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Sufjan Stevens - Illinois (2005)

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 Quante volte associamo la musica a certi luoghi, per esperienze, per persone, per sentimenti, per viaggi. Questo pensiero mi è venuto in mente qualche settimana fa e ho pensato di dedicare i dischi di Ottobre a dei luoghi, in dischi particolari e spesso poco conosciuti. Inizio con un ragazzo cresciuto nel Michigan dal nome persiano, Sufjan Stevens, nome scelto dal fondatore della dottrina Subud ai quali i genitori aderivano (Subud è un movimento di origine indonesiana di tipo filosofico-spirituale a cui i genitori aderivano, come Roger McGuinn e parte della famiglia delle attrici Arquette). Stevens sin da subito svela una particoalre predisposizione alla musica, imparando a suonare diversi strumenti e sviluppando una naturale predisposizione al canto: collabora con due piccole band locali, i Marzuki, una folk band di Holland, per poi passare ai Danielson Famile, dove suona diversi strumenti musicali. Ha 25 anni nel 2000 quando esordì da solista, con l'album A Sun Came, autoprodott...

Mikal Cronin - MCIII (2015)

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di Salvatore Setola Non c’è niente di meno rock’n’roll della serenità, e Schopenhauer ha fatto più danni del proibizionismo. Quando scriveva che per condurre un’esistenza felice occorre abbandonare le passioni, i desideri e qualsiasi ambizione, praticamente stava affermando che la felicità non appartiene a questo mondo. Quindi tanto vale mettersi il cuore in pace e accontentarsi del suo surrogato sfigato: la serenità appunto. Grazie per la premurosa dritta, Arthur, ma se proprio dobbiamo viverla, questa cosa inspiegabile chiamata vita, allora vogliamo essere felici, non sereni. E non c’è niente di più rock’n’roll della felicità. Perché comporta il rischio dell’infelicità, il guasto di fallirla. Ecco, tra le insenature di quel guasto si inserisce Mikal Cronin con la sua musica fatta di malinconia gozzaniana per le rose non colte e slanci vitali che - quella malinconia - la inceneriscono sotto il sole di melodie power pop, chitarre basculanti surf-punk e una rabbia esistenziale (p...

Sonic Youth - Omonimo

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Only The Lonely - Roy Orbison (1961)

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 Quando Bruce Springsteen fu invitato a tenere il discorso di introduzione di Orbison nella Rock 'n' Roll Hall of Fame, non dimenticò di inserire una sua vecchia dichiarazione che, nella nuova circostanza, scatenò l'entusiasmo degli intervenuti e la commozione di Roy: «Mentre lavoravo al primo disco avevo in mente un risultato ben preciso. Volevo creare musica come quella di Phil Spector, scrivere testi come Bob Dylan e cantare come Roy Orbison. Oggi, dopo tanti anni, tutti hanno capito che nessuno può cantare come Roy Orbison». Texano di Wink, conobbe il suo periodo migliore tra il 1960 e il 1964, quando firmò una serie impressionante di canzoni di presa sicura, scalando le classifiche con cinque brani destinati a passare alla storia: Only the Lonely, Running Scared, Crying, Dream Baby e Oh, Pretty Woman. Poi il destino parve accanirsi contro di lui. Nel 1966 perdette la moglie in un incidente motociclistico, nel 1968 due dei suoi fıgli bruciarono vivi durante un incendio ...

Lande Hekt - Lucky Now (2026)

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di Fabio Cerbone  Ballate pop estatiche e dolciastre malinconie elettriche si impastano nel suono di Lucky Now, terzo album solista di Lande Hekt, talento inglese rivelatosi qualche anno fa nel trio da filosofia indie-punk delle Muncie Girls e poi avviata al viaggio in solitaria grazie a un ep di esordio nel 2019, seguito da Going to Hell del 2021, bene accolto dalla stampa nazionale. Lucky Now sembra presentarsi all’appello come la raccolta della riappacificazione con se stessa, il classico salto di maturità, infarcito di canzoni che introducono nelle liriche della musicista, sempre avviate a un percorso autobiografico, una sorta di tranquillità e di maggiore sicurezza dopo le prese di coscienza del passato. Legata spesso alle tematiche della sua identità sessuale (artista queer), dell’infanzia travagliata, nonché delle battaglie personali in età adulta, per scacciare le dipendenze dell’alcol, oggi Lande Hekt incontra la produzione squillante di Matthew Simms (Wire, It Hugs Back) ...

