Mogwai – The Bad Fire (2025)
di Fabio Gallato Trent’anni di carriera, ma per i Mogwai non si può parlare di traguardi, perché i traguardi non si limitano a superarli, li polverizzano. Ribaltano gli standard, definiscono concetti solo per distruggerli e ricostruirli, pezzo dopo pezzo, disco dopo disco, in un’esplorazione continua del tempo e della sua elasticità, piegata di fatto alle loro esigenze creative. Eppure, con il precedente “As The Love Continues”, sembrava che gli scozzesi avessero raggiunto il culmine. Il primo posto nelle classifiche britanniche, per quanto possa ancora contare, per un disco post-rock, per quanto questa definizione possa ancora contare, suonava come il coronamento di di una storia, forse perfino la sua destinazione finale: un monumento eterno all’avventura artistica di questi provocatori musicali, mai stanchi e mai sazi. E infatti, eccoci qua, con “The Bad Fire”, espressione scozzese utilizzata dalla classe operaia per indicare l’inferno, perfettamente calzante per descriver...