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Bob Dylan - Tempest (2012)

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di Silvano Bottaro Ed eccolo ancora qui l'ultrasettantenne Bob Dylan, con il suo nuovo disco "Tempest", il trentacinquesimo, in uscita a cinquant'anni giusti dal suo primo album "Omonimo" datato 1962. Difficile poter valutare con precisione la portata dell'influenza che ha avuto il Dylan di quegli anni. I suoi pezzi divennero inni al di là della sua volontà. Blowin' in the wind , A hard rain , The times they are a changin' , Mr. Tambourine man , furono i pezzi giusti al momento giusto. Quei  brani fecero più o meno l'effetto di un'esplosione di consapevolezza. Musicalmente ha spazzato via ogni stereotipo, cambiando continuamente direzione, affermando con determinazione di sentirsi soprattutto un artista libero di scrivere quello che più gli piaceva, sminuendo di molto l'aspetto rigorosamente militante della sua prima produzione. La sua storia si svolge tutta all'insegna di un continuo ciclo di morti e rinascite nel tempo. E

Folk Show: Episode 110

Taj Mahal & Ry Cooder - Get On (2022)

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Il punto di partenza per l'ultimo album di Taj Mahal e Ry Cooder, Get on Board (22 aprile 2022; Nonesuch), risale a più di 60 anni fa, quando i due erano giovani. In particolare, stavano ascoltando separatamente un disco con lo stesso nome del mago dell'armonica Sonny Terry e del suo grande amico, il chitarrista Brownie McGhee, e furono colpiti dalla loro interpretazione del blues, dal lavoro di chitarra e dall'atmosfera rilassata che crearono.       "Quel primo disco, Get on Board [...] era così meraviglioso che riuscivo a capire la chitarra che suonava", dice Cooder del primo momento in cui l'ha sentito. Mahal è d'accordo: "Ho cominciato a sentirli quando avevo circa 19 anni, e volevo andare in questi locali, perché avevo sentito che quei vecchi suonavano lì. Sapevo che c'era un fiume là fuori da qualche parte in cui potevo entrare, e una volta entrato, sarei stato bene. Hanno rappresentato tutto per me".    Quel 'fiume' li portò en

Rod Stewart

Roderick David Stewart (1945) londinese seppure figlio di scozzesi, dopo n promettente inizio di carriera come calciatore nel Brentford F.C. si mette a girare l'Europa con l'amico folksinger Wizz Jones. Nel 1963 i due vengono arrestati in Spagna per vagabondaggio e rimpatriati a forza. Nel 1964 Stewart ottiene il primo lavoro come musicista professionista nel gruppo di Jimmy Powell, i Five.

8 - Il Soul (6/7)

D’altra parte le evoluzioni artistiche di questi artisti e con essi della Motown (di cui erano colonne portanti), portano quest’ultima ad avvicinarsi nel suono ad un’etichetta come la Hi Records: nei dischi di entrambi l’accompagnamento orchestrale si va andato sempre più diffondendo, la line-up rhythm’n’blues tradizionale viene sostituita da archi, fiati e lussureggianti arrangiamenti orchestrali. Sono i prodromi del philly soul, in gran parte prodotto dei produttori dell’epoca, che marchia indelebilmente le melodie vellutate dei vari Delfonics, Harold Melvin & the Blue Notes e O'Jays, divenendo, assieme al funk principale colonna sonora per il filone cinematografico Blaxploitation e ponte ideale verso le vellutate sonorità della disco di metà anni ’70. Un’ultima precisazione riguarda due termini che ricorrono spesso nella critica musicale: blue-eyed soul e northern soul, due fenomeni relativamente slegati all’evoluzione del soul stesso. Col primo termine si intende sempliceme

Ian Noe - RiverFools & Mountain Saints (2022)

