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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1989

Violent Femmes - 3 (1989)

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di Silvano Bottaro Dopo due anni di silenzio, l'esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di "3". In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica. Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali. Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata. "3" ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all...

Laurie Anderson - Strange Angels (1989)

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di Silvano Bottaro Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando "Language is a virus" farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di "Mr Heartbreak", ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all'intelligenza e al cuore. Nessun taglio netto con il passato: la Anderson di oggi (1989) è la stessa di sempre, solo discorre con maggior semplicità, con dolcezza e malinconia. Accarezza le tradizioni musicali del centro e del sud America, le culla con sguardo ironico (ma non cinico), le riveste d'eleganza europea e ce le porge cantando con grazie inaudita. Si Laurie canta e lo fa divinamente, abbandonandosi senza freni ad un'ondat...

John Lee Hooker - The Healer (1989)

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di Silvano Bottaro "L'album blues più venduto in assoluto per uno dei più grandi bluesman ancor oggi in circolazione" , recitava la pubblicità del disco a fine anni novanta, poco prima della morte avvenuta nel 2001 a ottantaquattro anni. Il termine "blues" è probabilmente più abusato che usato in questo disco che, sinceramente ho ascoltato fino alla nausea, per la sua immediatezza, per la sua ascoltabilità ma non certamente per la sua sonorità marcatamente blues. Con questo disco , la chitarra più corteggiata del rock insieme a Muddy Waters e anche l'unico a uscire e imporsi dal ghetto di Detroit, ritorna con un album sensazionale che riassume e condensa tutte le indicazioni e i significati della sua arte e del suo modo di intendere il blues. Premiato con molti Grammy Awards, il primo brano omonimo del disco è " il miglior singolo del 1989 ", il canto caldo e profondo di Hooker accompagnato dalla chitarra di Carlos Santana e dal suo gru...

Neville Brothers - Yellow Moon (1989)

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di Silvano Bottaro Assieme a Brothers Keeper è senz'altro Yellow Moon il disco più importante della produzione musicale dei Neville Brothers. Seguendo coerentemente una linea di sviluppo artistico che dall'iniziale influenza del cajun e della tradizione creola di New Orleans li ha portati man mano ad una miscela sempre più veriegata di stili, i Neville Brothers arrivano alla tappa più importante del loro lunghissimo cammino discografico iniziato negli anni sessanta come Meters . Aaron, Ivan e compagnia decidono di estendere lo spettro di interessi e di indirizzi musicali con un prezioso lavoro di ripescaggi colti tra rock, gospel, musica etnica ed altri ricordi. E' un clima magico in uno swingante caleidoscopio di cori e controcanti fatti ad incastri che si muovono nella corrente più nobile della black music e del pop adulto. Yellow Moon è musica che scorre via corposa, ricca di contrasti tematici e sonori tra nero e bianco, dosata fino all'ultima nota dalla...

Roy Orbison - Mystery Girl (1989)

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di Silvano Bottaro Ro y Orbison , il baritono del rock and roll, l'anima più sensibile. Mystery Girl è l'album postumo di un rocker senza tempo che, dopo timidi tentativi, aveva ritrovato la passione e la voglia di riannodare il filo del suo passato. Aiutato da un pugno di amici musicisti devoti e libero dai vincoli dello show-biz più equivoco, Orbison torna ad occuparsi di sentimenti e storie per cuori spezzati con una grazia musicale immune da qualsiasi fattore temporale. E' un superbo e commovente autoritratto dalle caratteristiche rimaste ferme come per incanto a venti anni prima: rockabilly languido e romantico, melodie toccanti e piene di calore e la solita potente voce che non riesce a invecchiare. Dopo tragedie familiari e difficoltà superate a denti stretti, Roy portava sempre occhialoni scuri per nascondere la tristezza e guardare il mondo in grigio. Mystery Girl è una via d'uscita certa dove ci sono finalmente i colori vividi di una seconda giovinez...

