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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1977

Chicago - Chicago XI (1977)

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  Le storie musicali di Giugno avranno come filo conduttore una mappa in copertina. E la prima che mi è venuta in mente è proprio quella di oggi, che rappresenta la città di Chicago sul lago Michigan ma con il famoso logo di una delle più popolari e di successo band americane degli anni '70. Con il nome Chicago Transit Authority nasce nel 1969 una delle formazioni che, nel corso del decennio successivo, venderà più dischi, avrà più singoli in top ten e diventerà una sorta di colonna sonora per una parte degli statunitensi. Il debutto, omonimo, contiene addirittura degli spezzoni della Convention Democratica del 1968 tenutasi a Chicago, passata alla storia per le fortissime tensioni interne al partito, per la non candidatura del presidente Johnson, e per gli scontri repressi dalla polizia municipale per le proteste contro la Guerra in Vietnam e per gli assassinii recenti di Martin Luther King e di Robert Kennedy. Il primo nucleo, Big Thing, si formò nel 1967 con Terry Kath (voce e c...

Island - Pictures (1977)

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Dopo il periodo aureo del prog (1969-1974), molto di quel movimento si incrinò: tutte le grandi band si sciolsero, alcune riformandosi, altre terminando temporaneamente (con ritorni clamorosi, come gli Yes negli anni '80) oppure chiudendo la loro avventura artistica definitivamente. Ci furono anche il perentorio rafforzamento della musica hard rock, e l'arrivo, per me decisivo, dell'estetica punk, che aveva come uno dei suoi obbiettivi quello di sfidare la maestria tecnica del prog per esprime in modo grezzo ed "immediato" meglio la rabbia e tristezza di una generazione. Il prog fu messo all'angolo, non c'è dubbio, ritornando genere più di nicchia e certamente non da classifica: ma nuovi gruppi continuarono a sperimentare, e la storia di oggi che conclude la piccola panoramica di Aprile del prog minore ne è esempio lampante. Siamo in Svizzera, dove negli anni del furore iconoclasta del primo punk, un gruppo di ragazzi mette su un gruppo: Benjamin Jäger, ca...

Eric Clapton - Slowhand (1977)

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di Silvano Bottaro I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Egli vinse la propria battaglia contro l'eroina e risorse a nuova vita con un album come "461 Ocean Boulevard", scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che - minimo - divennero d'oro, per non dire di platino. "Slowhand" è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans. Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70. Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”. Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno – talvolta – della sua struttura. Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi n...

Buzzcocks - Spiral Scratch (1977)

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L'Extended Play ha avuto un momento di grande successo durante la stagione del punk. Nell'era d'oro del movimento (1976-1980) la facilità e i minori costi di produzione resero il formato piuttosto amato dalle giovani band punk, che così, in pieno stilema del movimento, potevamo mettere sul banco quel poco che erano capaci di suonare all'inizio: lo spirito ultimo del punk era, soprattutto all'inizio, la ribellione (fittizia a volte, ma è un altro discorso) ai canoni del musicista preparato, per virare in una sorta di spontanea espressione personale, a volte al limite del dilettantismo (principio che se allora poteva apparire rivoluzionario, ai giorni nostri ha tutt'altro significato). La storia musicale di oggi riguarda una band che non solo esordì con un Ep, ma, cosa davvero storica, fu la prima ad autoprodurselo, dando il via alla strada delle etichette indipendenti in Gran Bretagna. Tutto nasce nel 1975 quando due ragazzi di Bolton, vicino Manchester, Peter Mc...

The Jam - In the city (1977)

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di Franco Dimauro Voi cosa avete fatto per il vostro diciannovesimo compleanno? Paul Weller era al Working Men‘s Club a bere una pinta di birra per festeggiare l’uscita del primo album dei suoi Jam, pubblicato appena cinque giorni prima. Paul è rimasto folgorato dai Beatles, dagli Small Faces, dai Who e dai Kinks ancora prima di diventare maggiorenne ma è l’incontro col rozzo ed essenziale sudiciume di Dr. Feelgood a guidare il suono della sua band nella giusta direzione che va ad impattare con i dischi di Clash e Sex Pistols più per una coincidenza astrale che per reale intenzione di saltare sul carrozzone del punk.Sono di una pasta diversa, i Jam. Sono il Decline and Fall of the British Empire parte Seconda, diciott’anni dopo Arthur dei Kinks. Sono eleganti e spavaldi. Una versione bruna dei Police che proprio lo stesso mese hanno debuttato con il singolo Fall Out/Nothing Achieving. Arrivano ad una major senza nemmeno dover passare dal Via. Che per la maggior parte delle band ar...

