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4 - Il movimento Folk del Greenwich Village (1/3)

 Le origini del movimento folk del Greenwich Village, voce musicale della controcultura che si va a sviluppare a cavallo tra anni ’50 e ’60, devono essere ricercate negli ultimi anni ’40, anni in cui si cominciano ad intravedere le prime avvisaglie di quel revival folk che porta migliaia di giovani americani ad emigrare a New York, nel Greenwich Village, appunto, zona di loft a basso prezzo e di club animati da serate jazz e folk. In particolare, nel 1948, vanno segnalati due eventi importantissimi per il movimento e la musica folk più in generale: da una parte l’introduzione di classifiche Folk all’interno dell’onnipresente Billboard; dall’altra la nascita dei Weavers di Pete Seeger. Già negli Almanac Singers Seeger è tra i primi ad associare alla musica folk l’elemento sociale e il valore di musica di protesta. Il primato in tal senso va, però, attribuito a Woody Guthrie, primo grande cantautore della storia che fa partire un sottile filo rosso che da Guthrie ci porta a Seeger, da Se

Robert Plant & Alison Krauss - Raise The Roof (2021)

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di Francesco Brusco Non è così consueto trovare rockstar capaci di affrontare la seconda parte di carriera con dignità e ponderatezza. Se ne vedono tante, di rincorse frenetiche a nuovi consensi di massa e di altrettanto furenti retromarce per recuperare quelli perduti. Il signor Robert Anthony Plant da West Bromwich è tra le note eccezioni. Lo conferma la collaborazione con Alison Krauss, first lady del bluegrass contemporaneo e ostinata collezionista di Grammy. Si erano incontrati per la prima volta nel 2004, per ritrovarsi solo tre anni dopo al Sound Emporium di Nashville. Ne venne fuori l’album dell’anno. Chiunque avrebbe scommesso su una corsa al sequel dopo l’exploit di Raising Sands, ma tra i due ebbe inizio una nuova corrispondenza di idee destinata a durare una dozzina d’anni. Quando si dice «teniamoci in contatto». ANCORA a Nashville, fine 2019; ad accoglierli in studio T-Bone Burnett, già produttore del primo album, Jay Bellerose alla batteria, Dennis Couch al basso, e una r

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #2 #1

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JOHN COLTRANE: A LOVE SUPREME (IMPULSE!) Coltrane (ts, v), McCoy Tyner (p), Jimmy Garrison (b) and Elvin Jones (d). Rec. 1964 Non importa quante volte ti avvicini a questo album, è sempre maggiore della somma delle parti che compili. Sì, è perfetto, sì, è ambizioso, sì va oltre le solite concezioni jazz, sì è presentato come una suite di meditazioni in natura che gli conferiscono un design formale ben oltre il 99 percento degli album jazz. Sì, Coltrane suona come un uomo ispirato da qualcosa di più del lavoro immediatamente disponibile, così come gli altri tre musicisti coinvolti, e sì, i temi sono incessantemente sobri. Ma questo graffia solo la superficie del successo di questo album. Non si può mettere alla porta delle aspirazioni di Coltrane, perché le buone intenzioni spesso portano a disastri artistici nella musica come in ogni altra disciplina estetica, ma è possibile che il suo completo impegno per la sua testimonianza di rinascita spirituale sia felicemente coinciso con una gi

Nick Cave & The Bad Seeds - Kicking Against The Pricks (1986)

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di Silvano Bottaro Personaggio geniale e inquietante, provocatorio e imprevedibile Nick Cave, australiano di Melbourne ma cittadino Londinese è stato presente più volte in questo blog con 'The Good Son' del '90, nove canzoni di una bellezza disarmante, con il progetto 'Grinderman del 2007' e del 2010 e ancora con i Bad Seeds in 'Dig Lazarus, Dig!' del 2008. Kicking Against The Pricks è un album interamente composto di cover che percorre i sentieri della musica americana in modo quasi malato e angosciante. Il blues di John Lee Hooker ("I'm Gonna Kill That Woman"), il country di Johnny Cash ("The Singer"), l'hit hendrixiano ("Hey Joe"), il soul di Cooke ("Something's Gotten Hold Of My Heart"), il canto urbano di Lou Reed ("All Tomorrow's Parties") sono qui rimasticati e stravolti, quasi irriconoscibili. Con voce profonda e da brividi Cave conduce le sue personalissime rivisitazioni co

