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Pearls Before Swine - Balaklava (1968)

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Nel Vangelo secondo Matteo c’è scritto:”Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi” (Mt 7,6). Da questo brano Tom Rapp prese spunto per chiamare la sua band, i Pearls Before Swine. Rapp è una delle figure leggendarie della musica underground americana: nato in North Dakota in una famiglia di insegnanti, la sua adolescenza è un continuo cambio di città al seguito dei genitori, accompagnato dalla chitarra acustica che gli fu regalata a 6 anni per Natale. Ad otto anni, secondo un ricordo di cui Rapp parlò per tutta la sua vita (terminata nel 2018, a Melbourne), in un Festival per giovani talenti, a Rochester, lui arrivò terzo davanti ad un ragazzo di Duluth, che si faceva chiamare Bobby Zimmerman, che probabilmente era colui che diventerà Bob Dylan. Proprio del folk di Dylan, di Joan Baez, di Guthrie e di Bessie Smith si innamora Rapp, che nel 1965 forma in Florida i Pearls Befo…

A Saucerful Of Secrets: il viaggio alchemico dei Pink Floyd

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di Andrea La Rovere
Cambridge, primi mesi del 1968
A Cambridge è una delle rare giornate luminose dell’anno; il sole irradia di luce un piccolo studio che il giovane Storm misura a piccoli passi facendo avanti e indietro. Il ragazzo avverte quella tipica sensazione – un misto di eccitazione e paura – che avvolge gli inizi di qualcosa di importante. Con l’amico fraterno Aubrey ha da poco aperto uno studio di grafica, produzione cinematografica e chissà cos’altro; il progetto fatica a ingranare, ma il periodo è di grande creatività, con le varie arti che mai come prima tendono a mischiarsi dando vita a opere totalmente inedite. Forse però, qualcosa si muove; altri giovani amici di vecchia data suonano in una band di cui si parla in tutta l’Inghilterra e uno di questi, Roger, che è andato a scuola con loro, gli ha proposto di curare la copertina del loro secondo album.
Storm ha accettato con entusiasmo; potrebbe essere la svolta tanto attesa per lui e Aubrey. Eppure, dopo aver ascoltato …

Elvis Costello - Imperial Bedroom (1982)

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di Silvano Bottaro
Il vegano Declan Patrick McManus in arte Elvis Costello è senza dubbio il personaggio chiave del pop britannico. Colui che ha restaurato la melodia a colpi di elettricità. Imperial Bedroom è l'album che più di altri sintetizza la peculiarità della sua scrittura. La sua camera da letto mentale è quanto di meglio il pop costelliano possa offrire. Le canzoni sono complesse, situate in atmosfere easy-jazz, tra pianto e ironia in un scenario avvolgente, non casuale, dove i brani sono un concentrato di dettagli sonori. L'album è zeppo di punte di diamante che definisce nitidamente il suo sforzo creativo e la sua volontà di riconsegnare alla melodia una dignità spesso e volentieri calpestata da regole di mercato. I testi sono tutto meno che banali e consolatori. Costello è uno dei pochi che si rendono conto che il pop non è un fenomeno limitato e introduce delle innovazioni di tipo strutturale e melodico. D'altronde il suo impeccabile gusto estetico ed emotivo …

Folk Show: Episode 29

Rolling Stones - Exile On Main Street (1972)

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Uno degli album più leggendari, seminali e storici di tutti tempi viene registrato in esilio (da cui il titolo). Infatti nel 1971 il Governo Britannico indaga i Rolling Stones di evasione fiscale. I 4 con notevole nonchalance in tutta risposta si spostano in Francia. Mick Jagger si trasferisce a Parigi con sua moglie Bianca, gli altri (Mick Taylor, Bill Wyman, Charlie Watts) in costa azzurra, mentre Keith Richards affitta una incantevole villa a Villefranche-sur-Mer, vicino a Nizza, che si chiama Nellcôte. In mancanza di uno studio di registrazione “all’altezza” nella zona, Richards insieme al produttore Jimmy Miller e ai due leggendari ingegneri del suono, Andy e Glys Johns, improvvisa studio di registrazione la cantina della villa. A questo punto iniziano leggende di ogni tipo su come avvenissero le registrazioni, e soprattutto in quale stato psicofisico, fatto sta che il soggiorno per le registrazioni fece la fortuna dei pusher locali e delle libertine: è certo che spesso il grupp…

