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Robert Plant - The Principle Of Moments (1983)

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Quando calcava i palchi di tutto il mondo con i suoi sodali per 8 anni, dal 1969 al 1977, era una sorta di divinità in terra. La sua voce, la sua presenza scenica, il suo look saranno per sempre iconici, perchè davvero in pochissimi hanno avuto l'impatto che Robert Plant e i Led Zeppelin hanno avuto sul rock. Sebbene lo scioglimento ufficiale della storica band sia avvenuto nel 1980 dopo la morte di John "Bonzo" Bonham, era già da anni che Plant si interrogava sul suo futuro, a seguito di due fatti: nel 1975 mentre era con la moglie Maureen sull'isola di Rodi, in Grecia, in vacanza con i figli Carmen e Karac e con la piccola Scarlet, figlia di Jimmy Page, fu coinvolto in un devastante incidente automobilistico, con la moglie in coma per settimane, i bimbi miracolosamente illesi e lui con il bacino fratturato, tanto che registrò parte delle canzoni di Presence (che uscì in ritardo sui programmi nel 1976) in sedia a rotelle; nel 1977 in circostanze mai del tutto rese pu...

The Fixx - Reach The Beach (1983)

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La band nacque con il nome The Portraits nel 1979 quando il cantante Cy Curnin e il batterista Adam Woods formarono la band mentre erano al college a Londra. Insieme al tastierista Rupert Greenall, i Portraits ebbero un piccolo successo, pubblicando un paio di singoli prima di sciogliersi alla fine del 1980 e presto riformarsi come The Fix con il chitarrista Jamie West-Oram e il bassista Charlie Barrett. Il gruppo pubblicò in modo indipendente il singolo Lost Planes nel febbraio 1981, che attirò l'attenzione della MCA Records che offrì un contratto al gruppo. Tuttavia, preoccupata per le allusioni e le implicazioni alle droghe del nome, impone di cambiarlo, e la band decide di aggiungere un’altra x, The Fixx. Il loro album di debutto di successo del 1982, Shuttered Room, conteneva due brani che ottennero un notevole successo nelle classifiche, e che qualche volta capita anche di risentire in qualche emittente radio più attenta e curata nelle scelte musicali, Stand Or Fall e Red Ski...

Simple Minds - New Gold Dream (81-82-83-84)

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Se in un ipotetico cruciverba la definizione chiedesse: Famoso gruppo rock scozzese degli anni '80 (10 lettere) la risposta è una sola. Simple Minds. Tutto comincia a Glasgow quando tre ragazzi, Jim Kerr, Charlie Burchill e Brian McGee fondano nel febbraio del 1977 un gruppo a tre, Johnny & The Self Abusers, nome in pieno stile punk. Pubblicano anche un singolo, Saints & Sinners / Dead Van Dals, ma l'insuccesso li porta a sciogliere il gruppo. Un anno più tardi ci riprovano, ma scelgono come nome Simple Minds, partendo da un verso di The Jean Genie di David Bowie, He's so simple-minded, he can't drive his module. Si uniscono le tastiere di Michael McNeil e il basso di Derek Forber, e firmano con la Zoom Records, una etichetta in orbita Arista. Suonano come gruppo di apertura a diverse band, come Siouxsie & The Banshees, gli Ultravox di Midge Ure, e pubblicano il primo disco, nel 1979, Life In A Day, dalla stupenda copertina. Vivono in maniera turbinosa il pa...

New Order - Power, Corruption & Lies (1983)

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4 ragazzi di Manchester fecero una promessa, una volta creata la loro band: se uno di noi fosse andato via, la band sarebbe finita. Probabilmente non pensavamo che l’abbandono di uno dei componenti fosse definitivo. L’infausto 18 Maggio 1980, Ian Curtis, cantante dei Joy Division, viene trovato morto nella sua casa al numero 77 di Barton Street a Macclesfield: suicidio. La band si scioglie in quell’esatto momento, mentre l’album testamento, finito da poco, Closer, regala al mondo l’ultima perla oscura di quella band formidabile. Bernard “Albrecht” Dicken, nome d’arte Bernard Sumner (voce e chitarra), Stephen Morris (basso e voce) e Peter Hook (batteria) cambiano subito nome, e diventano New Order. Sono passati pochi mesi, siamo nel settembre del 1980, quando esce con questa sigla Ceremony \ In A Lovely Place, scritte in precedenza come Joy Division. Ancora confusi, scelgono una tastierista, Gillian Gilbert, e registrano un nuovo singolo, Everything’s Gone Green, che anticipa il primo d...

