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Tedeschi Trucks Band - Future Soul (2026)

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di Matteo Bossi Era ipotizzabile che I Am The Moon si rivelasse un progetto spartiacque nella discografia della Tedeschi Trucks Band e per più di una ragione. Si trattava di una tetralogia con pochi precedenti per estensione e modalità di pubblicazione, che riusciva a tenere insieme, grazie alla rilettura del poema di Nezami, una musica stratificata e piena di tanti elementi diversi insiti nella loro musica, dal blues al gospel, passando per le componenti soul e orientali. Immaginavamo dunque che, per dare un seguito a quest’opera così particolare, avrebbero scelto di distaccarsene, imboccando un’altra direzione, fin dalla copertina. E il contrasto rispetto al precedente non poteva essere più netto. Laddove il tema lunare era declinato in evocativi chiaroscuri, ispirati alla storia di Layla e Majnun, per il nuovo lavoro, “Future Soul”(Fantasy), invece l’elaborazione grafica fumettistica vede Susan e Derek inseguiti da robot, dischi volanti e mostri. Ed è anche la prima volta, almeno da...

Lenny Kaye

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"L'America è la patria del rock'n'roll; e sebbene abbia dilagato per tutto il mondo, la natura di "crogiolo in cui tutto trova posto" di questa musica rimane specifica di una tipica promessa del Nuovo Mondo. Il rock'n'roll contiene i semi e i percorsi di innumerevoli musiche etniche, da cui attinge a piacimento indipendentemente dal loro segno - nero, bianco, verde o ben che sia. Ma, ancora, non importa quante derivazioni, genealogiche riuscivano a estrapolare da quel genitore che chiamiamo rock; esso continua a rimanere un'invenzione alla Frankenstein, disposta a saccheggiare il recente passato tanto quanto ad abbracciare tutti i party di domani." (da "La terra promessa" di Gino Castaldo)

Moby - Future Quiet (2026)

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di Angela Denise Laudato are Moby non ne vuole proprio sapere di smettere di comporre musica e, infatti, apre questo 2026 con un nuovo album in studio (ventitreesimo, per l’esattezza!) dal titolo “Future Quiet”. Musicista e cantautore statunitense, Moby è certamente un artista eclettico e versatile, capace di fondere elettronica, blues, gospel e rock con uno stile intimo e malinconico. La sua voce ruvida e sincera, quando presente, è capace di creare atmosfere profonde e sognanti.  “Little idiot” ci sarà riuscito anche stavolta? Scopriamolo insieme. Ad anticipare, in un certo senso, sulle scene “Future Quiet” è stata la traccia divenuta celebre hit nelle stagioni uno, quattro e cinque della serie fenomeno Netflix “Stranger Things”, When It’s Cold I’d Like To Die con Jacob Lusk, già noto per il felice sodalizio con i Gabriels. Da questa premessa appare immediatamente chiara l’inclinazione visionaria di questo nuovo capitolo nel mondo della musica elettronica. Undici tracce che parla...

The Doors - In Concert (1970)

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Dawes - All Your Favorite Bands (2015)

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di Blackswan La difficoltà di raccontare questo disco è che ogni cosa possa dire sui Dawes in parte è vera e in parte non lo è. A esempio, si potrebbe affermare con una certa sicumera che i Dawes non hanno fatto altro in tutta la vita che ascoltare i dischi di Jackson Browne (che peraltro ha suonato nel loro secondo disco in studio, Nothing Is Wrong) e che Late For The Sky sia il mantra salvifico che determina l'esistenza in vita della loro musica. Poi, dopo due o tre ascolti, ti rendi conto invece che il citazionismo avviene senza forzature, ma con la naturalezza di chi, da un lato, è riconoscente verso le proprie fonti di ispirazione, e, nel contempo, è anche consapevole di aver creato ormai un proprio, e ben definito, stile. Si potrebbe aggiungere poi che questo disco possiede un suono estremamente vintage, che ci riporta direttamente agli anni '70, Stati Uniti, versante californiano. Vero, ma non completamente: Things Happen, primo singolo tratto dall'album, non è s...