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di Enzo Curelli Prova superata "Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista" canticchiava Caparezza molti anni fa, riprendendo un detto sempre in voga tra musicofili incalliti.  A smentirlo ci pensa Ian Noe, folksinger trentunenne del Kentucky, nonostante proprio il debutto di tre anni fa si fosse aggiudicato  un podio tra le migliori uscite discografiche di folk (e dintorni) degli ultimissimi anni. Between The Country si distinse per il ficcato iper realismo dei testi che non ebbero bisogno di cercare storie andando troppo lontano. Testi a chilometro zero che si nutrivano di poetica vera, malinconica, a tratti disperata raccontando di avvenimenti e personaggi circoscritti alla sua città natale Beattyville (con il suo triste primato di città bianca più povera d'America) e camminando un po' più in là ma senza mai  uscire dai confini del Kentucky. Difficile fare meglio?  Ian Noe dall'alto del suo ex lavoro come operaio in una piattaforma

Quando il razzismo stronca una vita: la storia di Billie Holiday

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 di Luca Divelti Può una canzone legarsi così a fondo con chi la canta e segnarne, seppur involontariamente, l’esistenza? Se mai c’è stato un brano che ha avuto un simile destino, quello è Strange Fruit e la sua interprete è Billie Holiday. C’è un prima e un dopo Strange Fruit: se prima della pubblicazione del brano i misfatti sul razzismo venivano accuratamente evitati dagli artisti per non scontentare alcune frange dell’opinione pubblica, le stazioni radio e giornali, dopo la pubblicazione su disco dell’interpretazione di Billie Holiday il muro dell’ipocrisia cominciò a sgretolarsi. Strange Fruit nasceva dalla penna di Abel Meeropol, professore ebreo assai dedito all’attivismo politico nella Grande Mela e per questo spesso sotto la lente dell’FBI: gli episodi quasi quotidiani riportati dalle cronache in cui gli afroamericani subivano linciaggi e impiccagioni, spesso per motivi presunti e senza neanche farsi carico di prove certe, colpì il professor Meeropol, che scrisse la cruda e sc

Soft Machine - Third (1970)

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di Silvano Bottaro Con i primi due album, in cui l'influenza "situazionista" di Robert Wyatt era determinante, la formazione era giunta a rappresentare il movimento " underground " inglese alla pari con i Pink Floyd di Syd Barrett . Nelle uscite successive, sotto la guida del tastierista Mike Ratledge, la musica viaggerà con decisione sempre maggiore verso lidi jazz-rock , sino a che il gruppo perderà ogni contatto con le proprie origini. " Third " è dunque l'attimo in cui le due anime della formazione, quella improvvisativa e psichedelica di Wyatt e quella da partiture scritte da Ratledge riescono per l'ultima volta a convincere. Al trio formato da Wyatt, Ratledge e dal bassista Hugh Hopper , genio dello strumento, si uniscono il sassofonista Elton Dean , i fiati di Lyn Dobson , Nick Evans e Jimmy Hastings ed il violino elettrico di Rab Spall . La struttura dell'album, che usci doppio (vinile), è molto semplice: un bran

Folk Show: Episode 109

The Hanging Stars - Hollow Heart (2022)

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  di Mauro Zambellini Bastano poche note di ascolto di Hollow Heart per capire quanto la musica West-Coast  pubblicata tra i sessanta e i settanta sia ancora in grado di fare proseliti in giro per il mondo. E non parlo di ascoltatori, che non sarebbero affatto una novità, ma di ragazzi giovani che si mettono a formare band per suonare quelle atmosfere tanto  ammalianti quanto vivaci e colorate. Dopo l’entrata in scena dei vari Jonathan Wilson, Ryley Walker, Israel Nash, Dawes, Allah Las, Beachwood Sparks la cosa potrebbe non destare sorpresa ma se le origini del gruppo in questione ovvero gli Hanging Stars, affondano nei circondari di Londra un motivo di curiosità esiste. Il cantante e chitarrista Richard Olson, il batterista Paulie Cobra ed il bassista Sam Ferman, il chitarrista e tastierista Patrick Ralla e Joe Harvey-Whyte con la pedal steel sembrano aver fatto indigestione di Byrds, Buffalo Springfield, Flying Burrito Bros., America e di tutta quella briosa materia pseudo psichedel

Cat Stevens

Nato Londra da genitori greco-svedesi, Cat Stevens (1947 vero nome Steven Georgiou) entra nel mondo del folk nel 1966, scoperto da Mike Hurst, ex Springfield. Il giovane Stevens nutre interesse per la musica popolare greca e le prime canzoni riflettono le sue origini, anche se influenzate da contaminazioni inglesi e americane.

