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Visualizzazione dei post con l'etichetta 2022

Classifica 2022

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  1) The Smile – A Light For Attracting Attention - Leggi 2) Noori & his Dorpa Band – Beja Power! - Leggi 3) Jake Xerxes Fussell - Good And Green Again - Leggi 4) Baba Sissoko & J.P. Rykiel, M.S. Diabate, L. Kouyaté – Griot Jazz - Leggi 5) Grace Cummings - Storm Queen - Leggi 6) Dean Owens – Sinner’s Shrine - Leggi 7) Tedeschi Trucks Band - I Am The Moon: IV. Farewell 8) Vieux Farka Touré et Khruangbin - Ali -   Leggi 9) Massimo Zamboni - La mia patria attuale -  Leggi 10)  Matthew Halsall - Changing Earth  11) Taj Mahal & Ry Cooder - Get On - Leggi 12) Van Morrison - What's it Gonna Take - Leggi 13) Big Thief - Dragon New Warm Mountain... - Leggi 14) alt-J – The Dream - Leggi 15) The Delines – The Sea Drift - Leggi 16) Anaïs Mitchell – Anaïs Mitchell - Leggi 17) The Dream Syndicate - Ultraviolet Battle Hymns and ... - Leggi 18) Cate Le Bon – Pompeii - Leggi 19) Calexico – El Mirador - Leggi 20) Sun Ra Arkestra – Living Sky -   Leggi 21) Ma...

Richard Dawson - The Ruby Cord (2022)

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 di Marco Boscolo The Ruby Cord è il settimo album del cantautore di Newcastle e fin dalle premesse e promesse del lancio avrebbe dovuto concludere la trilogia iniziata cinque anni fa con il salto nel Medio Evo (Peasant) e proseguita tre anni più tardi con una feroce ma ironica critica del presente (il profetico 2020). Questo terzo disco, almeno in teoria, avrebbe dovuto prendere il protagonista/voce narrante di quelle fatiche e lanciarlo 500 anni avanti nel futuro, immergendolo in una società dove le premesse postulate nei dischi precedenti avrebbero dovuto mostrare tutti i segni della decadenza definitiva. Insomma, il progetto di smantellamento della civiltà occidentale si dovrebbe qui completare, sempre a suon di canzoni bizzarre, profondamente intrise di strutture folk, ma chiaramente libere di andare in tutte le direzioni che l’autore ritenga necessarie. Si comincia con un brano che è una dichiarazione di intenti: The Hermit, infatti, dura la bellezza di 41 minuti abbondanti e...

Luke Winslow-King - If These Walls Could Talk (2022)

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  di Pie Cantoni  New Orleans è una città che ti abbraccia, ti intrattiene e ti vizia. Parafrasando qualcuno si potrebbe dire che è una città ti tiene "tra le sue tette un po’ mamma un po’ porca com’è". Nel bene e nel male, ti lascia i segni addosso. La cultura, la musica, i colori, sono così diversi dal resto degli Stati Uniti che viverci e respirarne l’aria per forza di cose ha effetti duraturi. Luke Winslow-King, originario del Michigan, vi ha passato molti anni, vi ha incontrato musicisti e personaggi che ha perso per strada o che l’hanno accompagnato da quel punto in poi della sua carriera (come ad esempio l’italiano Roberto Luti). I dischi che ha registrato in quel periodo sono carichi di influenze del passato: folk, blues, dixie, jazz. Ma la terra scotta sotto i piedi del ragazzone americano (in senso letterario, in quanto ha le dimensioni di un quarterback di football) e così nel 2020 è tempo di muoversi ancora e lasciare NOLA. E dal sud degli States al nord della Spa...

First Aid Kit - Palomino  (2022)

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Ne hanno fatta di strada le sorelle Söderberg. E non solamente in senso geografico, con gli Stati Uniti di Gram Parsons ed Emmylou Harris nel cuore e nelle corde delle loro chitarre. Ora, le First Aid Kit, non sono più le adolescenti che muovono un po’ per gioco i primi passi nel mondo della musica con le cover dei propri brani preferiti su YouTube, ma si mostrano per le giovani donne che sono oggi, alle prese con un futuro ancora tutto da costruire in un nuovo album, “Palomino”, cariche di una buona dose di entusiasmo. Dopo quasi dieci trascorsi in sale di registrazione lontane dalla vecchia Europa, Johanna e Klara hanno deciso di dedicarsi con la giusta tranquillità al successore di “Ruins” del 2018 direttamente dalla loro Stoccolma, con l’ausilio del produttore Daniel Bengtson. Eppure, il viaggio nella grande mitologia americana delle due musiciste è andato avanti nonostante un intero Oceano Atlantico nel mezzo, seguendo la scia di ispirazioni sospese tra country, folk, vecchi ricor...

