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Visualizzazione dei post con l'etichetta who

My Generation - The Who (1965)

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Eviterò di raccontarvi per l'ennesima volta la genesi di My Generation, inno che è diventato prima manifesto degli Who e poi specchio di più generazioni. Mi limito a commentare quel famoso verso: "I hope I die before I get old" ("spero di morire prima di diventare vecchio"). Per tutta la vita, Pete Townshend si è sentito rivolgere la stessa domanda che, con piccole variazioni sul tema, suona più o meno così: "Come si sente a cantare sul palco quel verso, oggi che non è più giovane?". Stessa categoria di chi chiede a Mick Jagger: "Lei una volta ha detto che non si vedeva a cantare sul palco Satisfaction a 40 anni. E adesso che li ha superati da un bel po', come si sente a rifarla ogni sera sul palco?" (M. Cotto - da Rock Therapy)

The Who celebrati con un monumentale cofanetto di cd

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Un monumentale box ricorda la banda Townshend agli inizi della sua avventura, quando gli Who erano giovani e speravano di non diventare mai vecchi  di Riccardo Bertoncelli  Gli Who sono ancora in giro, anche se metà del gruppo originale è da tempo nel regno degli spiriti e Pete Townshend negli ultimi vent’anni avrà scritto sì e no tre canzoni memorabili. I Who sono ancora in giro perché hanno radici di quercia, perché le canzoni composte e sfogate nei Sessanta e Settanta fanno ancora rumore e le storie che vi sono annodate sanno sempre affascinare. Così in questi mesi si è celebrato il cinquantunesimo (gli anniversari sballati sono ormai una regola in discografia) del primo controverso lp, che catturò la band nel momento del suo incazzoso sboccio, con tutto il corredo di forza, ingenuità, velleità, determinazione, ormoni in circolo. L’album era già stato rievocato nel 2002 con una deluxe edition in due cd, che in confronto a questa nuova edizione fa la figura del tascabile all...

The Who - Who’s Next (1971)

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Già scrissi, nei primi tentativi di post musicali, di questo disco leggendario, anni fa: poche righe e poche informazioni. Il motivo per cui ne riscrivo ve lo svelerò alla fine. Inizio però a dire che i The Who sono stati una delle icone più grandi, leggendarie e musicalmente straordinarie del rock del secolo scorso.  Pete Townsend alla chitarra, John Entwistle al basso, Keith Moon alla batteria, Roger Daltrey (che sono in tutte le classifiche dei più grandi dei rispettivi ruoli) alla voce sono la line up mitica che da metà degli anni ‘60 si fa strada fragorosamente nell'affollato panorama della musica popolare inglese.  Grazie a singoli micidiali come I Can’t Explain e la storica e incendiaria My Generation (che contiene il seminale e incendiario verso Spero di morire prima di farmi vecchio) sono già in classifica, e in breve diventano la band dei mods, la subcultura urbana londinese degli amanti degli abiti italiani, delle Vespa e Lambretta (a cui anni dopo dedicheran...

The Who - Who's Next (1971)

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Primi anni '70. Ennesimo bollettino della distruzione. A seguito della deflagrazione conosciuta come Live At Leeds (1970), gli Who, o per meglio dire Pete Townshend, compositore instancabile e assassino della chitarra, mettono in cantiere, dopo Tommy ('69), un'altra "rock-opera" destinata a rimanere incompiuta. L'inaudito volume di fuoco della voce di Roger Daltrey e la sezione ritmica di un John Entwistle e di un Keith Moon più violenti e sconquassanti che mai portano i rimasugli dell'idea originale a sbriciolarsi nelle canzoni furiose di Who's Next, uno degli album più crudi, brutali e rissosi di sempre. L'energia degli esordi all'insegna di un flirt irruente tra pop, beat e blues elettrico letteralmente esplode in una colata lavica di riff pesanti come macigni, colpi di rullante simili a continue frustate, linee di basso che scorticano la pelle e urli primitivi in grado di frantumare ogni resistenza. I sintetizzatori (ascoltate i drones m...

The Kids Are Alright - The Who

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The Kids Are Alright è la soundtrack del film documentario pubblicato a qualche mese di distanza dalla tragica morte di Keith Moon, batterista della band. La foto di copertina è stata scattata dal noto fotografo Art Kane a Morningside Heights, New York. La band addormentata sotto una bandiera è appoggiata al monumento di Carl Schurz, leader politico e rivoluzionario che divenne il primo americano di origine tedesca eletto al Senato degli Stati Uniti nel 1896.

