Jeffrey Foucault - The Universal Fire (2024)
di Fabio Cerbone Ritrovare Jeffrey Foucault a sei anni dal suo ultimo album di inediti, Blood Brothers, e ritrovarlo così, nella forma più compiuta e nelle migliori condizioni di ispirazione possibili, è una bella notizia: per chi ha colto fin dagli inizi le qualità delle liriche di questo songwriter, tra più evocativi della sua generazione, e in generale per chi ha a cuore le sorti di una canzone folk (rock) americana che guarda all’insegnamento dei “grandi maestri” senza sentirsene prigioniera di stili e parole. Foucault utilizza la sua tavolozza di colori, una voce caratteristica e in questa occasione più che in passato una band che gli possa mettere a disposizione nuovi spazi sonori. Un’occasione troppo importante per non sfruttarla a pieno, quella di avere, tra gli altri, John Convertino (Calexico) alla batteria, Eric Heywood (già con Son Volt, Richard Buckner e mille altri) alla pedal steel e Mike Lewis (collaboratore nel progetto Bon Iver) al sax, piano e organo, nonché tit...