Àsgeir - Time On My Hands (2022)

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 di Alessandro Liccardo Siamo stati in tanti, dapprima nella sua natìa Islanda e in seguito nel resto del mondo (in inglese, per nostra fortuna, con la preziosa complicità del nume John Grant), a lasciarci conquistare dalle atmosfere e dal delicato songwriting ora brumoso, ora contemplativo, sempre profondamente nordico, di Ásgeir Trausti Einarsson. Il ventenne di allora, già con le idee chiare sebbene con influenze forti e ben stampate sulla fronte (c’è chi lo ha subito accostato, non a torto, a Justin Vernon ma anche a James Blake), lascia spazio a un trentenne che ancora si appoggia in più momenti alla poesia del padre Einar Georg – già autore di altri suoi testi, oltre che di Arbakkinn di Olafur Arnalds – ma al contempo ha il chiaro desiderio di emanciparsi, di spiccare il volo ed esprimere in lingua inglese emozioni, incertezze e riflessioni sulla complessità delle relazioni, con un ormai distintivo e costante studio dell’estetica della parola, delle immagini che essa è in gra...

Robyn Hitchcock - Shufflemania! (2022)

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 di Stefano Solventi I numeri dicono che questo Shufflemania! è l’album da solista numero ventidue per Robyn Hitchcock, un bottino a cui vanno aggiunti i tre con i Soft Boys e almeno un EP, quel Planet England apparecchiato tre anni fa assieme al compagno di genialoidi bizzarrie psych Andy Partridge. Altro numero è quello che riguarda l’età: fra pochi mesi – marzo 2023 – saranno ben 70 anni dacché il menestrello di Paddington è piovuto su questa terra.  Le righe precedenti possono sembrare un incipit arido, persino iniquo per una recensione del nuovo lavoro di un musicista che da sempre si è mosso sopra, sotto e tra le righe, sostanzialmente imprendibile, obliquo alle traiettorie alternative standard e refrattario alle (f)regole del successo, lui che quanto a verve melodica ne avrebbe per sfamare airplay e playlist con regolarità. Già, perché una camicia sgargiante dopo l’altra Hitchcock ha coltivato imperterrito visioni e stravisioni nella sua bolla di vetro pressurizzata, te...

Bill Callahan - Ytilaer (2022)

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 di Alberto Campo A 56 anni compiuti e avendo alle spalle oltre tre decenni di attività, nell’ottavo album a suo nome, dopo l’abbondante decina realizzata sotto la dicitura Smog, Bill Callahan raffigura – suggerisce il titolo – la realtà al contrario. Probabile sia una rifrazione del trauma causato dalla pandemia, tanto più considerando il movente da lui premesso: “Mi sembrava fosse necessario risvegliare le persone, volevo suoni e parole empatici”. Affermazione sorprendente in bocca a chi era considerato misantropo, benché poi ravveduto sull’onda della paternità, come avevano dimostrato i due dischi precedenti, Shepherd in a Sheepskin Vest (2019) e Gold Record (2020), insieme ai quali YTILAER compone una sorta di trilogia. Con voce baritonale, versi immaginifici e guizzi di humour (folgorante quello in “Everyway”: “Sento che sta arrivando qualcosa, una malattia o una canzone”) offre uno sguardo sull’esistenza in cui al disincanto subentra la compassione. Esordisce, in “First Bird”...

Bruce Springsteen – Only the Strong Survive (2022)

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di Alberto Calandriello C’è un motivo principale per cui alle soglie dei 50 anni ho deciso di iscrivermi in palestra, 25 anni abbondanti dopo l’ultima volta in cui ci misi piede; un motivo che conta più del necessario dimagrimento e della volontà di rimettermi in forma. Il motivo è la doccia calda dopo l’allenamento. Non per motivi igienici eh, ho il vizio di lavarmi spesso, anche a casa, per carità. Il motivo è che quando entro in doccia dopo aver sudato l’impossibile, la sensazione che l’acqua mi lavi via sudore e soprattutto malumori assortiti è assolutamente impagabile; sto lì qualche minuto, che mi basta per spazzare via le tensioni e le preoccupazioni della giornata lavorativa ed esco dalla palestra stanco morto, ma sereno. La musica soul mi fa lo stesso effetto. Ogni volta che ascolto uno qualunque dei tanti capolavori di questo genere musicale, arrivo al termine del disco che mi sento meglio, rilassato, a volte addirittura felice. Una sorta di allenamento dell’anima, che poi si...

