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Steve Earle - Jerry Jeff (2022)

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  di Gianfranco Callieri «In questo mondo colpevole, che solo compra e disprezza», scriveva Pier Paolo Pasolini nei versi della Religione Del Mio Tempo (1961), «il più colpevole sono io, inaridito dall’amarezza». Ma è un’accusa, quella del farsi spegnere dalla disillusione dilagante e da un incombente senso di vuoto, che di certo non si può rivolgere a Steve Earle. Bollito, secondo alcuni, da una routine ormai composta dal mestiere (e dalla necessità di provvedere al figlio autistico) anziché dall’ispirazione e quindi occupato a produrre, l’una di seguito all’altra, opere assolutamente estemporanee; sempre fedele, secondo chi scrive, all’imperativo di riannodare con costanza i fili del passato, all’obbligo interiore di instaurare un dialogo ininterrotto col proprio immaginario e i suoi elementi costitutivi allo scopo di esorcizzarne ricordi e rimpianti. E così, dopo essersi misurato col blues attraverso una vitalità quasi punk in Terraplane (2015), dopo aver ragionato sullo scorrere de

Lost in Transmission No. 67

Wilco - Cruel Country (2022)

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  di Antonio Paolo Zucchelli A meno di tre anni da “Ode To Joy”, i Wilco sono tornati con questo loro dodicesimo LP: prodotto da Jeff Tweedy insieme a Tom Schick, il disco è stato registrato nel loro studio a Chicago, The Loft, e ha visto i sei componenti della band registrare tutti insieme nella stessa stanza per la prima volta da “The Whole Love” (2011). I ventuno brani sono registrati quasi tutti live e ci sono pochissimi overdub, mentre, per quanto riguarda il genere, come ammette lo stesso frontman, i Wilco sono tornati a esplorare territori country, anche se in maniera diversa rispetto ai loro inizi. Il country del titolo, però, non si riferisce solo al genere musicale, ma anche al loro paese, gli Stati Uniti, che pure vengono definiti come “cruel”: “questo è il paese che amo”, spiega Tweedy, e perciò in queste ventuno canzoni cerca di analizzare le sue problematiche. “I Am My Mother” apre i giochi segnando il tono di questi settantasette minuti, tuffandosi in territori country s

The Style Council

Dopo aver raccolto fama e gloria negli anni del punk con i Jam nel 1983 Paul Weller (1958) all'apice della fama personale, forma gli Style Council, insolita e ambiziosa formazione a due elementi che esplora con successo i territori del cool jazz e del pop soul sofisticato. Con lui è Mick Talbot (1958) già leader dei Moerton Parkas e tastierista per breve tempo con Dexy's Midnight Runners e Bureau. Discografia e Wikipedia

10 - La psichedelia (3/7)

Tra i due estremi infinite varianti e sfumature, che trovano spesso un minimo comun denominatore nella voce pastosa e alienata, nella contaminazione con le sonorità orientali ( l’India è in quel periodo una meta frequentatissima nei viaggi alla ricerca di sé stessi), la dilatazione più o meno spinta delle strutture, le sperimentazioni negli arrangiamenti e nella produzione. In questi anni sembra naturale filtrare attraverso uno spirito nuovo, visionario e contaminatore, i generi che già esistevano. C’è una psichedelia che deriva e si evolve dal folk-rock, scardinandone in parte la struttura tradizionale e la forma canzone, ma mantenendo comunque al centro dell’attenzione la melodia: è la psichedelia dei Byrds di “Fifth Dimension”(1966) e di “Younger Than Yesterday”(1967), quella dei Jefferson Airplane ( il primo gruppo psichedelico di San Francisco ad ottenere fama nazionale) di “Surrealistic Pillow” (1967), dei Love di “Forever Changes” (1967) e “Da Capo”(1967), formazione guidata dal

Old Crow Medicine Show - Paint This Town (2022)

