Post

Locomotive Breath - Jethro Tull (1971)

Immagine
 Nacquero a Blackpool, nel 1967, nell'estate dell'amore. Mentre in California si scaldavano al sole psichedelico con la crema abbronzante lisergica, in Inghilterra Ian Anderson e alcuni amici disegnavano un'affascinante area irregolare delimitata da quattro lati (rock, folk, blues, progressive). Per il nome si ispirarono a un agronomo inglese del xvii secolo, come segno distintivo adottarono il flauto (trattato alla maniera del grande jazzista Roland Kirk, che omaggiarono in Serenade to a Cockoo), come tessera centrale del loro mosaico sfruttarono le lucide follie di un cantante che suonava il suo strumento su una gamba sola. Locomotive Breath (pubblicata sull'epocale Aqua lung del 1971) è il treno della vita, metafora chiara del suo lento e inesorabile scorrere. Il nostro tempo sulla terra è paragonato a un treno che non si può arrestare perché il vecchio Charlie ha rubato la leva dei freni. Molto si è disquisito su chi sia quell'Old Charlie. Tre le ipotesi accredi...

Lower Dens - Escape From Evil (2015)

Immagine
di Riccardo Zagaglia Hanno giocato bene le loro carte, i Lower Dens di Jana Hunter, alimentando mese dopo mese le attese per quello che è a tutti gli effetti il terzo album in studio, Escape From Evil. Accantonata l’ormai decennale esperienza solista/freak-folk iniziata a metà anni Zero, con l’appoggio di un Devendra Banhart all’epoca all’apice della popolarità, la Hunter è riuscita a reinventarsi icona – a suo modo – cool attraverso le trame di un dream pop chitarristico che ha trovato sfogo prima in Twin-Hand Movement e poi, in una veste ancora più appetibile, nel Nootropics del 2012. Un timbro particolare, spesso accostato a quello di Victoria Legrand dei Beach House (ma dalle venature ancora più androgine), sorretto dalle metriche mai banali dei compagni di viaggio Geoff Graham (basso) e Nate Nelson (batteria). I Lower Dens sono storicamente una band di difficile definizione, priva di quegli spessi tratti caratteristici che rendono un suono facilmente identificabile. In qu...

Pierangelo Bertoli

«Canterò le mie canzoni per la strada / ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada / con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.»  (da A muso duro) Nato da una famiglia operaia, a tre anni fu colpito da una grave forma di poliomielite che lo privò della funzionalità degli arti inferiori e lo costrinse a vivere muovendosi su una sedia a rotelle. Malgrado l'ingombrante presenza della carrozzella visse un'infanzia regolare, ma priva di ogni genere di bene superfluo; secondo quanto raccontato dallo stesso Bertoli, in casa non c'era neppure la radio e per questo motivo la passione musicale del giovanissimo Pierangelo venne essenzialmente dall'esterno, anche se non va dimenticato il ruolo decisivo ricoperto dal fratello e dal complesso di quest'ultimo, che all'inizio degli anni sessanta si riuniva proprio in casa Bertoli per suonare insieme. Pierangelo conosceva già la discografia di alcuni cantanti famos...

Neil Young - On the beach (1974)

Immagine
di Silvano Bottaro Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight's the night , On the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori. On the beach è una introspezione esistenziale con evidenti sottintesi psicoanalitici in un misto di irreale e quotidiano, di bisogno-abbandono, dove per la prima volta Neil Young vive la sua vita e le sue esperienze in prima persona. E' l'impronta esasperata e vera del suo personale modo di intendere il blues: una musica cruda, chitarre sporche e lancinanti, ritmiche squadrate ed essenziali e su tutto la voce cruda di Neil che tesse frenetiche immagini surreali, suonate e interpretate esclus...

Alcuni buoni motivi per amare Robert Wyatt

Immagine
di Alberto Piccinini Robert Wyatt ha compiuto settant’anni a gennaio duemilaquindici. Il mese scorso ha annunciato in un’intervista di avere smesso con la musica. “Ho pensato che i macchinisti di treno vanno in pensione a 65 anni. Lo farò anch’io. Cinquant’anni passati al posto di guida non sono una cosa da poco e in questo momento a essere onesto sono più interessato alla politica che alla musica”. Lo ha detto con la consueta ironia, macchinista della sedia a rotelle dove sta seduto da quando aveva 28 anni. “Se Dio avesse creato le sedie a rotelle”, recita un’altra sua battuta “le avrebbe presentate come una naturale alternativa alle gambe, nel caso qualcuno avesse voluto scegliere”. A 28 anni Wyatt cadde completamente ubriaco dalla finestra di un primo piano, durante un party londinese (“ho rovinato la festa a tutti”). L’incidente passò agli atti della storia minore del rock. Nella storia maggiore si moriva e ciao, come Jimi Hendrix. Si sorvola spesso sulle circostanze: dep...

