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Visualizzazione dei post con l'etichetta grateful dead

Grateful Dead - Europe '72 (1972)

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La storia dei dischi che si legano al numero 3 oggi prevede un triplo disco, dal vivo, di una formazione che ha fatto la storia della musica dal vivo (sono la band con più registrazioni live pubblicate della storia della musica, e vista la loro quasi cinquantennale attività non verranno probabilmente mai superati). I Grateful Dead decisero di intraprendere il primo tour fuori dagli Stati Uniti verso la fine del 1971. La band di San Francisco, che in patria era già una sorta di mito, non aveva idea dell'accoglienza degli ascoltatori europei. Anche per questo, la Warner Bros organizzò tutto alla perfezione, con una serie di concerti tra l'Aprile e il Maggio del 1972 previsti in Gran Bretagna, Francia, Germania, Paesi Bassi e Danimarca. I Dead erano in un momento di cambiamento organizzativo: Micky Hart, uno dei due batteristi, si chiamò per un po' fuori,  Ron "PigPen" McKernan era debilitato da problemi di salute (che lo porteranno dopo pochi mesi alla morte) e in q...

Dark Star - Grateful Dead (1969)

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Ci sono brani che contengono infinite emozioni e brani che sono contenitori di un mondo e di uno stile, oltre che di altre canzoni e suggestioni. Dark Star è certamente una delle frecce più belle scagliate dai maghi Grateful Dead, ma è anche la loro canzone recipiente, il veicolo per le loro improvvisazioni e per gli esperimenti che allargavano le pareti strutturali del brano oltre ogni immaginazioni. La versione più estesa nella storia dei Dead è quella relativa al concerto alla Public Hall di Cleveland del 6 dicembre 1973, lunga 43'27", in realtà esiste anche una versione di 63'51", ma è da ascrivere al progetto Mickey and the Heartbeats, quindi non con la band al completo. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Grateful Dead - Live\Dead (1969)

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L’apice della musica di San Francisco si ha con un ossimoro, perlomeno linguistico. Avviene nel momento massimo di popolarità, nei teatri simbolo, con la band che incarna quasi tutti le caratteristiche di questo periodo. Nel 1969 i Grateful Dead sono ospiti per alcuni concerti al Fillmore West e all’Avalon Ballroom, tra il gennaio e il marzo del 1969. Chiedono al loro mecenate e tecnico del suono, Owsley "Bear" Stanley (il quale molto prima di famose serie tv era anche un chimico clandestino, produttore di LSD, nominato Acid King dai media) di registrare con il meglio che si potesse avere, in termini di tecniche musicali, delle esibizioni live: Bear con l’aiuto di un altro ingegnere del suono, Ron Wickersham, perfezionerà le tecniche di registrazione con un nuovo tipo di microfono, e nuovi tipi di preamplificatori, tanto che Bear e Wickersham fondarono una società, la Alembic, che diventerà regina di questi componenti e in seguito meravigliosa liuteria per chitarre raffinatis...

Grateful Dead - Live Dead (1969)

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di Silvano Bottaro Live Dead è il primo album dal vivo della band che più di ogni altra ha costruito la propria immagine sui "live". Nella loro discografia i dischi dal vivo hanno raggiunto quelli in studio e senza dubbio sono destinati ancora a crescere. Live Dead è un live un po' speciale non solo perché è stato registrato con una platea di amici e non con un pubblico pagante ma soprattutto perché è un disco di passaggio, "il" disco di passaggio dagli Acid Tests e dalla San Francisco "sixties" verso il mondo nuovo, verso i settanta, anni più complicati e grigi. Nel '69 i Dead avevano appena abbandonato il quartier generale di Haight Ashbury e si erano spostati a nord, in campagna, alla ricerca della quiete e delle "buone vibrazioni" che nella città della baia, ormai sconsacrata, non poteva più dare. Con loro, anche la musica aveva cambiato domicilio, spostandosi dallo spazio astrale e psichico ai prati e alle colline di casa, da...

Grateful Dead - Workingman’s Dead & American Beauty (1970)

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Leggenda vuole che Grateful e Dead fossero state le due parole che a caso, aprendo un dizionario, Jerry Garcia avesse trovato per scegliere il nome della sua nuova band. Non so se la leggenda sia vera, ma è vero che i Grateful Dead sono stati, nella loro quarantennale carriera, uno dei pilastri della musica rock americana e uno dei gruppi più incredibili dal punto di vista musicale di tutti i tempi. Tutto comincia dal blues e dalla musica ancestrale americana e dalla baia di San Francisco, nel quartiere di Haight Ashbury. In un mix creativo, libero e ineguagliabile di musica, psichedelia filosofica, sostante acide, amore libero, miti orientali i Dead, insieme ad altri gruppi immensi con i Jefferson Airplane, I Quicksilver Messenger Service, i Love fecero da colonna sonora acida, lisergica e magica alla controcultura americana. Soprattutto nei concerti la magia della musica di Jerry Garcia (chitarra e leader carismatico), Bob Weir (chiatta e voce), Phil Lesh (al basso), Ron “Pigpen” ...

