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Visualizzazione dei post con l'etichetta 2021

Baba Sissoko with Jean-Philippe Rykiel, Madou Sidiki Diabate, Lansiné Kouyaté – Griot Jazz (2021)

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di Alessio Surian Una prima chiave d’accesso al nuovo album di Baba Sissoko sono i brani “Abderrahmane” e “Fatoumata”, dedicati ad Abderrahmane Sissako e Fatoumata Diawara, nonché il brano dedicato a Damon Albarn e intitolato “Kamissoko”, il condottiero fondatore dell’impero Mandé il cui nome è stato dato in Mali ad Albarn. I quindici brani raccolti in “Griot Jazz” vengono dalla partecipazione di Baba Sissoko a “Le vol du Boli”, spettacolo messo in scena la prima volta ad ottobre 2020, nato dalla collaborazione fra Damon Albarn ed il regista Abderrahmane Sissako, che hanno coinvolto Fatoumata Diawara, insieme a musicisti e cantanti maliani, congolesi e burkinabé, in un’appassionata narrazione del continente africano seguendo Boli, “feticcio” magico. Lo spettacolo sarà di nuovo in scena a Parigi, al teatro Châtelet ad aprile e maggio 2022. Il lavoro di preparazione si è rivelato una felice occasione di incontro fra lo ngoni e il tama di Baba Sissoko, residente in Italia, il balafon di L...

Classifica 2021

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1) Van Morrison – Latest Record Project Volume I -  Leggi 2) Low - Hey What -  Leggi 3) Dominique Fils-Aime – Three Little Words -  Leggi   4) Another Sky – Music For Winter Vol. I -  Leggi 5) Ballaké Sissoko – Djourou -  Leggi 6) Femi Kuti - Stop the Hate -  Leggi 7) Nick Cave & Warren Ellis – Carnage - Leggi 8) Omar Sosa & Seckou Keita -   Leggi 9) Ryam Adams - Big Colors -  Leggi 10) Valerie June - The Moon and Stars... -  Leggi 11) Omar Sosa – An East African Journey -  Leggi 12) Son Volt - Electro Melodier -  Leggi 13) Israel Nash – Topaz -  Leggi 14) Rhiannon Giddens – They’re Calling Me Home -  Leggi 15) Black Keys - Delta Kream -  Leggi 16) Young Neil & Crazy Horse - Barn -   Leggi 1 17) The Flatlanders - Treasure Of Hope -  Leggi 18) The War on Drugs - I Don’t Live Here Anymore -   Leggi 19) Nala Sinephro - Space 1.8 -   Leggi 20) Gov't Mule - Hea...

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats - The Future (2021)

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di Fabio Cerbone Gioiosa macchina del soul revival di queste stagioni, i Night Sweats vengono rimessi in moto da Nathaniel Rateliff dopo una pausa solista e interlocutoria, quella rappresentata dall’album del 2020 And It’s Still Alright, troppo personale e riflessivo per confrontarsi con la dinamiche della band. Tornano così le ritmiche accese e le grasse sezioni fiati, le melodie tinteggiate di nostalgia pop degli anni Sessanta e le pulsazioni del funk dei Settanta, in un matrimonio ideale fra Muscle Shoals e Detroit, fra Stax e Motown, con qualche digressione country soul e i colori Americana che si abbeverano direttamente alla fonte di The Band. Insomma, lo stesso stile che ha fatto la fortuna dell’omonimo esordio e del successivo Tearing at the Seams, portando il gruppo ad essere uno dei più richiesti dal vivo, con tour di successo e un logico “sfruttamento” della dimensione live anche su disco (i due album incisi a Red Rocks, l’ultimo dei quali pubblicato pochi mesi fa, probabilme...

Young Neil & Crazy Horse - Barn (2021)

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 di Stefano Solventi A pensarci bene, Neil Young è anche un luogo. Intendo dire, alcuni suoi dischi – i migliori? – sembrano avere tra gli obiettivi quello di definire un perimetro, la dimensione e l’atmosfera in cui certi timbri, certe cadenze, la densità degli spazi e delle vibrazioni, possano accadere. Come a sottolineare la natura stessa del suo fare musica: sostanzialmente una situazione, una quadratura di spazio e tempo, un momento insomma, l’unico che renda possibile il gesto semplice e inesplicabile del suonare. Questo spiega forse la sua prolificità, tutti quei dischi snocciolati anche a dispetto dell’ispirazione, persino tutti quei recuperi di esibizioni spesso – diciamolo – ripetitive ma collocabili in un punto esatto sulla linea del tempo, testimoni di un frangente irripetibile.  Se il tema del tempo (e quindi della memoria) nel canzoniere sconfinato di Young meriterebbe un vero e proprio studio, possiamo affermare che – come è naturale – con l’avanzare dell’età si...

