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Folk Show: Episode 52

Popa Chubby – Tinfoil Hat (2021)

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 di Marco Zoppas Il mio primo concerto di Popa Chubby è stato in provincia di Treviso. Mi colpì la sua versione di Isis di Bob Dylan, un suo cavallo di battaglia dal vivo, come avrei scoperto in seguito. La seconda volta è stata nel freddissimo Natale del 2001 a New York. Ricordo che Popa Chubby entrò nel locale insieme a noi che facevamo la fila e che ai piedi (nudi) aveva solo delle infradito. Fuori si gelava. L’ultimo suo concerto con me presente è stato sulle sponde del Tevere a inizio degli anni duemila. Nonostante la perversità delle sue rinomate battute sui batteristi (esempio: “How do you call a drummer without a girlfriend?” “Homeless”), Popa Chubby è in realtà un batterista mancato. E lo dimostrò con un lungo assolo di batteria nel bis di fine serata. Popa Chubby e New York Newyorkese doc, vero emblema di quella città come lo è stato Lou Reed, Popa Chubby uno dei suoi capolavori l’ha sfornato con il disco Booty And The Beast del 1995, prodotto dal recording enigineer Tom Dowd

Ramones

I Ramones, formazione punk tra le più celebri, hanno caratterizzato una parte del nuovo rock americano della seconda metà degli anni '70: suoni semplici ma poderosi, r'n'r radicale, canzoni a tre accordi eseguiti con chitarra, basso e batteria e un look da ragazzi di strada. Il gruppo si forma nel 1974 a Forest Hills, New York. Discografia e Wikipedia

A Change Is Gonna Come | Sam Cooke e la canzone del cambiamento che ha indirizzato la storia

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Quando si pensa alla storia del soul music, non si può tralasciare il posto d’onore per Sam Cooke, voce di seta se mai ce n’è stata una. Perché quella derivazione dal gospel, la soul music come la conosciamo, l’ha praticamente portata lui al grande pubblico, mentre lasciava alle spalle l’esperienza con il suo primo gruppo, gli Soul Stirrers, puro gospel, e intraprendeva quella di artista ”secolare” (tradotto in italiano, ”laico”). Bisogna tornare indietro, alle radici, all’inizio degli anni Cinquanta, quando Cooke, nato Cook in una delle città-tipo del Delta, Clarksdale, Mississipi, e poi trasferitosi a Chicago con il padre predicatore in una delle Chiese della South Side, entra nel suo primo gruppo vocale professionista, gli Stirrers. I quartetti di gospel, con le loro armonie all’unisono che possono sfociare nella poliritmia, quel ritmo serrato da jam estatica domenicale, capaci di incendiare le platee della comunità nera, sono le star dell’epoca. E vivono – nonostante il fattore rel

Jimbo Mathus & Andrew Bird – These 13 (2021)

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Andrew Bird e Jimbo Mathus suonavano insieme nella cult band swing jazz Squirrel Nut Zippers e questa è la loro prima collaborazione in oltre venti anni. Dal loro incontro sono nate 13 incredibili ballate dove americana, blues e jazz si fondono creando uno degli album più interessanti, fino ad oggi, di questo 2021. Il disco è stato interamente registrato e suonato da Jimbo ed Andrew utilizzando solo chitarre, voci e violini. Andrew Bird e Jimbo Mathus sono stati compagni di band negli Squirrel Nut Zippers durante la seconda metà degli anni ’90. Mathus era il leader della band e l’ultimo disco in cui ha suonato Andrew è stato “Bedlam Ballroom” del 2000. I due si sono reincontrati anche sul brano “Train Of Fire”, presente sull’ultimo album della band uscito l’anno scorso. ‘Fino all’incontro con Jimbo tutti i miei eroi musicali erano morti – racconta Andrew Bird. Lui per me rappresenta molto, senza la sua figura sicuramente la mia musica sarebbe stata differente. È stato il mio sogno per