The Cure – Disintegration (1989)

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di Silvano Bottaro Non riesco ad immaginare quanto sarebbe vuota la mia vita senza i miei dischi, soprattutto certi dischi, a cui sono particolarmente affezionato. Raramente ho avuto dei “colpi di fulmine” ed ho imparato a conoscere le opere molto lentamente, anche dopo mesi di ascolti. Con Disentegration è stato diverso, mi è piaciuto sin dal primo ascolto. A mio parere è di molti, questo è il miglior album dei Cure, per alcuni, di ogni tempo. Con ogni probabilità lo si può inserire nella miglior trilogia insieme a Pornography (1982) e Bloodflowers (2000). Ancora una volta Robert Smith e la sua band riescono a sorprendere. Disintegration è un’opera decadente, un manifesto dark, un disco che se lo avesse inciso Baudelaire lo avrebbe chiamato “I fiori del male”. I dodici brani di Disintegration producono 71 minuti di suoni ammalianti, carichi di forti sentimenti, con un sound inquietante, triste, a volte spettrale. Sembra proprio che questo sia l’ultimo disco di Smith, come s...

Pixies – Doolittle (1989)

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di Silvano Bottaro Era la fine degli anni Ottanta e non si pensi, musicalmente parlando, che le cose andassero male, tutt’altro. “ Come on Pilgrim ”, il mini album d’esordio del 1987, aveva fatto scalpore e più impressione ancora aveva suscitato il seguito, “ Surfer Rosa ” (1988) votato miglior disco dell’anno dai critici del settimanale Melody Maker. Ma, i Pixies scrissero il loro capolavoro con “ Doolittle ”, salutato dai fans e dai critici come un sublime artefatto di post punk. L’album è il risultato di varie influenze, un misto di note sonore inizialmente riprese da gruppi come gli Husker Du, Violent Femmes, Jesus and Mary Chain, e i Pere Ubu. Questo disco dalla musica incontenibile possiede, infatti, una freschezza ed una vitalità praticamente inesauribili. I Pixies con “ Doolittle ” hanno creato un disco meno devastante dei precedenti, più estroso, sottile.  Doolittle è una sorta di enciclopedia del rock americano in versione, naturalmente, molto riveduta e poco “corrett...

David Byrne - Rei Momo (1989)

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di Silvano Bottaro Effervescente, vivace, gioiosa è l'aria che ci fa respirare il sound, le note di questo Rei Momo . Ancora una volta il musicista scozzese tira fuori dal suo cappello a cilindro la sua grande creatività. David Byrne dopo essersi allontanato dal progetto Talking Heads , si getta nei suoni dell'America latina, e più precisamente del Brasile. Questo suo primo disco solista dell'89, è un disco carico di musicalità, pieno di idee, di ironia e di feeling. La prima cosa che più risalta alle orecchie è il divertimento che riesce a trasmettere, la gioia nell'aver composto questa serie di canzoni e di avercele donate. Divertimento dovuto anche alla carica vitale dei musicisti brasiliani presenti, che lo hanno aiutato e sostenuto in questa prova. Byrne da ottimo artista, musicista, riesce a prendere gli elementi che compongono il carattere della musica brasiliana e dei paesi dell'America Latina e a modo suo trasforma e reinventa un sound ren...

Bob Dylan - Oh Mercy (1989)

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di Silvano Bottaro A parte la parentesi Traveling Wilburys , gli anni ottanta non sono stati i suoi anni migliori, un Dylan stanco e privo di creatività si è trascinato in tour e dischi non entusiasmanti e alcuni addirittura inutili. Proprio alla fine di questi, quasi come un'ancora si salvezza, a New Orleans, fra i profumi del voodoo e l'aria frizzante di Bourbon Street, Bob Dylan si decide a fare finalmente il Bob Dylan. In studio, con l'umidità che si aggrappa alle finestre, con pochi musicisti ma di cuore, incide il suo ventiseiesimo disco e le canzoni sono quelle di una volta. Il gioco-forza si chiama Daniel Lanois , un giovane e grande produttore che, grazie alla sua maestria, riesce ad dare il suo imprinting con notevole personalità e pregevole fattura. Oh Mercy diventa così un album attualissimo e allo stesso modo un disco senza tempo. Anche se non tutto il disco "naviga" in acque limpidissime, nel complesso, grazie ad alcune grandi canzoni; The...

