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The Avett Brothers - The Ballad of Love and Hate

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Sun Kil Moon – This Is My Dinner (2018)

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di Riccardo Gorone
La creatura di Mark Kozelek ha soppiantato da tempo Kozelek stesso. Una sorta di Golem ha inghiottito una personalità che era considerata tale proprio in relazione alle sue creazioni. Ma adesso, quel creatore è feticcio stesso della creatura, spoglie di un passato luminoso che orw brilla in una teca, come le reliquie sacre.
Ecco, di tutto questo feticismo che si è scatenato da “Benji” in poi, col passare del tempo, rimane forse la boria, lo spirito di esibizionismo che investe tutte quelle che sono state delle grandi figure (un personaggio diventa un mito, poi quel mito, da una parte vive di vita propria e dall’altra, soppianta e giustifica tutto ciò che fa quel personaggio dopo essere diventato mito, in un’inversione spesso pericolosa: l’effetto diventa causa e viceversa). Mi spiego meglio: se c’è stato il WOW generale che si è scatenato con l’uscita di “Benji” (perché quel disco è semplicemente WOW), purtroppo ci sono poi stati una serie di “ah…”, “mh”, “eh” con…

Art Blakey

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Francis Wolff Art Blakey’s A Night In Tunisia session, August 7, 1960. Arthur “Art” Blakey (October 11, 1919 – October 16, 1990)

John Coltrane - Guida per principianti

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L’unica rabbia che posso provare è verso di me, quando non riesco a suonare quello che voglio.
John Coltrane, per qualcuno, è stato il più grande musicista jazz della storia, l’ultimo gigante e il primo trasgressore. Sicuramente è stato un musicista straordinario, dalla parabola artistica rapida e bruciante. Caratterizzata, da un preciso momento in poi, da un’esplosione continua di idee e strade oscure e mai battute.
John William Coltrane nasce il 23 settembre 1926 ad Hamlet, nella Carolina del Nord. Il padre, che lo avvicina alla musica, muore quando il ragazzo ha 12 anni. Resta con la madre e la sua famiglia. Si trasferiscono a Filadelfia e John entra all’interno di una vivace scena musicale. La madre gli compra un sax soprano, anche se lui preferisce il tenore. Ma glielo avevano sconsigliato perché troppo difficile da suonare per “i ragazzini”.
Ha poco tempo per confrontarsi con gli altri musicisti, c’è la guerra. E si arruola in Marina. Trova uno spazio all’interno di una band. T…

Lonnie Holley – Mith (2018)

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di Ennio Bruno
Per chi non la conosce, la storia personale di Lonnie Hollie sembra uscita da un romanzo: nato a Birmingham, Alabama, nel 1950, quando era ancora in vigore le leggi segregazioniste "Jim Crow", “rapito” da una ballerina di burlesque offertasi di aiutare sua madre già impegnata da altri due bambini piccoli, all’età di quattro anni è venduto in cambio di una bottiglia di whisky, cambia diverse famiglie, finisce per due anni e mezzo in un riformatorio (in realtà un campo di schiavi), fa il cuoco specializzato in spaghetti al Disney World di Orlando, Florida, ritorna in Alabama e va a vivere ad Airport Hill, la collina vicino all’aeroporto di Atlanta, Georgia.
Una sera del 1979, mentre lui e sua sorella sono fuori, la casa prende fuoco e nell’incendio muoiono le due nipotine. Sconvolto, Holley decide di rendere loro omaggio con una scultura realizzata con materiali recuperati in una discarica, posizionandola sulla tomba delle due piccole. È la prima di numerose op…

Ciaran Lavery - Return To Form

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Nathan Bowles – Plainly Mistaken (2018)

