Bruce Springsteen: il sogno americano
Bruce Springsteen rivela la sua grandezza cantando Dream baby dream dei Suicide, un pezzo di un gruppo semisconosciuto che viene reinterpretato con l’umiltà che si riserva ai classici Non soffro di particolare sudditanza culturale nei confronti degli americani. Ma ci deve essere un motivo per cui, insieme agli inglesi, da cinquantanni a questa parte sono i migliori nel campo delle arti visive e sonore. Il motivo lo si può ricercare nei percorsi formativi, nell’ambiente culturale, nei sogni e negli incubi che riescono a concretizzare. Lo si può ricercare nei fondi che mettono a disposizione, nell amore e nel rispetto delle loro tradizioni, ovunque. Lo si può ricercare ovunque, ma il dato di fatto è che ci sfugge la ragione vera di tale superiorità. La possiamo ritrovare parzialmente nel finale di “Kill Bill”, o meglio ancora in quello di “Jackie Brown”, oppure nelle musiche che i Tuxedomoon hanno composto per un balletto di Maurice Bejart. Oppure nei titoli di testa di “Twi...