Daniel Lanois - Acadie (1989)

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di Silvano Bottaro "Volevo un disco di canzoni popolari ma anche di musiche insolite, misteriose, di istantanee e brani minori, e qualche strumentale psichedelico che portasse in viaggio chi ascolta. Trovo che sia bello quando si riesce a elevare lo spirito del prossimo, e tanto ho voluto fare, fornendo uno sfogo per l'immaginazione". Esiste dentro il suo DNA, il produrre musica. Daniel Lanois, giovane e affermato produttore di gruppi variegati provenienti dalla sua terra fredda chiamata Canada. Viene scoperto dal tam tam sonoro che circola nell'emisfero musicale, da Brian Eno, che a sua volta lo apre e lo esporta in terre più calde e internazionali. Ci mette poco a farsi conoscere, a breve produce: “The Unforgettable Fire” e "Joshua Tree" degli U2, "Birdy" e "So" di Peter Gabriel, "Robbie Robertson" dell’omonimo leader della Band, "Yellow Moon" dei Neville Brothers, tantissimi dischi di Brian Eno, "O...

Nirvana - Bleach (1989)

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Jack Endino, cantante degli Skin Yard e produttore di successo, organizzerà solo 5 giorni di registrazione ai Reciprocal Recording Studios di Seattle tra dicembre 1988 e gennaio 1989, con un nuovo trio che aveva sentito in certi demo. Quando aveva sentito quel suono urticante, ruvido, grezzo, aveva detto ai manager della piccola etichetta indipendente Sub Pop:”Quelle canzoni non hanno nè capo nè coda, ma la voce di quel ragazzo è da pelle d’oca”. Il trio è formato da due amici, Kurt Cobain (chitarra e voce) e Krist Novoselic (basso), tutte e due di Aberdeen, nello stato di Washington, e un giro di batteristi che cambiano di continuo, tra cui Dale Crover e Chad Channing. Cobain sceglie il nome alla band spulciando il Webster Dictionary, capitando per caso su una parola, Nirvana, che vuol dire essenzialmente “abbandono di ogni dolore”: lui lo conosce bene, essendo stato bullizzato a scuola, con alle spalle una famiglia sgangherata e piena di violenza ma soprattutto perchè soffriva di cro...

Indigo Girls - Indigo Girls (1989)

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Questo è l’unico duo femminile duraturo e significativo che ho nella mia collezione musicale. In verità la storia della musica è stato poco caratterizzata da duo femminili musicali che come quello della storia di oggi hanno creato una carriera significativa e duratura componendo e suonando insieme. Le Indigo Girls sono Emily Saliers e Ami Ray, che si conoscono fin da bambine. Originarie di Atlanta, a metà degli anni ‘80 formano il duo, solo voce e chitarre acustiche, scegliendo il proprio nome aprendo il Vocabolario, da cui pescano il colore indaco: Indigo Girls. Iniziano presto a suonare nei locali della Georgia, in certe settimane anche tre spettacoli a sera per 4 giorni la settimana, tanto che diventano uno dei gruppi più conosciuti e apprezzati nei locali universitari di Atlanta. Nel 1985 pubblicano un primo EP, a nome Indigo Girls, con 5 canzoni, tra cui la prima canzone scritta insieme, Crazy Game; nel 1987, negli studi che il noto produttore John Keane aveva allestito a Athens, ...