Cassandra Jenkins - An Overview On Phenomenal Nature (2021)

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di Daniel Moor Partendo dal refrain di “New Bikini” è possibile enucleare due importanti tematiche che caratterizzano per intero il secondo disco di Cassandra Jenkins e che si legano indissolubilmente l’una all’altra, ossia il processo curativo e il legame con la natura. Durante l’estate del 2019 la musicista newyorkese si stava preparando per partecipare come chitarrista al tour dei Purple Mountains, ma, dopo solo alcuni giorni di prove, il compianto David Berman si tolse tragicamente la vita. Cassandra decise allora di recarsi da alcuni amici in Norvegia per cercare di superare lo shock degli ultimi eventi vissuti. Nelle settimane seguenti abbozzò alcuni frammenti lirici e melodici e una volta tornata a New York entrò in studio di registrazione con il nuovo guru del folk Josh Kaufman, con il quale, partendo da quelle idee ancora grezze e nebulose, compose tutti i brani, salvo “The Ramble”, di “An Overview On Phenomenal Nature”. In questa raccolta di canzoni si assiste a una costante ...

Raoul Vignal - Years In Marble (2021)

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di Gianfranco Marmoro A questo giro Raoul Vignal si è preso il giusto lasso di tempo per poter dare un degno seguito ai due scrigni musicali ricchi di spirituali e malinconici bozzetti folk che raccoglievano l'eredità di Nick Drake senza ripeterne l'estetica. Il terzo album "Years In Marble" risente delle suggestioni raccolte negli ultimi tre anni, tra un breve soggiorno a Berlino e l'attuale residenza parigina. La scrittura è ancora più solida e riconoscibile, anche quando intercetta il classico fingerpicking in "Red Fresco" o lo scintillante virtuosismo di "City Birds". Lo spirito solitario del musicista francese ha un qualcosa di letterario oltre che di musicale. La misurata vitalità armonica di "Century Man" è simile alle pagine di un libro sfogliato dal vento al crepuscolo, un racconto che con esigue parole cattura l'ascoltatore. Quando il tono descrittivo si fa più intenso e ricco, Vignal esterna uno stile quasi pittorico-pa...

Robert Plant & Alison Krauss - Raise The Roof (2021)

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di Francesco Brusco Non è così consueto trovare rockstar capaci di affrontare la seconda parte di carriera con dignità e ponderatezza. Se ne vedono tante, di rincorse frenetiche a nuovi consensi di massa e di altrettanto furenti retromarce per recuperare quelli perduti. Il signor Robert Anthony Plant da West Bromwich è tra le note eccezioni. Lo conferma la collaborazione con Alison Krauss, first lady del bluegrass contemporaneo e ostinata collezionista di Grammy. Si erano incontrati per la prima volta nel 2004, per ritrovarsi solo tre anni dopo al Sound Emporium di Nashville. Ne venne fuori l’album dell’anno. Chiunque avrebbe scommesso su una corsa al sequel dopo l’exploit di Raising Sands, ma tra i due ebbe inizio una nuova corrispondenza di idee destinata a durare una dozzina d’anni. Quando si dice «teniamoci in contatto». ANCORA a Nashville, fine 2019; ad accoglierli in studio T-Bone Burnett, già produttore del primo album, Jay Bellerose alla batteria, Dennis Couch al basso, e una r...