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di Gianfranco Marmoro
Dopo aver oltrepassato i confini del folk e dopo essersi addentrato nelle oscure trame della sperimentazione, Nathan Bowles compie un ulteriore azzardo stilistico, assemblando una vera e propria band per il nuovo album “Plainly Mistaken”. Un deciso passo verso l’underground music (Nathan ha dichiarato di essersi ispirato ai Silver Apples), nonché l’ennesimo figlio alieno della tradizione americana, anche se l’accento ribelle è ininterrottamente in bilico tra irrequietudine e bonaccia.
Con il banjo costante protagonista, Bowles mette insieme l’album più strambo della sua carriera, alternando sublimazione esoterica a vivacità mondana, con una perizia stilistica encomiabile. “Plainly Mistaken” non è comunque l’album definitivo per il talentuoso musicista americano, la volontà di espandere l’assetto strumentale apre nuovi orizzonti e lascia un piacevole senso d’incompiuto, che schiude ulteriori porte all’immaginazione. Alla maniera di Jack Rose e Steve Gunn, l’ar…

Arctic Monkeys - AM (2013)

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L'opera presente sulla copertina dell'album "AM" della rock band britannica Arctic Monkeys pubblicato il 9 settembre 2013, è un disegno di una forma d'onda che ha a che fare con un concetto di fisica chiamato "modulazione di ampiezza", dall'analogo termine inglese Amplitude Modulation. Questa è una tecnica usata nelle telecomunicazioni per trasmettere informazioni utilizzando un segnale a radiofrequenza.

Marianne Faithfull – Negative Capability (2018)

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di Mariangela Macocco
Non ha certo bisogno di troppe presentazioni Marianne Faithfull: carriera pluridecennale, 21 album in studio all’attivo, fra cui alcune indiscusse pietre miliari nella storia della musica rock. Fidanzata storica del rocker più famoso del mondo, ovvero la pietra rotolante Mick Jagger, Marianne calca i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964 e potrebbe tranquillamente dormire sugli allori del successo passato. Invece, ancora una volta, ha deciso di sorprenderci con un album dalla bellezza folgorante. Negative Capability, questo il titolo, è costituito di 13 tracce che si dipanano per poco meno di un’ora. Registrato a Parigi con la collaborazione di Warren Ellis e Rob Ellis, il nuovo lavoro della musicista britannica comprende tracce nuove e classici rivisitati. Su tutto domina la voce sempre bellissima, divenuta grave di Marianne, che, sopravvissuta a perdite di persone care, malattie ed eventi più o meno infelici si ritrova oggi a meditare sull’inesorabilità de…

B.B. King

Figlio di due cantanti e nipote di un chitarrista, Riley King, viene avviato sin da bambino alla musica, in chiesa prima, a scuola poi. Alla morte della madre, con la quale viveva dopo la separazione dei genitori, lascia la scuola e trova lavoro in una fattoria, ricongiugendosi poi con il padre verso la fine degli anni '30.
Discografia e Wikipedia

The Smiths - Girlfriend In a Coma

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Charlie Haden & Brad Mehldau – Long Ago & Far Away (2018)

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di Luca Casarotti
Il 5 novembre 2007, il pianista Brad Mehldau e il contrabbassista Charlie Haden si esibiscono per la prima volta in duo alla Christuskirche di Mannheim, in Germania, in occasione dell'Enjoy Jazz Festival. A undici anni di distanza, la storica etichetta discografica Impulse! pubblica ora la registrazione di quel concerto, con il titolo Long Ago and Far Away.
Dopo Alone Together (Blue Note 1997), An Other Shade of Blue (Blue Note 1999) e Live at Birdland (ECM 2011), questo è dunque il quarto disco che documenta la collaborazione dal vivo dei due musicisti. Ma è il primo a uscire dopo la morte di Charlie Haden, scomparso l'11 luglio 2014. Ed è pure il primo in cui Haden e Mehldau non sono affiancati da Lee Konitz, presenza costante negli altri tre: solo nel Live at Birdland la formazione si allargava invece al quartetto, con l'aggiunta di Paul Motian alla batteria. Quindi il ruolo dello strumento di canto è tutto nelle mani di Mehldau. Questo comporta una p…

Chick Corea and Gary Burton

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Chick Corea and Gary Burton, c.1972.

