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Steve Earle & The Dukes - Terraplane (2015)

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di Gianfranco Callieri Casomai qualcuno se lo chiedesse (ma il dato possiede anche un suo senso “narrativo”), la Terraplane, fino al 1934 EssexTerraplane, era un modello di automobile prodotto da una casa di Detroit, la Hudson Motor Company, e molto diffuso negli Stati Uniti ai tempi della Grande Depressione. La vettura, assai simile a quelle che potete vedere in una qualsiasi puntata di Boardwalk Empire, divenne, in virtù del costo accessibile, una delle più comprate, anche in tempo di crisi, e contribuì a fare della Hudson (sopravvissuta per altri vent’anni) una delle poche aziende davvero floride del paese. La Terraplane ispirò persino il primo successo di Robert Johnson, la Terraplane Blues uscita su 78 giri (etichetta Vocalion) nel 1937, con Kind Hearted Woman sul lato-b, e registrata l’anno prima in quel di San Antonio, Texas. Il brano di Johnson era in pratica un riassunto, più sfacciato di qualsiasi altra cosa pubblicata fino a quel momento, della capacità, tipica dei blues...

Janis Joplin - Pearl (1971)

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di Silvano Bottaro Atto finale della più grande cantante blues bianco mai esistita poco prima della sua morte, avvenuta il 4 ottobre del 1970, a causa di un miscuglio di alcol e droga. Pearl è il canto del cigno di una donna sola, infelice, che canta la sua tristezza con rabbiosa determinazione. A due passi dall'autodistruzione Janis Joplin realizza a Los Angels il sogno di emulare la sua antica maestra nera, Bessie Smith . Ogni brano è un gemito, un pianto disperato dove il sesso e l'anima si uniscono per diventare emozione sconvolgente, viva, esplosiva. Non ci sono più le certezze di essere l'unica star di un gruppo di dilettanti come i Big Brothers  nè il dilemma e la paura del fallimento con la degenerazione sonora di Kozmic Blues, ma c'è un'artista che sente la fine un attimo prima e vuole dare il meglio di sè per esser ricordata. Uscito postumo, Pearl è un epitaffio alla Spoon River. Si possono rintracciare canzone dopo canzone, nascita, splendore, miseria...

José González - Vestiges & Claws (2015)

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di Enrico Stradi La densità mediatica dei nostri anni, durante i quali qualsiasi cosa deve uscire dall’ordinario per ottenere spazio attentivo, visibilità e approvazione, sta mostrando già da tempo i suoi lati negativi: dal mio punto di vista personale, in cima alle nefaste conseguenze della bulimia musicale, c’è che non badiamo più a tutti quei dischi che rifiutano già a priori il meccanismo dell’esaltazione e della gara a chi ci appiccica sopra il numero più alto di punti esclamativi. Dischi che in maniera più sintetica potremmo definire come “normali”, se l’aggettivo, per i motivi scritti sopra, non avesse un’accezione ormai irrimediabilmente negativa. L’ultimo disco di José González è uno di quei dischi. Il che d’altronde non è nemmeno una novità: già le cover degli esordi (Joy Division, The Knife, Massive Attack tra le meglio riuscite), il primo disco solista “Our Nature” e i successivi due album con i Junip (“Fields” del 2010 e “Junip” del 2013) erano prodotti di indisc...

Orange And Lemons - Love In The Land Of Rubber Shoes And Dirty Ice Cream (2003)

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 Per trovare un nuovo disco con un gelato in copertina sono arrivato fino alle Filippine. Che tra le nazione asiatiche, non è conosciuta come altre per la musica rock (per esempio il Giappone o la nascente stella sudcoreana con il K-pop) ma in verità storicamente è stato il paese dove sin dagli anni '70 gruppi di giovani musicisti locali si cimentarono in musiche di chiaro stile occidentale (tra l'altro in un periodo dove nel Paese fu instituita perfino la legge marziale dopo il primo golpe di Marcos nel 1972) che furono contenute in un termine, OPM, Original Pilipino Music, coniato da Danny Javier, leader degli Apolinario Mabini Hiking Society, band capofila del movimento, ma anche animatore culturale, star della radio e della TV. Parallelamente, nacque anche un altro filone, il Pinoy Rock, Pinoy significa Filippino, che prese a mani basse prima dal surf rock, poi dai grandi gruppi della British Invasion degli anni '60 per poi svilupparsi in forme particolari proprie. Ed è...

