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Mountain - Flowers Of Evil (1971)

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 Il misterioso legame dei dischi di Settembre (vabbè orami lo avete capito, ma facciamo finta di... no) ci porta a New York, tra la fine degli anni '60 e gli inzi della '70, dove il genio di un personaggio tanto carismatico quanto imprevedibile fa nascere una band che, per quanto effimera, ha lasciato una piccola traccia nella musica rock e per cui io, per quei motivi inspiegabili che solo le simpatie conoscono, ho un debole particolare. Felix Pappalardi, nato nel Bronx negli anni '30 da genitori pugliesi, di Gravina di Puglia, ebbe fama quando fece parte di quel progetto grandioso che furono i Cream, con sua maestà Eric Clapton, il bassista Jack Bruce e il batterista Ginger Baker. Dopo che i Cream si sciolsero, Pappalardi torna negli Stati Uniti e si mette a fare il produttore: lavora con Joan Baez, Fred Neil, Tim Hardin, i Lovin' Spoonful e gli Youngbloods (quest'ultimo un disco bellissimo, The Youngbloods, 1967). La ATCO, prestigiosa etichetta musicale, visto il ...

John Mayall (Bluesbreaker)

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Biografia Festeggiato nei primi anni 2000 come un'icona, dopo una carriera decennale che lo ha consacrato fra gli uomini-simbolo del Blues, John Mayall è, insieme ad Alexis Korner, il più rappresentativo esponente inglese di questo genere musicale. Oltre ai meriti della sua carriera solista, Mayall ha contribuito al lancio di molti famosi musicisti che hanno lavorato con lui tra cui Eric Clapton, Jack Bruce, Peter Green e John McVie. Nato il 29 novembre del 1933 a Macclesfield ha studiato arte a Manchester e ha cominciato a suonare boogie woogie al piano quando aveva tredici anni. Secondo una sua stessa confessine la molla che lo spinse a fare della musica una professione fu l'ascolto di un pezzo di Muddy Waters, in cui il geniale chitarrista di colore esprimeva come solo lui sapeva fare tutta l'anima struggente e malinconica del Blues. Ma la strada per diventare un musicista professionista era decisamente in salita. Dopo essersi arruolato nell'esercito ed ...

Pere Ubu - The Tenement Year (1988)

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di Silvano Bottaro A dieci anni da The Modern Dance il loro primo album che pare suonato da una combriccola di marziani burloni e un po' storditi, una delle pietre miliari del suono avanguardistico e contemporaneo esce questo The Tenement Years - e toglietevi dalla testa immediatamente che il disco abbia delle ambizioni commerciali - fa tesoro delle esperienze passate, riprendendo suoni e sensazioni degli esordi, compiendo però uno sforzo ammirevole in direzione di una maggiore comprensibilità (che non vuol dire banalità) pur conservando un linguaggio musicale di estrema rottura. Fa un certo effetto risentire la voce strozzata di un David Thomas che canta, al solito, come se stesse camminando sui chiodi o Allen Ravenstine sbuffare con rinnovata violenza nel suo intasatissimo sax: tutto a prima vista pare immutato rispetto al passato, per entrambi dieci anni sembrano trascorsi come una ibernazione. Il disco nel complesso risulterà traumatico per chi non si è mai avventurato in...

A love "Coltrane"

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Avrebbe compiuto cent'anni quest'anno John Coltrane se sessant'anni fa' non fosse andato incontro al suo avverso destino. Uno dei più rivoluzionari jazzisti di ogni epoca, uno dei più grandi geni della musica del Novecento ci ha lasciato regalandoci dei capolavori sonori senza tempo. Il suo pensiero musicale, colto e sincero, ha creato infinite scie di proseliti e di imitatori, ancora attivi sui più disparati palcoscenici del mondo. Il passaggio breve ma intenso, di questo grande musicista, sulla scena del jazz ha marcato un profondo segno indelebile tra la musica degli anni cinquanta e quella degli anni seguenti: in appena un secolo di storia, il jazz si è trasformato da musica popolare in musica colta. La sua spiritualità è una combinazione personalissima di tradizione religiosa occidentale e misticismo orientale. Le affascinanti contraddizioni dell'animo di Coltrane si sciolgono nella bellezza assoluta della sua musica. Concludo con una sua frase assai v...