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  di Blackswan Vado a memoria, ma per quanto mi sforzi, non ricordo un disco brutto degli Old Crow Medicine Show. Una carriera in crescendo, per intensità e ispirazione, in cui il combo capitanato da Ketch Secor, è riuscito a dare nuova linfa vitale alle radici del suono americano, attraverso un approccio esuberante e grintoso mutuato tanto dalla tradizione quanto dal punk’n’roll. Tornati alla loro ex etichetta (la ATO), dopo un disco, Volunteers, pubblicato per la Columbia, il sestetto di stanza a Nashville, si ripresenta, dopo quattro anni di silenzio (interrotto solo dalla pubblicazione dal notevole Live At The Ryman), con un nuovo album, che è anche il primo registrato nei loro studio e il primo che vede tra le fila della line up i nuovi membri, Jerry Pentecost (batteria, mandolino), Mike Harris (chitarra slide, chitarra, mandolino, banjo, dobro, voce) e Mason Via (chitarra, gitjo, voce). Paint This Town non nasconde i suoi intenti, esplicitati in liriche mai così intense e struttu

Quando Miles Davis fu percosso dalla polizia americana

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 di Luca Divelti “Lo vedi quel nome in alto? C’è scritto Miles Davis! E sono io!” Il poliziotto che gli intimava di allontanarsi dal marciapiede di fronte al Birdland, il locale a Broadway dove si stava esibendo con il suo gruppo, non sembrava particolarmente colpito da quella affermazione e neppure dall’insegna. O forse, più semplicemente, non gli importava affatto. Probabilmente vedere quel nero vestito di tutto punto che accompagnava a un taxi una ragazza bianca lo aveva indispettito: come si permetteva quell’ometto di atteggiarsi con così tanta confidenza con una del colore sbagliato? E poi perché non si limitava ad andarsene come gli era stato ordinato, come facevano tutti gli altri, consentendogli così di riprendere la ronda notturna e soprattutto di ristabilire il giusto senso delle cose? Ma Miles Davis lo fissava dritto negli occhi, con quello sguardo penetrante che non solo non sembrava affatto sottomesso, ma addirittura lo sfidava apertamente. La discussione intanto declinava

Pretty Archie - Pretty Archie (2022)

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Con l’uscita del suo nuovo album omonimo, Pretty Archie è abbastanza fiducioso che il mix unico della band di musica folk, americana, bluegrass, alt-country della costa orientale attirerà un pubblico più ampio che mai. Celebrando il decimo anniversario con quello che è probabilmente il loro miglior lavoro fino ad oggi, i membri della formazione hanno pubblicato il disco a metà febbraio tramite Curve Music/Warner. Questo è il sesto lavoro dei Pretty Archie, ed è uno di cui sono giustamente orgogliosi, perché rappresenta un grande balzo in avanti nell’evoluzione del sound del gruppo. ‘Sento che ciascuno dei nostri altri dischi è stato un passo avanti rispetto al precedente, ma questo è sei passi avanti’, ha detto il bassista/cantante/cantautore Colin Gillis. ‘Siamo orgogliosi di tutto ciò che abbiamo realizzato, ma questo è a un livello diverso’. Il famoso produttore e ingegnere Mark Howard, il cui curriculum costellato di star include il lavoro con Bob Dylan, Willie Nelson, U2, Tom Wait

Lost in Transmission No. 66

Judy Collins - Spellbound (2022)

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Dopo avere fatto, per cinquanta e passa anni, sopratutto l'interprete, Judy Collins ci propone un album con composizioni sue. Un disco fatto ed inciso solo ed unicamente con materiale scritto di sua mano. Primo disco scritto e prodotto ( assieme al fido Alan Silverman ), completamente da lei. Registrato assieme ad Ari Hest, il cui disco fatto assieme a Judy (Silver Skies Blue) era stato nominato ai Grammys nel 2016, e con il multi-instrumentalist Thad DeBrock (Duncan Sheik, Nelly, Jonas Brothers), il bassista Zev Katz (Marc Anthony, Elton John, Billy Joel), ed il batterista Doug Yowell (Suzanne Vega, Joe Jackson, Duncan Sheik).  Nel corso della sua lunga carriera, Judy Collins ha sempre mostrato un gusto impeccabile. Nel suo storico album del 1967, Wildflowers, ha presentato una straordinaria collezione di pezzi originali insieme a quelli di nomi non ancora noti al pubblico dell’epoca come Joni Mitchell e Leonard Cohen, oltre a una coraggiosa selezione di canzoni di Jacques Brel e

