Post

Syd Barrett

Biografia Roger Keith Barrett, conosciuto come Syd, chitarrista e leader dello storico gruppo dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, nasce a Cambridge (Inghilterra) il 6 gennaio 1946. Il primo approccio con la musica arriva all'età di 14 anni quando riesce a convincere la madre a comprargli una chitarra. Il soprannome 'Syd' deriva da un anziano musicista jazz di nome Sid Barrett che spesso andava a sentire in un locale della sua zona. Syd rimarrà sempre legato al jazz e al blues: all'inizio della carriera dei Pink Floyd nel repertorio della band vi sono proprio pezzi blues riarrangiati e resi irriconoscibili da lunghi virtuosismi improvvisati di cui Barrett è specialista. E' lui inoltre a scegliere il nome della band ispirandosi ai suoi due bluesman preferiti: Pink Anderson e Floyd Council. Il locale che porta la band al successo è l'UFO: qui iniziano a sperimentare il "Light Show" che diverrà parte fondamentale delle proprie esibizioni, fac...

The Chieftains & Ry Cooder - San Patricio (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro Per quanto riguarda la musica popolare, dal 1996 anno di uscita di quel meraviglioso disco che porta il nome di “Buena vista social club” niente è stato pubblicato di così bello e guarda caso anche in quel disco c’era la presenza di Cooder. In realtà non è un caso, nessuno meglio di lui sa raccogliere le radici storico musicali di un popolo. In questo disco il risultato è doppio visto che il suo collaboratore Paddy Moloney (leader dei Chieftains) è altresì un musicista sempre alla ricerca di perle sonore appartenenti al suo popolo d’Irlanda. Due mondi quindi, quello di Ry Cooder e una musica di base messicana e quello dei Chieftains con le loro ballate irlandesi, uniti per raccontare una storia che porta il nome di San Patricio, una guerra avvenuta nel 1846 tra messicani e americani alla quale parteciparono molti irlandesi. Il disco, che i due musicisti poco più che sessantenni hanno inciso, comprende diciannove brani. Tutte le canzoni sono ricche di sonorit...

Outsiders

Immagine
di Ernesto Assante L’artista, quello vero, non dovrebbe preoccuparsi d’altro che essere se stesso, di cantare e suonare quel che vuole, in barba alle classifiche, alle mode e, estremizzando, persino al pubblico. Negli ultimi anni, di certo negli ultimi venti anni, la parola artista è stata usata spesso a sproposito, nel campo della musica popolare. Tutti quelli che cantano e registrano musica su dischi o mp3 vengono, indistintamente, chiamati artisti, al di la delle motivazioni che li spingono a cantare, suonare o registrare musica. E’ artista l’intrattenitore, è artista il cantante, è artista il musicista, che invece andrebbero chiamati con i loro nomi, intrattenitori, musicisti e cantanti, professioni meravigliose, stimabili, essenziali per la nostra vita, e che possono consentire a chi le pratica di trasformarsi in artisti. Artista è il conduttore televisivo, artista è la soubrette che balla seminuda, artista è il rapper che maltratta le donne a parole e nei fatti, artista è il ...

Neil Young + Promise Of The Real - The Monsanto Years (2015)

Immagine
di Paolo Carù Preceduto da feroci critiche ma anche da recensioni positive, il nuovo album di Neil Young non è certo un disco da buttare. L’inglese Mojo, che dà quattro stelle a cani e porci, gli affibbia uno striminzito due e mezzo, altri addirittura due stelle. Onestamente, dopo averlo ascoltato abbastanza velocemente (ne siamo venuti in possesso quando il numero di Luglio era già chiuso), non possiamo definire questo disco brutto, assolutamente no. Ci sono almeno quattro canzoni sopra la media, quindi belle e, anche se qualcuna ha un titolo bizzarro (su tutte A Rock Star Bucks A Coffee Shop) il mio giudizio è decisamente positivo. Neil Young è il solito treno in corsa. Se ne sbatte altamente e va contro tutti: media, corporation, la compagnia agrochimica Monsanto (che opera con biotecnologie agrarie e che, a detta di molti, sta rovinando l’America con gli OGM), Starbucks, Chevron, Wallmart. E, almeno a livello personale, non sono proprio in disaccordo con Young. Wallmart, a...