Gov't Mule - Heavy Load Blues (2021)

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di Daniele Zago Per il loro dodicesimo disco in studio, gli statunitensi Gov’t Mule hanno deciso di andare ad affrontare le origini di tutto ciò che sta alla base di tutta la musica moderna, ovvero il blues. E difatti di un disco blues si tratta, diviso fra brani originali e reinterpretazioni di classici di bluesman del calibro di Junior Wells, Elmore James, Sonny Boy Williamson, Muddy Waters e tanti altri, fra cui un inaspettato Tom Waits. Registrato live in studio con tecnica analogica e prodotto dal leader della band, il cantante – chitarrista Warren Haynes assieme a John Paterno, nell’edizione deluxe contiene anche un altro disco con ulteriori registrazioni. L’apertura è affidata a “Blues Before Sunrise” di Elmore James, interpretata con piglio southern ed ampio uso di chitarra slide e armonica, mentre “Hole in My Soul” è il primo brano composto dalla band, con tanto di sezione fiati e intensa linea vocale di Warren Haynes. “Wake Up Dead” è sorretta da uno shuffle trascinante con l...

Big Red Machine - How Long Do You Think It's Gonna Last? (2021)

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Nonostante nelle nuove press-photo dei Big Red Machine seguitino a comparire sia Aaron Dessner che Justin Vernon, è evidente come il primo abbia ormai preso saldamente in mano le redini di un progetto che con ‘How Long Do You Think It’s Gonna Last?‘, sophomore che arriva tre anni dopo l’omonimo debutto, si colora di nuove sfumature e di inediti contributi. D’altra parte, da allora (era il 2018) si è sostanzialmente compiuta la definitiva consacrazione di Dessner come top-producer, dopo la vittoria del Grammy per il lavoro fatto su ‘Folklore‘ di Taylor Swift e l’analogo apporto al successivo ‘Evermore‘. Da un punto di vista mainstream, è forse un po’ avvilente constatare come Aaron abbia ricevuto più riconoscimenti come primo collaboratore della pop-star americana che in qualità di membro fondamentale di una band della storia dei National, ma tant’è. Non tutto il male viene per nuocere, però, perché la Swift ha ricambiato donando divulgazione a un progetto estremamente composito ma sens...

Nala Sinephro - Space 1.8 (2021)

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di Damiano Pandolfini Otto spazi per raccontare uno spaccato di vita. Otto spazi per riprendersi dalle conseguenze di una grave malattia. Otto spazi per osservare con umiltà l'universo in tutta la sua grandezza, in una sorta di intima estasi celeste. Districandosi tra l'uso di arpa, tastiere, pedali, oscillatori e tecniche di studio in digitale, la polistrumentista belga-caraibica (ma di stanza a Londra) Nala Sinephro offre un debutto di jazz inusitatamente dilatato, spesso quasi beatless e più prossimo a una sorta di ambient spirituale che non verso le moderne derive nu della fiorente scena anglosassone. Si fa in un attimo a perdere il bandolo della matassa e trovarsi avvolti da una nube di striature elettro-acustiche, meglio quindi arrendersi al flusso e lasciare che il tutto scorra sotto pelle come linfa per l'anima. "Space 1.8" è quindi sintomatico di certe correnti e pare muoversi con agilità negli stessi circuiti del recente lavoro di Floating Points, Pharoa...

Joe Bonamassa - Time Clocks (2021)

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 di Paul Rigg Per uno che canta di "non essere mai stato un amante del timbrare il cartellino" nella canzone che dà il nome a Time Clocks (29 ottobre 2021/ Provogue), Joe Bonamassa mantiene comunque un ritmo di lavoro che è estenuante solo a pensarci.    "Ma quest'uomo non dorme mai?" chiede un commentatore sotto il video della canzone Notches, domanda comprensibile se ricordiamo che Guitars Exchange quest'anno ha già recensito l'album in studio Royal Tea; la registrazione dal vivo dello stesso disco al Ryman Auditorium di Nashville; e l'album di Joanna Connor, di cui Bonamassa era produttore. Inoltre, ci sono i video di accompagnamento, il recente documentario Guitar Man, e il suo lavoro di beneficenza con Keeping The Blues Alive, tra gli altri progetti.        Amo ancora di più le sue collaborazioni con Beth Hart, ma nonostante le mie leggere perplessità sulla sua incredibile produzione - in particolare su come la qualità possa essere mantenuta con...