Bill Frisell – Four (2022)

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 di Alberto Campo Sei mesi fa il “New Yorker” gli dedicò un esteso servizio sotto l’intestazione: “Nessuno suona la chitarra come Bill Frisell”. Prendeva spunto dalla recente biografia firmata da Philip Watson, Beautiful Dreamer, sottotitolata “il chitarrista che ha cambiato il suono della Musica Americana”. Così stanno le cose, in effetti: ancorché poco appariscente, l’artista statunitense – innovativo negli anni Ottanta, manipolando lo strumento per mezzo di distorsori, delay, compressori e via dicendo, dai Novanta alle prese con i canoni della tradizione e nel XXI secolo dedito alla creazione di paesaggi sonori in apparenza rassicuranti – ha compiuto nell’arco di quattro decenni un percorso di straordinaria ampiezza panoramica, alle estremità del quale potremmo collocare da un lato il sodalizio con il sovversivo John Zorn e dall’altro la frequentazione dell’aristocrazia pop, da Elvis Costello a Marianne Faithfull. Ora settantunenne, al terzo album su Blue Note, affronta una prov...

Sun Ra Arkestra – Living Sky (2022)

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  di Silvano Bottaro Sun Ra salì a bordo dell'Arkestra per la prima volta negli anni Cinquanta, e rimase nella nave per i suoi viaggi spaziali esplorativi e pionieristici nella musica jazz fino alla sua morte avvenuta nel 1993.  Da lì in poi, il collettivo Arkestra continuò con i vecchi membri. Sono stati in grado di farlo perché per decenni l'Arkestra si è evoluta in una nave spaziale in continua evoluzione, viva e respirante di forte unità, come poche nella storia della musica.  Tutto questo è nato dall'approccio Jazz dello stesso Sun Ra, che poteva plasmare un suono che aveva echi di jazz tradizionale, New Orleans, progressioni classiche, fusione elettronica e sperimentazione varia, lontano e oltre il regno dell'immaginazione, raggiungendo un'altra dimensione, presentandosi spesso vestito con abiti futuristici.  Che i Sun Ra Arkestra siano stati un progetto impenetrabile, radicale, impossibile da definire è un eufemismo e di conseguenza, per l'ascoltatore di...

Pixies – Doggerel (2022)

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  di Diego Ballani Facciamo brevemente il punto sulla seconda vita dei Pixies. Riunitisi nel 2004 per monetizzare lo status di progenitori del moderno indie rock, Black Francis e soci arrivavano all’album dieci anni più tardi, solo per mettere in campo una sconfortante mancanza di idee. Indie Cindy e Head Carrier erano gli stanchi output di una band dalla creatività inaridita, che parodiava se stessa e chiedeva ai fan uno sforzo di sospensione dell’incredulità: solo in questo modo era possibile immaginare di avere di fronte gli autori di classici come Doolittle e Surfer Rosa. Era andata meglio con il successivo Beneath The Eyrie: l’album del 2020 aveva fatto uscire i quattro dalla loro comfort zone e li aveva visti agire in una dimensione più folk e cantautoriale. Con un Paz Lenchantin finalmente integrata all’interno del collettivo, quei dodici brani sembravano il frutto di un serio processo di scrittura, piuttosto che pastrocchi composti con la mano sinistra il giorno prima di en...

Massimo Zamboni - La mia patria attuale (2022)

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di Silvano Bottaro A nove mesi dall'uscita del disco e dopo ascolti su ascolti viene confermata la regola generale applicata ai dischi e quindi quella di ascoltare più volte le tracce prima di esprimere un giudizio.  “La mia patria attuale” ha bisogno di serenità d’animo, di silenzio e di un ascolto attento. E poi dopo, quando la musica tace, di una riflessione silenziosa. Più e più volte.  “La mia patria attuale” è un disco intellettuale, quasi letterario.  La scelta di pubblicato il 21 gennaio non è casuale: il 21 gennaio (1921) è nato il Partito Comunista d’Italia e il 21 gennaio (1924) è morto Lenin. Due riferimenti importanti per l’artista, ancora fedele alla linea dei CCCP e CSI, di cui coltiva la memoria collettiva. Se ci si ferma un attimo a riflettere non stupisce questa scelta. Zamboni è di Reggio Emilia, dove è nato il Tricolore e soprattutto terra resistente e partigiana. E i partigiani si definivano patrioti, senza vergogna: perché con il loro sacrificio hann...

Vieux Farka Touré et Khruangbin - Ali (2022)

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di Lino Brunetti  Bisogna proprio ammettere che la musica dei texani Khruangbin, apparentemente unidirezionale e un po’ monocorde (non necessariamente una critica, in questo caso), questo nonostante il vastissimo spettro d’influenze, ben si presta a mettersi al servizio o quantomeno ad interagire con musiche diverse dalla loro. Lo abbiamo visto di recente coi due EP messi a punto col conterraneo soul singer Leon Bridges, lo notiamo oggi con quest’album registrato col musicista maliano Vieux Farka Touré, cantante e chitarrista autore negli ultimi quindici anni di diversi album, l’ultimo, Les Racines, uscito pochissimo tempo fa su World Circuit. Registrato tra il 2019 e il 2021, Ali è chiaramente un omaggio all’arte e alla musica di Ali Farka Touré, che di Vieux fu il padre. Per farlo, il musicista si è immerso nel catalogo dell’importante genitore, attingendo sia tra quelle che possono essere considerate le vette del suo repertorio, che da alcune B-sides, evitando così l’effetto “gr...

