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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1974

Jackson Browne - Late For the Sky (1974)

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Nel cercare sempre nuove sfide sui legami dei dischi di ogni mese, stavolta ho pensato che visto il Febbraio carnevalesco, sarebbe stato bello presentare dei dischi che "mascherano" le copertine rifacendosi a famosissimi dipinti o opere d'arte. Pertanto per questo mese si parte dalla copertina. In questo caso, l'omaggio è al dipinto di René Magritte, L'Empire des lumières (L'Impero della luce), del 1953-1954; la fotografia originale della nostra copertina fu stata scattata su South Lucerne Avenue, appena a sud di West 2nd Street a Windsor Square, circa 10 miglia a sud-ovest della casa d'infanzia dell'autore del disco di oggi, a Highland Park, California, ad opera del designer e fotografo Bob Seidemann. Jackson Browne nacque in Germania dove il padre lavorava in una delle basi americane nella ex Repubblica Federale tedesca. Si sposta in California e la sua carriera inizia prestissimo: a 18 anni fa parte della Nitty Gritty Dirt Band, e sfoggia già una na...

Dedalus - Materiale Per Tre Esecutori e Nastro Magnetico (1974)

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  Le lezioni davisiane della "mescolanza" dei generi musicali ebbero proseliti ovunque, nonostante le critiche del jazz che quella non fosse più musica di quel genere, ma un'altra cosa. Uno dei posti dove quelle lezioni ebbero presa maggiore, e mi permetto di dire con risultati davvero eccellenti, fu proprio l'Italia. Sull'onda del progressive, che come gli estimatori sanno nel Belpaese ebbe una delle sue dimensioni più spettacolari e convincenti, il calderone del "jazz rock" produsse cose meravigliose: ricordo tra i tanti i mitici Perigeo, una delle band più sublimi della musica italiana; gli Arti E Mestieri, il cui esordio, Tilt (immagini Per Un Orecchio) del 1974 (con la iconica copertina con l'imbuto) è uno dei dischi jazz rock più belli in assoluto; i Napoli Centrale del commiato James Senese e per una volta anche gruppi del Sud Italia, come i bravissimi Baricentro dei fratelli Moncuzzi o gli Etna, di cui parlai anche in questa rubrica.  Il grup...

Eric Clapton - 461 Ocean Boulevard (1974)

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 Qualche anno fa, in una intervista, disse che in fin dei conti fu un disastro personale che, poco più che ventenne, il suo nome fosse apparito sui muri di Londra ai tempi dei Cream in questo modo: Clapton Is God. Eric Clapton è uno dei più leggendari chitarristi di tutti i tempi. Al titolo ha contribuito, oltre che la sua maestria assoluta, anche una vita fatta di alti e bassi, spesso proiettata all'auto-distruzione. Ed è proprio da uno dei periodi più complicati e difficile che Clapton esce nel 1973. Sono passati solo tre anni dal suo esordio solista, dopo lo scioglimento dei Cream (omonimo Eric Clapton, 1970) e il suo ingresso in quella meteora luminosissima che furono Derek & The Dominoes, che regalarono alla musica Layla & Other Assorted Love Songs (stesso anno, 1970). Da quel momento, una discesa rovinosa nelle dipendenze, soprattutto alcool ed eroina: supportato da un gruppo di amici storici, tra cui anche immensi musicisti (e lo si scoprirà tra poco) riesce a disint...

Neil Young - On the beach (1974)

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di Silvano Bottaro Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight's the night , On the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori. On the beach è una introspezione esistenziale con evidenti sottintesi psicoanalitici in un misto di irreale e quotidiano, di bisogno-abbandono, dove per la prima volta Neil Young vive la sua vita e le sue esperienze in prima persona. E' l'impronta esasperata e vera del suo personale modo di intendere il blues: una musica cruda, chitarre sporche e lancinanti, ritmiche squadrate ed essenziali e su tutto la voce cruda di Neil che tesse frenetiche immagini surreali, suonate e interpretate esclus...

Minnie Riperton - Perfect Angel (1974)

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 Ad una domanda, "cosa ti fa pensare l'estate?", una delle mie migliori amiche mi ha detto "al gelato!". Pensando che non mi ricordavo, al momento, nessun disco con un gelato in copertina, mi sono messo all'opera per scovarne una serie che comporranno i dischi di Agosto della rubrica. Iniziamo da un gelato che si sta sciogliendo tra le dita di una giovane e talentuosissima cantante, dalla storia tanto bella quanto drammatica, che ha avuto una delle voci più incredibili della musica (e  come spesso accade, colpevolmente dimenticata). Minnie Riperton nasce a Chicago nel 1947 da una umilissima famiglia, ultima di 8 fratelli. Il padre e la madre, due facchini, si accorgono della sua predisposizione alla musica e tra mille sacrifici la mandano a studiare al prestigioso Chicago's Abraham Lincoln Center, dove studia persino canto lirico. Minnie stupisce tutti per la sua predisposizione naturale al canto, tanto che inizia a cantare nei cori delle Chiese battiste...