James McMurtry - Complicated Game (2015)

Immagine
di Blackswan La carriera di James McMurtry è un implicito elogio alla lentezza. In circolazione dal lontano 1989, il chitarrista e songwriter texano ha messo in cantiere solo otto album in studio, compreso quest'ultimo. Otto dischi in ventisei anni, una media di uno ogni tre anni. In un mondo dominato da una frenesia ipertecnologica, McMurtry ha sempre tenuto la barra del timone della qualità, poche cose ma fatte bene, con cura artigianale e intelligenza, e una coerenza artistica che l'ha sempre tenuto distante dai grandi circuiti del rock a stelle e strisce. Complicated Game racchiude in sè tutta la premessa di cui sopra: uscito a distanza di ben 7 anni dal suo predecessore (l'ottimo Just Us Kids del 2008), questo nuovo full lenght è un disco sincero, ben suonato, essenziale ma estremamente curato nella produzione. E poi ci sono le canzoni, dodici per la precisione, tutte di gran livello, alcune delle quali davvero eccezionali. Frutto, è proprio il caso di dirlo, di un...

Peter Gabriel - 3 - Melt (1980)

Immagine

The Last Of The Famous International Playboys - Morrissey (1992)

Immagine
 La sua epigrafe, il suo miglior riassunto, è tutto nel titolo di una sua canzone: I Started Something I Couldn't Finish, «Ho iniziato qualcosa che non sono riuscito a completare». Prima con gli Smiths, in una meravigliosa, ma breve parabola, poi in una carriera solista nata bella come il sole, ma presto oscurata dall'eclissi, Morrissey ha lasciato cadere dalle tasche sassolini che sono finiti nelle scarpe dell'inglese medio (primo destinatario delle trame) e poi in quelle dell'ascoltatore europeo. Morrissey ha portato a spasso la sua figura figlia del glam e del post-punk, un po' decadente e un po' dandy, diciamo, per semplificare,tra Marc Bolan e Oscar Wilde. The Last of the Famous International Playboys è fıglia di una strana e discutibile fascinazione di Morrissey per Ronnie e Reggie Kray, due gemelli che comandavano un organizzazione criminale che, negli anni cinquanta e sessanta, mise a ferro e fuoco l'East End londinese. La loro fama si deve non solo ...

Mike Delevante - September Days (2026)

Immagine
 di Silvano Bottaro September Days segna il primo album solista di Mike Delevante, noto soprattutto per il lavoro con il fratello Bob nei The Delevantes, duo storico della scena Americana. Pur essendo un esordio individuale, l’album riflette la lunga esperienza di Delevante con melodie guitar-driven e un songwriting che si muove tra tradizione folk, rock classico e power pop. Questo nuovo progetto di Mike (voce/chitarra elettrica e acustica a 6 e 12 corde) si concentra su argomenti personali. Riflette su persone, luoghi ed esperienze con testi emozionanti su temi che esplorano riflessioni piene di rimpianti, resilienza e nuovi inizi. La musica dell’album è caratterizzata da chitarre jangle-style, ritmi accattivanti e arrangiamenti che ricordano band e artisti come The Byrds, Tom Petty, The Jayhawks o figure del pop rock degli anni ’90. Questo connubio tra Americana e power pop crea un sound nostalgico ma vitale, che evita sia la mera riproposizione vintage sia l’eccessiva modernizz...

Janis Joplin

Alcuni artisti hanno un modo di vivere e un modo di fare arte, per me ne esiste uno solo. Janis Lyn Joplin (Port Arthur, 19 gennaio 1943 – Hollywood, 4 ottobre 1970) è stata una cantante statunitense. Divenne nota verso la fine degli anni sessanta come cantante del gruppo Big Brother and the Holding Company, e successivamente per i suoi lavori da solista. La sua carriera continuò fino alla morte per overdose all'età di 27 anni. La rivista americana Rolling Stone la pone al 46º posto della lista dei 100 artisti più importanti della storia e al 28º della classifica del 2008 dei 100 cantanti più importanti di tutti i tempi. Riconosciuta e ricordata per l'intensità delle sue interpretazioni, nel 1995 è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 2005 è stata insignita del Grammy Award alla carriera. ( Wikipedia ) Puoi distruggere il tuo presente preoccupandoti del tuo domani. Le foto di Janis da bambina ci mostrano una cucciola bionda e sempre sorridente,...

E T I C H E T T E

Mostra di più