Florist - Florist (2022)

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 di Fabio Ferrara “Perché la vita ci mostra la vita quando guardiamo il cielo?”, si chiede Emily Sprangue in “Dandelion”, uno dei brani più poetici dell’album omonimo dei Florist. Avevamo lasciato la cantante americana malinconica e affranta in un’opera in cui provava a fare i conti con il dolore della perdita e della separazione. A quel tempo, Sprangue aveva stabilito la sua sede a Los Angeles, lontana migliaia di chilometri dal resto della band, e componeva i brani di un album che rievocava la solitudine anche nel titolo. La ritroviamo riconciliata con l’esistenza e riconnessa con il resto dei Florist con i quali ha trascorso una parte dell’estate in una casa nella valle dell’Hudson dove sono state registrate le 19 tracce che compongono l’ultimo loro scintillante sforzo creativo. Il risultato finale è un album delicato e intimo di rara bellezza che contiene alcune delle migliori canzoni che i quattro di New York abbiano mai scritto. La dinamica del gruppo non è mai risultata così...

Tedeschi Trucks Band – I Am The Moon: II. Ascension (2022)

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 di Matteo Fratti I Am The Moon – È di poco più di un anno fa la testimonianza su disco del “Live At Lock’n” della Tedeschi Trucks Band, in cui l’ensemble allargato di Derek Trucks e Susan Tedeschi riproponeva musicalmente al festival di Arrington (Virginia) 2019, l’affinità elettiva per il celebre doppio del 1970 “Layla And Other Assorted Love Songs”, col loro omaggio dal vivo “Layla Revisited”. In quel set riproposero in ordine di traccia le canzoni dell’ormai classico long playing, che mal celava dietro all’identità di Derek And The Dominos la vicenda americana di sua maestà Eric Clapton, con la partecipazione di Duane Allman. Basti solo pensare che Trucks deve il suo nome a quel 33 giri e Susan ne festeggia assieme il compleanno, per cogliere appena superficialmente la profonda relazione di questi musicisti alle radici che ne hanno contraddistinto, intrecciandole, le loro vite (non solo professionali). Ecco perché, prima ancora che lo sapessero, stava già prendendo forma al con...

Neil Young & Crazy Horse – Toast (2022)

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 di Edoardo Siliquini Meglio tardi che mai, è il caso di dire. Dopo vent’anni e più il “disco perduto” di Neil Young & Crazy Horse viene alla luce. Sarà valsa la pena di aspettare? Che il rock sia pieno di aneddoti e storie da raccontare è un dato di fatto. Non è la prima volta, tra l’altro, che il buon vecchio Neil Young è riuscito a deliziarci con improvvisi ripensamenti e cambi di direzione. Ne è un esempio Toast, album registrato insieme ai fedelissimi Crazy Horse (Frank Sampedro, Billy Talbot e Ralph Molina) nel 2001 presso i Toast Studios di San Francisco e pubblicato ventuno anni dopo, l’8 luglio 2022, per l’etichetta Reprise. Una storia semplice, comune a molti artisti, ma che nel corso degli anni ha generato aspettative e curiosità nei fan, alimentate dai numerosi rumors sulla presunta uscita dell’album e da una miriade di dichiarazioni rilasciate proprio dal suo autore. Tormenti e jam session finite male Più che una sessione di registrazione in uno studio frequentato ...

Mama’s Broke - Narrow Line (2022)

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 di Fabio Cerbone  Canzoni come spettri, un suono primitivo che arriva da un altro mondo, ma un’urgenza comunicativa che parla al nostro presente: la ricetta folk delle Mama’s Broke, duo canadese al femminile tra le migliori sorprese offerte di recente nel genere, è il frutto di un amore viscerale e di una conoscenza approfondita delle dinamiche dell’old time music, ma che nella parte lirica sembra tenersi agganciata alla società che la circonda. L’effetto non è museale, nonostante Narrow Line, loro secondo album e debutto in casa Free Dirt, abbia tutte le caratteristiche di un manufatto artistico sbucato dal baule impolverato della tradizione. Ballate dall’anima ancestrale, vecchi fiddle tune, canto a cappella, dialoghi acustici tra chitarre, banjo e violino, i brani di Narrow Line appaiono come vecchi standard recuperati da una bancarella di un rigattiere musicale, mentre portano la firma di Lisa Maria e Amy Lou Keeler, amiche e spiriti affini che si sono incontrate un giorn...

E T I C H E T T E

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