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Visualizzazione dei post con l'etichetta 2020

Mary Chapin Carpenter – The Dirt And The Stars (2020)

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di Silvano Bottaro Questo ultimo album, di Mary Chapin Carpenter, The Dirt and the Stars, registrato nel Real World Studio di Peter Gabriel, può sicuramente unirsi alla lista dei dischi del 2020 che funzionano perfettamente per la nostra comune crisi "mentale" dovuta ai fatti epidemici mondiali. Il disco della Carpenter funziona particolarmente bene come balsamo calmante, con le sue parole di saggezza scelte con cura che si fanno strada verso di te attraverso una musica assolutamente priva di ansia. Con un sacco di esperienza di vita e di carriera alle spalle: quindici dischi, quindici milioni di copie vendute, 5 Grammy Award, di cui ben quattro consecutivi, su un totale di 15 nomination, Mary Chapin Carpenter è adeguatamente attrezzata per dispensare lezioni di vita e, in un certo senso, è quello che fa in The Dirt and the Stars. Infatti, questo album caldo e pieno di cuore, la vede spesso invocare l'idea del tempo che passa; e come quel tempo possa sia darti...

Classifica 2020

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1) Bruce Springsteen – Letter To You - Leggi   2) Jonathan Wilson – Dixie Blur - Leggi 3) Phish – Sigma Oasis - Leggi 4) Mark Lanegan – Straight Songs Of Sorrow - Leggi 5) Arbouretum – Let It All In - Leggi 6) Brian Fallon – Local Honey - Leggi 7) Drive-By Truckers – The Unraveling - Leggi 8) Bill Fay – Countless Branches - Leggi 9) Fontaines D.C. – A Hero’s Death - Leggi 10) Pearl Jam – Gigaton - Leggi 11) Nick Cave And The Bad Seeds – Idiot Prayer -  Leggi   12) Nathaniel Rateliff – And It’s Still Alright - Leggi 13) Sidi Touré - Afrik Toun Mé - Leggi   14) Nadia Reid – Out Of My Province - Leggi 15) Blood And Sun – Love And Ashes - Leggi 16) Asgeir – Bury The Moon - Leggi 17) Ryan Adams – Wednesdays -  Leggi 18) Daniel Blumberg – On and On - Leggi 19) Elvis Costello - Hey Clockface - Leggi 20) The Mavericks – En Espanol -  Leggi 21) Bob Mould – Blue Hearts - Leggi   22) Neil Young & Crazy Horse – Return To Greendale   Leggi 23) Alani...

Ryan Adams – Wednesdays (2020)

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Va innanzitutto premesso che, scegliendo di parlare di Ryan Adams, non si dimenticano le accuse di molestie che sette donne, tra cui una minorenne, gli hanno addebitato. C’è un lungo articolo del New York Times in merito e un’inchiesta dell’FBI ancora aperta. La scelta, prettamente personale, è di discorrere di questo suo nuovo album perseguendo l’idea che ogni forma d’arte, dal momento in cui diviene pubblica, acquisisca un’esistenza propria e disgiunta dal suo autore. Ciò, ovviamente, non vuol dire minimizzare quanto accaduto che, per completezza d’informazione, deve essere ancora giudicato dalle autorità competenti. A tal proposito, troviamo assolutamente condivisibile il dissing che Phoebe Bridgers, che con lui ha avuto una relazione ed è tra coloro che ne hanno denunciato gli abusi, gli ha dedicato con il suo singolo ‘Motion Sickness‘, il cui testo è assai eloquente. La vicenda personale di Adams ha sostanzialmente interrotto una carriera che è sempre stata estremamente prolifica....