The Stone Roses - The Stone Roses (1989)

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La musica pop è anche una storia di luoghi, nella sua lunga antologia un luogo è diventato famoso anche per la musica che in esso è nata. È capitato con Manchester, che negli anni ‘80 non è che se la passasse tanto bene: crisi economiche, la dismissione delle grandi industrie, il tatcherismo in una zona operaia. Ma verso la fine del decennio la città divenne il palcoscenico per una delle ultime manifestazioni spettacolari musicali europee. In quegli anni, vari gruppi di giovani musicisti iniziò a integrare alle strutture del rock e della musica pop degli anni ‘60 le sonorità, soprattutto ritmiche, della nascente acid music e della dance. Ne vennero fuori due nomignoli, il Madchester sound e la subcultura baggy, che prende il nome dal portare jeans di varie misure più grandi, cappellini da baseball e le magliette delle squadre di calcio. Due gruppi divennero gli alfieri di questo nuovo suono: gli Happy Mondays e gli Stone Roses. Questi ultimi erano formati all’inizio da da Ian Brown ...

The Cure - Disintegration (1989)

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A sentire Kyle, uno dei protagonisti di South Park, questo sarebbe «il miglior album di ogni tempo». Difficile dissentire da un cartone animato, forse addirittura impossibile. Diciamo che con ogni probabilità si tratta dell'album migliore dei Cure, parte seconda di una presunta trilogia che comprende anche Pornography (1982) e Bloodflowers (2000), culmine di un percorso che colloca la band di Robert Smith all'incrocio perfetto di alcune strade fondamentali per il rock'n'roll, almeno per quello degli anni Ottanta: il gusto dark (o gotico, per dirla all'inglese), una sensibilità pop di intelligenza rara, il romanticismo post punk (e post Smiths, post Bowie) portato all'estremo del languore, contraddetto da un suono solidissimo, a suo modo essenziale, senza sprechi. Durante la registrazione dell'album, nel 1988, Robert Smith diventa l'unico componente della band che fa parte dei Cure fin dall'inizio della storia, da quel 1978 in cui lui stesso scegli...

Pixies - Doolittle (1989)

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«Stavo solo cercando di copiare i Pixies», dirà qualche anno dopo Kurt Cobain parlando di Smells Like Teen Spirit. Qualche anno prima, ha identificato in Surfer Rosa, il primo album vero della band di Boston, una delle ragioni per cui ha immaginato di fare il musicista. Pixies, la grande band che avrebbe potuto essere enorme (Gigantic è un pezzo del primo album), se solo i tempi fossero stati maturi, o se Black Francis e Kim Deal non si fossero detestati (amati/odiati?)... Stava solo copiando Debaser, il povero Kurt, con quell'attacco di basso, la chitarra lasciata libera di intessere la sua tela, la strofa quasi melodica, il ritornello quasi urlato. Per non parlare del testo, ugualmente surrealista, immaginifico e incomprensibile. Black Francis l'ha scritto pensando ai tempi dell'università, quando il professor Levine gli mostrava i film delle avanguardie storiche del Novecento. Ora canta, anzi, urla: «Non so tu, ma io sono un Chien Andalou» (lui dice «Andalucia», ma va...

Beastie Boys - Paul's Boutique (1989)

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John King e Mike Simpson hanno cominciato trasmettendo musica hip hop alla radio del college: alla metà degli anni Ottanta sono gli unici a farlo, nell'area di Los Angeles. Poi hanno cominciato a mettere i dischi alle feste e facendosi chiamare Dust Brothers sono finiti a produrre i rapper Tone-Loc e Young MC. I Beastie Boys sono nati come gruppo punk hardcore alla fine degli anni Settanta. Poi hanno scoperto il rap, e Rick Rubin della Def Jam ha scoperto loro: il risultato è Licensed To III, un album uscito nel 1986 che rimarrà negli annali come il disco hip hop pili venduto del decennio. Considerati benevolmente discoli, o dai maligni (finti) idioti, provocano e colorano di demenza un rap fatto da bianchi, e pure di buona famiglia. Una novità assoluta, a questi livelli. Cosi, quando si separano da Rubin e dalla sua macchina per costruire hit, tutti li danno per persi, finiti. E vero, in un certo senso, è vero fino a quando le strade dei Dust Brothers e quelle dei Beastie Boys ...

