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Bruce Springsteen: il sogno americano

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Bruce Springsteen rivela la sua grandezza cantando Dream baby dream dei Suicide, un pezzo di un gruppo semisconosciuto che viene reinterpretato con l’umiltà che si riserva ai classici Non soffro di particolare sudditanza culturale nei confronti degli americani. Ma ci deve essere un motivo per cui, insieme agli inglesi, da cinquantanni a questa parte sono i migliori nel campo delle arti visive e sonore. Il motivo lo si può ricercare nei percorsi formativi, nell’ambiente culturale, nei sogni e negli incubi che riescono a concretizzare. Lo si può ricercare nei fondi che mettono a disposizione, nell amore e nel rispetto delle loro tradizioni, ovunque. Lo si può ricercare ovunque, ma il dato di fatto è che ci sfugge la ragione vera di tale superiorità. La possiamo ritrovare parzialmente nel finale di “Kill Bill”, o meglio ancora in quello di “Jackie Brown”, oppure nelle musiche che i Tuxedomoon hanno composto per un balletto di Maurice Bejart. Oppure nei titoli di testa di “Twi...

The Trip - Atlantide (1972)

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 Dopo aver lasciato I Camaleonti, gruppo storico del beat italiano degli anni '60, Riki Maiocchi va a Londra, nel 1966. Nella città che è il centro artistico musicale d'Europa e forse anche del mondo, Maiocchi mette insieme un gruppo di musicisti: il batterista Ian Broad gli presenta un chitarrista, Ritchie Blackmore, (già noto session man che aveva fatto parte di altre band del Regno Unito), un bassista, Arvid "Wegg" Andersen, e un secondo chitarrista, Billy Gray.  Con questa formazione Maiocchi riparte per l'Italia dove si presenta in numerosi festival come band psichedelica, dal nome Maiocchi & The Trip, ma già a dicembre Blackmore torna nel Regno Unito per poi formare nel 1968 i Deep Purple e la band si separa da Maiocchi. Rimangono un trio e decidono di restare in Italia: si uniscono prima il tastierista savonese Joe Vescovi e poi nel giugno 1967 il batterista torinese Pino Sinnone, uscito dalle Teste Dure e dai The Rogers, che sostituisce Broad allontana...

Dominik von Senger - Serial No. (1983)

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Chicago - Chicago XI (1977)

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  Le storie musicali di Giugno avranno come filo conduttore una mappa in copertina. E la prima che mi è venuta in mente è proprio quella di oggi, che rappresenta la città di Chicago sul lago Michigan ma con il famoso logo di una delle più popolari e di successo band americane degli anni '70. Con il nome Chicago Transit Authority nasce nel 1969 una delle formazioni che, nel corso del decennio successivo, venderà più dischi, avrà più singoli in top ten e diventerà una sorta di colonna sonora per una parte degli statunitensi. Il debutto, omonimo, contiene addirittura degli spezzoni della Convention Democratica del 1968 tenutasi a Chicago, passata alla storia per le fortissime tensioni interne al partito, per la non candidatura del presidente Johnson, e per gli scontri repressi dalla polizia municipale per le proteste contro la Guerra in Vietnam e per gli assassinii recenti di Martin Luther King e di Robert Kennedy. Il primo nucleo, Big Thing, si formò nel 1967 con Terry Kath (voce e c...

Jeff Buckley, Guida per principianti

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La sua vita, ancor prima di nascere, è stata contraddistinta da un destino negativo. Conclusasi con un triste epilogo. Nel mezzo, Jeff ha avuto solo il tempo di pubblicare un album, Grace, riuscendo però a diventare una delle voci più significative degli anni ’90. Jeffrey Scott Moorhead è nato a Orange County nel 1966. Suo padre, Tim Buckley, è stato uno dei più grandi compositori della storia del folk, ma dopo la pubblicazione del suo primo album, si separa dalla moglie e lascia il figlio appena nato. Tim muore qualche mese dopo, neanche a 30 anni per un overdose. Tim è sempre stato una figura complessa, cupa, fragile, e lo stesso spirito sembra essere stato trasmesso a Jeff. Il ragazzo, una volta 17enne, decide di seguire le orme del padre e mette su il suo primo gruppo, a Los Angeles. Dopo altre esperienze di gruppo non riuscitissime, inizia a suonare da solo, entrando nel circuito del Greenwich Village di New York. Durante un festival dedicato al padre, Jeff suona una ...