La vera storia di Billie Holiday e delle sue lotte

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Il mito della cantante Billie Holiday rivive nel nuovo film di Lee Daniels, "The United States vs. Billie", grazie all’interpretazione della cantautrice Andra Day, che le è valsa due nomination ai Golden Globes come miglior attrice in un film drammatico e miglior canzone, “Tigress and Tweed”, da lei interpretata e scritta con Raphael Saadiq. Il film è un omaggio alla “Signora del blues”, dagli aspetti più noti ai quelli meno conosciuti, a partire dall'infanzia traumatica dovuta alla madre che l'ha costretta a prostituirsi a 11 anni, l’abuso di alcool ed eroina, la sessualità, ma soprattutto la persecuzione della cantante da parte del governo americano, che ha contribuito anche alla morte prematura, nel 1959, a soli 44 anni. Il film segue l'artista principalmente nei 12 anni finali della sua vita (con flashback sul suo passato), quando l'FBN (Federal Bureau of Narcotics), e uno dei suoi emissari di punta, Harry J. Anslinger... per stroncare la carriera dell'

Pontiak - Innocence (2014)

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di Silvano Bottaro I Pontiak sono un gruppo musicale statunitense originario delle Blue Ridge Mountains nello stato della Virginia composto da tre fratelli nati a Washington DC: Jennings Carney (1978, organo, basso), Van Carney (1980, voce, chitarra) e Lain Carney (1982, batteria). ( Wikipedia ) A due anni da Echo Ono, apice della loro carriera, i Pontiak pubblicano il loro settimo album Innocence. Devo ammettere che pur non amando particolarmente l'hard-rock, se così si può etichettare il suono di questa band statunitense, il disco mi ha subito preso e ascolto dopo ascolto è entrato tra i miei preferiti di questo inizio duemilaquattordici. Una miscela musicale deflagrante e alquanto variegata, undici tracce esplosive tutte con un minimo comune denominatore: energiche. A onor del vero una manciata di brani sconfinano dal territorio heavy, dal rock potente a tratti metal, fatto di distorsioni elettriche e ritmi hard, per entrare in "suoni" più strettamente blu

Folk Show: Episode 51

Omar Sosa – An East African Journey (2021)

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di EM An East African Journey racconta l’incontro del pianista cubano Omar Sosa con la tradizione musicale dell’Africa orientale. Omar Sosa è un pianista cubano che da sempre studia e collabora con musicisti di tradizioni differenti: Marocco, Senegal, Mozambico, Mali, Ecuador, Venezuela, Brasile, Sud Africa, il musicista: ha girato più volte il mondo realizzando una world music molto originale e personale.  Il suo ultimo disco, uscito per la sua etichetta OTA, documenta dieci anni di viaggi e studi realizzati in Africa Orientale, e si intitola infatti An East African Journey. Il disco vede la ritmica costante di Steve Argüelles alla batteria e percussioni e  Christophe “Disco” Minck al contrabbasso sostenere, insieme al leader, gli ospiti  Rajery (dal Madagascar, voce e valiha), Olith Ratego (voce, Kenya), Seleshe Damessae (al krar, Etiopia), Steven Sogo (basso, dal Burundi) e Menwar (percussioni, Mauritius). L’album documenta uno straordinario incontro di tradizioni differenti, che cr

Radiohead

Thom Yorke (1968), Ed O'brien (1968), Phil Selway (1967), Jonny (1971)e Colin Greenwood (1969), formano i Radiohead nel 1988, mentre sono ancora studenti alla Oxford University. Inizialmente denominati On A Friday, debuttano all'inizio degli anni '90 con l'EP "Drill". Consideati dalla stampa come una fusione di R.E.M. e Nirvana. Discografia e Wikipedia

Onda latina | “Caravanserai”, il viaggio più lungo di Carlos Santana

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Se la musica è anche fisicità, un’onda rende bene l’idea. Una grande onda, che ti arriva addosso da lontano mentre, in ritardo come al solito, ti avvicini prima di fretta e poi più lentamente al grande palco. Il pavimento moquettato è quello del Rainbow Theatre, e quest’onda che mi arriva addosso è morbida, densa, liquida. È la primavera 1973, e questo è l’abbraccio con cui mi accolgono Carlos Santana e la sua nuova band. Dentro l’onda ci sono percussioni latine, jazzate come quel pianoforte elettrico così fluido, mentre la batteria spinge e le tastiere ricamano e la pennata di Carlos si dilata scandendo una serie di accordi. Che si espandono, lievitano, riempiendo il grande vecchio cinema degli anni ’30, ora tempio sacro del rock. Sopra l’onda surfa la voce di Leon Thomas, piena e morbissima, con uno yodel che taglia. Che musica meravigliosa è? È latina, è rock, è jazz, è brasiliana? È “Just In Time To See The Sun”, e suona come un perfetto invito: sei arrivato appena in tempo e il so

