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Purple Rain - Prince (1984)

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Mi piace portare Pessoa sulla maglietta. Il suo Libro dell'inquietudine è un compagno prezioso delle mie giornate. Avrei voluto scrivere io: "Dobbiamo fare dell'interruzione un nuovo cammino, dalla caduta un passo di danza, dalla paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro". Prince, il geniale folletto di Minneapolis, ha seguito il percorso del poeta portoghese, facendo dell'inquietudine la sua spinta. tra cadute e resurrezioni, provocazioni e follie, ha cambiato per sempre il destino della musica nera, Purple Rain è anomalia, in quanto ballata che schizza l'occhio tanto a Jimi Hendrix che a Carlos Santana. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Porcupine Tree - Closure/Continuation (2022)

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di Massimo Garofolo Dopo una dozzina di anni d’assenza, sono tornati i Porcupine Tree e Closure / Continuation è il loro – attesissimo – ultimo disco (uscito in Hi-Res Audio, BluRay, CD e Vinile). Ottobre 2010: i Porcupine Tree suonano in una Royal Albert Hall esaurita in ogni ordine di posti il loro ultimo concerto. Steven Wilson è deciso a mandare avanti la sua carriera solista, alternata alla sempre più richiesta attività di tecnico del suono sia per nuove registrazioni e sia per operazioni di remastering multi-canale. I Porcupine Tree vanno a finire nel congelatore, c’è chi dice sciolti per sempre, c’è chi si augura solo in pausa. E invece Steven Wilson e il batterista Gavin Harrison occasionalmente continuano a registrare, con calma. Molta calma. Per dieci anni. Questi materiali vengono poi dati in pasto a Richard Barbieri, che ci mette il suo e aggiunge nuovi spunti che vengono poi ulteriormente rielaborati in studio. Il tutto viene portato a compimento durante i vari lockdown e

Lost in Transmission No. 73

Angelique Kidjo & Ibrahim Maalouf – Queen Of Sheba (2022)

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 di Alessio Surian “Sheba” in italiano è Saba, regina vissuta nel X secolo A.C., forse tra il sud della penisola arabica (oggi Yemen) e il Corno d’Africa (Somalia e Etiopia), nota anche come Makeda (in etiope), Nicaula (secondo Flavio Giuseppe, storico ebreo con cittadinanza romana del I sec. D. C.) e Bilquis (araba). Ne parla Boccaccio (“De mulieribus claris”), ma prima di lui il Talmud, la Bibbia (nel Primo libro dei Re, e nel Secondo libro delle Cronache, poi nei Vangeli di Matteo 12:42 e Luca 11:31), Kebra Nagast, ovvero La Gloria dei Re etiope (fra i testi sacri del Rastafarianesimo), la ventisettesima sura del Corano. Se il racconto biblico descrive la regina che si reca a Gerusalemme da Salomone per metterne alla prova la saggezza con una serie di indovinelli, il Corano vede Salomone mettere alla prova la regina. Quattro anni fa, Ibrahim Maalouf e Angélique Kidjo ne hanno parlato e ne è nata una collaborazione che è sfociata in una suite in sette parti con i testi (in yoruba) af

Tre giorni di pace e musica

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Tre giorni che hanno fatto la storia. Si celebra il 15 agosto l'anniversario del più grande evento di libertà, umanità e lotta pacifica: il Festival di Woodstock. Più che un concerto un pellegrinaggio, una fiera di arte e musica, una comunità, un modo di vivere che ha cambiato per sempre il concetto di libertà. Sul palco, a Bethel (una piccola città rurale nello stato di New York) si sono alternati per tre giornate alcuni tra i più grandi musicisti della storia. Musicisti che provenivano da influenze, scuole musicali e storie differenti ma che avevano in comune ciò che più contava in quei favolosi anni ’60: la controcultura. Si passava dal rock psichedelico di Jimi Hendrix (che, pur di essere l’ultimo a esibirsi, salì sul palco alle 9 di lunedì mattina per un concerto di due ore, culminato nella provocatoria versione distorta dell’inno nazionale statunitense) e dei Grateful Dead ai suoni latini dei Santana (che regalarono un memorabile set, impreziosito dallo storico assolo di batt