Laurie Anderson

Lou ed io suonavamo insieme, diventammo migliori amici, e poi compagni, abbiamo viaggiato, ascoltato e criticato il lavoro dell’altro, studiato cose insieme (la caccia alle farfalle, la meditazione, andare in kayak). Facevamo battute ridicole; smesso di fumare 20 volte; combattuto; imparato a trattenere il fiato sott’acqua; andati in Africa; abbiamo cantato arie d’opera in ascensore; fatto amicizia con persone improbabili; ci siamo seguiti in tour quando è stato possibile; abbiamo avuto una dolcissima cagnolina che suonava il piano; condiviso una casa che era diversa dai nostri rispettivi appartamenti; abbiamo protetto e amato l’altro. Andavamo spesso a vedere arte, musica, spettacoli, teatro e ho osservato come amava e apprezzava altri artisti e musicisti. Era sempre così generoso. Sapeva come fosse difficile l’ambiente. Amavamo la nostra vita nel West Village e i nostri amici; e, in tutto ciò, abbiamo sempre fatto tutto nel miglior modo che ci riuscisse.
Come molte coppie, ognuno d…

Piero Ciampi, il randagio della musica italiana

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di Francesco Agrelli
Chissà se Piero Ciampi se lo sarebbe mai immaginato, mentre moriva in un letto d’ospedale a soli 46 anni, o mentre beveva sull’ennesimo fallimento discografico, che un giorno sarebbe stato idolatrato o che avrebbero creato un Premio musicale proprio con il suo stesso nome.
Lui che tra i cantautori era quello più bistrattato, lui che i canoni classici del cantautorato li aveva sempre bistrattati per rimanere fedele a se stesso e libero come un randagio.
Ciampi nacque nel ’34 a Livorno, in un’abitazione dirimpetto a quella di un altro famoso livornese, Amedeo Modigliani.
Nel 1957, così come il suo vicino di casa Amedeo, subisce il fascino di Parigi e vi si trasferisce. Lì conosce Céline e per sbarcare il lunario inizia a cantare le parole che scrive, è sempre in quel periodo che intraprende uno stile di vita da bohémien, stile di vita che non abbandonerà mai. Infatti Ciampi, forse è stato l’unico cantautore di quegli anni a vivere davvero l’esistenza che poi cantava…

Husker Du. Ti ricordi? Storia e curiosità della band norvegese

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di Vittorio
Un piccolo viaggio nella discografia degli Husker Du il cui significato del nome del gruppo norvegese è “ti ricordi”. Soprannominati la “band più veloce del pianeta”, gli Husker Du hanno pubblicato, tra gli altri, il concept album Zen Arcade Certo che vi ricordate degli Husker Du. Quel trio di Minneapolis, Minnesota, formato nel 1978 e, che a seguito dei buoni uffici dei Minutemen, incisero i loro primi lavori agli albori degli anni 80, per poi firmare con la SST di Greg Ginn dei Black Flag. Ma come fate a non ricordarli? Il loro stesso nome in lingua norvegese significa “ti ricordi” e in occasione del loro primo Ep, registrato dal vivo Land Speed Record, su label New Alliance, i tre si guadagnarono l’appellativo di “band più veloce del pianeta”. Si! Quei tre che in una loro intervista ebbero a dire che si stupivano che tutti quanti quando parlavano di hardcore mettessero l’accento sul lato violento (hard) mentre loro preferivano senza dubbio esaltare il lato emozionale (c…