Strawbs

Dave Cousins e Tony Hooper, compagni di Università a Leicester, suonano negli Strawberry Hill Boys (che prendono il nome dal distretto di Londra dove provano) con un repertorio di bluegrass e folk ispirandosi a Peggy Seeger e a Earl Scruggs. Dopo una breve esperienza con il mandolinista Arthur Phillips, ingaggiano il bassista Ron Chesterman e la cantante Sandy Denny e si ribattezzano Strawbs. Discografia e Wikipedia

10 - La psichedelia (2/7)

Interessati più al lato spirituale che a quello materiale delle cose, gli hippy tentano di esaltare e sublimare l’esperienza di ricerca interiore attraverso l’assunzione di acido lisergico, LSD, durante i così detti acid tests: tra i primi ad organizzarli c’è Ken Kesey, che ingaggia per fornire un sottofondo sonoro all’esperienza allucinogena i Warlocks, futuri Grateful Dead. La musica psichedelica può dirsi nata. O meglio, la versione più libera e senza compromessi di quel calderone di stili che si trovano riuniti sotto tale definizione: la psichedelia delle lunghe jam sessions, spesso frutto di improvvisazioni, è quella che meglio incarna lo spirito del movimento ma anche la meno rappresentato su disco, in quanto legata ovviamente ad una dimensione live che trova la sua massima espressione nelle registrazioni dei concerti dei Grateful Dead, in particolare nel celebre “Live Dead” (1969). All’altro capo dello spettro musicale psichedelico si collocano i pastiches sonori della psichedel

Lyle Lovett - 12th of June (2022)

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 di Marcello Matranga Sono sincero. Lyle Lovett mi è sempre piaciuto, e non poco. Autore di alcune delle canzoni più belle tra quelle che hanno costeggiato i confini di un country songwriting allungandosi al Jazz  quando è entrata in scena la Large Band, in realtà includendo anche Blues, Folk, Swing. Non pago di tutto ciò, Lovett ha svolto anche un'intensa carriera di attore, con ruoli di rilievo in films e TV series (mi viene in mente The Bridge). E stato sposato con la splendida Julia Roberts. Insomma la vita gli ha dato delle belle soddisfazioni. Il tutto con una classe immensa, frutto di una talento cristallino e di una modestia sorprendente.Mettete il tutto insieme, ed avrete uno dei musicisti più amati del panorama musicale americano. Chiuso il contratto che lo ha legato alla MCA/CURB fin dagli inizi della sua carriera, Lovett approda adesso ad un'altra label di tutto rispetto, la Verve Records. E questo debutto non poteva essere migliore. 12th Of June è un disco personal

John Coltrane: misticismo, innovazione e orgoglio nero

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 di Luca Divelti “Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.” Abraham Lincoln “Questo pomeriggio ci siamo riuniti nella quiete di questo santuario per pagare l’ultimo tributo di rispetto a queste meravigliose bambine di Dio. Sono entrate sul palcoscenico della vita appena qualche anno fa, e nei pochi anni vissuti su questa scena mortale, hanno vissuto degnamente. Ora cala il sipario; vanno verso l’uscita; il dramma della loro vita terrena si conclude. Esse sono ancora destinate a quell’eternità da cui sono venute. Queste bimbe – innocenti e bellissime – sono state le vittime di uno dei più vili e tragici crimini mai perpetrati contro l’umanità.” Con queste parole dense di dolore e commozione il Reverendo Martin Luther King iniziava il suo elogio funebre il 18 settembre 1963 a Birmingham, in Alabama, durante le esequie di Carol Denise McNair, Addie Mae Collins e Cynthia Diane Wesley. Pochi giorni prima, quattro membri del Ku Klux Kla

Calexico – El Mirador (2022)

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 di Lorenzo Montefreddo I confini non sono che simboli. Invece che pensarli come dei limiti, mi piace immaginarli come una finestra aperta su qualcosa (Joey Burns) Benché nell’attuale fase storica la parola confine evochi suggestioni meno poetiche, per Joey Burns, co-leader dei Calexico insieme al batterista John Converino, quella citata sopra è la definizione di frontiera: un luogo che vive solo sulle mappe ma è, nella visione di Burns, un’occasione per sviluppare ibridi culturali e un’opportunità per creare nuovi immaginari. Un concetto chiaro su cui, da 25 anni, la band di Tucson ha costruito tutta la sua poetica, dall’esordio “Spoke” passando per il disco rivelazione “The Black Light” del 1998 fino all’uscita  del 2020 "Seasonal Shift". Nell’ultima produzione la finestra a cui fa riferimento Joey Burns sembra però più rivolta a Sud, aprendosi sia sul Messico, come sempre, che sul limitrofo Centro America. “El Mirador” è stato registrato a Tucson in casa del tastierista Se