Deep Purple - In Rock (1970)

Immagine

Heartless Bastards - Restless Ones (2015)

Immagine
di martchelo Il quinto album degli Heartless Bastards è uno splendido esempio di gruppo che gradualmente giunge a una completa maturità artistica. A differenza di band il cui talento emerge da subito in maniera più cristallina gli Heartless Bastards hanno dovuto fare parecchia strada per trovare la loro dimensione ideale dopo aver oscillato tra post-punk e country. Il gruppo guidato da Erika Wennerstrom e dalla sua voce bella, profonda ed espressiva con Restless Ones codifica un suono rock americano di stampo tradizionale con evidenti rimandi country ed un'energia di fondo convogliata attraverso strofe e ritornelli dalle dinamiche interessanti. E' l'equilibrio tra le componenti della band a colpire in Restless Ones, la qualità della scrittura, magari non geniale ma mai banale, sono l'intensità e la pulizia dell'esecuzione vocale a rapire la nostra attenzione. Gli Heartless Bastards ci regalano un ottimo album dal sapore classico: in un mondo ricco di inutili...

Joan Baez

Biografia Nata il 9 gennaio 1941 a Staten Island, New York, Joan Baez è la seconda di tre figlie di Albert Baez, un dottore in fisica, e di Joan Bridge, una donna di origini scozzesi figlia di ministro della chiesa episcopale e professore di drammaturgia emigrato negli Stati Uniti. L'attività professionale del padre come scienziato, ricercatore e consulente dell'Unesco, portò la famiglia Baez a numerosi spostamenti lungo tutto il continente americano, tanto che i Joan e i suoi fratelli spesero la prima parte del loro tempo nella piccola cittadina di Clarence Center, nei pressi di New York, e poi, dopo varie vicessitudini, a Redlands, in California. Fin da giovane la sua coscienza sociale a base di pacifismo e non violenza ed il suo amore per la musica sono piuttosto forti. Il battesimo musicale avviene ad una manifestazione per gli studenti delle scuole superiori, dove Joan ha modo di fare il suo debutto suonando con l'ukulele "Honey Love". Dopo quest...

Tedeschi Trucks Band - Future Soul (2026)

Immagine
di Matteo Bossi Era ipotizzabile che I Am The Moon si rivelasse un progetto spartiacque nella discografia della Tedeschi Trucks Band e per più di una ragione. Si trattava di una tetralogia con pochi precedenti per estensione e modalità di pubblicazione, che riusciva a tenere insieme, grazie alla rilettura del poema di Nezami, una musica stratificata e piena di tanti elementi diversi insiti nella loro musica, dal blues al gospel, passando per le componenti soul e orientali. Immaginavamo dunque che, per dare un seguito a quest’opera così particolare, avrebbero scelto di distaccarsene, imboccando un’altra direzione, fin dalla copertina. E il contrasto rispetto al precedente non poteva essere più netto. Laddove il tema lunare era declinato in evocativi chiaroscuri, ispirati alla storia di Layla e Majnun, per il nuovo lavoro, “Future Soul”(Fantasy), invece l’elaborazione grafica fumettistica vede Susan e Derek inseguiti da robot, dischi volanti e mostri. Ed è anche la prima volta, almeno da...

Lenny Kaye

Immagine
"L'America è la patria del rock'n'roll; e sebbene abbia dilagato per tutto il mondo, la natura di "crogiolo in cui tutto trova posto" di questa musica rimane specifica di una tipica promessa del Nuovo Mondo. Il rock'n'roll contiene i semi e i percorsi di innumerevoli musiche etniche, da cui attinge a piacimento indipendentemente dal loro segno - nero, bianco, verde o ben che sia. Ma, ancora, non importa quante derivazioni, genealogiche riuscivano a estrapolare da quel genitore che chiamiamo rock; esso continua a rimanere un'invenzione alla Frankenstein, disposta a saccheggiare il recente passato tanto quanto ad abbracciare tutti i party di domani." (da "La terra promessa" di Gino Castaldo)

Moby - Future Quiet (2026)

Immagine
di Angela Denise Laudato are Moby non ne vuole proprio sapere di smettere di comporre musica e, infatti, apre questo 2026 con un nuovo album in studio (ventitreesimo, per l’esattezza!) dal titolo “Future Quiet”. Musicista e cantautore statunitense, Moby è certamente un artista eclettico e versatile, capace di fondere elettronica, blues, gospel e rock con uno stile intimo e malinconico. La sua voce ruvida e sincera, quando presente, è capace di creare atmosfere profonde e sognanti.  “Little idiot” ci sarà riuscito anche stavolta? Scopriamolo insieme. Ad anticipare, in un certo senso, sulle scene “Future Quiet” è stata la traccia divenuta celebre hit nelle stagioni uno, quattro e cinque della serie fenomeno Netflix “Stranger Things”, When It’s Cold I’d Like To Die con Jacob Lusk, già noto per il felice sodalizio con i Gabriels. Da questa premessa appare immediatamente chiara l’inclinazione visionaria di questo nuovo capitolo nel mondo della musica elettronica. Undici tracce che parla...

E T I C H E T T E

Mostra di più