Omar Sosa & Seckou Keita – Suba (2021)

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di Silvano Bottaro   Quattro anni dopo il loro ottimo disco Transparent Water , ecco il secondo – altrettanto superbo album - del cubano Sosa e del senegalese Keita. Sebbene condividano un legame ancestrale con l'Africa, i rispettivi luoghi di nascita del virtuoso del pianoforte Omar Sosa e del maestro kora Seckou Keita, Cuba e Senegal, sono separati dall'Oceano Atlantico. Quando la coppia si è incontrata nel 2012, Seckou ammirava Omar per la sua spiritualità musicale, mentre Omar vedeva in Seckou una rara capacità di collaborare pur mantenendo la sua identità musicale. Suba significa "alba" in Mandinka, la lingua nativa di Keita, che rappresenta il suo momento preferito della giornata e un momento di freschezza e speranza. Attenti consapevoli della politica delle tante spaventose tragedie provocate oggi dal fenomeno delle migrazioni mondiali, Sosa e Keita scelgono di concentrarsi invece sul potenziale redentore o trasformativo della poetica, nella musica dove, come d...

Billy Bragg - The Million Things That Never Happened (2021)

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 di Lorenzo Montefreddo L’immagine scelta come cover di "The Million Things That Never Happened" sembra voler subito mettere in chiaro una cosa: Billy Bragg è sceso definitivamente dai treni degli Stati Uniti per tornare a cantare Londra e il suo paese. E se il London Eye, evanescente sullo sfondo, quasi inghiottito dalla nebbia, rappresenta qualcosa, non è certo l’immagine di una cartolina turistica o l’icona di un’Inghilterra proiettata ad affrontare a testa alta le sfide del nuovo millennio, ma piuttosto la materializzazione del brusco risveglio da un sogno sgretolato da una realtà amara tra Brexit e pandemia. Dopo il mini-Lp del 2017 “Bridges Not Walls”, dopo aver registrato nel 2016 “Field Recordings From The Great American Railroad” nelle stazioni degli Stati Uniti e aver collaborato con i Wilco per arrangiare gli inediti di Woody Guthrie, il bardo di Barking, cresciuto col mito del combat rock, con la foto dei Clash sul comodino, che negli anni 80 incendiava il Regno U...

The War on Drugs - I Don’t Live Here Anymore (2021)

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 di Stefano Solventi Che i War On Drugs siano rimasti incastrati in qualche solco degli 80s è evidente, così come il loro galleggiare sulla superficie di una retromania ambigua, attraversata da un impeto glorioso che però lascia trasparire le pieghe e le crepe di un’anima costantemente indolenzita. Sta in questo contrasto il segreto della formula che consentì al terzo album Lost In The Dream – nell’ormai lontano 2014 – di guadagnare alla band di Adam Granduciel i favori di pubblico e critica, del resto già abbastanza colpiti da un esordio interessante (Wagonwheel Blues, uscito nel 2008, quando ancora Kurt Vile faceva parte della compagine) e da un secondo lavoro che poteva vantare un menù piuttosto gustoso (Slave Ambient, 2011).  Il quarto lavoro A Deeper Understanding (2017) era chiamato quindi a confermare questa ascesa nel non troppo affollato pantheon delle grandi rock band degli anni Dieci, ma appunto sembrava preoccuparsi un po’ troppo di confermare, fallendo in parte l’...

Low - Hey What (2021)

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 di Gianfranco Marmoro I segnali erano evidenti, caotici, terrificanti, stranianti, le figurazioni sonore di "Double Negative" sembravano fuori fuoco, o forse troppo accentuate, incomprensibili, fino a turbare i sogni anche dei seguaci più fedeli della band slowcore. Qualcuno ha perfino abdicato, pur non riuscendo a negare gli eccitanti e sconvolgenti quesiti posti in essere da un'opera tanto audace quanto estrema. I Low hanno in verità varcato definitivamente i confini del cosmo, lasciando a noi terrestri un'immagine virtuale, sfocata, una proiezione digitale non codificata, coinvolgendo in questa reinvenzione artistica anche la natura primigenia della band, trasmutandola da slowcore in negative-core. Con "Double Negative" Alan Sparkhaw e Mimi Parker hanno elevato l'astrazione sonora a livelli mai raggiunti finora, attingendo alla rivoluzione grunge e alla sedizione sonora dei My Bloody Valentine. Forti di un linguaggio armonico senza pari, si sono avvi...

