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Visualizzazione dei post con l'etichetta radiohead

Radiohead - Kid A (2000)

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  26 anni fa usciva questo disco, è fu un punto di rottura: musicale innanzitutto, ma anche per come un disco veniva prodotto, distribuito, commercializzato. A distanza di anni posso dire che parte delle sue innovazioni furono fortuite, non programmate da un gruppo di musicisti che stava attraversando un periodo delicatissimo dal punto di vista psicologico, ma ciò che rimane alla fine è uno dei dischi più innovativi e magnetici di sempre, capace di affascinare totalmente anche a distanza di un quarto di secolo. I Radiohead venivano dal successo straordinario di un altro disco leggenda, Ok Computer, del 1997: un lavoro potentissimo che li catapulta da piccola band underground britannica nell'olimpo della musica rock internazionale. Le canzoni di quel disco diventano inni generazionali, tra i più famosi Paranoid Android, Karma Police, No Surprises. La band va in tour continuamente, ma questo sta stretto soprattutto a Thom York, che ha una sorta di esaurimento nervoso che sfocia in un...

Radiohead - Ok Computer

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Idioteque - Radiohead (2000)

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di Saro Occhipinti Non credo sia un disco che ha cambiato la musica come piace dire a molti ma è stato un disco pazzesco che ha segnato la fine di un’epoca. Dopo quel disco è cambiato tutto il mondo della musica, è cambiata la fruizione, è cambiato il mercato, è iniziata la retromania e niente è stato più come prima. Kid A ha avuto solo un grande difetto, ha avuto questa canzone che, capitata in pieno big beat, dopo l’esplosione di Chemical Brothers, Prodigy, Underworld doveva essere suonata per forza nelle serate indie rock, principalmente per quella cazzo di batteria elettronica. Partivano Hey Boy Hey Girl, Firestarter, Born Slippy, eri super gasato, la pista era presa bene e divertita, poi partiva questo pezzo e tutto crollava. Non si capiva come ballarla, non aveva stop and go, drop, niente. C’era ‘sta batteria elettronica e la voce di Thom Yorke che ti faceva passare tutta la voglia di vivere e di divertirti che avevi un secondo prima. Praticamente uno spoiler dell’hangover dell’i...

Creep - Radiohead (1993)

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Un gruppo che suona a tratti come i Pink Floyd, che ha vocalità che ricordano a volte gli U2, la malinconia di fondo di Morrissey e Cobain, la predilezione per testi obliqui e mai immediati tipica di Michael Stipe, la grandiosa capacità di firmare melodie pop propria di Elvis Costello, il gusto di intorpidire le acque che riconosciamo in John Cale. Questo diceva la stampa britannica dopo aver scoperto i Radiohead, cosa che avvenne non quando uscì quello che poi sarebbe diventato un classico, il primo singolo Creep, ma quando Michael Stipe, durane il tour in cui i Radiohead aprivano per i R. E. M., disse una sera dal palco: "I Radiohead sono così bravi che mi fanno paura" (M. Cotto - da Rock Therapy) 

Tutti i dischi dei Radiohead, dal peggiore al migliore

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di Fabio Zuffanti I Radiohead non si sono mai fermati. In quasi 30 anni di carriera non hanno smesso di sperimentare, non sono mai venuti meno all’essere la band perfetta per chi dal rock chiede qualcosa in più di sex and drugs. Veri topi da studio di registrazione, luogo ove lambiccano i suoni fino a spaccarsi la testa, i cinque hanno messo a punto una strategia che permette loro di stimolare chi li segue. Quale sarà la loro prossima mossa? Che musica conterranno i dischi a venire? Sono domande che nel loro caso è sempre lecito porsi. E riuscire a sortire questo effetto dopo tutto questo tempo non è cosa da poco. Sebbene sia presente sulla scena dai primi ’90, la band ha pubblicato solo nove album, tutti di un certo peso. Ci sono artisti che pagherebbero pur di avere lavori come quelli prodotti da Thom Yorke, Jonny Greenwood, Colin Greenwood, Ed O’Brien e Philip Selway. Certo, per puntare i fari sul loro talento hanno avuto bisogno dell’inno per eccellenza della generazione X, quella ...

