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La storia di Creuza De Ma

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La storia di Creuza De Ma di Fabrizio De Andrè: un capolavoro assoluto della musica italiana Uno slancio enorme dal punto di vista letterario: è stato questo il carattere fondamentale del grande periodo dei cantautori italiani, secondo uno che se ne intende, Paolo Conte. Ma è un altro dei grandi protagonisti di quella stagione ad averci regalato un album straordinario che di quello slancio, forse, è il frutto più appariscente: Crêuza de mä di Fabrizio De André e Mauro Pagani. In occasione di questo video, in cui Hello! World ha intervistato Sean White, giovane ambasciatore della canzone italiana in Cina e autore del libro Creuza de Mao, abbiamo deciso di concentrarci proprio su questo disco. Uscito 35 anni fa, è ancora oggi una delle più grandi testimonianze della musica e del pensiero di De André. Uno dei suoi dischi più amati, nato dalla reciproca contaminazione di “colto” e “popolare” nel segno della musica e della poesia. Fabrizio De André, che da Nuvole barocche a Smisura...

Kurt Vile - Philadelphia’s Been Good To Me (2026)

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 di Gianfranco Marmoro Più che una parabola discendente è stata una crisi d’identità, quella  che ha fatto seguito ai due album più riusciti del cantautore americano, nonché ex-membro dei War On Drugs, Kurt Vile. I due progetti pubblicati nel 2011 e nel 2013, “Smoke Ring For My Halo” e “Waking On A Pretty Daze”, hanno avuto il pregio di mettere in luce la complessità espressiva del musicista, ruvida e potente ma anche pigramente riflessiva, ma i segnali discontinui della produzione successiva hanno relegato la sua carriera a una costante indolenza che, pur senza cedimenti, sembrava destinata a una onesta routine. Il nuovo album,“Philadelphia’s Been Good To Me”, non sfugge ai cliché del cantautore americano, ennesimo saggio poetico lievemente scomposto, come se fosse stato elaborato durante un flusso di memorie e sensazioni dai contorni mai ben definiti, eppur non privi di sprazzi di luce e colore, che in questo caso funzionano più del solito. Sarà la natura più personale delle...

Pat Metheny Group - Offramp - "Eighteen" (1982)

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Godspeed You Black Emperor! - Lift Your Skinny Fist Like Antennas To Heaven! (2000)

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Questo odierno è uno dei dischi più famosi dell'universo del post rock strumentale, tanto da travalicare i confini del genere per notorietà, curiosità e persino relativo successo. Fautori di questo lavoro sono la band più misteriosa del genere. Nascono a Montreal, in Canada, in un primo nucleo a tre, formato da Efrim Menuck (chitarra), Mike Moya (chitarra) e Mauro Pezzente (basso). Ma sin da subito, il loro progetto ambisce a diventare una sorta di ensemble musicale allargato, ad archi, violini, fiati, macchine elettroniche, effetti sonori che si espande e si comprime in base alle esigenze. Scelgono come nome il titolo di un documentario giapponese opera di Mitsuo Yanagimachi, God Speed You! Black Emperor (1976), girato in bianco e nero su una delle più famose Bōsōzoku, i gruppi subculturali di motociclisti (cambiano solo Godspeed in una sola parola).  Iniziano autoproducendo un'audiocassetta, All Lights Fucked On the Hairy Amp Drooling, che fu registrato in leggendarie 33 copi...

Bob Dylan, Guida per principianti

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Probabilmente Bob Dylan è il più grande cantautore americano di tutti i tempi. A lui, ad esempio, si deve l’invenzione del folk-rock. La bellezza delle sue composizioni e dei suoi bellissimi testi hanno influenzato molti degli artisti successivi, di tutti i paesi, e sono diventate parte integrante della cultura musicale globale. Per questo, e per tutti coloro che non hanno mai avuto occasione di approfondire l’ascolto di questo grande artista, abbiamo deciso di realizzare una piccola guida alla sua vita e alla sua musica. La vita Bob Dylan, il cui vero nome è Robert Allen Zimmerman, nasce a Duluth, Minnesota, nel 1941. I suoi nonni erano emigrati dall’Ucraina negli Stati Uniti nel 1905, in seguito ai pogrom antisemiti. Quando Dylan compie sette anni, la famiglia si sposta nella vicina cittadina di Hibbing, dove l’artista cresce frequentando la ristretta comunità ebraica e gli amici d’infanzia. Il piccolo Robert passa l’infanzia e l’adolescenza ascoltando la radio, gran...

