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Love - Forever Changes (1967)

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di Silvano Bottaro E' il capolavoro passato inosservato, l'album che ora tutti citano e inseriscono nei «meglio di...» e che quando uscí non andò oltre il 154° posto in classifica. E il fuoco creativo che divora l'appicca, la magia che fa scomparire per sempre il mago. E' un suono misterioso — a metà strada tra i Byrds e Burt Bacharach - che si insinua in chiunque l'ascolti, che sfiora piú volte il kitsch senza mai toccarlo per davvero e fa innamorare di sé senza spiegazioni, senza se e senza ma. Forever Changes è l'opera di un ventiduenne che sente la morte vicina (a 26 anni, pronostica lui) e che si inventa un album per accoglierla senza troppo soffrire (morirà a 61 anni, nel 2006, di malattia, lasciando dietro di sé la leggenda del piú grande talento inespresso della storia del rock'n'roll): «Seduto sul fianco di una collina, vedo tutti morire. Mi sentirò molto meglio dall'altro lato», sono i versi piú noti che lui abbia mai scritto. Si trovano ...

Love - Forever Changes (1968)

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Uno dei versi più belli di quel capolavoro U2 che è One dice che “l’amore è un tempio, la legge più alta”. 25 anni prima un gruppo californiano, per troppo tempo sottovalutato, scelse il nome Love, producendo alcune delle pagine più particolari della musica di quel decennio. Nascono per l’impulso e la fantasia del primo grande chitarrista rock nero di Los Angeles, prima di Jimi Hendrix: Arthur Lee. Funambolico, originario di Memphis, sgargiante nei suoi vestiti emblema del Flower Power, a metà anni ‘60 ha già un bel bagaglio di esperienze: fonda e suona in diversi gruppi e soprattutto produce il primo 45 giri dove compare la futura leggenda Hendrix, My Diary di Rosa Lee Brooks, nel 1962. Fonda i Love a metà anni 60, uno dei primi gruppi interraziali dato che lui e John Echols, chitarra solista, sono neri, a cui si aggiungono Byan Maclean, cantante, Ken Forssi al basso, Snoopy Pfisterer alla batteri...

E T I C H E T T E

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