C. S. N. & Y.

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Se c'è un gruppo che rappresenta magnificamente il passaggio tra gli anni Sessanta e Settanta è quello che mette insieme David Crosby, reduce dall'avventura dei Byrds, Stephen Stills e Neil Young, che erano assieme nei Buffalo Springfield, e Graham Nash, inglese arrivato negli Usa dopo la sbornia beat vissuta in prima fila con gli Hollies. L'avventura iniziò nel 1968, con Crosby, Stills e Nash pronti a mettere insieme quelle straordinarie armonie vocali di cui diventano maestri (perfino i Grateful sostengono di aver imparato da loro quando incidono l'acustico Workingman's Dead), la tradizione della canzone folk-rock, l'esperienza psichedelica, la lezione californiana delle "famiglie" dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane, con i quali erano particolarmente legati, un gusto pop assolutamente inedito, per produrre un disco d'esordio, nel 1969, che fu un capolavoro, una magnifica fotografia del sentimento dell'epoca, dolcemente in bilico fra …

Astronomy Domine: come Syd Barrett inventò i Pink Floyd

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di Dario Giardi
Capolavoro composto da Syd Barrett, inizialmente titolato Astronomy Domine (An Astral Chant), si apre con la voce del manager dei Pink Floyd dell’epoca, Peter Jenner, che recita i nomi di pianeti e satelliti (Giove, Saturno, Nettuno, Titano e Oberon), attraverso un megafono.
Il brano è incentrato sull’immensità e la magnificenza dell’universo, temi cari a Barrett sin dalla più tenera età. Immagina un viaggio cosmico tanto che la voce di Jenner al megafono sembra quella di un astronauta che parla con la Terra e descrive le sue visioni. Musicalmente il basso pulsante e continuo rappresenta proprio la connessione radio con la Terra, mentre la chitarra onnipresente, insieme a un canto maestoso e solenne, si perdono in un panorama cosmico oscuro e tenebroso tessuto dalle tastiere e enfatizzato dal drumming forsennato di Mason. All’inizio proprio l’organo Farfisa di Rick Wright imita il codice morse, un messaggio in codice che è rimasto un mistero a dispetto dei numerosi ten…

Roy Orbison

Roy Kelton Orbison (1936 - 1988), originario del Texas, comincia a suonare le chitarra all'età di sei anni. Quando è alle scuole medie forma il suo primo gruppo, The Wink Westerners, col quale suona musica country in programmi regolari per le stazioni televisive Kosa di Odessa e Kmid di Midland.
Discografia e Wikipedia

Folk Show: Episode 27

Andromeda - Andromeda (1969)

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Londra, fine anni ‘60: è il periodo giusto per fondare una rock band. Siamo al culmine della parabola che lega la musica alla vita giovanile. I ragazzi inglese, la prima generazione del baby boom nati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è la prima che ha usufruito del sistema sanitario nazionale, di una istruzione pubblica fino ai 16 anni e i salari dei loro genitori erano al massimo potere d’acquisto. John Du Cann è un giovane chitarrista e cantante che ha in mente di mettere su una band come i Beatles. Allo stesso tempo è affascinato dal suono sporco, aggressivo, che arrivava distillato sull’isola dell’Atlantico dagli Stati Uniti, un modo caldo, ruvido, elettrico di plasmare la materia musicale. Inizia nel 1968 con un gruppo che si chiama Attack, che si rifà sfacciatamente alle atmosfere psichedeliche californiane. Dura pochissimo, ma ha il tempo di far amicizia con Richard Shelman, cantante: decidono di formare un nuovo gruppo, gli Andromeda, come la mitologica principesse …

Folk Show: Episode 28

John Lee Hooker - The Healer (1989)