Grateful Dead: un colossale omaggio alla loro musica

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Una delle band più fantasmagoriche ed elusive del Novecento americano riceve un poderoso omaggio su cd  di Riccardo Bertoncelli  Si intitola come un horror di culto degli anni Ottanta, Il giorno degli zombi di George A. Romero, ma non ha niente di splatter e vuole raccontare ben altro. È una raccolta di cinque cd che i due fratelli dei National, Aaron e Bryce Dessner, hanno realizzato per onorare uno dei loro gruppi preferiti, i Grateful Dead, una delle band più fantasmagoriche ed elusive del Novecento americano (starò attento a non usare il termine «rock», più passano gli anni più suona davvero riduttivo). L’omaggio ha una forma adatta all’opera e ai modi di Jerry Garcia e soci, generosi dispensatori di musica in spettacoli di ore e ore (più di quattro, una celebre volta a Bickershaw): sono cinquantanove brani, cinque ore e mezza di musica, per quello che alla fine pare un monumento, un mausoleo, una piramide come quella di Giza, ai piedi della quale Garcia e compagni sparser...

Grateful Dead - American Beauty (1970)

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Grateful Dead hanno scritto pagine a dir poco memorabili, non sempre tanta grazia e vitalità musicale è riuscita a trovare una sua naturale prosecuzione entro le limitanti pareti di uno studio di registrazione. La discografia deadiana vede infatti alternarsi ad album ispirati e di pregevole fattura, altri di peso specifico minore. American Beauty , uscito nel 1970, a pochi mesi dal gemello "Workingman's dead", oltre ad essere insieme a quest'ultimo frutto della svolta country folk di Jerry Garcia e soci, appartiene di diritto al novero delle loro opere più belle. Il "Morto riconoscente", abbandonate infatti le proprie siderali esplorazioni musicali, poggia i piedi nelle polverose strade dell'America rurale e arcaica. Tra atmosfere elettroacustiche e rimandi alla tradizione musicale americana, Garcia, in coppia con il paroliere di fiducia Robert Hunter, appronta una manciata di brani dal fascino senza tempo. Se Ripple è pura tradizione (complice anche...

Dylan and The Dead

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Herb Greene, Dylan and The Dead, 1987 - Printed 2005

The Grateful Dead - American Beauty (1970)

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I Grateful Dead un giorno diventeranno la band dal vivo per eccellenza, anni e anni a girare gli States con un seguito di fedelissimi che in qualche modo riescono a pagarsi la vita tallonandoli da vicino, stravolti dalle droghe e piú ancora dagli assoli interminabili degli ultimi araldi della psichedelia. Ma è difficile anche solo immaginarlo, in questo 1970 in cui la band californiana (californiana del Nord, praticamente San Francisco) si mette in tasca il primo successo da classifica. E Workingman's Dead, il quarto album registrato in studio, che — un po' per scelta, un po' per necessità — nasce come una raccolta di canzoni, vere canzoni americane, chitarre acustiche e arrangiamenti semplici, provati a lungo prima di entrare in studio. Forse sono i 200 mila dollari che devono alla casa discografica, forse è tutto il tempo che Jerry Garcia, il capo della banda, ha trascorso con Crosby, Stills e Nash. Forse è un momento particolare, magico, se quando Workingman 's De...

Bob Dylan e The Grateful Dead nell'estate 1987

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A metà degli anni '80, Bob Dylan si trovò al "punto" più basso della sua carriera. Nella sua autobiografia ricorda: "Tutto è stato distrutto. Le mie canzoni mi erano diventate estranee, non ho avuto la capacità di toccare i "nervi giusti". Dylan, in tour con Tom Petty, si sentì in fondo alla "miniera" e Petty al top. Grazie anche a questo, arrivò alla conclusione che era arrivato il momento di mettere le cose in "chiaro" e uscire dal tunnel buio della musica. Una delle prima cose fu di accettare di fare dei concerti con i Grateful Dead. Era l'estate del 1987 e da quella reunion uscirono una valanga di tracce. Qui ne potete ascoltare 74 .

E T I C H E T T E

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