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Kalashnikov - Goran Bregovic (2000)

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 di Annalisa Baldi Si spengono le luci in sala, mi sento scaldare il viso dai fari caldi che si concentrano su noi. Silenzio. Le dita tamburellano nervose sul mio legno, il cuore batte forte. Guardo i miei amici di una vita, compagni di strada e di avventure meravigliose; percepisco la loro emozione che è la mia, ogni volta. Amiamo questo pezzo, non ci stanchiamo mai di ascoltarlo e di suonarlo, ci assomiglia, ci lascia senza fiato. Parte improvvisa la tromba, senza che il maestro la chiami. È libera. Prima un acuto e poi giri rocamboleschi che ci portano dentro e scaldano il motore. La tensione cresce, la platea è in attesa. E poi l’attacco: tutti i fiati partono in un’esplosione di energia. È un pezzo veloce, difficile da suonare, ma le note ci afferrano di fretta, poi non leleggi più; ormai la sai a memoria, ti fai trascinare, ti muovi, guardi il pubblico che si è alzato e balla. E balli anche tu, sulla sedia, in una trance emotiva collettiva. Kalashnikov, kalashnikov, kalashnik...

E T I C H E T T E

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