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The Pogues - If Should Fall From Grace With God (1987)

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di Silvano Bottaro Irlandesi e soprattutto figli di irlandesi, i Pogues nascono a Londra, a King's Road, la via dorata del punk. Shane MacGowan e i suoi denti storti si notano ancora oggi nei pochi filmati dei primi concerti dei Sex Pistols. La storia è proprio quella: il folk, l'eredità irlandese una scoperta, e mica tanto ovvia. La ventata di punk folk che attraversa il continente, fa resuscitare i dialetti e gli strumenti della tradizione, e il usa come nuova linfa per l'albero secco del rock'n'roll. Questa è roba nuova, forte, e se sotto ci sono fisarmoniche, flauti o cornamuse, meglio ancora. Di tutto ciò i Pogues sono il meglio, grazie al talento di molti dei musicisti della band e per via della più impresentabile rockstar di sempre. Shane, appunto, denti marci e stonature continue, alcolista senza possibilità di salvezza. Capace, nei rari momenti di lucidità, di scrivere canzoni strepitose. L'album precedente, Rum Sodomy & The Lash , ha messo a...

John Fogerty. Southern Proletarian

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John Fogerty e i Creedence Clearwater Revival rappresentarono l’eccezione “blue collar” del rock degli anni Sessanta. E in questo senso furono fedeli all’origine operaia del primo rock n’ roll, che nacque nel dopoguerra come conseguenza della mutata composizione etnica e culturale della classe operaia statunitense di Michele Dal Lago «Gli Stati Uniti, la più grande nazione capitalista al mondo, dal punto di vista della distribuzione della ricchezza è più vicina che mai all’ideale di prosperità per tutti in una società senza classi» affermava Richard Nixon, allora vice presidente degli Stati Uniti, il 24 luglio del 1959, nel suo discorso inaugurale alla American National Exhibition. L’esposizione, allestita all’interno del Sokolniki Park di Mosca, intendeva illustrare ai sovietici gli usi, i costumi e le condizioni di vita materiale del popolo statunitense, per promuovere la reciproca conoscenza e, allo stesso tempo, sottolineare i benefici che l’economia capitalista offriva ...

Edoardo Bennato - Io Che Non Sono L'Imperatore (1975)

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  Il concetto di mappa è molto ampio, è per concludere i dischi di Giugno che in copertina hanno una mappa, stavolta ho scelto quella di una linea di comunicazione ferroviaria. Il progetto è opera dello stesso autore delle canzoni di oggi, Edoardo Bennato, che per la sua tesi di Laurea in Architettura immaginò un sistema integrato di trasporti, tra metropolitana e linee già esistenti, per la mobilità della sua città, Napoli. Il progetto fu persino presentato alla città, ma fu clamorosamente rifiutato (con conseguenze di "carattere" del disco). Nel 1974 Bennato aveva pubblicato Buoni E Cattivi, il suo secondo, che lo impose come uno dei nuovi cantautori italiani più interessanti.  Quel disco, tra i 5 che spiegano il complicatissimo decennio degli anni '70 italiano, fu una sorta di schiaffo musicale al Paese, con Bennato che si presenta come un menestrello contemporaneo (chitarra acustica, armonica a bocca, tamburello a pedale e persino un kazoo) sferzando con ferocia la bo...

Alice in Chains - Omonimo (1995)

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Martha And The Muffins - Metro Music (1980)

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 La copertina di oggi ha un che di elegante e di suggestivo, e credo perché sia opera di quel genio di Peter Saville, autore di alcune delle copertine più belle della storia della musica, che prese in prestito una mappa originale della National Topographic Society di Toronto, città dalla quale i protagonisti di oggi provenivano (sul retro, un quadrato blu del mare della stessa cartina). La storia di oggi inizia a Toronto, nel 1977, anno del punk. David Millar chiese al suo compagno di studi all'Ontario College of Art, Mark Gane, di aiutarlo a formare una band. Millar conosceva una ragazza musicista, Martha Johnson, che chiese di suonare le tastiere; Johnson a sua volta  portò con sé un amico del liceo, Carl Finkle, al basso; e il fratello di Gane, Tim, si unì al gruppo come batterista. Con Millar e Mark Gane alla chitarra e Johnson come voce solista, questa fu la formazione che debuttò a una festa di Halloween all'Ontario College of Art nell'ottobre del 1977. Scelsero il no...