Lynyrd Skynyrd - Second Helping (1974)

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Nel continuare i dischi che hanno un legame con il numero 3, oggi l'aggancio me lo dà questo disco, che nacque da un esigenza pratica: un bassista fondatore della band si deve assentare, viene sostituito da un altro, quando torna il bassista titolare il secondo, quasi per caso, viene spostato alla terza chitarra, e nasce così uno dei motivi più famosi del suono unico ed emozionante dei Lynyrd Skynyrd. La grande band del southern rock deve il suo fantasioso nome alla storpiatura di Leonard Skinner, il professore di ginnastica del loro liceo di Jacksonville, Florida, che non amava tanto i capelloni scalmanati. La band inizia a suonare insieme in un posto nelle campagne di Jacksonville, chiamato Hell House per il caldo infernale nelle giornate estive. Furono notati dal mitico Al Kooper, che li vide suonare in un locale di Atlante dal nome Funocchio's, e li presentò alla MCA, producendo il loro primo leggendario disco: (Pronounced 'Lĕh-'nérd 'Skin-'nérd) del 1973. È...

Tangerine Dream - Phaedra (1974)

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di Andrea Silenzi Il nome Tangerine Dream lo hanno rubato a una strofa di "Lucy in the sky with diamonds" dei Beatles. Il resto appartiene alla storia di un movimento ribattezzato dagli inglesi (non senza ironia) " krautrock ", di cui ancora oggi si scorgono le propaggini. La Germania dei primi anni '70 è stata la culla di una nuova utopia spaziale, di un suono elettronico che deriva direttamente dalle teorie dello scrittore e musicista Ernest Theodor Amadeus Hoffman che in tempi lontani fantasticava di "una meccanica superiore in grado di cogliere i suoni più strani della natura" e capace al tempo stesso di racchiudere in un "tutto indifferenziato" il rapporto tra lo spirito dell'uomo e la realtà. I Tangerine Dream non sono che i protagonisti più celebrati di un movimento musicale che ha sovrapposto senza timore di profanazione la cultura rock (e in particolar modo la psichedelia post Pink Floyd) all'avanguardia e alla nuova ...

Lou Reed - Rock N'Roll Animal (1974)

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di M. Zambellini Dopo l'incisione del concept album Berlin nel '73, una delle opere più impegnative e contraddittorie della sua carriera, Lou Reed pubblica Rock N'Roll Animal, primo album dal vivo nato dopo varie vicissitudini con il manager e produttore Dennis Katz. Disco spettacolare e strepitoso, la testimonianza di un periodo creativo che ha fatto sognare molti ma ha lasciato molte vittime sul campo, Rock N'Roll Animal è uno dei migliori live della storia del rock ed è una delle pietre milari degli anni '70 con quel sound duro e metallico, devastante nel ritmo, oscuro e trasgressivo nelle liriche. In scena c'è un Lou Reed quasi rasato a zero che gioca con mosse androgine e nervose a fare il cattivo maestro ed il principe dei bassifondi mentre la band suona col coltello tra i denti, sferragliando un rock newyorchese di grande potenza e feroci assoli di chitarre. Il set è incredibile, canzoni rese celebri dai Velvet Underground come Heroin, Whit...

King Crimson - Red (1974)

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Di quella band che nel 1969 sconvolse il mondo della musica con In The Court Of The Crimson King è rimasto solo il genio di Robert Fripp, che in 5 anni cambia 7 formazioni diverse. E il disco di oggi nasce dopo l'ennesimo cambio di formazione. Concluso un tour americano di tre mesi nel 1974, Fripp, Bill Bruford (batteria) e John Kenneth Wetton (basso, voce e chitarra) decidono a maggioranza di allontanare il violinista David Cross. Rimangono un trio, e iniziano a pensare ad un nuovo disco. In Gran Bretagna Fripp ha un incontro che gli sconvolge la vita: legge gli scritti di John G. Bennett, allievo diretto di Gurdjieff. Bennett, che era un matematico, voleva nei suoi lavori integrare il proprio sapere scientifico con le conoscenze acquisite in materia di filosofie orientali e misticismo con la frequentazione del grande maestro greco-armeno. Fripp ne rimase folgorato, e nei decenni successivi organizzerà nei campi studio di Bennett corsi di chitarra divenuti leggendari: non prendere...