Folk Show: Episode 86

Gov't Mule - Heavy Load Blues (2021)

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di Daniele Zago Per il loro dodicesimo disco in studio, gli statunitensi Gov’t Mule hanno deciso di andare ad affrontare le origini di tutto ciò che sta alla base di tutta la musica moderna, ovvero il blues. E difatti di un disco blues si tratta, diviso fra brani originali e reinterpretazioni di classici di bluesman del calibro di Junior Wells, Elmore James, Sonny Boy Williamson, Muddy Waters e tanti altri, fra cui un inaspettato Tom Waits. Registrato live in studio con tecnica analogica e prodotto dal leader della band, il cantante – chitarrista Warren Haynes assieme a John Paterno, nell’edizione deluxe contiene anche un altro disco con ulteriori registrazioni. L’apertura è affidata a “Blues Before Sunrise” di Elmore James, interpretata con piglio southern ed ampio uso di chitarra slide e armonica, mentre “Hole in My Soul” è il primo brano composto dalla band, con tanto di sezione fiati e intensa linea vocale di Warren Haynes. “Wake Up Dead” è sorretta da uno shuffle trascinante con l

Paul Simon

Folksinger di gran successo, prima in coppia con Art Garfunkel e poi copme solista Paul Simon (1941) è uno dei più apprezzati cantautori del soft rock americano, intelligente, sensibile e refrattario alle facili mode del rock. Originario del New Jersey, Simon incontra Art Garfunkel alla fine dei '50. Alcuni timidi successi iniziati non rendono giustizia alle loro indubbie doti compositive. Discografia e Wikipedia

3 - Gli anni bui del Rock'n'Roll (3/3)

La seconda, di maggior portata commerciale, è quella che mette definitivamente la California sulla mappa musicale americana” è quella capeggiata dai Beach Boys. Fondendo le sonorità del surf con le armonie vocali del doo wop, i Beach Boys con “Surfin’” del 1961 divengono il fenomeno musicale più importante ( almeno dal punto di vista commerciale ) della prima metà degli anni ‘60, destinati ad essere scalzati per popolarità solo con l’avvento dei Beatles e della British invasion nel 1965. Ma già con “Surfer Girl”, del 1963, la componente surf della loro musica sta andando scemando: comincia invece a spiccare il ruolo di Brian Wilson non solo come leader del gruppo, ma anche come produttore . Influenzato dal wall of sound di Phil Spector, Wilson crea, in un disco come “Today!”(1965) vere e proprie suite pop. Ma è dopo aver ascoltato “Rubber Soul” dei Beatles, del 1965, che la passione di Wilson si trasforma in vera a propria ossessione: il risultato di tale ossessione è noto a tutti ed è

Big Red Machine - How Long Do You Think It's Gonna Last? (2021)

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Nonostante nelle nuove press-photo dei Big Red Machine seguitino a comparire sia Aaron Dessner che Justin Vernon, è evidente come il primo abbia ormai preso saldamente in mano le redini di un progetto che con ‘How Long Do You Think It’s Gonna Last?‘, sophomore che arriva tre anni dopo l’omonimo debutto, si colora di nuove sfumature e di inediti contributi. D’altra parte, da allora (era il 2018) si è sostanzialmente compiuta la definitiva consacrazione di Dessner come top-producer, dopo la vittoria del Grammy per il lavoro fatto su ‘Folklore‘ di Taylor Swift e l’analogo apporto al successivo ‘Evermore‘. Da un punto di vista mainstream, è forse un po’ avvilente constatare come Aaron abbia ricevuto più riconoscimenti come primo collaboratore della pop-star americana che in qualità di membro fondamentale di una band della storia dei National, ma tant’è. Non tutto il male viene per nuocere, però, perché la Swift ha ricambiato donando divulgazione a un progetto estremamente composito ma sens