Ryley Walker – Course In Fable (2021)

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di Davide Cedolin Dopo le pubblicazioni di album live (Bozo in Big Smoke), e le collaborazioni trasversali degli ultimi anni (su tutte Little Common Twist in duo con il batterista Charles Rumback), il ritorno di Ryley Walker con full band ripristina l’ordine delle cose tra l’anima e il corpo del ragazzo prodigio di Chicago, disegnando un paesaggio favolistico polimorfico in cui pennellate materiche cullano l’ascoltatore, svincolando ulteriormente Course In Fables dagli schemi di genere e costruendo una riuscita alchimia tra i diversi lati della personalità del talentuoso songwriter americano. Il team coinvolto nella realizzazione di Course In Fable è formato da musicisti di alto livello: gli amici e collaboratori di lunga data Andrew Scott Young (basso e piano), Bill MacKay (chitarra e piano) e Ryan Jewell (batteria e percussioni), insieme alla Portland Cello Orchestra, nelle persone di Nancy Ives e Douglas Jenkins, mentre alla regia e alle tastiere c’è il noto John McEntire dei concit

Louis Armstrong, in arte Satchmo: la storia di We have all the time in the world

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Condivido pubblicando questo post di Luca Divelti, in maniera particolarmente interessata, in quanto il brano "We have all the time in the world" di Satchmo, è tra le mie prime tre canzoni preferite di tutti i tempi, assieme a "Image" di Lennon e "Like a rolling stones" di Dylan. “Se qualcuno è stato un maestro, quello è Louis Armstrong” Duke Ellington Louis Armstrong si era presentato piuttosto malmesso all’incisione del brano: John Barry aveva voluto che a interpretare la sua We have all the time in the world fosse il grande jazzista, sicuro che Armstrong fosse in grado di caratterizzare al meglio la canzone e darle un’impronta degna del grande performer. Il trombettista non era stato considerato come prima scelta per il tema musicale di Al servizio segreto di sua Maestà, il nuovo film di James Bond, che vedeva lo storico passaggio di consegne tra l’iconico Sean Connery e il fugace George Lazenby per i panni del protagonista: la produzione preferiva volt

Deep Purple - Made in Japan (1972)

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di Silvano Bottaro Mai su un disco dal vivo sono state scritte così tante parole d’elogio. Anch’io allora, per non essere da meno, spenderò qualche frase. D'altronde se in questi quasi cinquant’anni dalla sua uscita se ne parla ancora un motivo ci sarà. Made in Japan, definito a ragione l’album-manifesto dell’hard rock è il ritratto in movimento di una band dalle qualità tecniche eccezionali, sospesa fra barocchismo classicheggiante (Jon Lord), le urla lancinanti di Ian Gillan (in assoluto, il vocalist più potente di tutti i tempi, non solo nell’ambito specifico) e le supersoniche scale cromatiche di Ritchie Blackmore. Questa formazione vive il suo massimo splendore proprio in questi anni, dal vivo le loro esibizioni sono travolgenti e questo Made in Japan ne è la prova. I sette brani che compongono il disco sono stati registrati il 15, 16 e 17 agosto 1972 ad Osaka e Tokyo, in Giappone. Sono canzoni che predilogono il blues e le sue trasfigurazioni, lunghe jam in cui,

Folk Show: Episode 50

Valerie June – The Moon And Stars: Prescriptions For Dreamers (2021)