Astor Piazzolla - Libertango (1974)

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Nello stesso anno in cui in Brasile Jorge Ben iniziava la sua rivoluzione della musica del suo paese, nei territori dei cugini argentini si consumava il più famoso degli assassini musicali (premetto subito in senso simbolico). Fu però un delitto che non portò alla fine, ma alla rinascita  e alla rivoluzione di uno mondo magico ma dalle regole ferree, fiero del suo conservatorismo: il tango. Oltre che musica e il più sensuale dei balli, il tango è poesia e cultura. Nessuno sa perchè si chiami tango (dal latino tangere, io tocco) solo che nacque agli inizi del ‘900 nella zona di Rio de la Plata, diffondendosi inizialmente in Uruguay e Argentina. Nella prima metà del secolo, dal punto di vista musicale, il tango si sviluppò come musica da orchestra e canto, con figure leggendarie, come quelle di Carlos Gardel, eroe nazionale argentino (anche se i maligni sostengono che fosse uruguaiano), Roberto Goyeneche o Carlos José Pérez. Il la musica e il canto, malinconico, emotivo, teatrale mod...

Deep Purple - Burn (1974)

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Tra i dischi che compiono 50 anni quest'anno, la scelta della domenica dell'Immacolata scalderà il cuore degli amanti dell'hard rock. Fu questo disco la seconda rinascita di una formazione che come poche altre ha segnato l'immaginario musicale, sia per la storia lunga e travagliata, ma soprattutto per la musica, dirompente e davvero una delle poche che ha, quasi da sola, designato un genere. ma andiamo con ordine. I Deep Purple nel 1972 sono tra le band più famose del mondo, e vengono da una serie di dischi capolavoro incredibile: In Rock (1970), Fireball (1971), e nell'anno magico del '72, Machine Head e quello che è probabilmente uno dei dischi più famosi della storia del rock, Made In Japan. Erano all'epoca alla seconda formazione, quando nel 1970 il cantante Ian Gillian e il bassista Roger Glover subentrano a Rod Evans e Nick Simper e si associano a Jon Lord alle tastiere, Ian Paice alla batteria e alla chitarra di Ritchie Blackmore. Eppure nel momento d...

Jorge Ben - A Tábua De Esmeralda (1974)

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Tutti noi conosciamo una canzone di Jorge Ben, straordinario musicista e cantante brasiliano, anche conoscendo per niente l'artista. Perchè è autore di una delle canzoni più famose di tutti i tempi, e simbolo della musica brasiliana: Mas Que Nada! (1964 dal disco Samba Esquema Novo) portata al successo da Sergio Mendes e i Brazil '66 e poi divenuta uno standard jazz, una canzone dalle centinaia di cover, una sorta di cartolina musicale della musica brasiliana. Ma Jorge Ben (che fino al 1989 userà questo nome d'arte, ma poi lo cambierà Jorge Ben Jor, scritto anche BenJor, per frenare l'incidente legale che attribuisce parte dei suoi diritti editoriali al cantante e chitarrista statunitense George Benson) è uno dei grandi autori di musica carioca, e uno dei pochi non "bossanovisti" a travalicare gli argini internazionali con dischi importantissimi. Bravissimo chitarrista, dalla fine degli anni '60, quando ottiene altro successo importante con il disco Jorge ...

Jackson Browne – Late for the sky (1974)

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di Silvano Bottaro Con una splendida immagine di copertina esplicitamente dedicata a Magritte, l’album spinse al top la cosiddetta arte del riflusso. Il canzoniere dei disillusi della contestazione trova in Jackson Browne un interprete perfetto, che racconta la fatica di vivere con malinconica credibile vitalità. 'Late for the sky' esce nel dicembre del 1974. Non è un momento particolarmente fortunato. Jackson ha appena passato qualche guaio con “Redneck friend”, una canzone tratta dal suo precedente lavoro, 'For everyman', in cui si parla di masturbazione. Sua moglie però aspetta un figlio. E, infatti, nel retro della copertina di 'Late for the sky', Jackson dedica il disco a quell’Ethan (“che sta per arrivare”). Il disco riceve i complimenti della critica, ma commercialmente è un piccolo disastro. Il suono morbido che viene offerto, le ballate profonde, il senso di vaga ma cosciente disperazione sociale attraggono e respingono allo stesso tempo. Di si...

Robert Wyatt - Rock Bottom (1974)

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di Silvano Bottaro Non è facile descrivere questo album, la sua bellezza è direttamente proporzionale alla sua complessità. Sono i Suoni e i sospiri di un uomo distrutto nel fisico, ma spiritualmente integro come pochi. Wyatt ritrova se stesso e l'inizio di una nuova vita proprio quando stava per perderla. Costretto su una sedia a rotelle, Wyatt realizza insieme ad amici canterburiani di vecchia data come Richard Sinclair, Hugh Hopper e uno straordinario Mike Oldfield, uno dei pochi toccanti inni di pace e d'amore mai ascoltati . Non c'è più la lucida follia dei Soft Machine , ne la psicotica anarchia dei Matching Mole , ma una musicalità dolce pervasa da un senso di commovente tranquillità e una voce roca che sembra quasi sottolineare i passaggi di questa eterea e sognante dimensione. Rock Bottom è un fascio di luce radioso che entra dalle finestre dell'anima per esaltare l'imperscrutabile grandiosità della vita. Un destino oltraggioso a causa dell'autoles...