Zucchero

 Adelmo "Zucchero" Fornaciari nasce il 25 settembre del 1955 a Roncocesi, in provincia di Reggio Emilia, e a 13 anni si trasferisce a Forte dei Marmi. E' qui che compie le prime esperienze musicali, militando in varie band in veste di chitarrista, sassofonista e cantante. Dopodichè, affermatosi come autore di brani per altri artisti, si aggiudica come solista il concorso per voci nuove a Castrocaro 1981. Discografia e wikipedia

She Always Goes - Joe Henry (1993)

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 Ha un nome banale, ma talento e ispirazione da vendere. Uno Springsteen acustico in miniatura, un Jackson Browne più raccolto, un Dylan meno visionario e biblico (e con lo stesso registro nasale), un Randy Newman privato di cinismo. Da anni il buon Joe storna brioche salate e sorprese assortite, con un incedere a tratti waitsiano che è pura delizia. Sposato con la sorella di Madonna, Melanie Ciccone, vagabonda di città in città (nasce in North Carolina, cresce nel Michigan, inizia a suonare a New York, prima di trasferirsi a Los Angeles), ma musicalmente resta fedele a uno scenario di provincia (fors'anche solo di quartiere) che è quello del racconto alla Carver, minimalista ma denso di poesia. She Always Goes non è esplosione e nemmeno tuono, però fa sempre più rumore, ascolto dopo ascolto. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Pretty Girls Make Graves - Élan Vital (2007)

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 Dietro l’etichetta “punk” c’è un universo. E come molte cose indefinibili, o quantomeno con una definizione così ampia e dai così labili, racchiude cose che all’apparenza non c’entrano. Questo pensiero un po’ contorto, un po’ punk, mi è venuto perché alla ricerca di notizie sulla band della Storia di Musica di oggi c’è che sono considerati un gruppo post-punk. Devo dire che il nome che Andrea Zollo, cantante, e Derek Fudesco, bassista, si scelgono a Seattle a primi degli anni 2000 è davvero bello: Pretty Girls Make Graves è il verso di una canzone degli Smiths, omonima, dal loro primo disco del 1984, che a sua volta era un omaggio alla poesia di Kerouac, I Vagabondi Del Dharma, in cui si legge “Pretty girls make graves, was my saying, whenever I'd had to turn my head around involuntarily to stare at the incomparable pretties of Indian Mexico”. A loro si aggiungono Nick Dewitt alla batteria e alle tastiere, J. Clark alla chitarra e Nathan Thelen alla chitarra e come seconda voce. C...

The Waterboys - Modern Blues (2015)

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The Waterboys pubblicheranno il loro nuovo album intitolato Modern Blues su etichetta Harlequin And Clown, via Kobalt Label Services, il prossimo 20 Gennaio 2015. Registrato a Nashville, il disco è stato prodotto dal leader della band Mike Scott e mixato da Bob Clearmountain. Modern Blues contiene nove brani inediti ricchi di passione, che evocano il meglio del passato della band mentre forgiano il suo futuro. La decisione di registrare il nuovo album negli Stati Uniti si è rivelata catartica per lo spirito e il suono del disco. “La gente deve aspettarsi l’imprevedibile dai Waterboys”, dice Mike Scott, con un piccolo ghigno nella voce. E’ un’intenzione che ha ispirato tre decenni di musica cangiante e avvincente, e che su questo undicesimo album in studio ha un effetto particolarmente emozionante. Modern Blues è un disco di rock’n’roll a ruota libera, elettrico, eclettico, pieno di spirito e coraggioso , e arriva in un momento in cui la fama e la rilevanza dei Waterboys sono a...

The Chieftains

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Non sempre è possibile individuare con precisione il momento in cui un artista, o un gruppo di artisti, valica la linea d'ombra tra l'elité e il mito. Per i Chieftains, uno dei pochi ensemble musicali diventati il simbolo di una nazione, questo coincide con l'uscita e il successo di Barry Lyndon, il capolavoro con cui Kubrick prende atto dell'impossibilità dell'uomo di progredire. Nel 1975 il film al botteghino non fu un successo ma la colonna sonora agì da detonatore sullo spirito di un tempo in cui la musica popolare stava diventando rifugio sicuro per i tanti delusi da un rock che iniziava a dare i segni di una decadenza da Babilonia. Grazie ai Chieftains, il grande pubblico scoprì lo straordinario patrimonio musicale irlandese - qualcosa di molto simile a quello che ha fatto di Tolkien l'alfiere della riscoperta di miti e fiabe celtiche. " Negli anni '50 l'Irlanda era percorsa dalla febbre per il rock'n'roll e farsi vedere in giro ...

Mount Eerie - Sauna (2015)

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di Gianluca Marian Parlare di Phil Elverum è come parlare del Papa, la sua musica è diventata talmente personale che è impossibile sbagliarsi durante l’ascolto di uno dei suoi dischi: disco dopo disco, è giunto ad essere uno dei cantautori americani più importanti della sua generazione. Le alte vette raggiunte con The Glow Pt.2 e Mount Eerie, quando era sotto il moniker The Microphones, sono un bel ricordo ormai cronologicamente distante. Il cambio di nome, avvenuto proprio successivamente a Mount Eerie, molto probabilmente, è stato un sintomo di rinascita artistica. Elverum doveva distaccarsi dal successo che aveva ottenuto, consapevole di non poter mai più raggiungere quei picchi. Il progetto Mount Eerie nasce dunque sotto quest’ala di timore ma, per sua fortuna, non si è ridotto ad una semplice comparsa nel panorama musicale, mantenendosi anzi a livelli alti, elevando Phil a maestro nell’utilizzo di droni in ambienti lo-fi. Sauna è una liturgia di debolezze e paure compost...

E T I C H E T T E

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