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Visualizzazione dei post da aprile, 2021

Israel Nash – Topaz (2021)

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  di Gianfranco Marmoro Le immagini monocromatiche delle copertine dei due album che hanno svelato al mondo l’arte di Israel Nash, “Barn Doors And Concrete Floor” e “Israel Nash's Silver Season”, hanno fatto posto ai colori e alle intense tonalità di “Lifted” e del nuovo disco “Topaz”, anticipando così il lieve cambio di rotta del musicista di Austin. Vibrazioni cosmic-country hanno preso definitivamente il posto delle atmosfere più roots, in stile Band per intenderci. La spiritualità della musica di Israel è ora più marcata, ormai centrale nell’economia di uno stile che, alla maniera del Jonathan Wilson di “Fanfare”, si arricchisce di un'enfasi prog-r&b-psichedelia che sembra discendere dai Pink Floyd, spiazzando istantaneamente, con i primi vagiti di “Dividing Lines”, chi sperava in un ritorno alle radici. Pur germogliato e cresciuto durante il forzato lockdown causato dalla pandemia, “Topaz” non accenna alcun ripensamento progettuale o stilistico: Israel Nash ha trasform

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #94 #93 #92

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92) SARAH VAUGHAN: SARAH VAUGHAN (EMARCY) Sarah Vaughan (v), Clifford Brown (t), Herbie Mann (f), Paul Quinichette (ts), Jimmy Jones (p), Joe Benjamin (b) e Roy Haynes (d). Rec. 1954 Vaughan era sinonimo di adorazione vocale tra i suoi coetanei e soci musicali alla fine degli anni '40, ma ha registrato poco prima che questo album mostrasse costantemente il suo vero valore per il jazz. Immerso in un ambiente simpatico in piccoli gruppi, Sassy sboccia semplicemente in un'artista straordinariamente seducente il cui completo abbandono alla propria idea di linea e suono dà all'ascoltatore un livello di piacere estatico consegnato solo da - beh, da Sassy, ​​Ella e Billie, la verità essere detto. In seguito potrebbe aver eguagliato questo in altri contesti, ma qui il guanto di sfida è stato davvero lanciato. (KS) 93) JAN JOHANSSEN: JAZZ PA SVENSKA (MEGAFON) Jan Johansson (p) e Georg Riedel (b). Rec. 1962-64 Una registrazione chiave che più di ogni altra ha definito il Nordic Tone

Radiohead - The King of Limbs (2011)

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di Silvano Bottaro Come si diceva, un nuovo disco va assaporato lentamente, se poi il disco in questione è dei Radiohead, allora la regola va moltiplicata. The King of Limbs non è un disco facile, chi conosce e ama i Radiohead è preparato a questo. Molte loro uscite hanno spiazzato e anche The King of Limbs, in parte, mantiene questa promessa. Chiamiamole ricerche, esperimenti, poco cambia, il loro percorso sonoro è sempre all'insegna dell'innovazione e dello stile progressivo. Ora, alla domanda se il disco è bello o brutto, la mia risposta è che va al di là di questi aggettivi. The King of Limbs è un disco emozionale prima di tutto e come tale il nostro stato d'animo influisce molto sul giudizio. Il suono a volte melodico, piacevole e godibile, a volte tortuoso, spigoloso e monotono, è un alternarsi sinusoidale di sensazioni uditive. E’ un “progetto” questo The King of Limbs, dove nulla viene lasciato al caso ma è parte integrante di un viaggio. Un viaggio urb

Folk Show: Episode 54

Floating Points, Pharoah Sanders & The London Symphony Orchestra – Promises (2021)

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 di Giovanni Ansaldo Scrivere di musica è una cosa strana. Tradurre in parole dei suoni, cercare di far arrivare ai lettori emozioni che spesso hanno a che fare con la nostra parte più irrazionale e istintiva non è facile. Può essere perfino frustrante sia per chi scrive sia per chi legge. E a volte capita di trovarsi di fronte a opere che sono così riuscite e profonde da mettere in crisi la nostra capacità di raccontarle agli altri. Promises, il disco registrato dal sassofonista Pharoah Sanders e da Floating Points insieme alla London Symphony Orchestra, rientra in questa categoria. È un album così intenso e commovente che lascia di stucco. Si può provare a descriverlo, ma non si riesce a rendere giustizia per davvero a quello che si ascolta. Ci si può perlomeno provare, però. Pharoah Sanders, 80 anni, è uno dei più importanti jazzisti viventi. All’inizio degli anni sessanta, quando si era trasferito da poco a New York e viveva per strada, fu preso sotto l’ala protettrice di Sun Ra, c