Van Morrison - Inarticulate Speech of the Heart (1983)

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di Silvano Bottaro Per fortuna questo è l'ultimo album in studio in cui compare Mark Isham, sempre più lanciato ad emulare Brian Eno e sempre meno impegnato a suonare la tromba. Per quanto l'album sia piacevole, sembra fatto con gli scarti del precedente. Troppi brani strumentali ed un suono che vorrebbe essere levigato e pulito ma rischia di cadere nella volgarità. L'inizio è scioccante, con i bassi pompati tanto da far pensare di aver preso per sbaglio un disco di Barry White. La voce emoziona come sempre, anche quando non canta ma recita, vedasi l'introduzione di "Rave on, John Donne". Per chi riesca, non è difficile, ad abituarsi al suono ammorbidito e plastificato, quest'album può rappresentare un piacevole diversivo nel catalogo dell'irlandese, o comunque un aromatico sedativo. Non mancano le belle canzoni, come "The Street Only Knew Your Name" che cerca di ripetere la "Cleaning Windows" dell'album precedente, ma nes...

Stevie Ray Vaughan & The Double Trouble - Texas Flood (1983)

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Uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi ha la sua personale folgorazione per la chitarra a 10 anni, quando a Dallas, nel Texas, gliene fu regalata una. E in poco tempo da autodidatta è abbastanza abile da esibirsi nei locali della città. Stevie Ray Vaughan nel 1972 si trasferisce a Austin dove il fratello Jimmie si esibiva. Lì Stevie inizia a conoscere i grandi dischi del blues, a modellare il suo suono a quello di giganti come Hubert Sumlin, Albert King e Jimi Hendrix, che diventerà il suo preferito. Nel 1975, a vent’anni, si unisce all’ex bassista di Johnny Winter, altro immenso chitarrista texano, Tommy Shannon e forma i Cobras, con cui inizia piccoli tour nello stato americano. 5 anni più tardi forma la sua band, i Double Trouble, con Tommy Shannon e il batterista Chris Layton. Con questo trio l’intesa è formidabile, nonostante la non eccelsa vena da cantante di Vaughan, ma la reputazione sale tanto che nel 1982 hanno la possibilità di suonare alla serata blues del legge...

Tom Waits - Swordfishtrombones (1983)

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Registrato in piena estate 1982 a Los Angeles, il nuovo album di Tom Waits, a dieci anni dal primo, esce dopo un anno e un mese di attesa. Chi l'ha ascoltato in anteprima deve essere rimasto senza parole, il che spiega un'attesa cosí lunga: qua e là è ancora possibile ritrovare il vecchio Tom Waits, sbilenco romanticone seduto al pianoforte impegnato a raccontare strabilianti storie da bar e amori andati a male. Ma le nuove canzoni — se cosí ci si vuole ostinare a chiamare queste composizioni un po' minimaliste, un po' rumoriste — vivono in una dimensione parallela che ha in comune con il vecchio Tom Waits solo la voce, roca e abrasiva come sempre. Chi vuole fare il colto, oltre che con Kurt Weill e Nino Rota, trova un legame con Harry Partch, il compositore americano morto da una decina d'anni che rifiutava le scale cromatiche e gli strumenti della tradizione e che inventò macchine sonore bizzarre e innovative. Chi è dentro la storia del rock'n'roll non ...

