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Lost in Transmission No. 32

Van Morrison - Three Chords & The Truth (2019)

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di Bruno Conti
Sono 55, dicasi cinquantacinque anni, che questo signore pubblica musica, e quasi mai, o molto raramente, non ha centrato l’obiettivo di regalarci appunto dell’ottima musica: ogni volta è difficile, ma non impossibile, esprimere l’ammirazione che suscita questo formidabile artista, uno dei più longevi e prolifici (il CD di cui stiamo per occuparci è il 41° album di studio della sua discografia, senza contare Live, antologie, cofanetti e ristampe varie), nonché, e diciamolo, tra i più costanti a livelli qualifativi che,se in alcune occasioni sfiora la creazione di capolavori assoluti (ognuno scelga i propri preferiti), spesso e volentieri, come per i quattro dischi che hanno preceduto Three Chords & The Truth, abitano nelle eccellenze della musica rock, e soul, e blues, e jazz, ogni tanto anche country e folk, per sfociare in quello stile che, in mancanza di migliori definizioni, chiameremo Van Morrison style, e che ingloba tutte le sfumature sonore che abbiamo appen…

Massive Attack

I Massive Attack si formano a Bristol nel 1987 e traggono origine da The Wild Bunch, un collettivo di dj assai noto in città di cui fanno parte Robert "3D" Del Naja, Grant "Daddy G" Marshall e Andrew "Mushroom" Vowles. Il primo passo a fianco di Nellee Hooper, è rappresentato dai singoli Tearing Down The Avenue e Fucking Me Up.
Discografia e Wikipedia

John Mayer - Shadow Days

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Alice Zawadzki – Within You Is A World Of Spring (2019)

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di Gianfranco Marmoro
Un ricco patrimonio di note nelle quali esplorazione e improvvisazione collimano, plasmando una musicalità senza barriere. Questo e altro c’è da scoprire nelle originali esternazioni sonore di Alice Zawadzki, cantante, compositrice e violinista anglo-polacca dal nobile curriculum artistico, ampiamente corteggiata dai cultori del nuovo jazz inglese. “Within You Is A World Of Spring” è il secondo album solista e giunge a ben quattro anni dall’esordio “China Lane”. Un viaggio nell’amara consapevolezza contro la quale si infrangono speranze, utopie e la spensieratezza del vivere quotidiano, al tempo stesso una riflessione sull’implacabile avvento della maturità e il confronto con la brutale e iniqua realtà che ci circonda.
Laureata in composizione e canto presso la Royal Academy of Music, violinista proveniente dal Royal Northern College of Music, vincitrice di vari premi e borse di studio, Alice Zawadzki ha allargato i propri confini culturali partendo dal jazz-blue…

Le quindici migliori canzoni degli Smiths

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The Smiths (1982-1987, Manchester, Inghilterra) La band più innovativa e inimitabile nel panorama britannico di quel tempo, gli Smiths chiusero gli anni Ottanta della new wave e dell’elettropop e riportarono al centro della scena le chitarre, aggiungendoci una loro creatività letteraria e un’estetica decadente e melodrammatica (il rito dei fiori gettati al pubblico durante i concerti fu un loro marchio). Morrissey divenne un’icona, cantò canzoni perfette e se ne andò in California a godersi i fans locali della sua dignitosa carriera da solista.
This charming man 
(The Smiths, 1984) “Stasera uscirei, ma non ho uno straccio da mettermi” proviene da un film di Tony Richardson del 1961, Sapore di miele. Sostenuto da una eccitante base ritmica di chitarra e basso, fu il primo singolo di successo internazionale degli Smiths. David Cameron l’aveva indicata come una delle sue canzoni preferite. Quello sdraiato a terra sulla copertina del singolo è l’attore francese Jean Marais.

