento: un flicorno e un clarinetto prima, un sassofono poi. Le parole più ricorrenti nei ricordi degli ami...

Miles Davis - Bitches Brew (1970)

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  Tutti i dischi che ho raccontato fin qui sono per me importanti, nel senso che mi lega a loro ammirazione e piacere nell'ascoltarli e studiarli. Tra loro, ci sono molti che espandono a moltissimi quelle emozioni, divenendo dei classici riuscendo a raccontarsi ad una platea molto più grande. E poi ci sono dei dischi, uno sparuto gruppetto, che oltre a quell'emozione hanno un valore simbolico, storico e culturale maggiore perché sono dei momenti diversi, di spinta creativa differente. Il disco che oggi festeggia il numero 400 di questa rubrica è probabilmente l'apice di questo discorso, uno dei dischi, se non il disco, più controverso nel suo impatto culturale. Eppure mi ha sempre stupito il fatto che per la sua realizzazione ci siano volute solo 9 ore, in tre turni "sindacali" da 3 ore, tenute il 19,20,21 Agosto 1969 presso i leggendari studi di registrazione Columbia sulla 52.ma Strada a New York, edifici che un tempo avevano ospitato le aule della prestigiosa J...

Neil Young - After The Gold Rush

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Daughn Gibson - Carnation (2015)

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di Dafne D'Angelo Daughn Gibson è un artista di quel genere che fa sempre piacere ascoltare. Innovativo, naive e appartenente a un mondo quasi magico, per qualche aspetto riconducibile a David Bowie. Le prime note del brano d'apertura “Bled to Death” rivelano un'eleganza pacata che si riflette per l'intero ascolto di “Carnation”, album dall'impronta mistica a partire già dal titolo. Anni ottanta e una spruzzatina di “Depeche Mode” anche nella terza traccia del cd, “Shatter you through”, incredibilmente suggestiva e ricca. La timbrica calda e profonda ricorda il miglior Valo Ville di “Razorblade Romance” e l'elettrica elettronica proposta in una chiave pop-chic si rende adatta a qualsiasi tipo di ascolto. E' una grazia che non stanca mai quella di Gibson e che nel brano numero 4 dal titolo “For every bite” assume una raffinatezza leggermente inquietante che renderebbe la traccia indicatissima per la colonna sonora di una pellicola cinematografica, magari ...

CCCP, Guida per principianti

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CCCP Fedeli alla linea: la nascita del punk italiano Nei primi anni ’80 la musica italiana visse un profondo cambiamento, influenzato dal punk e dalla new wave inglese. La nuova ondata fu caratterizzata dall’assenza di melodie e testi graffianti, ma anche dall’uso della lingua italiana, utilizzata per la prima volta come mezzo di espressione. A valorizzare il tutto, la nascita delle cosiddette etichette indipendenti: la Contempo Records, l’IRA, la Kindergarten Records, l’Attack Punk, che contribuirono notevolmente alla diffusione di una nouvelle vague rock. Sono dei primi anni ‘80 gruppi indipendenti come: i Moda, Neon o Rats e band ancora attive come: Litfiba, Diaframma, Decibel (o meglio chi ne rimane, Enrico Ruggeri). In quel periodo nascono anche i CCCP Fedeli alla linea, originari della provincia di Reggio Emilia, considerati tra i più importanti esponenti della musica punk italiana. Tutto nasce da un incontro a Berlino tra Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, ris...

The Jesus And Mary Chain - Darklands (1987)

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di Silvano Bottaro Quando ascoltai per la prima volta i “ The Jesus And Mary Chain ” ebbi nei loro confronti un atteggiamento estremamente conservatore, lo stesso che manifestai - lo ammetto - nel ‘77 quando vennero fuori i Sex Pistols: che diamine - consideravo tra me e me - come si permettono questi sfacciati di bistrattare il vecchio rock di papà Elvis? Ripensandoci, ho commesso lo stesso imperdonabile errore: dietro a quell’atteggiamento cinico, come sovente accade, si nasconde il vero amore e l’atteggiamento giusto, in grado di “preservare la specie”; nel senso di rock, quello genuino e privo da qualsiasi contaminazione che non abbia bisogno di scaricare le proprie sensazioni, frustrazioni, urgenze. Dietro a quel rumore apparentemente “maleducato”, dunque, ecco la stoffa, il sincero e sentito bisogno di recitare la propria parte per il gusto di conservare l’attitudine, di non snaturare il vecchio significato di una musica adulta che rifiuta la maturità; il rock’n’roll, dunqu...

L’inarrivabile John Coltrane

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Per qualcuno è stato uno dei più grandi sassofonisti di sempre, per altri IL più grande: quelli a cui non bastava ci costruirono intorno una religione. John Coltrane cominciò a entrare nell’affollato giro del jazz di New York alla fine degli anni Quaranta, quando Charlie Parker era nel suo periodo migliore, ed era il leader indiscusso del be-bop, lo stile di jazz che si suonava allora nei locali della Cinquantaduesima strada di Manhattan. Coltrane cominciò presto a suonare con i migliori jazzisti del momento, da Miles Davis a Dizzy Gillespie, ma in quegli anni quando qualche gruppo aveva bisogno di uno che suonasse il sax tenore, il suo strumento, chiamava Sonny Rollins. Ci mise qualche anno, ma alla fine Coltrane gli rubò il posto: era la metà degli anni Cinquanta, Parker era morto e con lui il be-bop. Il jazz aveva iniziato a cambiare molto velocemente, e non c’era mai stato così tanto spazio per sperimentare: Coltrane ebbe la fortuna di raggiungere l’apice della sua breve...

Buffy Sainte-Marie - Power In The Blood (2015)

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di Mauro Eufrosini Il modo più semplice per provare a raccontare di questo Power In The Blood è far finta di credere che Buffy Sainte Marie sia, soltanto, una autrice e cantante. Di dimenticarci delle sue esperienze di artista multimediale e del suo impegno di pacifista e cooperatrice, a difesa e sostegno dei nativi americani, popolo al quale lei stessa appartiene. Ma anche così, pur essendo questo il modo più semplice, ridurre Power In The Blood alla sua sola dimensione fisica di album, non rende tuttavia semplice raccontarlo. Perché la multidimensionalità, artistica e strumentale, attraverso la quale Buffy Sainte Marie ha giocato l’intera sua esperienza di donna e artista Cree è, ancora una volta, la chiave, la sola possibile, per provare a decodificarlo. Power In The Blood sin dalla semplice scansione della scaletta dei 12 brani che lo compongono, si presenta paradigmatico dell’intero suo percorso di cantante e autrice. Non è certo per caso, infatti, che l’apertura sia ...

The Chieftains - Long Black Veil

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E T I C H E T T E

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