Ok Computer | L’album dei Radiohead fatto di paranoia, poetica e suoni sperimentali

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Se consideriamo che questo disco ha festeggiato tre anni fa (con una riedizione doppia) il suo ventennale, “OK Computer” è davvero OK: è ancora un disco nuovo, fresco, fuori dell’ordinario. Importante, come allora. E, si potrebbe aggiungere, difficile da definire, categorizzare. E penso questo sia la cosa di cui Thom Yorke e i suoi quattro amici-diventati-una-band siano più soddisfatti. Fors’anche orgogliosi. Missione compiuta: «Quando dicono una cosa di noi, non sarà mai quella che accade davvero». Bisogna pensare a Radiohead più come un progetto nel tempo, un’idea in divenire, che cambia continuamente, cercando nuove soluzioni, nuove atmosfere, nuove sonorità. Nuove strumentazioni, nuove contaminazioni, che inevitabilmente ti portano in altre direzioni.  Ogni album dei Radiohead è un passo avanti, non necessariamente nella stessa direzione. Pensate a loro come un flusso che può cambiare direzione, anche bruscamente. Questo, il loro terzo, è un album molto importante, per loro e p...

Radiohead – In Rainbows (2007)

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Autore della copertina del settimo album in studio dei Radiohead dal titolo “In Rainbows” uscito sul mercato nel 2007 , è ancora una volta l’artista inglese Stanley Donwood, autore di tutte le copertine della band dai tempi di “The Bends”. Per realizzare questa opera d’arte Donwood sperimentò l'acquaforte, una tecnica calcografica consistente nel corrodere una lastra di metallo con un acido, per ricavarne immagini casuali da trasporre su un supporto, in questo caso su carta, per mezzo di colori. In seguito le immagini ottenute furono elaborate con altre tecniche più sperimentali come l’utilizzo di aghi ipodermici, siringhe e cera fusa. Il risultato finale è un’immagine ricca di colori accesi e vibranti, secondo Donwood “un arcobaleno molto tossico che sembra di guardarlo in una pozzanghera".

Radiohead - Ok Computer (1997)

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Il primo nucleo di una delle più particolari band britanniche si forma a metà degli anni ‘80 alla Abingdon School di Oxford, istituto privato maschile dove Thom Yorke e Colin Greenwood frequentavano la stessa classe. A loro poco dopo si aggiunsero Ed O'Brien e Philip Selway, e come On A Friday, dal nome del giorno dove si riunivano per suonare si esibiscono per i locali della città oxoriana. Ai quattro si aggiunge Jonny Greenwood, fratello di Colin, entrato come tastierista ma poi spostato alla chitarra. Il piccolo Greenwood abbandona il gruppo per studiare all'università, gli altri quattro continuano nel loro percorso e nel 1991 autoproducono Manic Hedgehog a nome Shinding, iniziando ad avere una certa fama nei locali di Oxford. In uno di questi, il Jericho, il proprietario di uno studio di registrazione, Chris Hufford, li vide suonare e si innamorò della strada alchimia tra i 4. Con il suo socio, Bryce Edge, chiede ai Shinding di registrare nuovamente un demo. Ha inizio ...

Radiohead - In Rainbows (2007)

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Con Hail To The Thief 2003), il sesto album in poco più di dieci anni, qualcosa finisce nella vicenda dei Radiohead. Finisce prima di tutto il contratto che li lega alla multinazionale di base britannica Emi, in coincidenza con una molto più generale sensazione di crepuscolo per un'industria discografica che non riesce a fermare (e tanto meno a capire) la rivoluzione tecnologica collegata alla diffusione capillare dell'accesso a Internet. Finisce qualcosa anche dentro al gruppo, però: la realizzazione del nuovo album sembra mettere in discussione l'esistenza stessa della band. Ne vengono fuori permettendo a Thom Yorke di pubblicare un album da solista. L'uscita di The Eraser, nel 2006, sgombera il campo da gli sperimentalismi elettronici che evidentemente appartengono più al cantante che agli altri componenti della band. Quando finalmente arriva In Rainbows, la grande sorpresa questa volta sta tutta nella semplicità delle sue dieci tracce, costruite secondo canoni ab...