11 - I Velvet Underground (2/2)

Non solo, allo scopo di accentuare l’aura decadente del gruppo gli affianca la spettrale voce della modella tedesca Nico, (inizialmente accolta con una certa titubanza dagli altri membri del gruppo), cui spetterà l’interpretazione di alcuni dei pezzi più belli dell’esordio, uno tra tutti la splendida “Femme fatale”. La musica del gruppo resta comunque troppo rivoluzionaria per il grande pubblico e il disco resta un fenomeno relativamente sconosciuto per molti anni: incredibile è però l’influenza esercitata dal gruppo sulle leve future nell’anticipare il nichilismo che sarà del punk del ’76, le atmosfere decadenti che saranno riprese da molti gruppi new wave e goth, l’introduzione del feedback all’interno della struttura della canzone rock ( e pop ), ragion d’essere del futuro movimento noise-rock e di tutti coloro che, sulle orme dei Velvet, lo utilizzeranno per la creazione di mantra sonori. L’influenza del gruppo è incalcolabile e riveste per l’indie rock la stessa importanza che ebb

Regina Spektor – Home, Before And After (2022)

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  di Maria Balsamo Lontana da casa, nel gelido buio della solitudine, la femminilità diventa un abito a doppio strato. Regina Spektor ha realizzato il suo nuovo album “Home, Before And After” a distanza, appunto. Rintanata in una capanna nello stato di New York, si è messa a registrare tutto da sola all’interno di una chiesa convertita. Per poi inviare  successivamente il suo lavoro al coproduttore della Warner John Congleton.  Per viverci nella tua casa c’è bisogno di un prima e un dopo, di nuovi primi ingressi. Le rinascite non sono legate soltanto a periodi di dissociazione, quei momenti in cui ci sembra di esser lontani da tutti, con i piedi che non toccano la terra che calpestiamo. I numerosi primi ingressi nella propria alcova sono strettamente associati alla maturazione, ai cambiamenti che solo chi ci conosce davvero sa scoprire attraverso le mutazioni delll’intensità della luce dei nostri occhi.  42 anni, nata a Mosca ma naturalizzata statunitense, Regina è pianista e cantautri

Kentucky Avenue - Tom Waits (1978)

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E' stata la sigla del mio primo programma radiofonico, e già questo basterebbe a inchiodarla al muro della memoria e, dunque, alle pagine di questo libro. Ma c'è di più, perché Kentucky Avenue è un album intero di ricordi, non solo miei, anche dell'autore. La canzone prende il nome dalla strada dove Waits è cresciuto, a Whittier ed è, contrariamente, un invito a perdersi e fuggire non dietro a una donna, due bottiglie, tre sogni e quattromila sigarette, ma verso l'autunno di New Orleans, con l'amico di sempre, Kipper, costretto dalla nascita su una sedia a rotelle. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Sirom - The Liquified Throne Of Simplicity (2022)

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  di Gianfranco Marmoro Anche la follia, la libertà sessuale, la ribellione, la desacralizzazione della fede e la destabilizzazione della famiglia sono entrate a far parte della cultura dominante. L’umanità scimmiotta termini pregnanti e di alto valore simbolico come democrazia, spiritualità e natura, affidandone le sorti filosofiche a improvvisatori delle note e della parola, mesti poeti e altezzosi musicisti, il cui unico merito è quello di tenere in vita un patrimonio storico e culturale, che ancora attende la definitiva consacrazione dalla storia. In questo pur piacevole e a tratti stimolante groviglio di realtà e rappresentazione, si può ancora udire il richiamo selvaggio dell’illuminazione e dell’ascesi creativa, e ha un nome: Širom. Slovenia, ultima frontiera di un incontaminato avant-free-folk, che solo per spocchia del recensore in cerca di assonanze plausibili può essere assimilato a esperienze pregresse. Intensa e vivida proiezione di un mondo interiore eppur immaginario, “T