David Crosby - For Free (2021)

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 di Blackswan Ci sono storie artistiche che non finiscono mai, come se il tempo che non passasse e la vita si fosse cristallizzata in un giovinezza che sembra senza fine. Di anni, per David Crosby, ne sono passati tanti (per la precisione ne ha compiuti ottanta il 14 agosto di quest’anno), ma l’ispirazione che anima i suoi dischi sembra rimasta ferma ai suoi giorni di gloria. Anzi, a onor del vero, c’è stata un’improvvisa accelerazione della prolificità, nonostante, oggi, l’esistenza del baffuto chitarrista dovrebbe muoversi con il passo lento della vecchiaia. Molto, infatti, è stato detto sul fatto che David Crosby abbia vissuto una rinascita creativa soprattutto nell'ultimo decennio, cosa del tutto evidente se si considera che negli ultimi sette anni ha pubblicato cinque album da solista, superando di gran lunga il resto della produzione (solo tre dischi) concentrati nel periodo che va dal 1971 al 1993. E non ci stupisce più di tanto: arrivato alla veneranda età di ottant’anni, c...

Gonzalo Rubalcaba, Ron Carter, Jack DeJohnette – Skyline (2021)

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di 53rob Il pianista Gonzalo Rubalcaba annuncia l’uscita di Skyline, il suo ottavo album con Passion Records e il primo di una trilogia di album per trio con pianoforte, basso e batteria, per l’etichetta che Rubalcaba ha co-fondato nel 2010. Rubalcaba – cresciuto ed educato all’Avana – ha suonato professionalmente come batterista e pianista prima di emigrare nella Repubblica Dominicana nel 1991 e successivamente, grazie anche all’interessamento di Charlie Haden, a Miami nel 1996. Per questo, quando Rubalcaba aveva in mente un nuovo progetto di trio, ricco di ritmi afrocubani, ma con una presica idea di come si dovesse suonare e sentire la conversazione musicale tra musicisti, sapeva di aver bisogno di compagni che potessero eseguire entrambi gli elementi con lo stesso tatto ed erudizione. Carter e DeJohnette erano gli ideali protagonisti per completare questo trio.  “Non importa quale musica metti nelle loro mani”, dice Rubalcaba nei commenti, “alla fine rendono quella musica perso...

Los Lobos Native Sons (2021)

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di Aldo Pedron Tra il 2020 ed il 2021 abbia rischiato di perdere irrimediabilmente i Los Lobos. Stavano seriamente pensando di smettere definitivamente e di sciogliersi. Mancavano stimoli, l’adrenalina dei concerti ed una certa apatia. La media dei loro concerti era di circa 100 ogni anno dal 2000 senza soste. Non ricordano di essere restati a casa prima della pandemia per oltre un mese. Ed anche in quel mese erano comunque indaffarati in session, produzioni e quant’altro. Per fortuna durante la pandemia si riuniscono e decidono di incide un nuovo disco.  Firmano per la New West e pubblicano ora il loro 17° album ufficiale. La band nasce nel 1973 (48 anni fa) e il loro debutto discografico è datato 1978 con Just Another Band From East L.A., da allora sono passati 43 anni. Per la New West doveva essere un nuovo album con loro composizioni ed invece è una ode alla musica, al sound di Los Angeles, la città degli Angeli, con delle brillantissime cover.  Se New Orleans ha il jazz, ...

Son Volt - Electro Melodier (2021)

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di Jacopo Meille Chissà se Jay Farrar, leader e fondatore dei Son Volt, se la vive bene a essere considerato tra i padrini del genere “Americana” e “Alternative Country”. Tutte le vote che ascolto un nuovo disco della band, io mi ritrovo solo a godere delle loro canzoni senza troppo soffermarmi a definirle. “Electro Melodier”, fuori su Thirty Tigers il 30 luglio 2021, non è da meno; un disco solido, onesto e ricco, con una forte dose melanconica che non frena il ruggire delle scalette. E non poteva essere altrimenti visto la scelta di chiamare l’album utilizzando due nomi di famosi amplificatori degli anni ’50 e ’60. Le canzoni dei Son Volt raccontano l’America, come tante altre, ma hanno il pregio di soffermarsi sui particolari: è come se, entrando in un qualsiasi bar posto lungo una delle innumerevoli interstatali, potessi leggere nella mente di chi si trova al suo interno, ora seduto al bancone, o che gioca a biliardo in fondo alla sala o che è appena andato al cesso. La voce di Far...

E T I C H E T T E

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