Steve Vai

"Amo insegnare, ma amo molto di più suonare. Se io suono la gente può imparare da me comunque. In più c'è il vantaggio che chi mi osserva vede in azione un musicista anziché un insegnante." Steve ha origini italiane, i nonni erano Lomellini, precisamente della cascina Taccona nel comune di Dorno in provincia di Pavia. (Il 22 Luglio 2012 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria presso lo stesso Comune). La sua famiglia emigrò negli Stati Uniti d'America. La sua data di nascita ha fatto sì che compisse sei anni il sesto giorno del sesto mese del 1966, come venne annotato in "The Frank Zappa Guitar Book" di Frank Zappa (questo come a voler sottolineare come si possa tranquillamente parlare di chitarrista, almeno quanto a tecnica e talento, diabolico). Vai è conosciuto per la sua musica strumentale per chitarra, che compone, esegue e produce da sé, ma ha anche suonato nelle registrazioni di diversi altri artisti e gruppi rock. Steve Vai si fece un ...

Peter Gabriel - So (1986)

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di Silvano Bottaro So è il quinto album solista di Peter Gabriel ed è il primo che porta il titolo di una sillaba, i primi quattro, infatti, hanno un numero progressivo: 1, 2, 3 e 4, mentre i prossimi porteranno il titolo di Us e Up. Non privo di successo, prima con i Genesis e poi come solista, è con questo album che Gabriel raggiunge il vertice della popolarità. Il suono moderno e i brani solidi grazie anche la maestria del co-produttore Daniel Lanois, portano il disco nelle classifiche mondiali. Brani come "Sledgehammer", "Red Rain", "Don't Give Up" con Kate Bush e "In Your Eyes" con Youssou N'Dour, fanno di questo disco degli anni Ottanta uno degli album più belli dell’intera produzione inglese di quegli anni. Peter il mastro-alchimista multiforme, non privo di coraggio, s’infila nei suoni più “rischiosi” dove la contaminazione fa da padrona. Sentimentale ed evocativo, So è la somma di ogni esperienza passata di Gabriel a cominci...

U2 - Rattle And Hum (1988)

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 In the locust wind comes a rattle and hum. Nel vento della locusta arriva un rantolo ed un bisbiglio. Questo è un verso di Bullet The Blue Sky, una delle canzoni che compongono The Joshua Tree, scritta da Bono dopo un drammatico e personale viaggio in Nicaragua e Salvador, dove constatò la drammatica situazione di nazioni messe in ginocchio dall'embargo economico imposto dagli USA e dalla guerra civile dei "Contras", i gruppi armati controrivoluzionari ai sandinisti, finanziata sempre dagli Stati Uniti. Durante il tour di quel disco leggendario veniva preceduta dalla chitarra imperitura di Jimi Hendrix che nell'alba dell'ultimo giorno di Woodstock fece dello Star Spangled Banner, l'inno americano, qualcosa di altro. Fu durante quel tour che si presentò Phil Janou, un cineasta americano, che voleva riprende il tour degli U2. Alla fine più che un documentario sul tour, divenne una propaggine di quel viaggio negli Stati Uniti D'America che fu il disco, stavo...

Ásgeir – Julia (2026)

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 di Maria Balsamo Nel suo quinto album in studio, “Julia”, il cantautore islandese Ásgeir intraprende un nuovo viaggio all’insegna dell’introspezione. Prodotto dalla One Little Independent Records, “Julia” segna il passaggio da anni trascorsi a collaborare con traduttori come John Grant e a lavorare con le poesie del padre, Einar Georg Einarsson, alla ferma volontà di iniziare a scrivere testi da solo (per la prima volta). Il risultato è un’opera profondamente contemplativa, intrisa di nostalgia, che vede Ásgeir meditare sui suoi rimpianti passati e sulle sue speranze per il futuro, guidato dallo spettro del personaggio principale dell’album, una ragazza di nome Julia. Ásgeir è noto al pubblico internazionale per il riconoscibile falsetto che si mescola a intricate melodie folk-pop. Anche stavolta malinconia e analisi interiore sono al centro di “Julia”: “È la prima volta che ho scritto testi completamente da solo“, – racconta. “È stato spaventoso. Sto ritrovando me stesso. Ho cerc...

Joi Division - Closer

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E T I C H E T T E

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