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di Ricardo Martillos Ci sono voluti ben quattro anni per avere il successore dello splendido “The Order Of Time”, album ammirato e stimato da sua maestà Bob Dylan, ma alla fine Valerie June ce l’ha fatta. Il risultato è questo splendido “The Moon And Stars: Prescriptions For Dreamers “ e valeva  la pena aspettare perché è il suo album più bello e personale d’una carriera in forte ascesa. Un album che lei definisce il suo manifesto personale, dove realizza il  sogno di fare musica, ammirando e seguendo le orme del padre, pure lui grande appassionato. Da piccola cantava già nei soliti cori della chiesa, come sono solite fare molte donne di colore, luogo di culto che però ha spesso formato e sfornato molte grandi artiste del passato (e presente) a stelle e strisce. Il trasferimento a Memphis a soli 19 anni è stato determinante per lo sviluppo della sua carriera musicale, ricca di album contraddistinti da un deciso crescendo qualitativo. E’ impressionante la sua evoluzione, siamo passati d

Quicksilver Messenger Service

Gruppo classico della California psichedelica, i Quicksilver Messenger Service nascono a San Francisco alla fine del 1964. Il nucleo originario della formazione è costituito da Dino Valenti, John Cipollina, David Freiberg e Jim Murray, con loro suonano per breve tempo Casey Sonoban e Skip Spence. Discografia e Wikipedia

L’angelo dell’Alabama | Il suono degli anni Novanta in “Wrecking Ball”, il capolavoro di Emmylou Harris

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Nel 1975, fu amore a prima vista. Vorrei poter dire solo al primo ascolto, ma ad esser onesto quel volto angelico, un sorriso dolcissimo, i lunghi capelli neri e un fisico da modella (una delle sue prime attività per potersi mantenere) mi trasformarono in territorio di conquista fin troppo facile. E poi, quella voce cristallina, qualcosa di impossibilmente melodioso, un fraseggio perfetto, un senso di intimità e di amore infinito per i dettagli delle canzoni… «I don’t wanna hear a love song…», la frase iniziale di Boulder To Birmingham eran di quelle che «scioglie il sangre dent’evvene, sai», come cantava il poeta. Ricordate i tempi: erano anni in cui il mio ascolto preferito erano cantautori, italiani e stranieri, e se oggi la ricerca è soprattutto nei confronti di ‘suoni’ interessanti, allora la bussola era settata su testi con un significato e voci che entrassero in contatto con la tua anima. E, prendendo una frase della sua collega bionda sull’altra costa, «surely you touched mine»

Arcade Fire & Owen Pallett – Her [Original Score] (2021)

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di Elena Raugei In uscita per la prima volta il 19 marzo 2021 via Milan Records con distribuzione Sony, in digitale, vinile e cassetta, Her (Original Soundtrack) è la colonna sonora – eterea ed essenziale nel suo intimismo altamente sognante – realizzata dagli Arcade Fire e Owen Pallett per l’omonimo film cult di Spike Jonze, risalente al 2013 e vincitore di un meritato Oscar per la miglior sceneggiatura originale, con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Rooney Mara, Amy Adams. Win Butler degli Arcade Fire ha dichiarato: «È stato un onore essere stati invitati dal nostro amico Spike Jonze a lavorare sulla colonna sonora di Her. C’è una misteriosa alchimia nel modo in cui il suono e l’immagine lavorano insieme, le note e gli stati d’animo che si spostano e reagiscono l’un l’altro come un caleidoscopio… E anche in assenza di immagini, il paesaggio emotivo rimane ancora. Ci auguriamo che abbiate un momento di calma per perdervi nella musica come abbiamo fatto noi scrivendola e registrand

Tim Buckley: i suoi capolavori rimasti nascosti

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di Riccardo Bertoncelli Per un crudele scherzo del destino, due capolavori del Novecento rock giacciono nascosti da tempo immemore nel profondo della discografia. Parlo di «Blue Afternoon» e «Starsailor», gli album che Tim Buckley pubblicò all’apice della sua avventura artistica. Finirono in cd su una avara edizione nel lontano 1991 per essere presto tolti di catalogo e sparire per decenni – questioni di diritti probabilmente, una matassa da districare tra il gruppo Warner e il manager Herb Cohen. Da qualche tempo «Blue Afternoon» è riapparso, ma solo in un box poverello edito dalla Rhino in Europa (Original Album Series, ci sono i primi cinque lp di Buckley), mentre di «Starsailor» affiorano ogni tanto tracce in varie antologie, tutte imperfette. Nessuna seria rimasterizzazione (e dire che il suono è sempre stato uno degli elementi chiave dell’universo buckleyano), nessuna edizione critica con note e/o, puro sogno, inediti. Il rock sa essere profondamente ingiusto, ma è la seconda vol

