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Lucinda Williams – Blessed (2011)

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di Silvano Bottaro Lucinda è tra le mie preferite, non a caso infatti il suo West del 2007 fu per me il miglior album di quell’anno. Un grande disco, innovativo, suggestivo e profondo. Dopo la pubblicazione nel 2008 di “Little Honey”, un album non certo brillante, abbiamo la fortuna di avere tra le mani questo ottimo lavoro che porta il titolo di “Blessed”, il suo decimo disco in studio. Blessed è un disco maturo, dodici canzoni equilibrate, dove la saggezza, la sensibilità e la bravura della cinquantottenne cantante statunitense traspare in maniera evidente. Se ancora una volta, come in “West”, i testi delle sue ballate sembrano esprimere una certa malinconia e a volte anche tristezza, in realtà, celano un cauto ottimismo, una riflessione positiva sulla vita. Anche nel suono, questa poetessa rock evidenzia una maggior ispirazione e grazie all’uso di chitarre elettriche il sound è meno rarefatto e più aggressivo. Terzo elemento fondamentale è la voce, intensa e particolar...

Michel Petrucciani

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Così adesso sono morto, cavoli, e nella tomba vicino alla mia c'è nientemeno che Chopin. Se me l'avessero detto quand'ero piccolo non ci avrei mai creduto. A parte che grande non sono diventato mai, ché anche a trentasei anni ero alto un metro e due centimetri. Certo che morire a trentasei anni non è mica uno scherzo, è come un racconto breve che finisce subito, è un po’ presto, cavoli, morire a trentasei anni. Ma d'altra parte lo sapevo già, lo sapevo già che finiva male, la mia vita. La mia vita è cominciata male dall’inizio, sì, perché già quando sono nato mi sono rotto in mille pezzi, mi sono sbriciolato come un biscotto. Eh sì, perché le mie ossa avevano poco calcio dentro, e così sono sempre stato come una meringa, che appena la tocchi va in frantumi. Osteogenesi imperfetta,la chiamarono, che poi vuol dire che c'hai le ossa che sembrano grissini. Ero brutto già da piccolo, io, perciò ero goloso di bellezze. Guardavo sempre la televisione, ché lì dentro ...

Explosions In The Sky - The Earth Is Not A Cold Dead Place (2003)

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La band di oggi condivide con quella della scorsa settimana, i This Will Destroy You, non solo la dimensione musicale del post rock strumentale, ma molte altre caratteristiche: sono anche loro texani, di Austin nel caso di oggi, hanno iniziato a suonare con un nome che hanno cambiato appena prima di iniziare ad incidere delle canzoni, e il disco di oggi ha lo stesso produttore.  Tutto inizia nel 1999, quando Chris Hrasky, batterista, mette insieme una band con tre chitarristi, Michael James, Munaf Rayani e Mark Smith, tutti studenti dell'Università del Texas, chiamandosi Breaker Morant, dal nome di un militare inglese piuttosto controverso condannato e giustiziato per l'omicidio di nove prigionieri di guerra e tre civili catturati in tre episodi distinti durante la seconda guerra boera. Cambiano il loro nome, Explosions In The Sky, quando Hrasky uscendo dallo studio della radio dell'Università del Texas nota dei fuochi di artificio, ed ha una ispirazione. La band cambia str...

Mark Knopfler - Privateering (2012)

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L'immagine sulla copertina del settimo album del chitarrista britannico Mark Knopfler dal titolo "Privateering" pubblicato nel 2012, è opera del fotografo Johnnie Pilkington. La foto ritrae un furgone malconcio in mezzo a vecchi pneumatici e un cane randagio in cerca di cibo sotto un cielo cupo. La scelta di questa immagine ha una valenza molto autobiografica per l'artista dovuta al fatto che agli inizi della carriera chi avesse un furgoncino aveva maggiori possibilità di entrare a far parte di un gruppo musicale. Questo mezzo è stato un vero e proprio elemento essenziale nella formazione musicale dello stesso Knoplfer e per questo i veicoli della band hanno avuto sempre un posto speciale nel suo cuore.

This Will Destroy You - This Will Destroy You (2008)

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 Per il mese di Luglio ho scelto quattro dischi di un genere che è stato già presente nella Rubrica, il post rock. Ma stavolta voglio concentrare il racconto su un sub genere molto affascinante, cioè il post rock strumentale, che ha avuto una piccola notorietà negli ultimi anni per la sua capacità, mi piace dire ossimorica, di trasmettere la tensione dei giorni moderni, le sue contraddizioni, l'incomunicabilità attraverso musica senza parole, e quando una parte vocale c'è, è usata come uno strumento aggiunto.  La definizione di post rock la diede Simon Reynolds, giornalista che scriveva di musica per il Melody Maker e per The Wire: la usò per definire la musica di band come i Bark Psychosis e definiva una specifica tendenza della scena underground britannica nei primi anni '90. Anziché puntare sulla tradizionale "forma canzone" guidata dalla chitarra elettrica, questi artisti utilizzavano strumenti rock convenzionali per creare atmosfere astratte, usando tecniche ...