8 - Il Soul (5/7)

Così il suono della Stax Records, il così detto southern soul, filo rosso che lega artisti diversissimi come OtisRedding,WilsonPickett e Sam&Dave è in gran parte dovuto agli Mgs di Booker T: un suono ruvido e ancora vicino al rhythm and blues, destinato a prosperare fino all’avvento dei ’70. Ancora, alla Tamla Motown di Detroit del già menzionato Berry Gordy,ci si rifornisce di soul virato pop, gioielli perlopiù figli della penna ispirata di compositori come Smokey Robinson e Holland-Dozier&Holland: Temptations, FourTops, Supremes, Commodores, ma soprattutto Stevie Wonder e Marvin Gaye: due artisti che assumendo personalmente il controllo della propria musica sono tra i principali responsabili dell’evoluzione di quel suono che traghettano verso lidi che non aveva ancora nemmeno intravisto. Partito con pezzi tradizionali in pieno stile Motown, Marvin Gaye comincia ad intraprendere sentieri mai percorsi prima dal soul con un pezzo dall’arrangiamento ambizioso e maestoso come “I H

Ryan Adams - Chris (2022)

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di Tony D'Onghia Non è la prima volta che Ryan Adams ricorre all’espediente della trilogia di album rilasciati a distanza ravvicinata per dare un ordine ed un senso ad una sorta di patologica, compulsoria prolificità. Era già successo con la sequenza composta dal cosiddetto Self Titled, da Prisoner e 1989, o prima ancora con Cold Roses, Jacksonville City Nights (testimonianze della sua fase “imperiale” supportato dagli impeccabili e compianti The Cardinals) e dall’intimistico 29. Una preannunciata – già nel 2019 – terzina di uscite discografiche dalla genesi sofferta, iniziata con l’acustico confessionale ed amaro Wednesdays e proseguita con lo stilizzato e levigato pop rock radiofonico di ispirazione 80s di Big Colors, arriva ora al suo compimento con questo Chris. Nel suo complesso, un progetto non certo facile da realizzare. Gli ultimi anni sono stati decisamente burrascosi per il musicista. Anni in caduta libera che hanno reso necessari ripensamenti e cambi di rotta che lo hann

Sam Cooke: inseguire un cambiamento che arrivò troppo tardi

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 di Luca Divelti Cambiare per crescere, per diventare migliori, per sfuggire alla mediocrità: quanto può essere affascinante il cambiamento? E quanto può essere allo stesso tempo poco rassicurante? Anche se proviamo a evitarlo, il cambiamento è insito nella nostra stessa esistenza e ci solletica continuamente, tentandoci a percorrere strade nuove. Non è mai facile adattarsi a questa dinamica, ma spesso non abbiamo scelta se vogliamo prendere in mano la nostra esistenza.  Sam Cooke non fece in tempo a vedere il cambiamento per la sua gente: peccato per uno che di cambiamento se ne intendeva come pochi altri e nello stesso tempo conosceva bene la tradizione da cui proveniva. La tradizione gospel era ben radicata in lui, figlio di un pastore che lo mise poco più che bambino a cantare nella sua chiesa: suo padre gli diede la spinta a intraprendere una carriera musicale che lo avrebbe visto arrivare a dominare con personalità nei Soul Stirrers, gruppo gospel che negli anni cinquanta si era

R.E.M. - Collapse Into Now (2011)

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di Silvano Bottaro Dire che con questo quindicesimo lavoro i R.E.M. ritornano alle origini, è assai azzardato. Eguagliare ottimi dischi e capolavori come Document dell ’87, Green dell '88, Out of Time dell ’91 e Automatic for the People dell '92, non è cosa semplice. Personalmente, dopo il buon New Adventures in Hi-Fi dell '96, li avevo trascurati se non per qualche ascolto di Up dell '98 e Reveal del 2001. In realtà in questi “anni duemila” il loro suono è diventato “piatto” e privo di emozioni, un continuo girare e rigirare nella stessa pentola di note. D'altronde in trent’anni di carriera non è facile rimanere in auge e sfornare nuovi lavori originali. Proprio per questo qualche maligno aveva simpaticamente consigliato di sciogliersi [sic!] Per pura curiosità ho voluto mettere il naso, o meglio le orecchie, su queste dodici tracce e, ascolto dopo ascolto, con meraviglia il disco mi ha preso come mai avrei pensato. Immagino Michael Stipe, Pete