The B-52 's - Cosmic Thing (1989)

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Nel 1985, a 32 anni, muore Ricky Wilson, che aveva fondato i B-52's, con gli altri quattro (tra cui sua sorella Cindy), il giorno di San Valentino del 1977. Quattro anni dopo, esce l'album che parla di lui dall'inizio alla fine, senza mai nominarlo, neanche indirettamente. E stata dura, per l'intrico di sentimenti e legami che i B-52's hanno rappresentato, per essere stati da sempre, da quel giorno di San Valentino 1977, la migliore party band del pianeta, perché c'entra l'Aids e in questa seconda metà degli anni Ottanta «la grande malattia con il piccolo nome» non si cita mai volentieri. E stata dura perché Keith Strickland ha dovuto raccogliere il testimone di Ricky alla chitarra e la sezione ritmica è tutta nuova, E stata dura, infine, perché Ricky firmava quasi tutte le canzoni della band. Ma l'idea che guida i quattro di Athens (è la città universitaria della Georgia, dove sono nati anche i R.E.M.) è giusta: celebrare la fine degli anni Ottanta (...

The Stone Roses - The Stone Roses (1989)

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Sono insieme da cinque anni, ma solo nel 1989 tutti i pezzi sembrano incastrarsi alla perfezione uno nell'altro. Un po' perché arriva un nuovo bassista, più che altro perché i tempi sono davvero maturi per il nuovo suono che arriva dal Nord dell'Inghilterra (Manchester, in particolare): psichedelico nelle intenzioni, un po' dance nei ritmi, nell'andamento. Dietro, neppure troppo nascosto, c'è il solito stile British, quello melodico e gradevole dei Beatles: in fondo nei cinque anni di apprendistato è pili che altro il modo in cui canta Ian Brown a essere cambiato. Ora non prevarica, non schiaccia, si fa anzi quasi cullare dal suono della band, in particolare da una chitarra che a molti ricorda quella — fondamentale — che si sono inventati i Byrds, vent'anni fa. E il ritorno, che ora si sospetta eterno, del rock'n'roll in versione inglese, per di pif legato a una rinascita della scena notturna metropolitana. Oggi i rocker non si vergognano di ammet...

De La Soul - 3 Feet High And Rising (1989)

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La cornice è quella di un quiz televisivo (per bambini, visto che si chiama 3 Feet High And Rising, «Alti un metro, in cresci. ta») a cui partecipano i tre De La Soul («Tre è un numero magico», rappano loro) e il produttore Prince Paul. Sulla copertina margherite colorate, all'interno un fumetto che racconta la storia del trio di Long Island come se fosse l'avventura di tre marziani (portati sulla Terra da Prince Paul) che grazie all'aiuto di A Tribe Called Quest e Jungle Bros riescono a compiere la loro missione. Che è appunto completare questo album: tutto ok, 3 Feet High And Rising riesce miracolosamente a mettere d'accordo tutti, rockettari inglesi (il «New Musical Express» lo sceglie come disco dell'anno) e nuovi intellettuali dell'hip hop. La citazione di A Tribe Called Quest e Jungle Bros non è un semplice omaggio: i tre gruppi Tre è un numero magico») formano un collettivo che intende allargare gli orizzonti della nuova musica che si fonda su rap e ca...

Lou Reed - New York (1989)

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Era così logico che ci aveva messo più di quindici anni per capirlo. Il punto di (ri)partenza di una carriera non poteva che essere New York, la sua New York. Non quella degli intellettuali che filosofeggiano battute in Central Park disegnata da Woody Allen, ma neppure quella degli artisti che si rinchiudono nella perdizione della Factory di Warhol a coltivare il proprio ego nelle droghe e nel sesso. Quella del Lou Reed di fine anni ottanta è la New York delle strade, della gente comune. Già le liriche del bistrattato album precedente (Mistrial), ultimo maldestro tentativo di cercare una modernità che non gli apparteneva, erano improntate non più sulla sua rinnovata sfera privata, quanto su quella dei suoi vicini di casa. Reduci del Vietnam, drogati senza speranza, malati di AIDS, politici corrotti, venditori di speranze e uomini di paglia, New York è la più completa galleria di personaggi della Grande Mela, descritta con un piglio letterario ben poco da rock-writer. Nasce il su...

E T I C H E T T E

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