Leonard Cohen - I'm Your Man (1988)

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di Silvano Bottaro " Sono nato così, non ho mai avuto scelta, sono nato con il dolore di una voce d'oro ", canta Leonard Cohen nell'ultimo brano del disco, Tower Of Song, cronaca poetica e ironica del tormentato percorso che da Various Positions del 1984, il suo primo album "elettronico", l'ha portato a I'm Your Man. Nel mezzo, c'è stato Famous Blue Raincoat, in cui l'ex corista Jennifer Warnes ha interpretato le sue canzoni più celebri: un successo che ha rimesso Cohen sulla mappa della casa discografica di sempre, la Columbia. I'm Your Man gode dunque di rinnovate attenzioni, non è più il solito disco del solito Cohen. E I'm Your Man non delude, fin dalle prime battute. L'inizio è bizzarro, forse provocatorio: batterie elettroniche e tastiere introducono a versi enigmatici che sanno di guerra: " Mi hanno condannato a vent'anni di noia, per aver tentato di cambiare il sistema dal suo interno. Sto tornando per ri

Folk Show: Episode 49 (Best Albums of 2018 - Parts 1 & 2)

Dominique Fils-Aime – Three Little Words (2021)

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di Patrizia Lazzari Il cuore pulsante del nuovo album di Dominque Fils-Aimé, giovane talento canadese di origini haitiane, è il soul, inteso nel senso quasi letterale del termine: emozioni sonore che nascono dal profondo dell’anima e riscaldano gli ascoltatori. Three Little Words conclude infatti la trilogia sulla storia della musica afro-americana iniziata con l’esplorazione blues di “Nameless” (2018) e l’immersione jazz di “Stay Tuned” (2019). Acclamata vincitrice dei Juno Awards dello scorso anno per il miglior vocal jazz album (i Grammy canadesi, per intenderci), la Fils-Aimé ancora una volta fa della sua voce il centro vibrante di questo nuovo lavoro. E non a torto considerando che è soprattutto la sua interpretazione a rendere interessanti e coinvolgenti anche brani non particolarmente vibranti (“Home to me”). Toni e semi-toni della lead singer intrecciati agli essenziali cori rendono ogni pezzo una storia a sé e anche laddove l’intro è affidata a ritmi doo-woop tipicamente anni

Queen

Quartetto inglese di grande popolarità nel periodo a cavallo tra i '70 e gli '80 grazie a una miscela sonora in equilibrio tra glam e hard, i Queen si formano nel 1971, anno cui Brian May e Roger Meadows-Taylor, entrambi membri degli Smile, si uniscono per un nuovo progetto a Freddie Mercury. Discografia e Wikipedia

Tentazioni soul | Le cinque voci che hanno cambiato la black music a suon di hit

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Questa è la storia di una trasformazione, o meglio, di una vera mutazione che ha pochi eguali nel mondo della black music. La cosa curiosa è che questo cambio di rotta non vede protagonista un gruppo vocale che fino ad allora non aveva trovato la strada giusta. Come dire, non è una mossa per salvare una carriera compromessa o mai decollata. Perché quando nel 1968 i Temptations cambiano direzione sotto la guida del produttore Norman Whitfield sono un quintetto che ha già scritto un buon numero di pagine della storia della Tamla-Motown, l’etichetta di Berry Gordy che domina le classifiche delle charts di r’n’b con ottimi piazzamenti in quella pop. Anzi, per certi versi i Temptations sono il gruppo maschile (nel femminile le superstar sono ovviamente le Supremes) che ha caratterizzato e si può dire identifica il sound della Mo’town, “La Mia Città”, o come l’ha definita Berry stesso «the sound of Young America». L’idea originale è di creare una musica legata al soul quanto al pop, per forn

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