Sigur Rós – Odin’s Raven Magic (2020)

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di Massimo Menti Stanno tornando finalmente i Sigur Rós dopo anni di attese (l’ultimo album Kveikur risale al lontano 2013), complesse vicissitudini nella vita della band, progetti collaterali del loro leader Jónsi? Mettiamo subito in chiaro le cose: no, non sono realmente tornati come tutti speravamo, compreso il sottoscritto. Ciò che è uscito il 4 dicembre 2020 è qualcosa di molto particolare e forse un po’ di nicchia anche per i cultori della band e non esattamente una novità, trattandosi di una composizione presentata live in anteprima ben 18 anni fa al Barbican Centre di Londra. Odin’s Raven Magic (Hrafnagaldur Óðins), nasce infatti dalla collaborazione orchestrale tra i Sigur Rós, il compositore islandese Hilmar Örn Hilmarsson, il cantore di Rimur Steindór Andersen e la musicista Maria Huld Markan Sigfúsdóttir (nonché già membro del gruppo Amiina). Risalente al XIV o XV secolo si tratta di un componimento che si rifà all’antica tradizione islandese Eddaica, la quale racchiude due...

Nick Cave And The Bad Seeds – Idiot Prayer [Nick Cave Alone At Alexandra Palace] (2020)

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di Tommaso Iannini Una preghiera si recita nel silenzio, nel raccoglimento, nella concentrazione. Nella solitudine. Quella dell’uomo al pianoforte – che un campo lungo, lunghissimo inquadra da lontano in copertina – è una performance-preghiera. Nick Cave, non ci sono i Bad Seeds, è solo con il suo pianoforte. Intorno, c’è il vuoto dell’Alexandra Palace. È una cornice emblematica, che è si visiva, sonora – non c’è traccia, banalmente, degli applausi che sentiremmo in un normale live – ma anche emotiva. La performance dal vivo alla West Hall del famoso palazzo vittoriano, in assenza di pubblico, pensata per la diffusione in streaming, è a modo suo un simbolo del distanziamento sociale obbligato di questi mesi. Il paradosso è che l’assenza dei rumori consueti permette quasi un’intimità all’ascolto – con il cantante, con la sua voce e con le note di artigianale perfezione dell’ormai celebre pianoforte Fazioli – inedita per un live album. Esperienza da cuffia o da visione in solitaria, però...

Neil Young & Crazy Horse – Return To Greendale (2020)

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di Mario Turco Inarrestabile Neil Young. Alla vigilia dei settantacinque anni d’età che compirà il 12 Novembre il cantautore oramai statunitense – naturalizzato soltanto nel 2020 – ha usato l’anno in cui questa pandemia di Covid-19 ha imperversato sul pianeta per fare ordine nella sua immensa carriera. Dopo la pubblicazione a Giugno di uno degli album più desiderati della storia del rock – quell’Homegrown registrato nel 1975 e tenuto nascosto per quattro decenni perché ritenuto troppo personale dato che verteva sulla dolorosa rottura con l’attrice Carrie Snodgress – dopo aver fatto causa all’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per l’utilizzo delle sue canzoni nei suoi comizi, il musicista ha infine reso disponibile nei negozi di tutto il mondo Return to Greendale, testimonianza live di Greendale, venticinquesimo album in studio del rocker. Registrato all’Air Canada Center di Toronto il 4 settembre 2003, Return to Greendale è disponibile come cofanetto in due dischi o in edizio...

Fleet Foxes - Shore (2020)

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di Alessandro Montefameglio “Sum­mer all over”, ma forse non c’è oc­ca­sio­ne mi­glio­re che l’e­qui­no­zio d’au­tun­no per un re­ga­lo come quel­lo che ci hanno fatto i Fleet Foxes. Ogni volta che si muo­vo­no passa una ge­ne­ra­zio­ne, ma i for­tu­na­ti che li sen­ti­ro­no na­sce­re, come il sot­to­scrit­to, ri­cor­da­no con af­fet­to il se­stet­to di­stil­la­to da un di­pin­to dai toni set­tem­bri­ni e bu­co­li­ci di Bosch o di Brue­gel, come quel­lo che nel lon­ta­no 2008 era di­ven­ta­to il simbolo della band che negli anni della co­sid­det­ta nu new wave – tra le pa­ro­le più in­spie­ga­bi­li che sono state con­ce­pi­te da bi­pe­di sen­zien­ti – spaz­za­va­no via vari Franz Fer­di­nand e Stro­kes con brani co­ra­li e pasto­ra­li che sem­bra­va­no ese­gui­ti in mezzo a una bru­ghie­ra in­gle­se. Forse di­scu­te­re di que­sto album in base al più re­cen­te la­vo­ro, Crack-Up (2017) – ed è una ra­ri­tà poter dire che Shore esce a tre anni di di­stan­za, dati i tempi mi­ne­ra­lo­gi­c...