Lucinda Williams – Blessed (2011)

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di Silvano Bottaro Lucinda è tra le mie preferite, non a caso infatti il suo West del 2007 fu per me il miglior album di quell’anno. Un grande disco, innovativo, suggestivo e profondo. Dopo la pubblicazione nel 2008 di “Little Honey”, un album non certo brillante, abbiamo la fortuna di avere tra le mani questo ottimo lavoro che porta il titolo di “Blessed”, il suo decimo disco in studio. Blessed è un disco maturo, dodici canzoni equilibrate, dove la saggezza, la sensibilità e la bravura della cinquantottenne cantante statunitense traspare in maniera evidente. Se ancora una volta, come in “West”, i testi delle sue ballate sembrano esprimere una certa malinconia e a volte anche tristezza, in realtà, celano un cauto ottimismo, una riflessione positiva sulla vita. Anche nel suono, questa poetessa rock evidenzia una maggior ispirazione e grazie all’uso di chitarre elettriche il sound è meno rarefatto e più aggressivo. Terzo elemento fondamentale è la voce, intensa e particolar...

Michel Petrucciani

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Così adesso sono morto, cavoli, e nella tomba vicino alla mia c'è nientemeno che Chopin. Se me l'avessero detto quand'ero piccolo non ci avrei mai creduto. A parte che grande non sono diventato mai, ché anche a trentasei anni ero alto un metro e due centimetri. Certo che morire a trentasei anni non è mica uno scherzo, è come un racconto breve che finisce subito, è un po’ presto, cavoli, morire a trentasei anni. Ma d'altra parte lo sapevo già, lo sapevo già che finiva male, la mia vita. La mia vita è cominciata male dall’inizio, sì, perché già quando sono nato mi sono rotto in mille pezzi, mi sono sbriciolato come un biscotto. Eh sì, perché le mie ossa avevano poco calcio dentro, e così sono sempre stato come una meringa, che appena la tocchi va in frantumi. Osteogenesi imperfetta,la chiamarono, che poi vuol dire che c'hai le ossa che sembrano grissini. Ero brutto già da piccolo, io, perciò ero goloso di bellezze. Guardavo sempre la televisione, ché lì dentro ...

Explosions In The Sky - The Earth Is Not A Cold Dead Place (2003)

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La band di oggi condivide con quella della scorsa settimana, i This Will Destroy You, non solo la dimensione musicale del post rock strumentale, ma molte altre caratteristiche: sono anche loro texani, di Austin nel caso di oggi, hanno iniziato a suonare con un nome che hanno cambiato appena prima di iniziare ad incidere delle canzoni, e il disco di oggi ha lo stesso produttore.  Tutto inizia nel 1999, quando Chris Hrasky, batterista, mette insieme una band con tre chitarristi, Michael James, Munaf Rayani e Mark Smith, tutti studenti dell'Università del Texas, chiamandosi Breaker Morant, dal nome di un militare inglese piuttosto controverso condannato e giustiziato per l'omicidio di nove prigionieri di guerra e tre civili catturati in tre episodi distinti durante la seconda guerra boera. Cambiano il loro nome, Explosions In The Sky, quando Hrasky uscendo dallo studio della radio dell'Università del Texas nota dei fuochi di artificio, ed ha una ispirazione. La band cambia str...

Mark Knopfler - Privateering (2012)

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L'immagine sulla copertina del settimo album del chitarrista britannico Mark Knopfler dal titolo "Privateering" pubblicato nel 2012, è opera del fotografo Johnnie Pilkington. La foto ritrae un furgone malconcio in mezzo a vecchi pneumatici e un cane randagio in cerca di cibo sotto un cielo cupo. La scelta di questa immagine ha una valenza molto autobiografica per l'artista dovuta al fatto che agli inizi della carriera chi avesse un furgoncino aveva maggiori possibilità di entrare a far parte di un gruppo musicale. Questo mezzo è stato un vero e proprio elemento essenziale nella formazione musicale dello stesso Knoplfer e per questo i veicoli della band hanno avuto sempre un posto speciale nel suo cuore.

This Will Destroy You - This Will Destroy You (2008)

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 Per il mese di Luglio ho scelto quattro dischi di un genere che è stato già presente nella Rubrica, il post rock. Ma stavolta voglio concentrare il racconto su un sub genere molto affascinante, cioè il post rock strumentale, che ha avuto una piccola notorietà negli ultimi anni per la sua capacità, mi piace dire ossimorica, di trasmettere la tensione dei giorni moderni, le sue contraddizioni, l'incomunicabilità attraverso musica senza parole, e quando una parte vocale c'è, è usata come uno strumento aggiunto.  La definizione di post rock la diede Simon Reynolds, giornalista che scriveva di musica per il Melody Maker e per The Wire: la usò per definire la musica di band come i Bark Psychosis e definiva una specifica tendenza della scena underground britannica nei primi anni '90. Anziché puntare sulla tradizionale "forma canzone" guidata dalla chitarra elettrica, questi artisti utilizzavano strumenti rock convenzionali per creare atmosfere astratte, usando tecniche ...

E T I C H E T T E

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