Lost in Transmission No. 72

Tedeschi Trucks Band – I Am The Moon: I. Crescent (2022)

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di Matteo Fratti I Am The Moon – È di poco più di un anno fa la testimonianza su disco del “Live At Lock’n” della Tedeschi Trucks Band, in cui l’ensemble allargato di Derek Trucks e Susan Tedeschi riproponeva musicalmente al festival di Arrington (Virginia) 2019, l’affinità elettiva per il celebre doppio del 1970 “Layla And Other Assorted Love Songs”, col loro omaggio dal vivo “Layla Revisited”. In quel set riproposero in ordine di traccia le canzoni dell’ormai classico long playing, che mal celava dietro all’identità di Derek And The Dominos la vicenda americana di sua maestà Eric Clapton, con la partecipazione di Duane Allman. Basti solo pensare che Trucks deve il suo nome a quel 33 giri e Susan ne festeggia assieme il compleanno, per cogliere appena superficialmente la profonda relazione di questi musicisti alle radici che ne hanno contraddistinto, intrecciandole, le loro vite (non solo professionali). Ecco perché, prima ancora che lo sapessero, stava già prendendo forma al concerto

T. Rex / Marc Bolan

Marc Feld (1947 - 1977) assume il nome d'arte di Marc Bowland e poi di Marc Bolan con due singoli per la Decca alla metà dei '60 che passano inosservati. Dopo un terzo 45 giri per la Columbia, Bolan entra a far parte dei leggendari John's Children e con loro vive una breve ma felice stagione psichedelica, lasciando traccia nei due singoli di maggior successo della formazione, Desdemona, Go Go Girls. Discografia e Wikipedia

11 - I Velvet Underground (1/2)

Non è solo per l’importanza rivestita nella storia del rock che i Velvet Underground si guadagnano sul campo un capitolo a sé, ma anche per l’impossibilità di inserire la loro musica in un qualsiasi filone musicale degli anni ’60: con un po’ di sforzo si può stabilire un nesso con la psichedelia, solo che qui le derive psichedeliche sono legate all’assunzione di eroina, non di Lsd, e i luoghi non sono le spiagge assolate dalla California ma le strade pulsanti di New York: e lo stesso pulsare ossessivo e frenetico, ricorre come un mantra in pezzi come “Heroin” e “Run Run Run” lungo i solchi dell’esordio “Velvet Underground & Nico” (1967) alternandosi però con nonchalance alla dolce decadenza pop di “Sunday Morning” e “I’ll be Your Mirror” o alle oscure atmosfere di “All Tomorrow Parties” . Questo accostamento d’opposti inedito, tra pop ed avanguardia, rock americano ed espressionismo europeo weilliano è il frutto dell’incontro tra due soggetti altrettanti diversi: Lou Reed, già paro

Drive by Truckers  - Welcome 2 Club XIII  (2022)

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Il viaggio on the road è un classico della cultura, ma - forse perché hanno trascorso così tanti anni a macinare chilometri in tour - non vorrete perdervi l'interpretazione dei Drive-By Truckers (DBT), contenuta nel loro 14° album in studio: Welcome 2 Club XIII (3 giugno 2022; ATO Records).     La band southern country/post-punk rock ha dato seguito al suo trittico politico di grande impatto - American Band (2016), The Unraveling (2020) e The New OK (2020) - con una revisione intensamente intima del proprio viaggio. "Tutti i nostri dischi sono in qualche misura politici, ma dopo aver fatto tre dischi di fila apertamente politici, volevamo fare qualcosa di molto più personale", ha detto il co-fondatore dei DBT Patterson Hood, che ha contribuito alle canzoni chiave dell'album.    Il Club XIII è stato il luogo in cui lui e l'altro cofondatore, Mike Cooley, hanno iniziato la loro carriera, e la title track evoca quegli anni di brutte luci e talvolta di ricevimenti anc