Elvis Costello - Hey Clockface (2020)

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di Gianfranco Marmoro Protagonista in prima fila di quel tratto della storia del rock che va dai primi vagiti punk alla radicalizzazione indie dei tardi anni 90, Elvis Costello ha mostrato qualche lieve difficoltà a tenere il passo con l'avvento del nuovo millennio. Dai tempi di "When I Was Cruel" (2002) a "Wise Up Ghost", la produzione di Declan Patrick MacManus, pur baciata da sprazzi di genialità creativa ("The Delivery Man", 2004), ha smarrito quel fascino rituale che riusciva a concentrare l'attenzione del pubblico anche su opere minori ("Goodbye Cruel World", "Kojak Variety") e ardite collaborazioni ("The Juliet Letters", "Painted From Memory"). Questo fino al ritorno in scena del 2018 con "Look Now", album caratterizzato non solo dalle note peculiarità della scrittura e della poetica del compositore londinese, ma da una rinnovata passione e da una capacità di stare al passo coi tempi. Con ...

Bruce Springsteen – Letter To You (2020)

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di Marco Verdi Il titolo del post odierno necessita di una spiegazione, dal momento che nelle ultime due decadi non è che Bruce Springsteen di dischi con la E Street Band non ne abbia fatti. Per l’esattezza, da quando il Boss ha rimesso insieme il suo storico gruppo nel 1999 per il Reunion Tour gli album pubblicati con esso alle spalle sono stati cinque, due eccellenti (The Rising e Wrecking Ball), uno buono (Magic), uno deludente (Working On A Dream) ed uno, visto di chi stiamo parlando, inqualificabile (High Hopes). Il problema comune di tutti questi lavori era però un suono esageratamente gonfio e bombastico, figlio di una produzione troppo moderna e poco in linea con il famoso signature sound degli E Streeters (ad opera prima di Brendan O’Brien e poi di Ron Aniello): in pratica per risentire il suono tipico dei nostri su un disco in studio bisognava ritornare a Born In The U.S.A., dato che Tunnel Of Love era suonato all’80% dal solo Springsteen ed i vari membri del gruppo apparivan...

Sufjan Stevens – The Ascension (2020)

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di Martino Petrella La multiforme e inarrestabile natura di Sufjan Stevens si può facilmente avvertire scorrendo la sua ormai estesa discografia. Album dedicati agli stati americani, viaggi intimisti, esplosioni psichedeliche, sperimentazioni elettroniche, cofanetti natalizi e collaborazioni più disparate. Da cinque anni a questa parte, ovvero dall’uscita di quel “Carrie & Lowell” che tanto ha fatto parlare di sé, un album lancinante e con un peso specifico decisamente consistente, il nostro Sufjan si è imbarcato in diversi e variegati progetti musicali: l’opera“Planetarium”, assieme a Bryce Dessner, Nico Muhly e James McAlister, due inediti per il film “Call Me by Your Name” di Luca Guadagnino, un album con il pianista Timo Andres (“The Decalogue”) e uno con il patrigno Lowell Brams (“Aporia”). “The Ascension“, il vero e proprio nuovo album di Stevens, arriva dopo tutto questo vagare, saltellando da un progetto all’altro; i tempi sono maturi e il 3 luglio arriva America, inconsuet...