Daughters – You Won’t Get What You Want (2018)

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di Massimo Quarti
Quando ho messo su “You Won’t Get What You Want” dei Daughters pensavo di aver messo su per errore “Skeleton Tree” di Nick Cave, infatti inizia con la stessa nota continua e distorta; mi son bastati poi in realtà due secondi per capire che non avevo sbagliato file e che mi trovavo in un’altra zona della disperazione, quella dove volutamente manca la poesia. Perché non vi è poesia nei nostri incubi peggiori ma solo flash, immagini terrificanti di città vuote, capelli che si muovono e acqua stantia.
Questa sensazione di smarrimento si fa più frenetica tanto da raggiungere stati di panico, come quando si perde il senso dell’orientamento al buio e non si hanno punti di riferimento per ritrovarsi. Sin dal titolo, distruggendo la speranza Stonesiana per cui “non otterrai sempre ciò che vuoi” i Daughters ci schiacciano con un granitico “Non otterrai ciò che vuoi”, non ci sperare neanche!
Nel comporre affreschi disturbanti, i Daughters sono molto bravi, con “You Won’t Get W…

Tutto quello che devi sapere sugli Alt-J

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Questa è la storia di quattro amici universitari – Gwil Sainsbury (che nel 2014 lascia il gruppo), Joe Newman, Gus Unger-Hamilton e Thom Green – che decidono di mettere insieme la propria passione per la musica. In genere si sa, i panni sporchi si devono lavare a casa propria, ma in questo caso la lavanderia universitaria non poteva che essere più proficua: è proprio lì che Gus e Joe si sono incontrati per la prima volta.
Corre l’anno 2007, proprio durante il secondo anno di studio, quando Joe mostra a Gwil alcuni suoi brani nati dall’ispirazione del padre chitarrista e non solo, anche dall’aiutino fantasioso di alcuni allucinogeni di cui faceva uso. Le loro prime registrazioni sono state fatte nella camera da letto dell’ex bassista Gwil Sainsbury utilizzando GarageBand.
Inizialmente il nome della band doveva essere Daljit Dhaliwal, per poi passare a Films e infine a quello che tutti conoscono dopo che una band americana punk chiamata The Films aveva cominciato a creare confusione.
M…

Julia Holter – Aviary (2018)

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di Alberto Campo
Riferendosi al suo disco del 1982 The Dreaming, Kate Bush diceva: «È il mio album da "quella è diventata matta"». Potremmo dire forse lo stesso di Aviary, quinto lavoro della trentatreenne statunitense Julia Holter.
A condensarne l’attitudine irragionevole basterebbe l’incipit, “Turn the Light On”, un caotico vortice sonoro d’impronta massimalista: tratto iniziale di un cammino lungo un’ora e mezza. Non proprio un facile ascolto.
Per tentare di decifrarlo, proviamo ad andare con ordine. Il titolo, anzitutto: la “voliera” cui allude deriva – spiega l’interessata – da una frase inclusa in un racconto della scrittrice di origine libanese Etel Adnan, dove quel luogo è affollato da «uccelli che gridano». Habitat hitchcockiano riferito però ai giorni nostri, poiché – afferma lei – l’intenzione è descrivere «la cacofonia della mente in un mondo che si liquefa». Non si tratta di catastrofismo, comunque: in questa nuova Babele Julia Holter cerca la bellezza. E la tro…

Holy Water - Ed Prosek

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Sei grandi canzoni dei Jethro Tull

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Bourée 
(Stand up, 1969) Fa un po’ ridere, a sentirla ora, ma è una melodia memorabile. Era Bach, e loro ne fecero questo divertissement con divagazioni che passano dal progressive rock al quasi jazz.