The Third Mind - Spellbinder! (2026)

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 Il supergruppo psichedelico ideato da Dave Alvin e comprendente Jesse Sykes, David Immerglück, Victor Krummenacher e Michael Jerome pubblica un supplemento all'ultimo album di studio "Right Now!": "Spellbinder!" è un EP di quattro brani che da quel disco riprende tre titoli, uno solo dei quali (la cover di "Reap What You Sow" scritta da Mike Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush) nella stessa versione. "Darkness, Darkness" degli Youngbloods e "The Creator Has A Master Plan" del sassofonista jazz Pharoah Sanders sono remixate dal celebre fonico Tchad Blake, che si occupa anche del missaggio di una inedita reinterpretazione di "Spellbinder" del chitarrista jazz ungherese-americano Gábor Szabó, idolo di Immerglück. Completa il programma una versione di "Before We Said Goodbye" riarrangiata per archi, che trasforma un pezzo concepito come "una combinazione tra Haight-Ashbury e una ballata r&b" in ...

Louis Armstrong

Biografia Louis Daniel Armstrong, trombettista jazz, è uno dei massimi esponenti di questo genere di musica e colui che ha dato un'impronta del tutto nuova alla musica afroamericana. Per quanto concerne la sua nascita vi è un piccolo retroscena che definisce anche un piccolo giallo. Armstrong ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900 ma, in realtà, studi recenti hanno dimostrato che il grande trombettista è nato il 4 agosto del 1901. In particolare, sono da segnalare le ricerche sovvenzionate proprio da New Orleans, la sua città natale, ed effettuate da Tad Jones, il quale sembra che abbia trovato i certificati originali di battesimo del "re del jazz". Secondo questi atti, "Satchmo" (questo il soprannome che gli verrà affibbiato: significa, grosso modo, "bocca a sacco"), si era invecchiato di un anno e un mese, forse per risolvere alcuni problemi legati ai suoi esordi giovanili a Chica...

Mary Gauthier – The Foundling (2010)

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di Silvano Bottaro Anche la Gauthier come Roky Erickson non ha avuto certamente una vita facile, infatti, The Foundling (Il Trovatello) altro non è che la sua biografia in musica. Abbandonata fin dalla nascita in un orfanotrofio ci rimane fino all’età di quindici anni e quando esce imbocca immediatamente la strada della droga. Queste esperienze com’è logico immaginare lasciano un segno profondo nella sua vita, The Foundling parla di questo. Un disco triste quindi, estremamente personale e catartico dove la cantautrice attraverso le canzoni racconta parte dei suoi ricordi delle sue vicissitudini e delle sue speranze. The Foundling è un concept album, dove le musiche bene s’intrecciano con le liriche che esplorano la sua identità, il lavoro, l’amore, la maternità e momento assai profondo e commovente la recente scoperta della madre biologica che ancora una volta per telefono le conferma il suo ennesimo addio. Un suono malinconico pervade per l’intero album, dove le atmosfere ...

The Vaccines - English Graffiti (2015)

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di Fuori Posto Graffitismo: la pratica di disegnare immagini sul tessuto urbano. Si fa per lasciare il segno, per non rimanere nell’anonimato. Una manifestazione sociale e culturale diffusa in tutto il pianeta e che da sempre si pone al centro di una sottilissima linea che separa arte e vandalismo fine a se stesso. Un eterno conflitto che di certo non spetta a noi risolvere. La posizione dei The Vaccines è invece molto decisa a riguardo: Justin Young, il simpatico frontman del gruppo, sostiene che in un’epoca in cui l’uomo è in grado di comunicare con un’altra persona dall’altra parte del mondo così facilmente, spesso le parole dette risultano vuote e senza significato. A volte, quindi, è meglio affidarsi a parole ferme, solide, scritte sui muri: Graffiti (appunto). È proprio per questo che il terzo lavoro dei Vaccines s’intitola “English Graffiti“. Con quest’album oggetto della recensione di oggi, la band inglese cerca di confermare il successo ottenuto negli ultimi anni e il s...

Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)

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di Stefano Solventi Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa. Nelle canzoni di Oldham a cavallo tra i due secoli, a quel punto già ribattezzatosi Bonnie “Prince” Billy, potevi avvertire il rimbombo cupo di un’epoca morente, ovvero la forma sonora del vuoto che albergava al centro stesso della cosiddetta retromania: come se quel suonare e quel cantare accadessero a pochi passi dalla propria dissolvenza, così vicino a una qu...

E T I C H E T T E

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