Reel around the…

Nick Cave & The Bad Seeds - Dig, Lazarus, Dig! (2008)

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di Silvano Bottaro
Non vive certamente sugli allori il nostro Nick Cave se nel giro di dodici mesi riesce a pubblicare tre album. Dopo il progetto “Grinderman”, la colonna sonora di “The Assassination Of Jesse James”, è uscito poche settimane fa “Dig, Lazarus, Dig!” assieme ai suoi fedeli "Semi Cattivi". Tre dischi diversi uno dall’altro. Se l’estemporaneo “Grinderman” sembrava uscito dall’atmosfera che si crea in una serata tra amici in cui l’alcol fa da padrone, nella colonna sonora di “The assassination…”, Cave sembra smaltire i postumi della sbornia riposandosi e rinunciando alle parole, ai suoi testi che invece in questo “Dig, Lazarus, Dig!” sono molto presenti, forse troppo.

“Volevo fare un disco acustico però grezzo, dove tutti picchiassero sui loro strumenti anziché suonarli semplicemente. Tanti anni fa avevo già cercato una via del genere, ai tempi di Henry's Dream; ma il progetto mi era scappato di mano, era venuto un album troppo elettrico, troppo rock. Anche st…

Lost in Transmission No. 31

Los Lobos – Llego Navidad (2019)

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Quanti ricordi mi legano ai Los Lobos, per una ventina di anni i loro dischi sono stati ascolti imprescindibili e non mi sono fatto mancare uno solo dei loro concerti nel nostro paese fino al 1999. Particolarmente legato sono a quello tenuto al Rolling Stone di Milano nel lontano 1987, la loro prima volta in Italia. Fu un’esibizione magnifica di un paio d’ore con il pubblico in visibilio stipato all’inverosimile che li accolse con uno striscione, che mi rimase impresso, appeso alla balconata, “The power of accordeon rock”!!! Con l’inizio del nuovo secolo, pur continuando ad ascoltarli mi sembrava che la loro ispirazione fosse in calo e nessuno dei dischi degli anni ’00 fosse al livello di quelli delle due decadi precedenti. Non c’era in me l’attesa spasmodica di un loro nuovo album, forse perché indaffarato con altri ascolti e suoni diversi. La notizia della pubblicazione di un loro lavoro natalizio mi ha suscitato un moto di indifferenza mista a delusione. Ma come dopo quattro anni …

Dave Mason

Dave Mason (1946) chitarrista e cantante originario di Worchester, per due decenni svolge un'intensa attività musicale sia in Inghilterra sia negli Stati Uniti. Fa parte di diversi gruppi, lavora come produttore e sessioman, scrive alcune canzoni famose (nel periodo Traffic) e pubblica una decina di album solisti.
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Jose Gonzalez - Heartbeats

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Van Morrison - Astral Weeks (1968)

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Il disco di oggi è rivoluzionario. E davvero, come succede ogni tanto, invidio chi non lo ha mai ascoltato. Non perchè riascoltarlo fosse di minor piacere, ma perchè chi avrà il piacere di sentire la sua voce vibrante, forte, magnetica per le canzoni di questo disco non può non emozionarsi. Van Morrison è un giovane di Belfast che ama il soul e la musica nera. La natura gli ha fornito una vocalità molto simile ai grandi cantanti black che ama, dentro un corpo che sembra uscito da un romanzo romantico inglese dell’800. Con l’autore e discografico Bert Berns inizia la carriera solista dopo la breve parentesi con i Them (con i quali scrisse e cantò la storica Gloria, ripresa poi da Patti Smith in una incredibile cover). Nel 1967 esce Blowin’ Your Mind che Berns costruisce con arrangiamenti blues e r’n’b per canzoni come He Ain’t Give You None, Goodbye Baby, Chick-A-Boom, Who Drove The Red Sports Car. Niente di scintillante, ma perfetto per la sua vocalità calda e irresistibile. Due graf…

Le migliori tredici canzoni dei Cure

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Boys don’t cry (Boys don’t cry, 1980) Qui, appunto, erano ancora piuttosto sgarzolini. Crisi sentimentale adolescenziale, giro di chitarra killer, e se la sente uno che non sa niente dei Cure, col cavolo che lo convincete che furono l’anima dark degli anni Ottanta.