Bob Mould – Blue Hearts (2020)

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di Giovanni Panetta Da quando Bob Mould ha firmato per la Merge Records nel 2012, pubblicando in seguito ben cinque album dal guitar pop fulmineo e aggressivo, si è sentito parlare di un certo riemergere dello stile caratteristico degli Sugar, ovvero la seconda band in ordine cronologico e d’importanza nella quale ha militato il chitarrista e cantante nato a Malone nello stato di New York. Questa volta echi dei momenti più fulgidi dell’indie rock anni ’80 americano si possono sentire in questo ultimo lavoro Blue Hearts, uscito l’ultimo 25 Settembre; gli Hüsker Dü, l’altra band di Robert Arthur Mould, sono stati una band del Minnesota e formatasi nel ’79, partita da un hardcore eterodosso e melodico, che celava come retaggio i sixties sounds, per poi dettare le regole dell’indie rock e dell’alternative dei ’90 ed anche dei tempi più recenti, costituita oltre che da Mould alla chitarra e voce, anche da Grant Hart alla batteria e voce, e autore principale insieme a Mould del materiale del...

Aidan Knight - Aidan Knight (2020)

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di Gianfranco Marmoro  Inutile negarlo, qualcosa è cambiato. L’umanità non è più la stessa da quando lo spettro del Covid-19 aleggia sulle nostre vite, abbiamo un po’ tutti riscoperto la naturale vulnerabilità dell’essere umano e l’onnipotenza è ormai vessillo solo di chi si ostina a giocare al ruolo di padrone della Terra. Ed è da queste introspettive riflessioni che prende spunto il ritorno discografico del musicista canadese  Aidan Knight , giunto al quarto disco solista dopo le pregresse esperienze con vari gruppi, dei quali latitano le tracce discografiche: i Maurice, i Toco & Jorge, i Vegan Holocaust e i Counting Heartbeats. Il cambiamento non scaturisce solo da un mutamento delle circostanze esterne, ma anche da riflessioni interiori e nuove prospettive, in questo caso frutto di novità rilevanti che hanno modificato il ruolo del musicista, alle prese non solo con il ritorno alla natia terra, dopo un breve soggiorno a Berlino, ma anche con la nascita del primo figlio...

Bill Callahan – Gold Record (2020)

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di Alessio Belli "Hello, I'm Johnny Cash". Citando il celebre saluto, scalfito su un cristallino giro di chitarra acustica, inizia “Gold Record”, nuovo disco di inediti di  Bill Callahan . A un solo anno dallo splendido ritorno sulle scene con “ Shepherd In A Sheepskin Vest ”, l'album è stato presentato rilasciando un brano per volta, con cadenza settimanale, fino alla data di pubblicazione, fissata al 4 settembre. Se l'iniziale “Pigeons” cita subito L'Uomo in Nero del folk americano, il commiato non è da meno, con la firma in calce di “Famous Blue Raincoat”: “Sincerely, L. Cohen”. Un brano ancora una volta sul tema del matrimonio, ma in una prospettiva diversa: se nel predecessore Callahan era direttamente chiamato in causa, adesso è l'autista di limousine intento a scortare due novelli sposi verso la nuova vita. E lo fa dispensando riflessioni ora caustiche ora più pensose: "When you are dating you only see each other/ And the rest of us can go to h...

The Microphones – Microphones In 2020 (2020)

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di And Back Crash Phil Elverum (all’anagrafe Elvrum, senza una “e”) è uno dei cantautori più rilevanti del primo decennio del 2000, quello in cui l’importanza della band è iniziata a venire meno per lasciar spazio alla creatività individuale, agevolata dai programmi per la manipolazione dei suoni. E questo è valido non tanto per la musica elettronica, da sempre legata all’evoluzione tecnica delle sue strumentazioni, quanto per il resto dell’universo rock. Gli spiriti dannati che imbracciavano – per necessità – una chitarra sguaiata, hanno regredito a spauriti nerd da cameretta, dediti a sculture sonore cesellate, sovraincise, riverberate, costruite nota per nota con pazienza di frate certosino. Con i suoi Microphones, Elverum ha dato alle stampe almeno due capolavori dell’indie-folk di inizio millennio, segnatamente “The Glow Pt. 2” (2001) e “Mount Eerie” (2003); e assorbito come nome il titolo di quest’ultimo lavoro, con il progetto Mount Eerie ha perfezionato la sua elegia ...