Fleetwood Mac - Rumours (1977)

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Di solito un duetto tra una voce maschile e una femminile è si presente in molti dischi, ma in modo episodico. Sembra strano, ma i gruppi in cui le voci principali sono state una maschile e una femminile sono molto più rari di quello che all’apparenza potrebbe pensare. Partendo da questa osservazione, i dischi di ottobre saranno dedicati appunto a casi del genere: ho cercato di unire cose molto note e significative ad altre meno, come è nello spirito di questa rubrica. Si parte oggi, nella prima domenica di ottobre, con uno dei dischi più belli, di successo e imitati di tutti i tempi. Eppure tutta questa gloria non era né scontata né, soprattutto, immaginabile dato che il capolavoro nacque proprio quando tutto sembrava irrimediabilmente compromesso, in un periodo di tensione altissima tra i membri della band che ne fu autrice. I Fleetwood Mac nascono come gruppo brit-blues sotto l’egida di Mick Fleetwood (batteria) Peter Green (chitarra) e John McVie (basso) che lasciano i Bluesbreaker...

Black Sabbath - Greatest Hits (1977)

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  Questo è uno degli album con la storia più strana del mondo rock. Con protagonista una delle band che più hanno colpito un certo immaginario collettivo. Ma partiamo dal filo conduttore delle Storie di Musica di Marzo, le copertina con quadri del Rinascimento. In quello di oggi, vi è una sezione del capolavoro del 1562, Il Trionfo Della Morte , di Peter Bruegel , conservato al Museo Del Prado di Madrid. Quadro di una drammatica bellezza, ha in sè una leggenda niente male: innamorato dello stile di Antonello da Messina , Bruegel, che era fiammingo, viaggiò fino in Sicilia per vedere i quadri del Misterioso maestro. E secondo molti critici lo sfondo di questo e di un altro suo leggendario capolavoro, Caduta Di Icaro (1558), sono ispirate a coste siciliane, e il mortifero cavallo della Grande Falciatrice in questo fu ispirato da quello dell’affresco, omonimo, ma di due secoli più antico, conservato adesso a Palazzo Abatellis a Palermo. E qui parte la storia strana del disco: il quad...

Pink Floyd - Animals (1977)

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Le Storia Musicali di Febbraio, che iniziano eccezionalmente di sabato, avranno come matrice comune un aspetto che all’inizio della ricerca mi sembrava molto più presente, ma alla prova dei fatti non è affatto vero. Se infatti è molto facile trovare e ricordare canzoni che si ispirano ad un libro famoso, lo è molto più raro per gli album che prendono spunto da un libro. In effetti, se volessimo essere pignoli, pochissimi dischi sono strutturati come concept sulle vicende di un libro, qualcuno in più invece prende spunto, in molti casi in maniera decisiva, da un romanzo, un racconto o una raccolta per sviluppare dei temi simili a quelli del libro- fonte. E da questa seconda categoria che ho pescato le storie dei dischi di Febbraio. Che inizia con un gruppo che nel 1975 era probabilmente il più famoso (e ricco) del mondo. Reduci dall’accoppiata storica e leggendaria di The Dark Side Of the Moon e Wish You Were Here (due dei più grandiosi e leggendari dischi di tutti i tempi) i PInk Floyd...

Steely Dan - Aja (1977)

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Il tema delle Storie di Musica di marzo me l’hanno dato i Daft Punk (che si sono sciolti dopo quasi trent’anni). Quindi per queste domeniche marzoline storie di duo musicali. Il primo di cui scriverò oggi nasce a fine anni ’60, quando due ragazzi innamorati del Jazz, Walter Becker e Donald Fagen si incontrano al Bard College, a nord di New York. Tra i primi a unirsi agli esperimenti musicali dei due c’è Chevy Chase, poi futuro grande comico. Dopo qualche serata nei locali, vanno in tour con il gruppo di Jay & The Americans, che erano prodotti da Gary Katz, fondatore dell’etichetta ABC Records. Katz è affascinato dai due, dalle idee che hanno in mente, e li spinge a formare un gruppo per dar sviluppo alle loro composizioni. Fagen e Becker come nome scelgono quello del “rivoluzionario” dildo a vapore che William Burroughs descrive ne Il Pasto Nudo: Steely Dan. Inizia qui la storia di una delle più geniali e eccezionali coppie della musica degli anni ’70, immeritatamente oggi poco con...

Eloy - Ocean (1977)

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L’ho scritto più volte che ci sono stati dei periodi musicali fiorentissimi, ricchissimi di gemme discografiche che sono poco conosciute rispetto alla loro qualità. Alcuni miei amici mi hanno mandato, quasi in contemporanea, delle segnalazioni e dei dischi che valgono la pena di essere raccontate. Il periodo d’oro del rock progressive, 1968-1973, portò alla ribalta gruppi entrati nell’immaginario rock, grazie anche alla meraviglia della loro musica (per citarne qualcuno, King Crimson, Genesis, Pink Floyd, Yes, Van Der Graaf Generator, Gentle Giant, la PFM, il Banco Del Mutuo Soccorso e così via) segnando la musica, soprattutto europea. Dalla metà degli anni 70 altri stili, come l’hard rock e il nascente punk, che tra gli obiettivi si prefiggeva di sgombrare il tecnicismo del prog per una musica più diretta e aperta a tutti (qui si potrebbe aprire un grande dibattito, dato che più che approccio diretto in molti casi era davvero tecnica approssimativa, per essere eufemistici) finirono pe...