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #4 #3

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BILL EVANS TRIO: SUNDAY AT THE VILLAGE VANGUARD (RIVERSIDE) Evans (p), Scott LaFaro (b) and Paul Motian (d). Rec. 1961 Nessuno dei tre uomini che hanno fatto questa musica un bel giorno di giugno del 1961 ha avuto la minima idea dell'impatto che avrebbe avuto nel corso degli anni: ascoltando le riproduzioni LaFaro ha detto a Evans che pensava che si fossero avvicinati abbastanza alla performance ottimale , ma questo era tutto. Due settimane dopo LaFaro morì ed Evans se ne andò con le ceneri del suo primo grande gruppo. Questo album è diventato la scelta personale di Evans di ciò che pensava rappresentasse meglio il trio attraverso lo spettro del prodigioso talento nel suonare il basso di LaFaro. Il pianista ovviamente ha avuto un grande discernimento perché migliaia di persone hanno concordato con lui da allora, nominando questo non solo il loro album preferito di Evans, ma quello che ha cambiato le loro vite (e in alcuni casi, le loro carriere). Come mai? Non solo i tre membri del

Nick Cave & The Bad Seeds - The Good Son (1990)

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di Silvano Bottaro Nicholas Edward Cave classe ’58 Australiano di Melbourne a 32 anni incide il suo sesto album solista “The Good Son”. La sua discografia, sei album in otto anni, due eccezionali “The Firstborn is Dead” e “Kicking Against The Pricks” album di cover, bello e non ovvio, tre più che validi “From Her To Eternity”, “Your Funeral… My Trial” e “Tender Prey” e questo “Buon Figlio” targato 1990. Il cambio di rotta è evidente, Cave abbandona i suoni spigolosi e irrequieti e intraprende la strada della melodia, dell’intimismo, della spiritualità. La bellezza dell’album è racchiusa nelle nove canzoni, dove non ci sono cadute di tono, anzi, tutto il disco è un continuo emozionante flusso sonoro, un alternarsi di ballate una più bella dell’altra. Proprio per questo le vediamo una ad una. Foi Na Cruz – Lenta ed inesorabile con ritornello in portoghese, splendido decadentismo sulle note di un amore che doveva essere e non è stato; non resta che sognare sulle magiche note

Folk Show: Episode 85

Nala Sinephro - Space 1.8 (2021)

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di Damiano Pandolfini Otto spazi per raccontare uno spaccato di vita. Otto spazi per riprendersi dalle conseguenze di una grave malattia. Otto spazi per osservare con umiltà l'universo in tutta la sua grandezza, in una sorta di intima estasi celeste. Districandosi tra l'uso di arpa, tastiere, pedali, oscillatori e tecniche di studio in digitale, la polistrumentista belga-caraibica (ma di stanza a Londra) Nala Sinephro offre un debutto di jazz inusitatamente dilatato, spesso quasi beatless e più prossimo a una sorta di ambient spirituale che non verso le moderne derive nu della fiorente scena anglosassone. Si fa in un attimo a perdere il bandolo della matassa e trovarsi avvolti da una nube di striature elettro-acustiche, meglio quindi arrendersi al flusso e lasciare che il tutto scorra sotto pelle come linfa per l'anima. "Space 1.8" è quindi sintomatico di certe correnti e pare muoversi con agilità negli stessi circuiti del recente lavoro di Floating Points, Pharoa

Carly Simon

Proveniente da una ricca famiglia newyorkese con interessi nell'editoria (il padre è co-fondatore della Simon & Schuster), Carly Simon (1945) inizia a esibirsi in due con la sorella maggiore Lucy (un'altra sorella, Joanna è cantante d'opera) nei locali folk di New York. Le Simon Sisters si fanno notare nel 1964 con un singolo e un paio di album. Discografia e Wikipedia

3 - Gli anni bui del Rock'n'Roll (2/3)

Il doo wop è una rivisitazione in chiave rhythm’n’blues dei vecchi Barbershop Quartet degli anni ’40: i gruppi doo wop erano gruppi vocali in cui ogni parte è strettamente collegata alle altre, sullo sfondo voci che pronunciano frasi prive di senso con funzioni ritmiche e davanti il lead vocalist. Fenomeno di vita breve che si colloca a cavallo tra i ’50 e i ’60 ma reso popolare da una schiera innumerevole di gruppi, tra cui ricordiamo i Drifters di “Stand By Me”, i Five Royales di “Baby Don’t Go”, i Monotones di “The Book Of Love” e poi Marcels ( “Blue Moon”), Orioles ( “Crying in the Chapel”) e Penguins ( “Earth Angel”). Altro cavallo di battaglia commerciale accanto ai teen idols e ai gruppi doo wop e destinati ad influenzare molti gruppi pop e rock futuri, specialmente inglesi, sono i girls groups: gruppi come Crystals, Shirelles, Ronettes e Shangri-las. Il suono è a metà strada tra il pop-rock del Brill Building ( e da lì provengono molti dei pezzi di maggior successo di questi gr