Ray LaMontagne - Monovision (2020)

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di Bruno Conti I primi quattro album di Ray LaMontagne, da Trouble del 2004 a God Willin’ & The Creek Don’t Rise del 2010, mi erano piaciuti moltissimo, e non solo a me, perché erano dischi veramente bellissimi e furono anche di grande successo, perché complessivamente avevano venduto quasi due milioni di copie solo negli Usa, gli ultimi due arrivando fino al 3° posto delle classifiche, tanto che Ray (dopo una vita in cui aveva girovagato dal nativo New Hampshire, poi nello Utah e nel Maine) si era potuto permettere di comprare una fattoria di 103 acri a Ashfield, Massachusetts, per oltre un milione di dollari, dove vive tuttora e ci ha costruito anche uno studio di registrazione casalingo. Brani in serie televisive, colonne sonore, VH1 Storytellers, un duetto con Lisa Hannigan nel disco Passenger del 2011, insomma lo volevano tutti: poi nel 2014 esce il disco Supernova, prodotto da Dan Auerbach, un disco dove il suono a tratti vira verso la psichedelia, un suono molto più “lav...

The Mavericks – En Espanol (2020)

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di Marco Verdi I Mavericks, che quest’anno festeggiano i trent’anni di carriera, si possono ormai considerare una delle band cardine del panorama musicale americano. Dopo aver raggiunto il successo negli anni novanta con dischi come What A Crying Shame, Music For All Occasions e Trampoline, il gruppo di Miami è stato sciolto dal leader Raul Malo che voleva perseguire una carriera come solista, una separazione che è durata ben quindici anni (a parte una reunion estemporanea nel 2003 con il peraltro incerto The Mavericks). Una volta riformatisi, i nostri sono riusciti disco dopo disco a tornare ai livelli di un tempo (specie con gli ultimi due lavori Brand New Day e Play The Hits, ed oggi sono giustamente considerati una di quelle band in grado di suonare qualsiasi cosa, che sia country, rock’n’roll, pop, swing, musica di stampo messicano o ballate romantiche alla Roy Orbison, grazie alla grande voce del leader ed alla bravura strumentale degli altri tre (Eddie Perez, chitarre, Jerry...

Joe Bonamassa – A New Day Now [20th Anniversary Edition] (2020)

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di Bruno Conti Nuovo ma vecchio, o se preferite vecchio ma nuovo: di solito invertendo i fattori il risultato non cambia, in questo caso non saprei. Come è noto Joe Bonamassa appartiene alla categoria “una ne pensa e cento ne fa”. In questi mesi di pandemia se ne è stato stranamente tranquillo nel suo quartier generale di Nerdville e da lì ha imperversato con video, interviste a colleghi e altri modi per passare il tempo; ovviamente non è stato con le mani in mano, ha pubblicato il primo album della sua band collaterale Sleep Eazys, lo strumentale Easy To Buy, e ha prodotto l’eccellente album collettivo di Dion Blues With Friends. Già che c’era ha iniziato anche a registrare agli Abbey Road Studios Royal Tea il suo nuovo album di studio, che dovrebbe essere pronto, uscita il 23 ottobre, sto già preprando la recensione; ma nel 2020 ricorre anche il 20° Anniversario dalla pubblicazione dei suo primo album solista A New Day Yesterday, quello che ha trasformato un giovane e prometten...

E T I C H E T T E

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