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Traffic - John Barleycorn Must Die (1970)

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di Silvano Bottaro Doveva essere il suo primo disco solista, ma qualcosa ha fatto cambiare idea a quel genio di Steve Winwood, rimise la denominazione “Traffic” e cambiò il nome del disco che originariamente doveva chiamarsi “Mad Shadows” I Traffic altri non sono che un trio, uno dei migliori che la scuola del rock abbia mai sfornato: Chris Wood ai fiati, Jim Capaldi alla batteria e il polistrumentista, cantante e compositore Steve Winwood. Ad onor di cronaca è utile ricordare che Steve all’età di quindici anni, si 15! creò la fortuna degli “Spencer Davis Group”. Questo trio di folk-pop tra i più interessanti, stimolanti e creativi degli anni Settanta, segnano con questo disco uno dei capolavori del pop-rock, un viaggio introspettivo ai confini tra il vecchio e un nuovo “ritmo sonoro”. Ad un certo punto l’enfant prodige del rock britannico, Winwood, rimane folgorato dalla leggenda di John Barleycorn, un buffo omino dalla fisionomia variabile che nella tradizione popolare viene...

John Barleycorn Must Die

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Il grandioso, gioioso e perfetto album dei Traffic, inseparabile sigla personale da 50 anni Nel 1970, sgombrato per sempre dalle dinamiche del gruppo l’equivoco Dave Mason, ottimo cantautore poco incline alla direzione di una band senza confini, il trio magicamente si ricompone. Ne è passato un bel po’, di traffico, sotto i ponti e dentro i tunnel. In tre anni Steve Winwood ha fatto quello che un musicista fa in una carriera: è passato dal blues bianco dello Spencer Davis Group, dove ha esordito da teenager, alla creazione del veicolo ideale fin dal nome, Traffic, un ensemble-flusso che mischiasse tutto: jazzfolksoulr’n’bpsichedelìabluesrock&tuttoilrestoall’occorrenza, flessibile, capace di andare in luoghi ancora inesplorati. Cercando e trovando una unicità che rimarrà esclusiva, incopiabile. Dopo varie vicissitudini, e già un paio di scioglimenti, ha fatto società con Eric Clapton nel grande sogno con brutto risveglio dei Blind Faith e infine… è tornato a casa. Fa ...

Traffic - John Barleycorn Must Die (1970)

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Steve Winwood ha 22 anni, ma già tre gruppi alle spalle. Al primo, lo Spencer Davis Group, a cui contribuisce quindicenne regala l'unico momento memorabile (Gimme Some Lovin', 1967) di un'esistenza breve e intensa; il secondo, Blind Faith, pubblica un album bello e importante (Blind Faith, 1969) prima che il chitarrista solista, e cioè Eric Clapton, scelga di impiegare altrove la sua venerata «manolenta». Il terzo si chiama Traffic: quando si chiudono gli anni Sessanta, è proprio Winwood che ne decreta la fine. Come tutti, in Gran Bretagna, anche lui sa che è giunto il momento del suo primo, attesissimo, album solista, per dimostrare che il ragazzo prodigio è diventato grande. Lui, infatti, pensa a un album da solista assoluto, in ogni senso. Nel febbraio del 1970 entra in studio con il produttore Guy Stevens per registrare un disco in cui lui è autore dei brani, suona tutti gli strumenti, canta (poco, è un rock molto disteso, il suo, quasi jazzato nello sviluppo degli a...

Accadde oggi...

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2 aprile 1967: a Birmingham Steve Winwood, Jim Capaldi, Chris Wood e Dave Mason decidono di fondare i Traffic, band fondamentale a cavallo tra Sessanta e Settanta.

E T I C H E T T E

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