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di Silvano Bottaro
"L'album blues più venduto in assoluto per uno dei più grandi bluesman ancor oggi in circolazione", recitava la pubblicità del disco a fine anni novanta, poco prima della morte avvenuta nel 2001 a ottantaquattro anni. Il termine "blues" è probabilmente più abusato che usato in questo disco che, sinceramente ho ascoltato fino alla nausea, per la sua immediatezza, per la sua ascoltabilità ma non certamente per la sua sonorità marcatamente blues. Con questo disco, la chitarra più corteggiata del rock insieme a Muddy Waters e anche l'unico a uscire e imporsi dal ghetto di Detroit, ritorna con un album sensazionale che riassume e condensa tutte le indicazioni e i significati della sua arte e del suo modo di intendere il blues. Premiato con molti Grammy Awards, il primo brano omonimo del disco è "il miglior singolo del 1989", il canto caldo e profondo di Hooker accompagnato dalla chitarra di Carlos Santana e dal suo gruppo, creano un mix…

Michelle Shocked

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"Non posso dirti dove ho intenzione di andare... ma posso dirti da dove vengo."
Marie Johnston, classe 1963, originaria di Dallas nel Texas, folksinger per vocazione, ha esordito nella seconda metà degli anni ottanta. Ha fatto la musicista itinerante, nella più pura tradizione dei folksinger americani e, proprio come si usava nei tempi eroici della canzone d'autore, ha creato composizioni lucide e molto realiste, che descrivono le realtà sociali che ci circondano. Ha lasciato casa a sedici anni, staccandosi dall'educazione rigorosa impostale dalla madre, ed è andata vivere con il padre che le ha insegnato i primi rudimenti musicali. Il padre ("Dollar" Bill Johnston), che l'accompagnerà in diverse tournèe, è un appassionato di musica folk: suo tramite Michelle ha conosciuto Woody Guthrie, Doc Watson, Cisco Houston, Leadbelly e lo swing texano di Bob Wills. Michelle è cresciuta dritta come un virgulto, si è formata un carattere duro, ed il suo idealismo non è…

Garybaldi - Nuda (1972)

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Il mese dei dischi gioielli dimenticati si conclude con un disco italiano. Partiamo subito dalla sua copertina: Guido Crepax disegnò per i Garybaldi una sensualissima Bianca (nelle cui fattezze si può riconoscere la più famosa Valentina) distesa in una giungla come una sensuale Gulliver con i Lillipuziani: il disegno si apriva in tre parti creando un sensazionale poster 30X90 cm, con le nuvole che formavano il titolo di questo disco, piuttosto provocatorio: Nuda. I Garybaldi erano agli inizi degli anni ‘70 una delle più promettenti e famose band del progressive italiano. Nascono a Genova come Gleemen nel 1965, quando Pier Niccolo “Bambi” Fossati fonda il gruppo con Maurizio Cassinelli (batteria e voce), Lio Marchi (tastiere) e Angelo Traverso (basso). Suonavano il beat, cioè un rock leggero che si rifaceva ai primi Beatles e ad altri gruppi del cosiddetto Mersey Sound (dal nome del fiume che attraversa Liverpool) e come Gleemen ebbero discreto successo incidendo una cover di Lady Mad…

Mike Oldfield

Uno dei ragazzi prodogio del rock, Mike Oldfield (1953) esordisce nel 1967 in duo con la sorella Sally per un album di folk acustico. Suona quindi nei Barefeet e nel 1970 entra nei Whole Word di Kevin Ayers. Lì inizia una proficua collaborazione con David Bedford, prima come arrangiantore per Ayers e poi come esecutore per lo stesso Bedford.
Discografia e Wikipedia

Folk Show: Episode 26

Phoebe Bridgers - Punisher (2020)