Ibeyi - Ibeyi (2015)

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di Mattia Villa Le gemelle franco-cubane Naomi e Lisa-Kaindé Díaz erano attese al varco in questo 2015, dopo che l’anno passato grazie all’Ep di debutto “Oya” si erano fatte conoscere e apprezzare quasi all’unanimità da tutti gli addetti ai lavori. L’uscita per XL Recordings, responsabile di alcuni dei maggiori trend musicali recenti (FKA Twigs, Jungle, East India Youth) altro non ha fatto che fungere da cassa di risonanza. Non che il duo ne avesse particolarmente bisogno: più o meno tutti i blog e siti musicali specializzati le avevano indicate come uno dei nomi di punta da tenere assolutamente d’occhio. Nate e cresciute a Parigi, le Ibeyi sono figlie del percussionista cubano Anga Díaz, membro del Buena Vista Social Club, scomparso quando le due avevano solo undici anni. La famiglia ha fornito loro i primi elementi per un’educazione artistica, in particolare la madre che le ha educate alla cultura Yoruba (una lingua parlata nell’Africa orientale e arrivata a Cuba oltre tre se...

Nick Drake - Pink Moon

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S Carey - Supermoon (2015)

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di Gianfranco Marmoro Sean Carey, batterista improvvisamente scopertosi compositore, si è visto assalire da un’orda di critici, pronti a smantellare qualsiasi suo tentativo creativo, ma smessi i panni del songwriter e abbracciati quelli dell’impressionista sonoro, con “Range Of Light” ha trovato finalmente il coraggio di uscire dall’ombra di Bon Iver, ridefinendo il suo ruolo di outsider. Sarà per il tono austero frutto dei sui studi classici, o per quella tendenza al descrittivo quasi pittorico degli arrangiamenti, S. Carey resta un musicista per pochi eletti o per anime pronte a cedere alle emozioni più sotterranee e delicate, quelle prive di qualsiasi risvolto sociale o intellettuale. E’ lo stupore che si prova osservando lo stesso tramonto, l’ennesimo guizzo delle onde sulle rocce, o lo scroscio dell’acqua tra le chiome degli alberi, il vero universo del musicista americano, che rilegge alcune trame del suo passato discografico, in cerca di quella situazione sonora da ph...

Jeff Beck

Biografia Geoffrey Arnold Beck nasce il 24 giugno del 1944 in Inghilterra a Wallington, al numero 206 di Demesne Road, figlio di Arnold ed Ethel. Dopo avere cantato da bambino nel coro della chiesa locale, da adolescente impara a suonare una chitarra presa in prestito, per poi tentare di costruirsi da solo uno strumento tutto suo. Dopo le scuole superiori si iscrive al Wimbledon College of Art; in seguito lavora per breve tempo come decoratore e pittore, per poi dedicarsi alla carriera musicale. Impiegato inizialmente come turnista, effettua la prima registrazione come chitarrista nel 1964 per l'etichetta discografica Parlophone. Negli 1965 Jeff Beck entra a far parte degli Yardbirds, in cerca di un sostituto di Eric Clapton (passato ai John Mayall's Bluesbreakers). Grazie all'ingresso di Beck, gli Yardbirds acquisiscono una certa fama sulla scena del rock della Gran Bretagna; Jeff, inoltre, compare - insieme con Jimmy Page - anche in "Blow-Up", film ...

Eric Clapton - Slowhand (1977)

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di Silvano Bottaro I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Egli vinse la propria battaglia contro l'eroina e risorse a nuova vita con un album come "461 Ocean Boulevard", scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che - minimo - divennero d'oro, per non dire di platino. "Slowhand" è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans. Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70. Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”. Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno – talvolta – della sua struttura. Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi n...

Born to Run

Essere nati con uno strumento e la capacità istintiva di usarlo è una vera fortuna. Ancora oggi invidio Rod Stewart, Bob Seger, Sam Moore e tanti altri che hanno voci eccezionali e sanno cosa farne. I miei difetti vocali mi portarono a concentrarmi sulla scrittura, la conduzione della band, la performance e il modo di cantare. Imparai a brillare in quei settori, come forse non avrei fatto se fossi stato un cantante nato. La mia capacità di reggere tre ore e rotte di spettacolo per quarant’anni come un purosangue – di per sé una dimostrazione del mio timore patologico di non riuscire a fare abbastanza – nasce dalla consapevolezza che, per avere successo, bisogna dare tutto. Spesso l’approvazione del pubblico è inseparabile dalle critiche. Pensa a tutte le voci rock fuori dagli schemi che hanno pubblicato dischi storici e cantano ancora oggi. Poi pensa di rafforzare le altre doti perché non sai mai cosa ti può uscire dal cuore e dalla bocca. — Bruce Springsteen, Born to Run

E T I C H E T T E

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