Aqualung (Aqualung, 1971) “Tata-tata-ta… ttà!”. Sei minuti e mezzo, il loro pezzo più celebre. L’idea della canzone e del disco venne dalla foto di un barbone scattata da Jennie, la moglie di Ian Anderson, il quale voleva spiegare il casino di sentimenti di colpa, rimozione, paura e anche ammirazione, che lo avvolge alla vista di un senza tetto. Alla fine, però, l’immagine sulla copertina del disco che dovrebbe ritrarre il personaggio di Aqualung somiglia soprattutto ad Anderson stesso.



Wond’ring aloud 
(Aqualung, 1971) Poi sapevano fare anche delle canzoni normali, tranquille, voce e chitarra, e un po’ di pianoforte. Però dopo arriva qualche arco in sottofondo, e allora uno comincia a preoccuparsi, ma prima che sia troppo tardi la canzone finisce, neanche due minuti. Chissà cosa avevano, …

Counting Crows - August And Everything After (1993)

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La scelta delle piccole storie musicali che una volta alla settimana racconto in questo spazio non segue una traiettoria prestabilita. Eppure accade che si creino da sole delle prospettive molto interessanti che riguardano periodi musicali, stili, progetti degli stessi anni. Con l’album di oggi racconto un altro pezzetto della scena rock americana degli anni ‘90. Dominata dai ritmi, dall’icononografia e dalla potenza dei gruppi e dei personaggi del grunge, pochi altri riuscirono a ritagliarsi un pezzo di luce sul palcoscenico. Tra questi, il gruppo di oggi, i Counting Crows di Adam Duritz. Insieme al chitarrista David Bryson, inizia a strimpellare nelle caffetteria della Bay Area di San Francisco. Scelgono il nome Counting Crows dal verso di una filastrocca inglese, One Of Sorrow, che ha a che fare con la conta delle gazze ladre. I due all’inizio suonano solo acustico, poi con l’aumentare delle serate la line up si allarga ad un giro di pianisti, Matt Malley al basso, Charlie Gilling…

Glen Hansard - "Let Me In"

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Area - Arbeit macht frei (1973)

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di Silvano Bottaro
C'è ancora bisogno di commentare un'opera come questa?, di dire chi era ed è diventato per tutti i cultori della musica sperimentale, Demetrio Stratos? Io credo di si.
Basta ascoltare ArbeitMachtFrei, per capirlo.
Se pensiamo poi che un genio della sperimentazione musicale, un rivoluzionario dello "strumento-voce", ma soprattutto un uomo dotato di un'umanità fuori dal comune ci ha lasciati, lasciando un vuoto culturale, prima ancora che musicale, incolmabile, sono ancora più convinto del si.
ArbeitMachtFrei è una delle cose musicalmente più interessanti che si siano mai realizzate in Italia. Gli Area al di là di certe pretese social-politicizzate, sono il primo gruppo che nella nostra nazione si pone come obbiettivo l'avvicinamento di una grossa fetta di pubblico ad un tipo di musica nuova e non facilmente alla portata di tutti.
La struttura portante di questa opera è lo studente di architettura allora ventisettenne Demetrio Stratos, 7000 Hz …

Phoria - Saving Us A Riot

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Frontperson – Frontrunner (2018)

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di Gianfranco Marmoro
Matrimonio artistico inaspettato, quello tra Kathryn Calder (New Pornographers) e Mark Andrew Hamilton (Woodpigeon), nato da un incontro casuale tra i due musicisti avvenuto nei corridoi di uno studio di registrazione. Il progetto Frontperson mette a confronto due aspetti diversi del panorama musicale indie canadese: da una parte un collettivo pop che ha sfornato almeno un trittico di album adorabili, dall’altra un artista da anni relegato a uno status di cult-musician che gli sta decisamente stretto.
Non va dimenticato che nei New Pornographers militano personaggi la cui carriera solista è stata altrettanto interessante e stimolante (Neko Case, A.C. Newman, Daniel Bejar), ed è quindi naturale che otto lettori su dieci si chiederanno: Mark Andrew Hamilton, chi è costui? Se i New Pornographers si sono contraddistinti per una naturale attitudine al perfect-pop, i Woodpigeon sono sempre stati più inclini al dettaglio lirico e strumentale, autori di un folk-pop a vo…

