Pharoah Sanders | Il tormento, l’estasi e lo spirito mistico del Faraone del free jazz
La musica più cara è spesso legata a un momento, a un luogo. E ti rimane nella memoria, non se ne andrà più. È la magia del primo impatto, quello che ti arriva a sorpresa, ed è molto probabile che “quel suono” sia fra quelli che sentirai “tuoi” per sempre. Stanno là, incastonati nelle eliche del DNA. Io ne ho diversi, e il suono di Pharoah Sanders è uno di quelli. Il momento dell’incontro lo ricordo come fosse adesso, anche se sarà stato il 1970 o giù di lì. Ero di fronte agli enormi (o almeno così sembravano, dei piccoli grattacieli da cui usciva un suono che a casa mia si sarebbe sentito decine di anni dopo, o forse mai) altoparlanti Tannoy GRF (con le trombe “esponenziali passive ad alveare”), roba mitologica, fidatevi. Era l’era dell’hi-fi, so che i figli non capiranno, ora in gara ci sono gli smartphone e le app. Però la ricerca del suono perfetto, che procedeva in parallelo con la ricerca musicale di quegli anni, era una fissa se non proprio di massa abbastanza diffusa, con rivis...