Joe Bonamassa - Time Clocks (2021)

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 di Paul Rigg Per uno che canta di "non essere mai stato un amante del timbrare il cartellino" nella canzone che dà il nome a Time Clocks (29 ottobre 2021/ Provogue), Joe Bonamassa mantiene comunque un ritmo di lavoro che è estenuante solo a pensarci.    "Ma quest'uomo non dorme mai?" chiede un commentatore sotto il video della canzone Notches, domanda comprensibile se ricordiamo che Guitars Exchange quest'anno ha già recensito l'album in studio Royal Tea; la registrazione dal vivo dello stesso disco al Ryman Auditorium di Nashville; e l'album di Joanna Connor, di cui Bonamassa era produttore. Inoltre, ci sono i video di accompagnamento, il recente documentario Guitar Man, e il suo lavoro di beneficenza con Keeping The Blues Alive, tra gli altri progetti.        Amo ancora di più le sue collaborazioni con Beth Hart, ma nonostante le mie leggere perplessità sulla sua incredibile produzione - in particolare su come la qualità possa essere mantenuta con

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #7 #6 #5

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CHARLES MINGUS: MINGUS AH UM (COLUMBIA) Mingus (b), Jimmy Knepper/Willie Dennis (tb), John Handy (as, ts), Shafi Hadi (as), Booker Ervin (ts), Horace Parlan (p) and Dannie Richmond (d). Rec. 1959 Just as with the Monk at number six, this classic album also represented a career breakthrough. Recorded not long after his Blues And Roots, but Atlantic deliberately held that back for over a year because the bassist had signed his first contract with Columbia, the major whose distribution, especially to the white audience, was much more powerful. Ah Um’s release came in the same year as his first evening appearance at the Newport Festival and the start of his record-breaking residency with Eric Dolphy. Il presente album, tuttavia, era un'avventura in studio con un gruppo appositamente costituito che aveva familiarità con i quintetti di lavoro di Mingus. I contributi di Ervin, per esempio, 'Fables Of Faubus'‚ e l'opener gospel 'Better Git It In Your Soul', sono una def

Beirut – The Rip Tide (2011)

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di Silvano Bottaro Si sta confermando come uno degli album più belli del 2011 questo ‘ The Rip Tide ’, terzo album dei Beirut , band statunitense capitanata da Zach Condon , giovane venticinquenne nato a Santa Fe nel Nuovo Messico. Fin dal primo disco ‘ Gulag Orkestar ’ del 2006, Condon (infatti il gruppo ‘Beirut’ si formò successivamente per l’incisione del disco) si dimostrò un grande talento oltre a una gran bella voce ma fu con il secondo, ‘ The Flying Club Cup ’ del 2007, che i Beirut si fecero conoscere oltre continente. Lasciando da parte certe influenze inevitabilmente tratte da ispirazioni ‘altrui’, con ‘ The Rip Tide ’ i Beirut fanno il grande salto di qualità, facendo emergere un suono completamente personale che li distinguono dalla ‘massa’ musicale odierna. Anche se orientativamente verso un sound più pop, i Beirut ci regalano trentatre minuti di intrecci musicali di notevole profondità. Le nove canzoni che compongono il disco hanno la forza di creare un flus

Folk Show: Episode 84

Omar Sosa & Seckou Keita – Suba (2021)

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di Silvano Bottaro   Quattro anni dopo il loro ottimo disco Transparent Water , ecco il secondo – altrettanto superbo album - del cubano Sosa e del senegalese Keita. Sebbene condividano un legame ancestrale con l'Africa, i rispettivi luoghi di nascita del virtuoso del pianoforte Omar Sosa e del maestro kora Seckou Keita, Cuba e Senegal, sono separati dall'Oceano Atlantico. Quando la coppia si è incontrata nel 2012, Seckou ammirava Omar per la sua spiritualità musicale, mentre Omar vedeva in Seckou una rara capacità di collaborare pur mantenendo la sua identità musicale. Suba significa "alba" in Mandinka, la lingua nativa di Keita, che rappresenta il suo momento preferito della giornata e un momento di freschezza e speranza. Attenti consapevoli della politica delle tante spaventose tragedie provocate oggi dal fenomeno delle migrazioni mondiali, Sosa e Keita scelgono di concentrarsi invece sul potenziale redentore o trasformativo della poetica, nella musica dove, come d