Charlotte sometimes (Concert. The Cure live, 1984) Viene da un libro per bambini di Penelope Farmer, Charlotte viaggia nel tempo. Ha una grande melodia, eppure diventano finalmente prevalenti basso e tastiere da brividi. Uscì solo come singolo.



The caterpillar 
(The top, 1984) Era quella del video con le farfalle nella serra, e con i violini.



In between days 
(Head on the door, 1985) “Questa c’ha un tiro…” dice Matteo Bordone. E ce l’ha eccome: canzonetta di chitarre sfrenate, che eliminava dalla pista schiere di dilettanti, in quelle serate alternative del giovedì.
«È una canzone per gente a cui piace l’amaro assieme al dolce, gente capace di ballare, emozionarsi, pensare, e cantare allo stesso tempo» sostiene Bill Janovitz d…

The Neville Brother's - Brother's Keeper (1990)

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di Silvano Bottaro
Ci sono musicisti che a vent'anni hanno già detto tutto quello che potevano dire. Ce ne sono altri, invece, che a cinquanta suonati incominciano a dire le cose più importanti della loro vita.
Il caso dei fratelli Neville di New Orleans è quanto mai sintomatico di quanto detto sopra. I Brother's, hanno percorso in silenzio e dignità la china di una fama ardentemente e meritatamente ricercata. Il successo del loro penultimo album, "Yellow Moon", è la testimonianza di una fede nella musica che va al di là delle mode o dei generi. Tra le altre cose, hanno il pregio di non poter essere facilmente catalogabili per genere. La loro musica non è mai stata inserita perfettamente in alcuno dei tanti compartimenti in cui è divisa la musica americana. Sembra infatti che, i negozianti non sappiano mai esattamente dove mettere i loro dischi. E' capitato di trovarli nei posti più impensabili: nella sezione country, in quella gospel... Questa confusione ha indubbi…

Lost in Transmission No. 30

Neil Young With Crazy Horse – Colorado (2019)

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di Michele Corrado
Nonostante la veneranda età di 73 anni, Neil Young pare instancabile e tutt'altro che disposto a fermarsi, fosse anche solo per un pit stop. "Colorado" è la sua fatica discografica numero trentanove, la terza in tre anni, considerando le due uscite in compagnia dei Promise Of The Real. Vanno poi considerate l'attività live piuttosto fitta e le numerose sortite extra-musicali, tra cui il lancio, va detto non proprio fortunato, di un suo formato digitale e relativo lettore (il Pono). Era però dal 2012 di "Psychedelic Pill", però, che Neil non si faceva sentire in compagnia di quei vecchiacci sgangherati dei Crazy Horse. Inutile dire che quando Molina, Sanpedro, Talbot e a questo giro finanche Lofgren sono della partita, l'evento merita attenzioni maggiori. Almeno per chi è da sempre affezionato al sound granuloso e dolente di una band non proprio formata da fuoriclasse dei rispettivi strumenti, ma che ha inconsapevolmente segnato tonnel…

John Martyn

Scozzese di Glasgow, John Martyn (1948) apprende i segreti della chitarra dl mitico folksinger Hamish Imlach. Trasferitosi a Londra, si fa notare nei folk club e viene ingaggiato dalla Island, che presto lo porta in studio. London Conversation è il suo esordio, in lingua folk pura.
Discografia e Wikipedia

Tori Amos - Silent All These Years

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Carly Simon - No Secrets (1972)

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Il disco di oggi contiene una delle canzoni più famose di tutti i tempi. Arriva anche molto presto nella carriera di Carly Simon, che di gavetta ne aveva già fatta. Figlia di una ricca famiglia newyorkese (il Signor Simon suo padre fu il fondatore della grande casa editrice Simon&Schuster) ha sin da adolescente una passione per la musica. A metà anni sessanta con la sorella Lucy si esibisce nei locali folk di New York come Simon Sisters e nel 1964 una loro registrazione, Winkin’, Blinkin’ And Nod arriva anche in classifica. Lucy si sposa e abbandona i palcoscenici fino a metà anni ‘70, quando inizierà a scrivere con successo musiche per gli spettacoli di Broadway. Carly ha però un’occasione colossale quando Albert Grossman, famoso produttore, le organizza delle sessioni con Robbie Robertson, Rick Dando e Richard Manuel della The Band, Al Kooper, Mike Bloomfield e persino l’aiuto di Dylan ai testi, ma le divergenze con il produttore mandano tutto all’aria. Si ritira per alcuni ann…