Hellhound on my trail - Robert Johnson (1937)

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Una delle ventinove magiche canzoni di  Robert Johnson, le sole che abbia lasciato in testamento prima di restituire, come da leggenda, l'anima al demonio. Partendo da una frase, quella del titolo, che molti bluesmen prima di lui avevano utilizzato in altre composizioni, Johnson costruisce un percorso di terrore e buoi, paura e tormento. Rispetto ai predecessori, Johnson non si limita a cantare una possibilità, quella che i cerberi, i feroci mastini posti a guardia delle porte dell'inferno, siano sulle sue tracce. Quello che canta Johnson è la certezza che ciò stia accadendo, per ammonirlo che il momento è vicino, la fine prossima. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Mavis Staples e Levon Helm - Carry Me Home (2022)

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di Gianni Del Savio  2011, Woodstock, NY. Là dove abitava e aveva i suoi studios (The Barn) Levon Helm, con tanto di locale e palco per prove, concerti e reunions. Forti della loro amicizia, scattata durante la collaborazione per The Last Waltz, l'addio della Band (al gioiello filmico, a cui contribuirono anche i leggendari Staple Singers, ci pensò Martin Scorsese nel '78), Levon e Mavis, poco più che settantenni, s'incontrano per celebrare anche la momentanea, ritrovata salute del grande batterista e cantante – da tempo operato per un tumore diagnosticato una dozzina d'anni prima -, purtroppo scomparso l'anno dopo di queste registrazioni. Con loro, uno stuolo di strumentisti e coristi delle rispettive band: undici componenti per quella di Helm, tra cui la figlia Amy ai cori; sette quelli della Staples, che tra le voci di supporto annovera la sorella Yvonne, di due anni più anziana (nata nel '37). Il tutto porta alla realizzazione di questo brillante album, riev

Lost in Transmission No. 71

Van Morrison - What's it Gonna Take (2022)

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 di Giuseppe Loris Ienco Van Morrison. Togli il nome leggendario, togli i grandi capolavori pubblicati in passato e ti resta l’uomo. Van the Man: un arzillo settantaseienne di Belfast che, nonostante gli innumerevoli impegni tra studio e concerti, riesce sempre a ritagliarsi un po’ di tempo libero da dedicare a una passione tanto particolare quanto ormai diffusa (ahinoi) in tutti i luoghi, in tutti i laghi e in tutto il mondo: lo studio approfondito delle tante (troppe) teorie del complotto che ammorbano le nostre esistenze. Per carità, ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Spiace però sapere che un personaggio così importante per la musica abbia deciso di sprofondare negli anfratti più oscuri della peggiore informazione, abboccando a tutte le fesserie e le fake news che spopolano sulla rete. Falsità che troviamo anche in buona parte dei testi delle quindici tracce contenute nel nuovo “What’s It Gonna Take?”, un disco che si trascina per la bellezza di ottanta minuti tra sproloqui

David Sylvian

David Sylvian (1958 - vero nome David Batt) si fa conoscere fra il 1978 e il 1982 come cantante dei Japan formazione che passa senza soluzione di continuità dalla dance più modaiola a un rock d'autore dalle molte finezze. Artefice del rinnovamento è proprio David Sylvian, che con gli anni muta la propria immagine e da androgino amato dalle teenager si trasforma in sperimentatore dalla poetica sensibilità. Discografia e Wikipedia

10 - La psichedelia (7/7)

Se i Pink Floyd sono il gruppo psichedelico Inglese per eccellenza, riflessi variopinti e lisergici attraversano tante produzioni inglesi dei tardi anni ’60: dai Cream di DisraeliGears (1967), ai Beatles di SgtPepper’s…(1967) e del WhiteAlbum(1968), dai RollingStones di TheirSatanicMajestiesRequest(1967) agli Who di MagicBus (1968), rendendo evidente ancora una volta come il movimento psichedelico sia, specie a livello musicale, fenomeno trasversale in grado di toccare le frange più diverse della scena musicale, dal blues al folk, passando per il pop-rock.

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