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Visualizzazione dei post con l'etichetta villagers

Villagers - Darling Arithmetic (2015)

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di Lorenzo Righetto È difficile non pensare al passo evangelico del figliol prodigo nell’ascoltare il terzo disco di Conor O’Brien, per gli ascoltatori Villagers. Che si creda o no, non perché, dopo la bagarre elettronica e sopra le righe di “{Awayland}”, il cantautore irlandese è tornato a una strumentazione quasi del tutto “organica”, ma perché ha ritrovato quel tocco espressivo che sembrava perso, e in così poco tempo – come se Chris Martin avesse scritto “Mylo Xyloto” subito dopo “Parachutes”. Ma il mondo della musica è quasi per tutti accelerato, e così, forse, non è pensabile per un giovane artista ripetere pedissequamente non solo le sonorità, ma anche la scrittura dei pezzi, la cosa forse più personale che un cantautore può avere, da un disco all’altro. In tutto questo, “Darling Arithmetic” è solo apparentemente un ritorno alle origini, perché le atmosfere ma anche i riferimenti non sono gli stessi di “Becoming A Jackal” – semplicemente, non si tratta di un salto pinda...

Villagers - That Golden Time (2024)

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di Daniel Moor Con il sesto album a nome Villagers, Conor O'Brien torna a focalizzarsi sull'impianto narrativo delle proprie canzoni. Mentre "Fever Dreams" si era avventurato in un intenso viaggio di esplorazione e scoperta sensoriale, "That Golden Time" cerca di indagare, attraverso il processo affabulatorio, lo spazio liminale che separa realtà e apparenza, verità e menzogna. Questa nuova ricerca si concretizza in scelte musicali apparentemente contrastanti, ma che sono in realtà accumunate da una delicatezza che, pur essendo sempre stata parte integrante del repertorio del cantautore dublinese, avvolge la nuova raccolta in un fragile manto di etere celestiale. Alle partiture minimali, incentrate sulla fidata chitarra acustica ("I Want What I Don't Need") o su note di pianoforte ("Money On The Mind"), si alternano arrangiamenti più ambiziosi, memori dei crescendo orchestrali di "Fever Dreams". E così, come succedeva in ...

Villagers - Fever Dreams (2021)

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 di GiMe Non poteva che uscire verso fine estate un disco così, quando si schiudono anche le più recondite porte sensoriali e contemporanemante si viene lambiti dalla vena malinconica della fine di un periodo di dolce abbandono, questa eterna situazione di mezzo, così delicata ed intensa, così cara e tenera da abbracciare. Così come sono delicate ed intense queste nuove dieci canzoni di Conor O’Brien che, al quinto disco dei Villagers, ci propone 10 sogni febbrili, nati da jam col gruppo prima della pandemia, ma come se comunque da questa fossero influenzate o potessero certamente essere ritenute figlie di uno stato patologico, dove però la fibrillazione è portentosa, non dà dolore, crea le premesse per dare forma all’ispirazione, l’idea semplice e allo stesso tempo antica che si possa in qualche  modo  tradurre e lasciarsi travolgere dall’inconscio, cosa che in questo “Fever Dreams” riesce molto bene. Tra le diverse pieghe ed interpretazioni che lo scorrere dei brani sug...

Villagers – The Art Of Pretending To Swim (2018)

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di Simone Dotto Quella imboccata da Conor O’ Brien con Darling Arithmetic (2013) e poi estesa anche al repertorio precedente con il consecutivo tour immortalato dal live Where You Been All My Life, sembrava la strada definitiva verso l’età adulta. Soluzioni scarne e acustiche messe lì in bella mostra per esaltare le pieghe più sofferte di un cantautorato di alta fattura e per convalidare una volta per tutte i (lusinghieri) paragoni con Elliott Smith che erano fioccati fin dall’esordio. Eppure l’irlandese pare averci ripensato un’altra volta: la quarta opera in studio pubblicata ancora sotto il monicker The Villagers, gioca dichiaratamente per reazione rispetto alle mosse più recenti. Detta altrimenti, The Art of Pretending to Swim è il momento in cui O’ Brien torna a giocare con la produzione e con gli aspetti più ludici del suo chambre pop. A scanso di equivoci va detto che lo fa bene, forte di una capacità da produttore notevolmente maturata negli anni e di una scrittura pop mai ...

Villagers - Where Have You Been All My Life (2016)

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di Lorenzo Righetto È un periodo in cui il reboot va di moda, e ora pare che anche una piccola popstar indipendente come Villagers non ne sia rimasta immune. Presentato come un’antologia riarrangiata del suo repertorio, “Where Have You Been All My Life?” sembra in realtà ribadire – senza che ce ne fosse bisogno – quanto affermato nell’ultimo “Darling Arithmetic”, in una sessione live che in realtà, più che rappresentare una raccolta ordinata e pensata, non si discosta molto da quella che potrebbe essere la scaletta di un concerto di un tour attuale dell’artista irlandese. Nessun tentativo di riarrangiare, insomma, se non per tendere a un ulteriore minimalismo classicista, che culmina nei soavi ottoni Bacharach-iani di “Wichita Lineman”, che chiude il disco. Per il resto, la deviazione dalla “maturità” acustica e intimista dell’ultimo, pur pregevole disco di Conor O’Brien è minima, se non impercettibile. Al massimo, semmai, nelle code, vagamente “spaziale” della title track e a...

E T I C H E T T E

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