Radiohead - Kid A (2000)

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«Ieri mi sono svegliato succhiando un limone», canta Thom Yorke nel pezzo che apre l'album, su un tappeto di elettronica vintage (se una cosa del genere può esistere) e di voci filtrate. Dopo che Ok Computer li ha posti alla guida incontrastata di ciò che rimane della cultura rock, i Radiohead capiscono che tutto deve cambiare. Il gruppo delle tre chitarre deve diventare qualcos'altro. E tutto deve essere chiaro fin dall'inizio. Se Like A Rolling Stone apriva a calci (fuor di metafora, con un suono di batteria) le porte della percezione musicale e stilistica della generazione del cambiamento, quella del nuovo millennio ha bisogno di un suono meno netto, altrettanto sorprendente. Ecco allora questo tappeto fatto di balbettii e di accordi simili a quelli delle tastiere che avevamo in cameretta, da bambini. Ecco il progetto impossibile: Everything In Its Right Place «Tutto al suo giusto posto». E poi Optimistic «Ottimista», In Limbo «Nel limbo», categorie definitive come Th...

Radiohead - OK Computer (1997)

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Il successo di The Bends (1995) garantisce ai Radiohead, da Oxford, libertà creativa completa. La mettono a frutto richiamando come produttore Nigel Godrich, che diventerà una sorta di sesto componente del gruppo, trasferendosi in campagna e realizzando cosi, nella casa cinquecentesca dell'attrice Jane Seymour, un album che fa Storia, qualunque cosa questo significhi, e che tutti citano quando si parla di nuovi classici, punti di svolta, pietre miliari. Sarà scritto: «Vuoi sapere com'era il mondo alla fine del secondo Millennio ? Ascolta le tracce dal sei all'otto di OK Computer. Non hai tempo ? Allora solo la numero sette». Il che ci fa piombare direttamente dentro alla questione, nel cuore del problema. Perché la traccia numero sette si chiama Fitter Happier, sul cd il titolo è scritto in piccolo, aggiunto come un ripensamento dell'ultimo momento. Non solo: la canta - se cosi si può dire — un computer. Anzi, ilxnuovo programmino della Apple che «legge» i testi ad a...

Radiohead - Ok Computer (1997)

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Il disco che farebbero gli extraterrestri di ritorno sul loro pianeta dopo aver soggiornato sulla terra e averne raccolto i frutti musicali più prelibati. Molto di più di una dozzina di canzoni, piuttosto un’esperienza sensoriale, un tuffo in un’altra galassia. Con Ok Computer i Radiohead si spingono oltre la linearità di The Bends, album splendido che però rischiava (ingiustamente) di farli rientrare nel grande calderone del brit pop imperante negli anni 90 e trovano un irripetibile equilibrio tra Pink Floyd e Beatles, elettronica e rock, progressive e partiture jazzate. Tutto ciò senza derogare nemmeno per un istante al nitore delle composizioni, alla pura bellezza delle canzoni, senza che una sola nota suoni ostica o fine a se stessa. Al centro è sempre la poetica esistenzialista della band di Oxford, sempre protesa a trasformare in musica e parole l’alienazione e le derive nefaste della postmodernità. Il canto di Thom Yorke, l’anti-frontman per eccellenza, ne è il vettore perfet...