Bob Marley

Sovrano incontrastato della musica reggae ed eroe nazionale della Giamaica, Bob Marley (1945 - 1981) inizia la carriera discografia nel 1962 a diciassette anni, quando Jimmy Cliff fa da tramite col produttore Leslie Kong per la realizzazione di Judge Not, primo di una nutrita serie di singoli pubblicati per piccole etichette giamaicane.
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John Hiatt - Same Old Man (2008)

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di Silvano Bottaro
Diciamolo… non mi convince molto questo "Same Old Man" ultimo disco di John Hiatt, songwriters tra i miei preferiti da sempre. Non riesce questo lavoro a far premere continuamente il tasto play del riproduttore musicale. Poco a che vedere con l’ultimo e buono “Master of Disaster”, niente con l’ottimo “Crossing Muddy Waters” o con “Slow Turning”, anni luce dal capolavoro “Bring the Family”.
L’unica cosa che ancora riesce a convincermi è la sua voce, grande e affascinante, nonostante gli anni ne consumino il timbro, rimane sempre unica e profonda. Ma la voce da sola a volte non basta a far apprezzare un disco o almeno non in questo caso.
Le undici canzoni che compongono l’album sono essenzialmente semplici, povere, acustiche, il suono è orientato verso il folk, il country e il blues, niente di particolarmente nuovo anzi, il disco suona da “già sentito”.

"E' un disco tutto mio anche perchè si parla fondamentalmente di me; diciamo che non avevo nessuno …

Gogol Bordello - Wonderlust King

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The Jimi Hendrix Experience - Electric Ladyland (1968)

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Parto da una cosa interessante: la copertina che Jimi Hendrix scelse per questo doppio album, uno dei più bei dischi di sempre, fu ritenuta scandalosa dalla sua casa discografica; nel 2019 l’algoritmo di controllo di Tumblr ritiene il leggendario scatto di David Montgomery, che ritrae Jimi circondato da uno stuolo di donne nude in cui si vede pochissimo, alla stessa maniera, quindi come 51 anni fa pubblico la cover alternativa, che per essere proprio precisi è altrettanto suggestiva come significati erotico (per i più curiosi una riproduzione favolosa di quello scatto sta qui). Nel 1968 Hendrix e la sua Experience sono all’apice del successo: i primi, sensazionali due dischi (Are You Experienced? e Axis: Bold As Love, entrambi del 1967) portano il trio ad una sorta di tour senza soluzioni di continuità: Hendrix è febbrile, abusa di droghe ma vuole ritagliarsi del tempo e dello spazio per sperimentare la sua idea musicale, quell’idea di musica a colori che partendo dal blues, contamin…

Bruce Springsteen: il sogno americano

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Bruce Springsteen rivela la sua grandezza cantando Dream baby dream dei Suicide, un pezzo di un gruppo semisconosciuto che viene reinterpretato con l’umiltà che si riserva ai classici
Non soffro di particolare sudditanza culturale nei confronti degli americani. Ma ci deve essere un motivo per cui, insieme agli inglesi, da cinquantanni a questa parte sono i migliori nel campo delle arti visive e sonore.
Il motivo lo si può ricercare nei percorsi formativi, nell’ambiente culturale, nei sogni e negli incubi che riescono a concretizzare. Lo si può ricercare nei fondi che mettono a disposizione, nell amore e nel rispetto delle loro tradizioni, ovunque. Lo si può ricercare ovunque, ma il dato di fatto è che ci sfugge la ragione vera di tale superiorità.
La possiamo ritrovare parzialmente nel finale di “Kill Bill”, o meglio ancora in quello di “Jackie Brown”, oppure nelle musiche che i Tuxedomoon hanno composto per un balletto di Maurice Bejart. Oppure nei titoli di testa di “Twin Peaks” o …