Leonard Cohen

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Pixies, Guida per principianti

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Qualunque indie-rock band degli ultimi 20, 30 anni conosce i Pixies. Anche quella improvvisata, messa su da un tuo amico. La loro ispirazione si diffonde, inarrestabile, da anni. Senza avere intenzione di smettere.
Ma se tutti questi gruppi prendono le mosse dai Pixies, nessuno è mai riuscito a prendere il loro posto. Non ci sono riusciti neanche loro dopo lo scioglimento all’inizio degli anni ’90.
Si formano, intanto, nel 1986 a Boston dall’amicizia tra Joey Santiago e Charles Michael Kittridge Thompson IV. (Si erano conosciuti a Porto Rico.) Più avanti, quest’ultimo diventerà più semplicemente Black Francis. O Frank Black, a seconda dei progetti. Entrano poi nel gruppo Kim Deal, al basso, e David Lovering, alla batteria. Per trovare Kim mettono un annuncio. “Cercasi bassista appassionato di Hüsker Du e Peter Paul & Mary“. Si fa avanti la ragazza, anche se il basso non lo sa suonare.


Il nome della band viene scelto in modo punk. Si apre il dizionario a caso. Iniziano a suonare i…

Elvis Costello & The Imposters – Look Now (2018)

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di Lejla Cassia
Era il Giugno del 1986 quando Elvis Costello, recandosi al soundchek per le riprese del live al club londinese Ronnie Scott, in cui si sarebbe esibito quella stessa sera insieme a Chet Baker, Michel Graillier e Riccardo Del Fra, incontrò Van Morrison il quale surrealisticamente gli chiese se potesse partecipare alle prove. Morrison accettò cantando “Send In The Clowns”, con scarso apprezzamento da parte del trombettista statunitense che invece, già da tempo, si trovava in perfetta sintonia con lo stile di Costello. Chet Baker perse la vita in circostanze mai del tutto chiarite, il 13 Maggio di due anni dopo, mentre Patrick MacManus (vero nome del cantautore londinese) continuò la sua ascesa, tanto in solitaria quanto con i suoi innumerevoli progetti collaterali, diventando uno degli artisti più influenti del panorama mondiale post eighties.
Look Now, registrato tra Hollywood, NYC e Vancouver, arriva a cinque anni di distanza dal progetto collaborativo Wise Up Ghost ed…

Hindi Zahra - Imik Si Mik live

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Kurt Vile – Bottle It In (2018)

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di Riccardo Zagaglia
«Sotto la maschera di una placida o bonaria indifferenza nasconde un’astuzia vigile e sottile». La definizione di sornione è il modo migliore per descrivere la personalità che traspare dalla musica, dalle parole, dalle interviste e dai videoclip di Kurt Vile. Impossibile non immaginarlo sulle strade di Philadelphia con il ghigno stampato in faccia mentre osserva, divertito, le amenità della vita. Padre di famiglia (lo vedete mentre fa le facce buffe alle figlie, vero?), a quasi 39 anni Kurt è un uomo arrivato, immerso nelle proprie passioni in modo genuino e incredibilmente umano. Eppure è sempre presente una sorta di irrequietudine di fondo, perché – pur mirando costantemente al relax cosmico – la mente dell’americano sembra non riuscire a fare a meno di raccogliere ogni minimo input esterno per dare linfa ad un perenne stream of consciousness confuso e tentacolare. In questo senso il passaggio «I was on the moon but more so, I was in the grass. So I was chilling…

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