Otis Redding

Si dice che il suo primo successo, la dolce ballata "These Arms Of Mine", sia stato inciso in un intervallo durante una session del gruppo di Johnny Jenkins, del quale l'artista nel 1962 faceva parte. Comunque sia, da quel momento Otis Redding (1941 - 1967) inizia l'ascesa che lo porterà a diventare uno dei più grandi artisti soul. Discografia e Wikipedia

Magic fingers | “Truth”, quella volta che Jeff Beck partendo dal blues inventò l’hard rock

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Il Jeff Beck Group è il “supergruppo che non sarà mai”, una storia carica di promesse che però non avrà il finale previsto. Siamo nell’Inghilterra del blues boom: la musica nera d’oltreoceano è diventata l’ingrediente comune a tutta una generazione, ognuno si ispira e attinge, poi la rifà a modo suo. È il 1963, gli Yardbirds sono una di queste band, una delle più dotate. Hanno come chitarrista quello che si annuncia come il ragazzo-prodigio del blues, Eric Clapton. Il quale, però, è talmente preso dal blues, con spirito da purista, che quando dopo due anni il quintetto fa una svolta appena più commerciale, entrando in classifica dei singoli con “For Your Love”, molla il gruppo e cerca rifugio nell’università del blues di mastro John Mayall. Gli Yardbirds cercano un sostituto: Jimmy Page, altro ottimo chitarrista – già una presenza frequente in molte incisioni come superturnista di studio – declina, ma suggerisce il nome di quel ragazzo che gli ha presentato tempo prima Annette Beck, la

Julien Baker – Little Oblivions (2021)

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di Piergiuseppe Lippolis  A poco più di tre anni dall’acclamato “Turn Out The Lights“, è tornata Julien Baker, una delle cantautrici più ispirate della sua generazione e, più in generale, della seconda metà della scorsa decade musicale. “Little Oblivions” è il terzo lavoro solista dell’artista originaria del Tennessee, che aveva debuttato anche in trio, al tramonto del 2018, con Phoebe Bridgers e Lucy Dacus per il promettente progetto boygenius.  Julien Baker ha scelto un approccio diverso alla sua ultimissima fatica discografica, immediatamente riconoscibile sin dai primi minuti: l’impiego di una strumentazione più corposa che in passato si traduce in arrangiamenti che appaiono, oggi, arricchiti di nuove trame, intessute dal basso e dalla batteria tanto quanto dal banjo, dal mandolino e addirittura dal sintetizzatore. Le radici e le idee forti di una proposta artistica tanto apprezzata negli ultimi anni non vengono scalfite, ma “Little Oblivions” mostra una leggera e sorprendente tens

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #97 #96 #95

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WYNTON MARSALIS : BLACK CODES FROM THE UNDERGROUND (COLUMBIA) Wynton Marsalis (t), Branford Marsalis (ss, ts), Kenny Kirkland (p), Charnett Moffett (b) e Jeff Watts (d). Rec. 1985 Black Codes segna il momento nella carriera del giovane Wynton quando è passato dall'essere un prodigio di Blakey / Hancock e ha iniziato a picchettare il proprio terreno. Questo primo lotto di territorio musicale era già stato calpestato da vari membri dell'ascesa di Miles Davis e John Coltrane, inclusi entrambi i leader, ma Marsalis porta la sua considerevole personalità musicale per sostenere la situazione e suona con grande inventiva. In futuro si sposterebbe da questa base, ma questo espone bene il suo stallo estetico. (KS) MEDESKI, MARTIN E WOOD: COMBUSTICATION (BLUE NOTE) John Medeski (ky), Chris Wood (b), Billy Martin (d) e DJ Logic. Rec. 1998 Dalla formazione del gruppo nel 1992, molti hanno accolto Medeski Martin e Wood come una fuga da un mainstream jazz in gran parte conservatore, mentre a

Drive-By Truckers - English Oceans (2014)