Folk Show: Episode 108

Trey Anastasio - Mercy (2022)

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Mercy è composto da nove canzoni ed è qualcosa di completamente nuovo del frontman dei Phish che ha contribuito ad album, collaborazioni e progetti nei suoi quasi 40 anni di carriera. Le canzoni sono state scritte durante l'isolamento della pandemia di COVID-19 e registrate da solo con la sua chitarra e un microfono. "Non ho mai fatto niente del genere prima" , ha detto Anastasio del progetto in un comunicato. L'album è stato registrato negli ultimi due anni e svela la comprensione di Anastasio della musica come forza curativa, mentre affronta confusione, paura, perdita, disperazione, guarigione e speranza. La misericordia arriva quasi due anni dopo il giorno in cui il COVID-19 è sceso su New York City ed è entrato nel primo dei suoi blocchi. "La misericordia è come un fermalibri" , ha continuato Anastasio. " Sono passati due anni da quando ci siamo nascosti. Questo è ancora in corso, ed è un viaggio ancora più solitario” . Durante la pandemia, Anastasi

Steppenwolf

Pionieri dell'heavy metal e dell'hard rock psichedelico, gli Steppenwolf nascono nel 1967 dai resti degli Sparrow, gruppo canadese fondato da John Kay agli inizi dei '60 con i fratelli Jerry e Dennis Edmonton e Nick St. Nicholas. Gli Sparrow, eccellente formazione di blues bianco con un'ottima reputazione nella zona di Toronto.

8 - Il Soul (4/7)

È invece un soul di invettiva politica e ribellione quello che anima pezzi come “Respect” e “A Change Is Gonna Come”, tra i momenti migliori del terzo disco di Otis Redding, “ Otis Blue: Otis Redding Sings Soul” (1966), capolavoro del soul che omaggia il maestro Sam Cooke ed alterna con sapienza ballate soffici, ritmi infuocati ed un inno generazionale come “Satisfaction”. Dovendo cercare comunque un bandolo nell’intricata matassa del soul dagli anni ’60 in poi il punto di riferimento principale rimangono le etichette. L’abitudine di associare alle diverse etichette determinate sonorità ed atmosfere nasce proprio con le label soul, da una parte si tratta di scelte “editoriali” delle label ( celebre in tal senso il lavoro fatto dal boss-tiranno della MotownBerry Gordy per farne l’etichetta pop-soul per eccellenza), dall’altra di un effetto collaterale della tradizione per cui ogni etichetta ha una sua band strumentale fissa ad accompagnare le stelle di casa, destinata ad imprimere al so

Scott Hardware - Ballad Of A Tryhard (2022)

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  di Matteo Contri È tempo di rivelazioni, per Scott Hardware. L’artista di base a Toronto giunge alla terza prova sulla lunga distanza assolutamente consapevole della necessità definitiva di spiccare il volo, di mostrare appieno le sue potenzialità, e decide di farlo senza mezzi termini, mettendosi a nudo in pompa magna per dimostrare tutto il suo talento autorale. Se nelle prove passate il songwriter canadese lasciava intravedere stralci di estremo talento melodico nascosti accuratamente in mezzo a trame strumentali ingegnose ed accattivanti, in questo “Ballad Of A Tryhard” trascina prepotentemente in primo piano le sue delicate melodie e le veste principescamente per l’occasione, con abiti eleganti e preziosi ma mai eccessivi. Le dieci canzoni di questa nuova prova spiccano per sincerità e immediatezza, ma ogni pezzo è studiato a fondo con una cura dei dettagli di arrangiamento da grande autore. Aperture orchestrali estatiche fanno da contraltare ad armonie dismesse e dolci, che las

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