Simon & Garfunkel

Paul Simon (1941) e Arthur Garfunkel (1941) si incontrano alla High School nel quartiere Queens di New York e si esibiscono come duo vocale alla Everly Bros. Nel 1957 pubblicano il loro primo singolo, Hey Schoolgirl che raggiunge un dignitoso cinquantaquattresimo posto nelle classifiche di "Billboard". I due si nascondono dietro lo pseudonimo di Tom & Jerry. Discografia e Wikipedia

3 - Gli anni bui del Rock'n'Roll (1/3)

Non bisogna farsi sviare dal titolo: il periodo che succedette agli anni di fuoco del rock’n roll (1954-1958) non fu in realtà così buio, né privo di stimoli... semplicemente la carica eversiva degli anni precedenti si esaurisce, il fenomeno rock’n roll viene imbrigliato e da una parte troviamo figure che appartengono ancora all’universo del primo rock’n’roll, ma nella cui musica gli elementi tipici del country tendono a predominare fortemente su quelli blues, dall’altra spuntano i cosiddetti teen idols, personaggi pop la cui immagine veniva accuratamente studiata per compiacere quel pubblico giovane che era stato scoperto con Presley . Alla prima schiera appartengono Johnny Cash, (spesso considerato erede ideale del divo country Hank Williams), gli Everly Brothers ( le cui armonie vocali, sintesi di country e doo wop, saranno mandate a memoria da gruppi come Beach Boys,Beatles e Simon&Garfunkel) e Roy Orbison ( altra influenza importante per i Beatles con un rock ultramelodico ven

Billy Bragg - The Million Things That Never Happened (2021)

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 di Lorenzo Montefreddo L’immagine scelta come cover di "The Million Things That Never Happened" sembra voler subito mettere in chiaro una cosa: Billy Bragg è sceso definitivamente dai treni degli Stati Uniti per tornare a cantare Londra e il suo paese. E se il London Eye, evanescente sullo sfondo, quasi inghiottito dalla nebbia, rappresenta qualcosa, non è certo l’immagine di una cartolina turistica o l’icona di un’Inghilterra proiettata ad affrontare a testa alta le sfide del nuovo millennio, ma piuttosto la materializzazione del brusco risveglio da un sogno sgretolato da una realtà amara tra Brexit e pandemia. Dopo il mini-Lp del 2017 “Bridges Not Walls”, dopo aver registrato nel 2016 “Field Recordings From The Great American Railroad” nelle stazioni degli Stati Uniti e aver collaborato con i Wilco per arrangiare gli inediti di Woody Guthrie, il bardo di Barking, cresciuto col mito del combat rock, con la foto dei Clash sul comodino, che negli anni 80 incendiava il Regno U

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #10 #9 #8

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KEITH JARRETT: THE KÖLN CONCERT (ECM) Keith Jarrett (p). Rec. 1975 Jarrett irruppe sulla scena jazz internazionale come parte del rivoluzionario Charles Lloyd Quartet degli ultimi anni '60, passò a dirigere il suo trio, si unì brevemente alle zuppe elettroniche voodoo di Miles Davis dei primi anni '70, quindi si ritirò alla musica acustica e un riesame di ciò che stava cercando di ottenere nella sua musica. Ciò ha portato a una sorta di eclissi temporanea nel suo profilo nella prima metà degli anni '70, sebbene la sua creatività abbia continuato a diversificarsi e ad approfondirsi. Abile nei recital solistici (il suo Facing You per ECM nel 1970 è stato un forte presagio), ha iniziato una serie di recital in concerto per l'etichetta di Manfred Eicher che ha attirato consensi e crescente interesse del pubblico, ma nessuno era preparato per quello che è successo a Il concerto di Colonia quando è apparso. Una lunga serie di improvvisazioni intensamente ritmiche divenute ipn

Counting Crows - Underwater Sunshine (2012)