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di Luigi Ippoliti
Phoebe Bridgers aveva già impressionato tre anni fa con l’esordio Stranger in the Alps. Non passava inosservata la sua scrittura minimalista, quegli squarci di disperazione: qualcosa che somigliasse a un ibrido tra il primo Bon Iver e Joni Mitchell. Una cosa del genere ti fa esplodere il cervello, detta così. Era possibile? Certo, in alcuni aspetti il suo primo lavoro era limitato, ma di sostanza ce n’era eccome. E quei due riferimenti altissimi non erano inverosimili se accostati a lei. Ci ha pensato oggi a perfezionarsi: Punisher, il suo secondo album, è un netto passo in avanti.
Parallelamente alla sua carriera solista, però, pensiamo sempre alle sue collaborazioni, dove ha potuto spaziare e crescere: il roots rock con Better Oblivion Community Center, il grunge con Boygenius (Julien Baker e Lucy Dacus), l’alt rock insieme ai The National.
Insomma, Phoebe Bridgers è un’artista che è all’inizio, classe ’94, ma ha già molta esperienza. Punisher, dicevamo, è un pa…

Jesus and Mary Chain. 30 anni dopo

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di Vittorio
Psichocandy, dei Jesus and Mary Chain è uno dei dischi più belli e importanti della musica contemporanea di fine millennio scorso. Per celebrarlo il gruppo si è ricostituito e ha deciso di portarlo in tour… Uno dei dischi più belli e più importanti della musica contemporanea della fine del millennio scorso è Psichocandy, dei Jesus and Mary Chain. Per celebrarlo il gruppo si è ricostituito e ha deciso di portarlo in tour, la cui unica data italiana è a Ferrara, il 19 luglio, nell’ambito della sempre più gloriosa rassegna Ferrara sotto le stelle.
La band prende vita a Glasgow, in Scozia, nel 1984 attorno alle figure dei fratelli Jim e William Reid, affiancati dal bassista Douglas Hart e da una girandola di batteristi che vede una prima stabilizzazione quando prende in mano le bacchette un certo Bobbie Gillespie (si proprio lui, ne parleremo in futuro) che di lì a poco cederà il posto ad una batteria elettronica e quindi a John Moore.
In pochi mesi realizzano una manciata di …

R.E.M. - Out Of Time (1991)

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di Silvano Bottaro
Rapidi Movimenti Oculari, l'indice fisiologico che rivela lo svolgersi del sogno all'interno del sonno. La musica rock per i R.E.M. è appunto uno stato ipnotico da sogno, dove i musicisti analizzano le varie visioni musicali, quelle che hanno mosso la loro sensibilità creativa (Doors, Byrds, Velvet), sovrapponendole poi con innovazioni e ulteriori appendici. Abbandonata la neo-psichedelia del giro californiano, i R.E.M. realizzano l'opera più alta del nuovo sound metropolitano, dove la band vive queste composizioni in prima persona con una formula che si rivelerà imbattibile. Questi quattro protagonisti da Athens, Georgia, fanno il "salto" grazie a un album che parla d'amore. Ne parla alla maniera loro, senza nulla concedere al luogo comune e senza spiegare: più che di un'analisi o un racconto, si tratta di un'evocazione di sentimenti e stati d'animo, dalla solitudine all'euforia, senza dimenticare l'ossessione, abilmente …

Tim Buckley

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Nato a Washington nel 1947, vive a New York e, all'età di quindici anni, va sulla costa occidentale, con Woody Guthrie nella mente e la voglia di diventare un folk singer, vero. Dal '63 frequenta da musicista (chitarra - voce) i circuiti folk di Los Angels e della Bay Area. Nei testi, viene coadiuvato dall'ex compagno di scuola Larry Beckett. Al Troubador di Los Angels trova l'ambiente a lui ideale, stende i primi pezzi personali e poi i capolavori. Negli anni '70 partecipa a numerosi film, interpreta una commedia di Satre, No Exit e scrive il soggetto della pellicola Fully Airconditioned Inside, mai girata. Nel 1975 muore per una overdose di morfina ed eroina. Come ogni folk singer, egli penetra le cause della disfatta e le denuncia a piena voce, è il 1966 e Buckley strappa alla Elektra l'album d'esordio, smette di credere alla "rivoluzione psichedelica" sfruttata ed inglobata per intero. Si avverte aria di disillusione per la scena contemporanea…

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