Genesis - The Lamb Lies Down On Broadway (1974)

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Quando si parla di dischi dove davvero si sente quanto siano bravi i musicisti, non si può non pensare all’epopea del progressive (che come quelli che mi sopportano in questa rubrica da più tempo sanno, sia uno dei miei pallini musicali). Il prog, che vorrei sottolineare è una definizione che negli anni è diventata sempre meno descrittiva e precisa, ma che per consuetudine e anche affetto si continua ad usare, è stato il primo e significativo della gioventù europea di creare musica pop fuori dallo schema del blues americano d’importazione. Sembra un particolare secondario, ma è fondamentale, come lo è l’estrazione sociale dei protagonisti: tutti baby boomer (termine che vuol dire la prima generazione nata dopo la guerra, non il sarcastico e odioso epiteto di oggi contro chi non è “giovane”), sospinti dalla crescita economica e, particolare importantissimo, la prima generazione che fa musica studiando a livelli superiori; quasi tutti i grandi gruppi progressive sono formati da ragazzi l...

Weather Report - Mysterious Traveller (1974)

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I detrattori di Miles Davis hanno sempre puntato in particolare su un aspetto: non è mai stato un virtuoso del suo strumento, la tromba. Effettivamente l'osservazione ha senso, ma nel progetto musicale di Davis è irrilevante il virtuosismo esecutivo, dato che aveva sempre in mente ben più potenti rappresentazioni musicali. Ma perfino i suoi più acerrimi avversari non hanno mai potuto dire nulla sua sul carisma da band leader e sul suo fiuto di talent scout, capaci di mettere insieme gruppi di musicisti sulla carta perfino antitetici, ma che con lui non solo hanno dato il loro meglio, ma hanno persino continuato e ampliato le sue idee. Questo successe al pianista, tastierista e organista Joe Zawinul e al sassofonista Wayne Shorter. Il secondo è stato il pilastro del secondo grande quintetto davisiano (a cui dedicai il mese celebrativo della 250.ma Storia Di Musica), il primo fu uno degli innesti decisivi in quel piccolo arco di tempo che attraverso i già citati capolavori In A Silen...

Richard And Linda Thompson - I Want To See The Bright Lights Tonight (1974)

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Nel 1972, quando abbandona i leggendari Fairport Convention, gruppo cardine della rivoluzione del folk sulla via della sua elettrificazione, ha poco più che venti anni. E già allora era unanimemente considerato un talento prodigio e cristallino. Abbandona un gruppo popolarissimo e autore di dischi capolavoro per seguire la sua visione di musica, una nuova via britannica al folk, che mescoli insieme il rock'n'roll con le cantate popolari dei secoli precedenti, strumenti ad arco con la sua fidata chitarra elettrica, dulcimer e fisarmoniche. Nello stesso anno pubblica il primo tentativo, Richard Thompson Starring As Henry The Human Fly, dove è aiutato da un pezzo dei Fairport (la voce inarrivabile di Sandy Denny e il basso-guida di Ashley Hutchings) dove sperimenta questo mix che è ancora acerbo, come la sua voce (nei Fairport non era il cantante principale) ma che ha le prime canzoni gioiello (The Angels Took My Racehorse Away, che stilla britishness in ogni nota) e le prime gran...

Popol Vuh - Einsjäger und Siebenjäger (1974)

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Una delle figure più belle e importanti di tutta la musica europea degli ultimi 40 anni salì alla ribalta proprio con la musica cosmica tedesca. Aveva studiato pianoforte Florian Fricke, al conservatorio di Freiburg in Baviera; in seguito con l'amico Eberhard Schoener, anch'esso compositore e musicista fuori dagli schieramenti, si era interessato da prima al jazz e in seguito alla musica elettronica d'avanguardia. Erano gli anni della sperimentazione e Fricke nel frattempo faceva il critico cinematografico, altra sua grande passione, per grandi giornali come la Süddeutsche Zeitung e Der Spiegel, dove curava anche alcune pagine culturali. Ebbe così nel 1967 un incontro importantissimo per lui: Werner Herzog, che diventerà un immenso cineasta, gli fece fare una piccola parte in Lebenszeichen (Segni Di Vita del 1968, suo primo lungometraggio e girato anche in Italia, a Orgosolo in Sardegna). Nacque così un’amicizia che durerà tutta la vita di Fricke e che vedrà, nella seconda ...

E T I C H E T T E

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