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di Silvano Bottaro (or What We Did On Our Summer Vacation) A quattro anni dal loro ultimo disco "Saturday Nights and Sunday Mornings", i Counting Crows ritornano con un nuovo lavoro e questa volta è un disco di cover, spiazzando ancora una volta i loro fan. Ad Adam Duritz & co. infatti, una cosa su cui non si discute è la libertà di "scelta", in poche parole fanno quello che gli pare senza filtri e costrizioni di sorta. Questa loro "scelta" gli permette di spaziare non solo con dischi variegati; dal vivo, in studio, di cover ma soprattutto con i tempi da loro scelti in base alle loro esigenze e non quelli dettati dalle Majors di turno. Dimostrazione è la scelta dei quindici brani che non appartengono ad un repertorio di canzoni famose o di facile ascolto ma scelte tra quelle che più piacevano a loro. Come risponde Duritz in una intervista: "Io sono un grande credente di una semplice regola, che qui non ci sono regole" . Insomma un g

Folk Show: Episode 83

The War on Drugs - I Don’t Live Here Anymore (2021)

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 di Stefano Solventi Che i War On Drugs siano rimasti incastrati in qualche solco degli 80s è evidente, così come il loro galleggiare sulla superficie di una retromania ambigua, attraversata da un impeto glorioso che però lascia trasparire le pieghe e le crepe di un’anima costantemente indolenzita. Sta in questo contrasto il segreto della formula che consentì al terzo album Lost In The Dream – nell’ormai lontano 2014 – di guadagnare alla band di Adam Granduciel i favori di pubblico e critica, del resto già abbastanza colpiti da un esordio interessante (Wagonwheel Blues, uscito nel 2008, quando ancora Kurt Vile faceva parte della compagine) e da un secondo lavoro che poteva vantare un menù piuttosto gustoso (Slave Ambient, 2011).  Il quarto lavoro A Deeper Understanding (2017) era chiamato quindi a confermare questa ascesa nel non troppo affollato pantheon delle grandi rock band degli anni Dieci, ma appunto sembrava preoccuparsi un po’ troppo di confermare, fallendo in parte l’appuntame

Sigur Ròs

La nascita di questa band islandese risale aal'agosto 1994, per opera di Jòn Bòr Birgisson, Agùst Evar Gunnarsson e Georg Hòlm, che scelgono il nome da quello della sorella di Birgisson, nata proprio in quei giorni. Dei tre il solo Birgisson vanta una precedente e parallela esperienza musicale, con il gruppo dei Bee Spiders. Discografia e Wikipedia

2 - Il Rock'n'Roll (4/4)

Ancora più grande è la quieta rivoluzione attuata da Buddy Holly: rivoluzione che da una parte riguarda l’immaginario stesso del rock’n roll, sostituendo allo stereotipo del giovane ribelle il suo esatto opposto, figura occhialuta e docile che si contrappone idealmente alle figure ribelli di Presley e Cochran e dall’altra, soprattutto, tocca la sfera musicale: Holly inventa il celebre cantato a singhiozzo, si affianca a Cochran nella sperimentazione di nuove tecniche d’incisione e inventa progressioni armoniche inedite: così, accanto a pezzi rockabilly più o meno canonici come “Peggy Sue” (che comunque faceva uso di cambi nel volume e nel timbro della chitarra normalmente riservati ai dischi strumentali ), si affiancano ballate come “Everyday” o “Worlds of Love” ( in cui il raddoppio della traccia vocale costituisce quasi un prototipo del suono che renderà celebri i Beatles) che sono già un’altra cosa rispetto al rock’n roll di pochi anni prima, musica melodica al confine tra country,

Nirvana - Bleach (1989)

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Jack Endino, cantante degli Skin Yard e produttore di successo, organizzerà solo 5 giorni di registrazione ai Reciprocal Recording Studios di Seattle tra dicembre 1988 e gennaio 1989, con un nuovo trio che aveva sentito in certi demo. Quando aveva sentito quel suono urticante, ruvido, grezzo, aveva detto ai manager della piccola etichetta indipendente Sub Pop:”Quelle canzoni non hanno nè capo nè coda, ma la voce di quel ragazzo è da pelle d’oca”. Il trio è formato da due amici, Kurt Cobain (chitarra e voce) e Krist Novoselic (basso), tutte e due di Aberdeen, nello stato di Washington, e un giro di batteristi che cambiano di continuo, tra cui Dale Crover e Chad Channing. Cobain sceglie il nome alla band spulciando il Webster Dictionary, capitando per caso su una parola, Nirvana, che vuol dire essenzialmente “abbandono di ogni dolore”: lui lo conosce bene, essendo stato bullizzato a scuola, con alle spalle una famiglia sgangherata e piena di violenza ma soprattutto perchè soffriva di cro

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