Talking Heads, Guida per principianti

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I Talking Heads si formano a New York nel 1974, quando i membri fondatori del gruppo—David Byrne, Chris Frantz, Tina Weymouth e Jerry Harrison—si incontrano alla Rhode Island School of Design. In quel periodo la Grande Mela sta attraversando un periodo molto florido dal punto di vista artistico: sono gli anni delle avanguardie pop spinte da Andy Warhol, e della scena underground musicale più ricca degli Stati Uniti. In questo panorama eclettico e creativo, i Talking Heads si impongono nel circuito dei giovani gruppi della città come una delle band più promettenti. Il loro suono è fresco, diretto, ma allo stesso tempo curato. Dopo tre anni di gavetta, nel 1977 esce il loro primo album, Talking Heads: 77, a cui fa seguito un tour del paese al seguito dei Ramones, altra grande band newyorkese di quegli anni. L’album contiene uno dei brani più famosi della band: Psycho Killer. L’esordio attira l’attenzione del produttore Brian Eno, divenuto poi celebre grazie ai lavori reali...

Cowboy Junkies - Demons (2011)

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di Silvano Bottaro Nella seconda metà degli anni ottanta i fratelli Timmins si fecero conoscere grazie ad una manciata di buoni dischi, tra cui gli ottimi The Caution Horses, Black Eyed Man e il superlativo The Trinity Session dell’88. Negli anni successivi, per una serie di coincidenze, non ultima la mancanza di “creatività” sonora, non li ho più seguiti se non “per sentito dire”. Ora, come è successo per i R.E.M., ho ascoltato questo loro ultimo lavoro e la sorpresa è stata più che buona. Il disco in origine doveva essere una collaborazione con l’amico Vic Chesnutt ma, la sua morte avvenuta prematuramente il giorno di Natale del 2009, ne ha cambiato le sorti, facendolo diventare un tributo allo stesso artista canadese. La band non estranea alla rielaborazione di brani altrui, vedi “Dead Flowers” dei Rolling Stones o “Sweet Jane” di Lou Reed (la più bella versione in assoluto a detta dello stesso autore) ha trovato tanto e ottimo materiale da arrangiare nell’archivio musical...

Bruce Springsteen: il sogno americano

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Bruce Springsteen rivela la sua grandezza cantando Dream baby dream dei Suicide, un pezzo di un gruppo semisconosciuto che viene reinterpretato con l’umiltà che si riserva ai classici Non soffro di particolare sudditanza culturale nei confronti degli americani. Ma ci deve essere un motivo per cui, insieme agli inglesi, da cinquantanni a questa parte sono i migliori nel campo delle arti visive e sonore. Il motivo lo si può ricercare nei percorsi formativi, nell’ambiente culturale, nei sogni e negli incubi che riescono a concretizzare. Lo si può ricercare nei fondi che mettono a disposizione, nell amore e nel rispetto delle loro tradizioni, ovunque. Lo si può ricercare ovunque, ma il dato di fatto è che ci sfugge la ragione vera di tale superiorità. La possiamo ritrovare parzialmente nel finale di “Kill Bill”, o meglio ancora in quello di “Jackie Brown”, oppure nelle musiche che i Tuxedomoon hanno composto per un balletto di Maurice Bejart. Oppure nei titoli di testa di “Twi...

The Trip - Atlantide (1972)

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 Dopo aver lasciato I Camaleonti, gruppo storico del beat italiano degli anni '60, Riki Maiocchi va a Londra, nel 1966. Nella città che è il centro artistico musicale d'Europa e forse anche del mondo, Maiocchi mette insieme un gruppo di musicisti: il batterista Ian Broad gli presenta un chitarrista, Ritchie Blackmore, (già noto session man che aveva fatto parte di altre band del Regno Unito), un bassista, Arvid "Wegg" Andersen, e un secondo chitarrista, Billy Gray.  Con questa formazione Maiocchi riparte per l'Italia dove si presenta in numerosi festival come band psichedelica, dal nome Maiocchi & The Trip, ma già a dicembre Blackmore torna nel Regno Unito per poi formare nel 1968 i Deep Purple e la band si separa da Maiocchi. Rimangono un trio e decidono di restare in Italia: si uniscono prima il tastierista savonese Joe Vescovi e poi nel giugno 1967 il batterista torinese Pino Sinnone, uscito dalle Teste Dure e dai The Rogers, che sostituisce Broad allontana...

Dominik von Senger - Serial No. (1983)

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