Pink Floyd, Guida per principianti

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Parlare di Pink Floyd è complesso quanto immediato: immergersi nella loro musica vuol dire respirare l’essenza di emozioni diverse che vanno dalla ribellione, alla voglia di riscatto, al sentimento più intimo, sino alla consapevolezza della caducità della vita. Parlare di Pink Floyd significa sprofondare in un mondo parallelo reale e irreale che solo chi apprezza la loro musica può conoscere. Syd Barrett, Roger Waters, Nick Mason, Rick Wright. Sono questi i nomi dei fondatori di una band che ha fatto la storia della musica mondiale, famosi forse più dei papi. Il loro nome deriva dall’unione dei nomi di due bluesman Pink Anderson e Floyd Council. Nascevano nel 1965. Nel 1967-1968 si unì il chitarrista David Gilmour che andò a sostituire definitivamente Syd Barrett. Cinque personalità diverse che riuscirono a fondersi e a dare vita ad altrettanti caratteri intimi dei Pink Floyd nel corso degli anni. Ascolto Durante la loro carriera, i Pink Floyd hanno superato e in...

The Pogues - If Should Fall From Grace With God (1987)

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di Silvano Bottaro Irlandesi e soprattutto figli di irlandesi, i Pogues nascono a Londra, a King's Road, la via dorata del punk. Shane MacGowan e i suoi denti storti si notano ancora oggi nei pochi filmati dei primi concerti dei Sex Pistols. La storia è proprio quella: il folk, l'eredità irlandese una scoperta, e mica tanto ovvia. La ventata di punk folk che attraversa il continente, fa resuscitare i dialetti e gli strumenti della tradizione, e il usa come nuova linfa per l'albero secco del rock'n'roll. Questa è roba nuova, forte, e se sotto ci sono fisarmoniche, flauti o cornamuse, meglio ancora. Di tutto ciò i Pogues sono il meglio, grazie al talento di molti dei musicisti della band e per via della più impresentabile rockstar di sempre. Shane, appunto, denti marci e stonature continue, alcolista senza possibilità di salvezza. Capace, nei rari momenti di lucidità, di scrivere canzoni strepitose. L'album precedente, Rum Sodomy & The Lash , ha messo a...

John Fogerty. Southern Proletarian

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John Fogerty e i Creedence Clearwater Revival rappresentarono l’eccezione “blue collar” del rock degli anni Sessanta. E in questo senso furono fedeli all’origine operaia del primo rock n’ roll, che nacque nel dopoguerra come conseguenza della mutata composizione etnica e culturale della classe operaia statunitense di Michele Dal Lago «Gli Stati Uniti, la più grande nazione capitalista al mondo, dal punto di vista della distribuzione della ricchezza è più vicina che mai all’ideale di prosperità per tutti in una società senza classi» affermava Richard Nixon, allora vice presidente degli Stati Uniti, il 24 luglio del 1959, nel suo discorso inaugurale alla American National Exhibition. L’esposizione, allestita all’interno del Sokolniki Park di Mosca, intendeva illustrare ai sovietici gli usi, i costumi e le condizioni di vita materiale del popolo statunitense, per promuovere la reciproca conoscenza e, allo stesso tempo, sottolineare i benefici che l’economia capitalista offriva ...

Edoardo Bennato - Io Che Non Sono L'Imperatore (1975)

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  Il concetto di mappa è molto ampio, è per concludere i dischi di Giugno che in copertina hanno una mappa, stavolta ho scelto quella di una linea di comunicazione ferroviaria. Il progetto è opera dello stesso autore delle canzoni di oggi, Edoardo Bennato, che per la sua tesi di Laurea in Architettura immaginò un sistema integrato di trasporti, tra metropolitana e linee già esistenti, per la mobilità della sua città, Napoli. Il progetto fu persino presentato alla città, ma fu clamorosamente rifiutato (con conseguenze di "carattere" del disco). Nel 1974 Bennato aveva pubblicato Buoni E Cattivi, il suo secondo, che lo impose come uno dei nuovi cantautori italiani più interessanti.  Quel disco, tra i 5 che spiegano il complicatissimo decennio degli anni '70 italiano, fu una sorta di schiaffo musicale al Paese, con Bennato che si presenta come un menestrello contemporaneo (chitarra acustica, armonica a bocca, tamburello a pedale e persino un kazoo) sferzando con ferocia la bo...

Alice in Chains - Omonimo (1995)

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E T I C H E T T E

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