Lambchop – This (Is What I Wanted To Tell You) (2019)

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di Gianni Gardon
Kurt Wagner con i suoi Lambchop continua sulla strada impervia tracciata dal precedente “Flotus” e ci consegna a distanza di tre anni “This (Is What I Wanted to Tell You)”, un disco quanto mai lontano dalle atmosfere soft country degli inizi.
Tuttavia, se l’ascoltatore era uscito indenne dall’esperimento di “Flotus”, invero oltremodo spiazzante, adesso se non altro si ha la consapevolezza che quello fu tutt’altro che un bisogno di evasione dalla confort zone in cui il gruppo si era ritrovato, ma l’inizio di un “Piano B”, dove poter trasmettere con nuove vesti il proprio mondo interiore.
Rimane intatto il senso di intimità profondo che Wagner riesce a elargire a ogni singolo brano; il calore che ne viene emanato risulta quasi in antitesi, teoricamente parlando, con la “freddezza” di basi sintetiche, drum machine e lenti beat ad accompagnare melodie intermittenti.
Eppure va da sè che basta lasciarsi trasportare dal ritmo ondivago di “The New Isn’t so You Anymore” per en…

Lost in Transmission No. 29

Muddy Waters - Folk Singer (1964)

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di Silvano Bottaro
Folk Singer è stato uno dei momenti più intensi della straordinaria e imponente storia artistica di Muddy Waters. Fu un disco "unplugged" quando questo termine non era certo in voga. Fu un'esperienza che permise all'uomo dalle grandi mani, dalla voce tonante e dal sorriso contagioso di ritrovare e trasmettere la forza libera e impetuosa del blues. Un viaggio attraverso le radici, giù nel delta del Mississipi, dove era nato e dove aveva incontrato per la prima volta quella che sarebbe diventata la sua musica. All'inizio Waters non era per niente convinto, fu infatti la sua casa discografica; la Chess, ad avvalorare il progetto, l'esito fu sbalorditivo. La Chess voleva ampliare il pubblico di Waters, e legarlo al termine "folk" (che in quel periodo riscuoteva grande successo in America).
Fu così che Waters lasciò a casa le chitarre elettriche, gli amplificatori e soprattutto i musicisti del suo gruppo. E, anche se non venne fuori quel…

Marillion

Formazione inglese di rock sinfonico, i Marillion sono tra i più pedissequi emuli dei Genesis. Il gruppo nasce a Ayesbury, nel 1979, quando ai Silmarillion (il nome è tratto dal titolo di un libro di Tolkien) si unisce il cantante scozzese Derek William Dick in arte Fish.
Discografia e Wikipedia

Mark Lanegan – Somebody’s Knocking (2019)

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di Fabio Marco Ferragatta
Mark Lanegan ha 54 anni, è in pratica una leggenda vivente e anche se forse lui stesso non apprezzerebbe questa definizione di fatto lo è. Ovunque abbiate volto lo sguardo, dalla musica alt a quella tradizionale, lui era lì. Ovunque ci fosse da prestare una voce tanto riconoscibile ed immobile quanto intensa e caparbia o indebolita dagli eccessi, resa impervia come una montagna aguzza, lui era lì. Poco ha sbagliato, forse nulla, e se l’ha fatto è solo la nostra percezione di quel che ha fatto a non aver apprezzato qualcosa di suo.
A 54 anni cambiare non è nemmeno un’opzione considerabile, è qualcosa di già fatto, e nel caso di Lanegan molte più volte di quanto ci si aspetterebbe. Oggi fa quel che sa fare meglio, interpolando il suo amore per ciò che in tutti questi anni ha tenuto nel suo stereo e sui suoi dischi cambiando la prospettiva – generata più da noi ascoltatori che da lui in persona – di bluesman polveroso. Da “Blues Funeral” a “Gargoyle” ciò che pi…

Sufjan Stevens, Bryce Dessner, Nico Muhly, James McAlister - Mercury

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