The Police - Synchronicity (1983)

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Sulla copertina Sting legge Carl Gustav Jung, tanto per essere chiari: la sincronicità di cui parla il titolo dell'album è esattamente quel principio di connessione tra due eventi che prescinde dal rapporto di causa/effetto e che ha che fare con una «conoscenza assoluta» alla quale si accede solo tramite l'inconscio. Hanno letto qualche libro, e soprattutto non hanno mai fatto niente per rendersi simpatici, i tre finti biondi, guidati — tra mille contrasti, mai veramente taciuti — dall'ex insegnante di letteratura inglese che si fa chiamare Sting. Non fanno nulla per nascondersi neanche stavolta, e le citazioni colte e fintocolte abbondano (un pezzo si ispira al Tè nel deserto di Paul Bowles), cosí come certe piccole concessioni a una moderata dissonanza che fanno tanto avanguardia. I Police sono sempre stati diversi dai gruppi della loro stessa generazione (l'immediato post punk, diciamo): Sting cantava ispirato a certi vocalist jazz, gli altri sono due strumentisti...

Violent Femmes - Violent Femmes (1983)

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Gli anni Ottanta sono belli tosti, nel 1982. Non si vedono vie d'uscita, se si guarda al mondo dalla ridotta del rock'n'roll. E il momento di fare qualcosa di assolutamente stupido. O geniale. Tipo fondare un trio acustico e portarlo in strada, e dalla strada in studio di registrazione senza cambiare nulla, e registrare un album intero senza avere uno straccio di contratto. Per di piú con un cantante (e autore di testi) di 18 anni, un ragazzino bassino che imita in tutto e per tutto Lou Reed. La leggenda dice che i tre fin dall'inizio si chiamano Violent Femmes, un nome che molti americani non sanno neppure pronunciare, altro che ricordare - hanno avuto la prima occasione la sera in cui, davanti al teatro in cui sono in programma i Pretenders, suonano per tirare su i soldi per il biglietto. La band di Chryssie Hynde li scopre, se ne innamora, li fa salire sul palco nel momento del bis. Non è difficile capire perché. Nel 1982 non c'è nessuno che suona la chitarra ...

R.E.M. - Murmur (1983)

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Presentando il cofanetto Nuggets, raccolta di sconosciuti 45 giri di garage-rock e psichedelia anni 60, il curatore Lenny Kaye aveva fatto notare come quel patrimonio artistico avesse rischiato l'oblio a causa della mancanza di mezzi per il passaparola di quegli anni (no alternative: o passavi in radio o rimanevi appannaggio di pochi). Come a dire che sarebbe bastato Facebook a rinsavire le carriere di tanti artisti che hanno poi attaccato la chitarra al chiodo per mancanza di riscontri. Ecco, Murmur dei R.E.M. è stato lo spartiacque tra le due epoche, il primo album nato in provincia, al di fuori dei canali della grande distribuzione discografica, ma sopravvissuto al tempo fin da subito grazie al passaparola delle piccole radio universitarie e delle stanzette nel retro dei negozi musicali, dove il commesso lungimirante ti portava dicendoti "lascia stare il nuovo degli Abba, ti faccio ascoltare io un gruppo forte!". I R.E.M. sono stati quelli che ce l'hanno fatta d...

Violent Femmes - Violent Femmes (1983)

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La variabile impazzita, l'eccentricità, la sorpresa che spiazza, che sfonda una porta. Senza bisogno di energia elettrica perché anche nel rock'n'roll esiste un'ecologia, un'idea di risparmio e di evitare sprechi inutili per cui il luogo comune less is more in questo caso è sacrosanto più che mai. Tanto è vero che quando uscì il primo disco delle Violent Femmes impazzirono tutti a cercare un riferimento, un modello a cui paragonare quel disco dalla meravigliosa copertina, un misto di innocenza e mistero, lo stesso che si sente nelle canzoni. Giocando tutte le carte possibili, dai Velvet Underground ai Modern Lovers, i tentativi furono infiniti, tutti giusti, nessuno corretto perché quella scheggia di puro genio era un bizzarro scherzo destinato a cambiare il corso della storia del rock'n'roll, mettendo in circolo il virus di un dubbio secondo il quale basta suonare sopra un catino rovesciato dal nome impossibile (tranceaphone) e tutta la prosopopea dell...

E T I C H E T T E

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