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di Silvano Bottaro A tre anni da Go‐Go Boots, la band Georgiana attiva dal 1996, pubblica il suo dodicesimo album (decimo in studio, due sono dal vivo). La coerenza è sicuramente uno dei meriti principali della band, in diciotto anni di attività infatti, la band non è mai scesa a compromessi con mode e facili suoni commerciali, ma ha sempre mantenuto un'ottimo pregio musicale. Di controparte però, una certa stagnatura non gli ha permesso di fare quel salto di qualità da renderli davvero rilevanti. I Drive-By Truckers proseguono, se così si può dire, quel suono classico degli anni settanta, fatto di lunghi assoli e tanto southern rock, evitando allo stesso tempo però, tutti quegli orpelli che hanno caratterizzato quel genere. Se per certi aspetti quindi, la prevedibilità di English Oceans è abbastanza forte i brani non sembrano soffrire di ripetizione. Tredici canzoni sincere, quasi tutte travolgenti e con una manciata di brani sopra la media. English Oceans è un diario di

Folk Show: Episode 53 (The Fabled Hare)

Ryley Walker And Kikagaku Moyo - Deep Fried Grandeur (2021)

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di Valerio D'Onofrio, Gianfranco Marmoro Assistere a un live di Ryley Walker è un'esperienza totalmente differente da quella dell'ascolto di un suo Lp. I brani si dilungano sino a rasentare i venti minuti e si trasformano in enormi fiumi carsici dove le melodie del brano registrato spariscono e riemergono continuamente per raggiungere trance psichedeliche non percepibili nelle versioni in studio. Inoltre, una delle qualità di Walker, sperimentata anche durante uno dei suoi tour italiani, è la capacità di interagire con altri musicisti con una naturalezza impressionante, ed è quello che è accaduto sul palco di Utrecht nel 2018 nell’ambito del festival “Le Guess Who?”. “Deep Fried Grandeur” è il frutto di una jam session tra il musicista di Chicago con la propria band e i giapponesi Kikagaku Moyo, gruppo di musica psichedelica che vanta ben cinque album realizzati a partire dal 2013. Con qualche rimaneggiamento in sede di produzione, il set è stato trasformato in due lunghe c

Red Hot Chili Pepper

Con George Clinton, Sly Stone, Sonic Youth e Kurtis Blow come principali riferimenti, i Red Hot Chili Pepper si formano a Hollywood nel 1983. Nonostate le influenze, la miscela tra punk e rock del Red Hot Chili Pepper ha un sapore decisamente originale. Discografia e Wikipedia

Flusso di coscienza | La poesia beat traslata in musica di Tim Hardin, il Luigi Tenco americano

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Ok, questo è di quelli che ho amato profondamente per una stagione, ma non è un disco da tutte le sere. Non per tutti, maneggiare con cura. Perché è un disco di intensa sensibilità, un “senzapelle” da tarda notte, una pagina di diario segreto di un uomo forse felice, forse disperato. Forse tutti e due. Sicuramente innamorato, ancor di più, consumato dall’anelito verso una donna. Ed è una pagina così intima, e così musicalmente delicata, che non può essere ascoltato senza arrenderti anche tu, sapere che per capire – no, “sentire” – devi entrarci dentro. Non è quello che facciamo con la maggior parte della musica che gira intorno. Devi metterti a nudo anche tu, accettare di fare una gestalt e di entrare in empatia con la voce del narratore. Sì, perché “Suite For Susan Moore and Damion – We Are One, One, All In One” , credo che il titolo dica già tutto, è una narrazione, in parte cantata, in parte parlata, o meglio sussurrata, di un uomo con un passato assai sconnesso che finalmente ha tr

Daniel Lanois – Heavy Sun (2021)

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 di Gianluca Dessì Pochi personaggi possono vantare una carriera di produttore come il settantenne musicista e compositore canadese: U2, Dylan, Peter Gabriel, Neville Brothers, Wille Nelson e, buon ultimo, Neil Young sono solo alcuni dei nomi che a Daniel Lanois si sono affidati per dare un sound alle loro idee (sono parole dello stesso artista). Ma non meno interessante è la sua carriera da musicista: una dozzina di album a suo nome, dagli esordi in cui mescolava americana-music e radici francofone, a una successiva costante ricerca sonora sempre tesa al perseguimento di un originale sound elettro-acustico (che ha l’apice nel magnifico album strumentale “Belladonna”), con la cura maniacale per un suono definito anche nei minuscoli dettagli, al tentativo, sempre riuscito, di abbattere barriere fra i generi musicali, come nella commistione reggae e soul del progetto Black Dub con la bravissima Trixie Whitley, all’ardito e inconsueto mix di improvvisazione e elettronica di “Flesh and Mac