Lost in Transmission No 65

The Smile – A Light For Attracting Attention (2022)

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Come è accaduto su larga scala, e non soltanto in ambito musicale, la pandemia e i conseguenti lockdown hanno modificato dinamiche e abitudini quotidiane. Il progetto The Smile, probabilmente, non sarebbe esistito senza le misure per la protezione della sanità pubblica: Jonny Greenwood e Thom Yorke hanno infatti cominciato a lavorare “a singhiozzo“, come ricorda il chitarrista, “su una serie di canzoni che avremmo voluto portare a termine“. Le difficoltà di spostamento e di riunione hanno fatto sì che non venisse coinvolto nessun altro Radiohead se non loro due, che è anche la ragione della denominazione inedita, ispirata da una poesia di Ted Hughes e intesa (precisa il frontman) “non come il sorriso che fa ‘aha’, piuttosto quello di un tizio che ti mente ogni giorno“. Insieme a loro, un batterista virtuoso come Tom Skinner (del collettivo jazz Sons Of Kemet) e l’immancabile Nigel Godrich, unico altro solido legame con la loro band principale. In realtà, le canzoni scritte da Yorke e G

The Stranglers

Hugh Cornwell (1949) prima di laurearsi in biochimica, suona il basso nel gruppo degli Emile & The Detectives del quale fa parte per breve tempo Richard Thompson, futuro membro dei Fairport Convention. In seguito trova lavoro come assistente di laboratorio a Guttenberg, in Svezia, dove forma i Jhonny Sox. Discografia e Wikipedia

10 - La psichedelia (1/7)

Il fenomeno della psichedelia, di cui s’intravedono i primi segnali nel 1965 e di cui si scorge la fine negli ultimi anni del decennio, è l’evento più complesso dei ’60, tanto è fitta la ragnatela di eventi, gruppi e rimandi e tanto è vasta la sua influenza su tutti i frangenti del rock: dal folk-rock al blues-rock, dal garage-rock al pop. Partiamo dalle definizioni che comunemente si danno al genere: una musicale, indica lo stile psichedelico come quella corrente musicale in cui le forme si dilatano in lunghe jam strumentali mutuate dal jazz e in cui le sonorità si arrochiscono di nuovi strumenti e suggestioni: da quelli orientali a quelli elettronici applicati a voci e strumenti ; un’altra, di carattere storico, spiega come la musica psichedelica sia nata come sottofondo all’esperienza lisergica o, appunto, psichedelica che deriva dall’assunzione degli acidi; un’altra ancora, filologica, spiega che esistono due ondate psichedeliche: una originale, quella americana e una derivativa, q

Warpaint - Radiate Like This (2022)

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 di Nino Ciglio Ad ascoltare Radiate Like This, sembra incredibile che sia passato mezzo decennio dal precedente album delle Warpaint, Heads Up (2016). La formula è pressoché immutata: dream pop raffinatissimo, impreziosito da innesti che dialogano a volte con la psichedelia, altre con l’R&b. Lo stile con cui questa formula viene messa in scena è altrettanto invariato. Atmosfere sognanti, armonie lussureggianti e strati di calibrata emotività. Le aspettative, quelle relative a una band che è emersa in un periodo (2007-2009) in cui le indie-girl-band con caratteristiche simili erano all’ordine del giorno, anche loro sono rimaste invariate. Quando c’è questa qualità, quest’attenzione ai dettagli, questo gusto da estete del suono, è impossibile non prestare attenzione ai possibili scossoni. Negli ultimi cinque anni, Emily Kokal, Jenny Lee Lindberg, Stella Mozgawa e Theresa Wayman non sono state l’epitome dell’attività, ma non sono nemmeno rimaste ferme. Maternità, progetti paralleli,

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