Sidi Touré - Afrik Toun Mé (2020)

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di Silvano Bottaro Come il venerato connazionale, Salif Keita, il musicista maliano Sidi Touré condivide la particolarità di discendere da una stirpe reale in una famiglia che lo ha poi rinnegato. Nato a Gao, nella regione di Singhai nel nord del Mali, e anche del defunto Ali Farka Touré, (nessuna parentela), situato tra il fiume Niger e il deserto del Sahara, è un paio di centinaia di miglia a est di Timbuktu e della regione dei nomadi Tuareg di fama "desert blues", un suono che può essere immediatamente riconosciuto nella sua musica. Mentre l'ultima produzione del 2018, Toubalbero , ha visto un cambiamento radicale verso un approccio elettroacustico, Afrik Toun Mé, vede un ritorno all'acustica pura e essenziale come nelle sue prime registrazioni, in particolare Sahel Folk del 2011, un album di sessioni informali registrato con gli amici a casa di sua sorella. Come in Sahel Folk, l'obiettivo non è la performance musicale, ma è la conseguenza, la con...

Chet Baker, In memoria di un genio infelice

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Se ne stava seduto su uno sgangherato sgabello a un distributore di benzina sulla Pacific Coast Highway, con lo sguardo perso nel vuoto, il volto scavato e segnato da tante overdose. Era il commesso di quel distributore, crocevia di mille destini ignoti. Il pasciuto avvocato che si fermò a chiedergli il pieno senza nemmeno guardarlo in faccia, si accorse ad un tratto -ora che fissava quel volto straziato e assente- che era lui. Doveva essere lui. Glielo chiese, e per tutta risposta, senza una parola, l'uomo spalancò senza pudore la bocca a mostrare una dentatura distrutta e una mascella spaccata. Sì, era proprio lui: due mesi prima cinque spacciatori gli avevano frantumato denti e mascella a sprangate per una questione di droga e di soldi. L'avvocato decise di aiutarlo, gli pagò le cure per ricostruire la mascella e per impiantare una dentiera in quella bocca spezzata. Sì, doveva tornare a suonare quella tromba in quel modo in cui nessuno suonava, un inno d'amore e un la...

Beck - Mellow Gold (1994)

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 L'ultimo riferimento all'oro, in riferimento prima alla carriera di Andrew Gold, poi a Gold di Ryan Adams, finisce con una nuance che è tenue solo nel titolo. Il disco di oggi quando uscì, nel 1994, scaraventò suo malgrado l'autore dalla scena underground a quella di una probabile star della musica internazionale. Beck Campbell decide di usare il cognome della madre, Bibbie Hansen, figlia di Al Hansen (artista del movimento culturale Fluxus) e che ebbe un certo successo come una delle Superstar Girl della Factory di Andy Warhol a metà degli anni '60. Beck si avvicina a New York al nascente movimento anti-folk (genere di musica che mischia il punk rock al folk americano) ma decide di tentare fortuna dall'altra costa degli Stati Uniti. Nel 1990 è a Los Angeles dove tra lavori a salario minimo, senza una casa dormendo in un capannone, cerca di esibirsi in tutti i locali della città, dai club punk alle caffetterie, dove spesso per mantenere l'attenzione del pubblic...

Dave Matthews Band - The Daily Telegraph

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Ryan Adams - Gold (2001)

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La vicenda artistica di Andrew Gold, co-protagonista delle storia del mese di Maggio, mi ha fatto ricordare che un disco che mi piace davvero molto ha come titolo proprio Gold, e lo pubblicò nel 2001 Ryan Adams. Adams inizia come cantante punk in un gruppo liceale di Georgetown, la città della Carolina del Nord in cui è nato e cresciuto, che si chiamava  The Patty Duke Syndrome. Non dura molto, solo un mini disco da 7 pollici che ha una canzone che passa anche per qualche radio locale, GlamourPuss. Nel 1994 a Raleigh, sempre Carolina del Nord, fonda con Caitlin Cary, Eric "Skillet" Gilmore, Steve Grothmann e Phil Wandscher i Whiskeytown, formazione che mischia il rock, il country e altre cose mirabili in un modo davvero eccellente, tanto che in pochi anni arrivano ad essere acclamati dalla critica e dal pubblico, realizzando almeno due dischi davvero belli, Faithless Street (1995) e il successivo Strangers Almanac (1997). La band per dissidi interni vive però male il successo...

E T I C H E T T E

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