I 100 Album Jazz che hanno sconvolto il mondo #100 #99 #98

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98) COURTNEY PINE: JOURNEY TO THE URGE WITHIN (ANTILLES) Courtney Pine (ts, ss, b-cl), Kevin Robinson (t), Ray Carless (bar s), Orphy Robinson (vb), Julian Joseph (p), Roy Carter (ky), Gary Crosby (b), Mark Mondesir (d), Cleveland Watkiss e Susaye Greene (v). Rec. 1986 Journey to the Urge Within ha annunciato l'arrivo di Courtney Pine a capo di una nuova generazione di musicisti jazz britannici. Pifferaio magico che ha portato il jazz britannico fuori dalla depressione dopo la sua brillante fioritura negli anni '60, è stato paragonato al carismatico Wynton Marsalis negli Stati Uniti come portavoce di una nuova razza di giovani jazzisti tecnicamente esperti. La musica di Pine era potente, intensa e nella tradizione dei grandi sassofonisti tenore come Coltrane e Rollins. Entrando nella Top 40, un risultato senza precedenti per un album jazz britannico, è diventato argento, contribuendo a innescare il boom del jazz degli anni '80. (SN) 99) THE BAD PLUS: THESE ARE THE VISTAS (C

The War On Drugs - Lost In The Dream (2014)

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di Silvano Bottaro Premessa: Lost In The Dream è il primo quasi-capolavoro di questo duemilaquattordici. I The War on Drugs si formano nel 2005 grazie all'incontro di Adam Granduciel e Kurt Vile. Dopo alcuni demo e l'album di debutto Wagonwheel Blues , Vile lascia il gruppo e inizia la sua ottima carriera solista. Nel 2011 viene pubblicato il secondo album Slave Ambient e nel marzo 2014 Lost in the Dream . Dieci brani, solo due al di sotto dei cinque minuti, confermano la grandezza di questo gruppo. Ballate con dei riff trascinanti, riescono ad emozionare in maniera disarmante. E' un disco piacevolissimo con dei spunti di valore assoluti, dove classic rock e psichedelia si fondono in un tutt'uno, senza mai cadere nel banale. Il suono infatti, molto legato agli anni settanta, è perfetto senza nessuna sbavatura. Non mancano il synth e le atmosfere ambient che degli anni '70 furono tra i protagonisti, non mancano certo i richiami in primis ai Petty, Knopfl

Folk Show: Episode 52

Popa Chubby – Tinfoil Hat (2021)

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 di Marco Zoppas Il mio primo concerto di Popa Chubby è stato in provincia di Treviso. Mi colpì la sua versione di Isis di Bob Dylan, un suo cavallo di battaglia dal vivo, come avrei scoperto in seguito. La seconda volta è stata nel freddissimo Natale del 2001 a New York. Ricordo che Popa Chubby entrò nel locale insieme a noi che facevamo la fila e che ai piedi (nudi) aveva solo delle infradito. Fuori si gelava. L’ultimo suo concerto con me presente è stato sulle sponde del Tevere a inizio degli anni duemila. Nonostante la perversità delle sue rinomate battute sui batteristi (esempio: “How do you call a drummer without a girlfriend?” “Homeless”), Popa Chubby è in realtà un batterista mancato. E lo dimostrò con un lungo assolo di batteria nel bis di fine serata. Popa Chubby e New York Newyorkese doc, vero emblema di quella città come lo è stato Lou Reed, Popa Chubby uno dei suoi capolavori l’ha sfornato con il disco Booty And The Beast del 1995, prodotto dal recording enigineer Tom Dowd

Ramones

I Ramones, formazione punk tra le più celebri, hanno caratterizzato una parte del nuovo rock americano della seconda metà degli anni '70: suoni semplici ma poderosi, r'n'r radicale, canzoni a tre accordi eseguiti con chitarra, basso e batteria e un look da ragazzi di strada. Il gruppo si forma nel 1974 a Forest Hills, New York. Discografia e Wikipedia

A Change Is Gonna Come | Sam Cooke e la canzone del cambiamento che ha indirizzato la storia

