Anima antica in un corpo giovane | Il capolavoro di Amy Winehouse, che faceva della musica la sua auto-terapia
« Amy was a jazz singe r», ha commentato alla sua morte Tony Bennett, indimenticabile crooner, uno dei grandi del jazz vocale, che pochi mesi prima l’aveva ospitata in un duetto bellissimo, “Body And Soul”, un incontro fra due grandi, distanziati da 37 anni e un’infinità di esperienze. «Come Ella Fitzgerald», aveva aggiunto. Non un elogio da poco. Nella sua semplicità, le parole di Bennett, le stesse con cui si definiva all’inizio anche Amy, raccontano però un mondo intero. Quella talentuosissima, e fragilissima, ragazza, «un’anima antica in un corpo giovane», come la definiva Nick Gatfield, presidente della Island, sua casa discografica per soli due album (più uno postumo), voleva essere solo quello. Una cantante di jazz. Era quella la musica che amava, i suoi idoli erano Bennett stesso, Sarah Vaughan, Dinah Washington, le star del jazz vocale. E Thelonius Monk. E Carole King e James Taylor, che stimava e citava come espressione più sincera del cantautorato. E le bad girls ...