David Bowie - “Heroes” (1977)

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Quando uscì nel 1976 Station To Station, la sua “maschera” del tempo era quella del Sottile Duca Bianco: nell’ultima delle sue infinite trasformazione si dichiarava fan di Nietzsche, auspicava un Hitler inglese e salutava i fan con il braccio teso. Anni dopo David Bowie dichiarerà: “Ero strafatto tutti i giorni, fu un periodo in cui non capivo più niente”. Addirittura si allontanò dalla musica per l’interpretazione da protagonista de L’uomo che cadde sulla terra, che non fu il successo sperato al botteghino. Tossico, disperato e confuso, con i suoi amici Iggy Pop e Tony Visconti parte per Berlino, un posto dove “la gente aveva molte cose più interessanti da fare che seguire un cantante”. Ci sono altri due artefici al leggendario periodo berlinese: Brian Eno, i cui esperimenti ambient affascinarono sin da subito Bowie; il genio e la chitarra di Rober Fripp, leader dei King Crimson, sperimentatore, creativo di rivoluzioni musicali. Gli anni passati a Berlino “produssero” tre dischi, L...

Television - Marquee Moon (1977)

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Il Country Blue Grass Blues and Other Music For Uplifting Gourmandizers, conosciuto comunemente come CBGB’S, aprì nel Lower East Side di Manhattan all'indirizzo 315 di Bowery Street a New York. In pochissimo tempo il locale di Hilly Kristal si trasforma nel palco dove le band underground della città vengono ad esibirsi. Tra le primissime a calcare le assi del palco c’è un gruppo trio, i Neon Boys, formato da un batterista, Billy Ficca, e da due chitarristi, Richard Myers e un ragazzo del New Jersey dal collo cignesco innamorato così tanto della poesia francese maledetta che si dette come d’arte il nome di Tom Verlaine. Questo è il primo passo di una delle più geniali rock band americani del periodo, il cui suono divenne seminale per un’intera generazione. Ispirandosi alla psichedelia degli anni ‘60, sono gli apripista per quello che solo sommariamente può essere considerato il punk americano, che piuttosto vedrà suonare su quello stesso palco del CBCG’s future leggende come il P...

Television - Marquee Moon (1977)

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Un disco etereo, imperfetto, fragile e inclassificabile nella sua costruzione avant garde, con l'apoteosi dei suoni Fender (chitarre più amplificatori) cristallini e lancinanti a circoscrivere le canzoni dei Television. Un gruppo di jazzisti più che una rock'n'roll band: le chitarre di Tom Verlaine e Richard Lloyd si alternano secondo schemi ben organizzati, seguendo l'alternarsi dei temi, per poi divagare su assoli trascinanti e riff brucianti e intensi. Basso (Fred Smith) e batteria (Billy Ficca) hanno uno swing tutto loro, pulsante e minimale e l'insieme non ha paragoni se non, in parte, nei primissimi Talking Heads. D'altra parte Marquee Moon sarà importante e influente almeno quanto Horses di Patti Smith, anche se in modo più meno viscerale e più sottile. Dai R.E.M. ai Radiohead devono tutti moltissimo a Marquee Moon e, per estensione, ad Adventure. Qui vale la pena anche di sfatare l'opinione, largamente diffusa ma non per questo altrettanto credi...

Sex Pistols - Never Mind The Bollocks, Here's The Sex Pistols (1977)

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«Per fortuna» Sid Vicious in quei giorni del marzo 1977 ha l'epatite, come commenterà, con il fair play tipico dei Pistols, Steve Jones, il chitarrista. Il basso lo suona più che altro Jones stesso, ma pure Glen Matlock, proprio quello che John Lydon non sopporta più, quello un po' a disagio perché sua madre non approva che lui frequenti i Pistols e che in teoria non è più nel gruppo da gennaio. Sid Vicious, un fan della prima ora, ha preso il suo posto grazie soprattutto a come si presenta. Un vero punk. Alla fine, il suo contributo all'unico album della band sarà più o meno pari a zero. Nel novembre 1976 i quattro membri originali pubblicano Anarchy In The UK con la Emi, l'etichetta discografica dell'establishment britannico, quella dei Beatles, l'unica multinazionale con sede nel Regno Unito. Poi vanno in televisione a dire parolacce: li vedono solo a Londra, ma la stampa popolare li tiene in prima pagina per giorni. La Emi li molla, come l'americana A...

E T I C H E T T E

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