The Who - The Kids Are Alright (1979)

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“The Kids Are Alright” è la soundtrack del film documentario musicale dal titolo “Uragano Who (The Kids Are Alright)” che attraverso interviste, esibizioni dal vivo e video musicali presenta il gruppo rock inglese The Who dagli esordi nel 1965 fino agli ultimi concerti con il batterista Keith Moon del 1978. La foto di copertina è stata scattata dal noto fotografo Art Kane a New York e precisamente a Morningside Heights, mentre i quattro componenti della band dormono avvolti nella bandiera britannica ai piedi del monumento di Carl Schurz leader politico e rivoluzionario che divenne il primo americano di origine tedesca eletto al Senato degli Stati Uniti nel 1896.

The Who - Quadrophenia (1973)

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Poco apprezzato all'epoca e amatissimo dalle generazioni successive, Quadrophenia è uno sguardo retrospettivo sul mondo dei mods e sulla gioventù londinese degli anni sessanta che era cresciuta in simbiosi con la band. Protagonista è il giovane Jimmy Cooper, che attraverso le sofferenze e le frustrazioni adolescenziali arriverà ad affrontare nell'epilogo finale la decisione se crescere definitivamente superando l'illusione dell'eterna giovinezza o morire. Diverso dal suono barocco e pomposo di Tommy, Quadrophenia si consacra per il tipico ed esplosivo rock'n roll targato Who, ovvero una miscela micidiale fatta da un drumming istintivo "a doppia cassa", da un basso granitico che piuttosto di tenere il ritmo esegue assoli, da una chitarra che sputa rasoiate ed una voce roca che offende. Dal suggestivo brano d'apertura I Am the Sea, seguendo per le potenti The Real Me, The punk and the Godfather, alle malinconiche ballate Sea and the Sand, I Am the One...

The Who - Who's Next (1971)

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All'alba degli anni Settanta Pete Townshend ha molti progetti. Tommy, uscito nel 1969, è stato un grande successo: la storia di un Messia del flipper cieco-sordo-muto era un po' zoppicante, lui l'aveva chiamata «rock opera» per scherzo, e aveva funzionato alla grande. Era banale e banalmente simbolica come tutte le opere liriche, no? E questo non era forse il segno che il rock'n'roll era diventato grande, e che poteva raccontare storie complesse con parole, immagini e musica, proprio come i classici? L'ambizioso Townshend non se lo fa dire due volte: quando viene fuori che i produttori americani vogliono produrre un film, abbandona il progetto di Tommy, e propone Lifehouse, un documentario sugli Who dal vivo che avrebbe condotto Tommy e i suoi seguaci in un futuro di tutine aderenti, culti totalizzanti, persuasioni occulte. Con una sola via d'uscita: il buon vecchio rock'n'roll, aggiornato ai tempi e, appunto, ormai solido come un classico. Musica...

The Who - Tommy (1969)

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Dentro la storia di Tommy c'è Meher Baba, il maestro indiano di origine persiana che da qualche anno dice di essere un Avatar, cioè un'incarnazione divina sulla terra, che è contrario all'uso di qualsiasi droga e che lavora da tempo per far incontrare gli spiriti piú sensibili dell'Oriente e del mondo occidentale. Poi frammenti di autobiografia, personale e generazionale, comune a tutti i poco piú che ventenni nati durante o appena dopo la fine della guerra mondiale. Infine riflessioni sullo status delle rockstar e sulla perdita irrimediabile di quella sintonia assoluta che i Mod sentivano con la loro band di riferimento (gli Who, naturalmente). Pete Townshend ci sta pensando da qualche tempo, come anticipa nel 1968 in un'intervista con Jann S. Wenner, fondatore e direttore della rivista «Rolling Stone». «E la storia di un ragazzo cieco, sordo e muto, che percepisce tutto sotto forma di vibrazioni e tutto in musica. E questo il risultato che vogliamo ottenere: at...

The Who, Cash Box, 1967

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Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Accadde oggi...

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5 Novembre 1965: Esce “My generation” degli Who, uno dei singoli più importanti della storia del rock, contenente la fatidica frase: “Spero di morire prima di diventare vecchio”.

My Generation - The Who

La mia generazione La gente ci dà addosso (sto parlando della mia generazione) Solo perché ci siamo (sto parlando della mia generazione) Quello che fanno loro mi fa rabbrividire (sto parlando della mia generazione) Spero di morire prima di diventare vecchio (sto parlando della mia generazione) Questa è la mia generazione, Questa è la mia generazione, bambina Perché non ve ne andate tutti a quel paese? (sto parlando della mia generazione) Non cercate di capire quello che diciamo (sto parlando della mia generazione) Non sto cercando di far sensazione (sto parlando della mia generazione) Sto parlando della mia generazione Questa è la mia generazione, Questa è la mia generazione, bambina

E T I C H E T T E

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