“Ok Computer” cambiò delle cose, 20 anni fa

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Il 21 maggio 1997 uscì il disco più famoso dei Radiohead, secondo molti l'ultimo ad aver fatto cambiare direzione al rock Nel 1997 la musica rock era soprattutto due cose, una più inglese e una più americana: da una parte c’era il britpop degli Oasis, dei Blur, dei Pulp e dei Suede, e dall’altra c’era l’onda lunga del grunge, inventato una decina di anni prima dai Nirvana, dai Pearl Jam, dai Soundgarden e dai Mudhoney. Il primo era una cosa nuova e molto tradizionale allo stesso tempo, che doveva moltissimo ai Beatles e faceva dell’orecchiabilità delle melodie uno dei suoi punti di forza. Il secondo era stata l’ultima grande novità del rock, legata come molte altre alla ribellione giovanile e alla frustrazione verso un modo di fare musica che appariva logoro, in quel caso l’hard rock degli anni Ottanta. Sia il britpop sia il grunge avevano al centro lo strumento più rappresentativo della musica rock: la chitarra elettrica. Era questo il contesto in cui, il 21 maggio di quel...

Radiohead - A Moon Shaped Pool (2016)

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di Fabio Marco Ferragatta “C’eravamo tanto amati”. Ma ora basta. I Radiohead sono… cosa sono i Radiohead? Una tra le più innovative band degli ultimi vent’anni? Un fenomeno? Un geyser di hype? Tutto assieme? Forse abbiamo trovato una quadra. E ad ogni disco, da qualche anno a questa parte, la menata è sempre la stessa. Azioni commerciali geniali a furor di popolo con tanto di download gratuiti o quasi (ma che fecero perdere la pazienza anche a Marc Ribot, tanto da dedicar loro, in maniera piuttosto diretta, un brano dei Ceramic Dog intitolato non a caso “Masters of the Internet”), edizioni deluxe da buttarci tutto lo stipendio – il qui presente lo sa bene – e all’alba del 2016, sparizioni dall’internet fino a creare convulsioni a tutti quanti. Ma se finora il deleterio essere anomali anche in campo di marketing trovava sponda in dischi di una certo spessore oggi non si può dire lo stesso. Almeno io. C’è già chi si straccia le vesti per la bellezza intrinseca di “A Moon Shaped ...

All I need - Radiohead

Tutto quello di cui ho bisogno Sono l'atto seguente Che aspetta dietro le quinte Sono un animale Chiuso nella tua automobile surriscaldata Sono tutti i giorni Testo trovato su http://www.testitradotti.it Che tu decidi di ignorare Tu sei tutto quello di cui ho bisogno Tu sei tutto quello di cui ho bisogno Sono al centro della tua fotografia Disteso nel canneto Sono una falena Che vuole soltanto condividere la tua luce Sono solo un insetto Che tenta di venir fuori dalla notte Rimango fedele solo a te Perché non c'è nessun altro Tu sei tutto quello di cui ho bisogno Tu sei tutto quello di cui ho bisogno Sono al centro della tua fotografia Disteso nel canneto È tutto sbagliato È tutto giusto È tutto sbagliato

Karma Police mediorientale

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Una versione mediorientale del 1997 Hit "Karma Police" dei Radiohead Versione mediorientale del 1997 dell'hit "Karma Police" dei Radiohead, originariamente apparsa su Ok Computer. Nel video il gruppo di Tel Aviv è formato da Rotem Shefy alla voce, Leat Sabbah al violoncello, Yaniv Taichman sulla oud e Ori Dekel alle percussioni. Questo video è apparso alla fine del 2012.

Subterranean Homesick Alien - Radiohead

Alieno Sotterraneo Con Nostalgia Di Casa Il respiro della mattina continuo a dimenticarmi l'odore della calda aria d'estate vivo in una città dove non sento gli odori ma devo stare attento alle fessure nei marciapiedi sopra di me girano gli alieni e fanno i loro video, da far vedere agli amici, di tutte queste strane creature che imprigionano il loro spirito scavano buchi dentro se stessi e vivono dei loro segreti sono tutti così tesi vorrei che scendessero in un viottolo di campagna a notte fonda mentre sto guidando mi portassero sulla loro nave meravigliosa e mi facessero vedere il mondo come mi piacerebbe vederlo ne parlerei ai miei amici ma non ci crederebbero mai penserebbero che ho finalmente dato di testa mostrerei loro le stelle e il senso della vita mi farebbero internare ma starei bene sono solo tanto teso.

E T I C H E T T E

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