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Quando si pensa alla storia del soul music, non si può tralasciare il posto d’onore per Sam Cooke, voce di seta se mai ce n’è stata una. Perché quella derivazione dal gospel, la soul music come la conosciamo, l’ha praticamente portata lui al grande pubblico, mentre lasciava alle spalle l’esperienza con il suo primo gruppo, gli Soul Stirrers, puro gospel, e intraprendeva quella di artista ”secolare” (tradotto in italiano, ”laico”). Bisogna tornare indietro, alle radici, all’inizio degli anni Cinquanta, quando Cooke, nato Cook in una delle città-tipo del Delta, Clarksdale, Mississipi, e poi trasferitosi a Chicago con il padre predicatore in una delle Chiese della South Side, entra nel suo primo gruppo vocale professionista, gli Stirrers. I quartetti di gospel, con le loro armonie all’unisono che possono sfociare nella poliritmia, quel ritmo serrato da jam estatica domenicale, capaci di incendiare le platee della comunità nera, sono le star dell’epoca. E vivono – nonostante il fattore rel

Jimbo Mathus & Andrew Bird – These 13 (2021)

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Andrew Bird e Jimbo Mathus suonavano insieme nella cult band swing jazz Squirrel Nut Zippers e questa è la loro prima collaborazione in oltre venti anni. Dal loro incontro sono nate 13 incredibili ballate dove americana, blues e jazz si fondono creando uno degli album più interessanti, fino ad oggi, di questo 2021. Il disco è stato interamente registrato e suonato da Jimbo ed Andrew utilizzando solo chitarre, voci e violini. Andrew Bird e Jimbo Mathus sono stati compagni di band negli Squirrel Nut Zippers durante la seconda metà degli anni ’90. Mathus era il leader della band e l’ultimo disco in cui ha suonato Andrew è stato “Bedlam Ballroom” del 2000. I due si sono reincontrati anche sul brano “Train Of Fire”, presente sull’ultimo album della band uscito l’anno scorso. ‘Fino all’incontro con Jimbo tutti i miei eroi musicali erano morti – racconta Andrew Bird. Lui per me rappresenta molto, senza la sua figura sicuramente la mia musica sarebbe stata differente. È stato il mio sogno per

La vera storia di Billie Holiday e delle sue lotte

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Il mito della cantante Billie Holiday rivive nel nuovo film di Lee Daniels, "The United States vs. Billie", grazie all’interpretazione della cantautrice Andra Day, che le è valsa due nomination ai Golden Globes come miglior attrice in un film drammatico e miglior canzone, “Tigress and Tweed”, da lei interpretata e scritta con Raphael Saadiq. Il film è un omaggio alla “Signora del blues”, dagli aspetti più noti ai quelli meno conosciuti, a partire dall'infanzia traumatica dovuta alla madre che l'ha costretta a prostituirsi a 11 anni, l’abuso di alcool ed eroina, la sessualità, ma soprattutto la persecuzione della cantante da parte del governo americano, che ha contribuito anche alla morte prematura, nel 1959, a soli 44 anni. Il film segue l'artista principalmente nei 12 anni finali della sua vita (con flashback sul suo passato), quando l'FBN (Federal Bureau of Narcotics), e uno dei suoi emissari di punta, Harry J. Anslinger... per stroncare la carriera dell'

Pontiak - Innocence (2014)

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di Silvano Bottaro I Pontiak sono un gruppo musicale statunitense originario delle Blue Ridge Mountains nello stato della Virginia composto da tre fratelli nati a Washington DC: Jennings Carney (1978, organo, basso), Van Carney (1980, voce, chitarra) e Lain Carney (1982, batteria). ( Wikipedia ) A due anni da Echo Ono, apice della loro carriera, i Pontiak pubblicano il loro settimo album Innocence. Devo ammettere che pur non amando particolarmente l'hard-rock, se così si può etichettare il suono di questa band statunitense, il disco mi ha subito preso e ascolto dopo ascolto è entrato tra i miei preferiti di questo inizio duemilaquattordici. Una miscela musicale deflagrante e alquanto variegata, undici tracce esplosive tutte con un minimo comune denominatore: energiche. A onor del vero una manciata di brani sconfinano dal territorio heavy, dal rock potente a tratti metal, fatto di distorsioni elettriche e ritmi hard, per entrare in "suoni" più strettamente blu

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