Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta ottimo

The War On Drugs - Lost In The Dream (2014)

Immagine
di Silvano Bottaro Premessa: Lost In The Dream è il primo quasi-capolavoro di questo duemilaquattordici. I The War on Drugs si formano nel 2005 grazie all'incontro di Adam Granduciel e Kurt Vile. Dopo alcuni demo e l'album di debutto Wagonwheel Blues , Vile lascia il gruppo e inizia la sua ottima carriera solista. Nel 2011 viene pubblicato il secondo album Slave Ambient e nel marzo 2014 Lost in the Dream . Dieci brani, solo due al di sotto dei cinque minuti, confermano la grandezza di questo gruppo. Ballate con dei riff trascinanti, riescono ad emozionare in maniera disarmante. E' un disco piacevolissimo con dei spunti di valore assoluti, dove classic rock e psichedelia si fondono in un tutt'uno, senza mai cadere nel banale. Il suono infatti, molto legato agli anni settanta, è perfetto senza nessuna sbavatura. Non mancano il synth e le atmosfere ambient che degli anni '70 furono tra i protagonisti, non mancano certo i richiami in primis ai Petty, Knopfl...

Jackson Browne - Late For the Sky (1974)

Immagine
Nel cercare sempre nuove sfide sui legami dei dischi di ogni mese, stavolta ho pensato che visto il Febbraio carnevalesco, sarebbe stato bello presentare dei dischi che "mascherano" le copertine rifacendosi a famosissimi dipinti o opere d'arte. Pertanto per questo mese si parte dalla copertina. In questo caso, l'omaggio è al dipinto di René Magritte, L'Empire des lumières (L'Impero della luce), del 1953-1954; la fotografia originale della nostra copertina fu stata scattata su South Lucerne Avenue, appena a sud di West 2nd Street a Windsor Square, circa 10 miglia a sud-ovest della casa d'infanzia dell'autore del disco di oggi, a Highland Park, California, ad opera del designer e fotografo Bob Seidemann. Jackson Browne nacque in Germania dove il padre lavorava in una delle basi americane nella ex Repubblica Federale tedesca. Si sposta in California e la sua carriera inizia prestissimo: a 18 anni fa parte della Nitty Gritty Dirt Band, e sfoggia già una na...

Michael Jackson - Thriller (1982)

Immagine
 Quando iniziò a trasmettere, MTV fece una scelta editoriale piuttosto precisa: trasmettere solo video di artisti rock bianchi. Questo fece la fortuna di molti gruppi europei che iniziarono subito a intuire il potenziale enorme della diffusione dei videoclip (tipo i Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Police), che seppur strumento molto più antico del network della musica (i primi video girati per promuovere musica sono degli anni '30) trova una piena e autentica consegna di senso su MTV. Un artista che ne aveva intuito le possibilità in quegli stessi anni, l'inizio degli anni '80, inizia la sua carriera solista nel modo più straordinario di sempre e diventerà decisivo e fondamentale nell'evoluzione sia di MTV sia nella piena affermazione del canale come mezzo privilegiato di promozione.  Michael era uno dei 5 fratelli Jackson che come Jackson 5 sono stati protagonisti della musica afroamericana per tutti gli altri '70. I loro dischi per la Motown ebbero un grande su...

Radiohead - Kid A (2000)

Immagine
  26 anni fa usciva questo disco, è fu un punto di rottura: musicale innanzitutto, ma anche per come un disco veniva prodotto, distribuito, commercializzato. A distanza di anni posso dire che parte delle sue innovazioni furono fortuite, non programmate da un gruppo di musicisti che stava attraversando un periodo delicatissimo dal punto di vista psicologico, ma ciò che rimane alla fine è uno dei dischi più innovativi e magnetici di sempre, capace di affascinare totalmente anche a distanza di un quarto di secolo. I Radiohead venivano dal successo straordinario di un altro disco leggenda, Ok Computer, del 1997: un lavoro potentissimo che li catapulta da piccola band underground britannica nell'olimpo della musica rock internazionale. Le canzoni di quel disco diventano inni generazionali, tra i più famosi Paranoid Android, Karma Police, No Surprises. La band va in tour continuamente, ma questo sta stretto soprattutto a Thom York, che ha una sorta di esaurimento nervoso che sfocia in un...

Bob Dylan - Blood On The Tracks (1975)

Immagine
  Un altro dei pilastri della Rubrica è l'annuale omaggio a Bob Dylan, che è uno dei miei miti musicali. Quello di oggi è particolarmente emozionante perchè è uno dei miei dischi preferiti e uno dei più belli della storia della musica. La sua genesi è tormentata e io la faccio partire da un momento particolare. Dylan nel 1966, a luglio, ha uno spaventoso incidente motociclistico presso Woodstock, dove aveva una villa in campagna. La vicenda è abbastanza oscura per scatenare le leggende più strane, dal fatto che sia morto, che sia morto e resuscitato, fino alla banale “è una scusa” per riposarsi a corto di idee, tossico e pieno di crisi personali. Durante la convalescenza insieme alla The Band suona nel seminterrato della sua villa e di quella che Danko comprerà a pochi metri, The Big Pink (come vi ho raccontato qualche storia di musica fa), scrivendo e suonando un oceano di cose, che in parte finiranno ad artisti amici, in parte verranno pubblicate nel bootleg più famoso della stor...

Miles Davis - Bitches Brew (1970)

Immagine
  Tutti i dischi che ho raccontato fin qui sono per me importanti, nel senso che mi lega a loro ammirazione e piacere nell'ascoltarli e studiarli. Tra loro, ci sono molti che espandono a moltissimi quelle emozioni, divenendo dei classici riuscendo a raccontarsi ad una platea molto più grande. E poi ci sono dei dischi, uno sparuto gruppetto, che oltre a quell'emozione hanno un valore simbolico, storico e culturale maggiore perché sono dei momenti diversi, di spinta creativa differente. Il disco che oggi festeggia il numero 400 di questa rubrica è probabilmente l'apice di questo discorso, uno dei dischi, se non il disco, più controverso nel suo impatto culturale. Eppure mi ha sempre stupito il fatto che per la sua realizzazione ci siano volute solo 9 ore, in tre turni "sindacali" da 3 ore, tenute il 19,20,21 Agosto 1969 presso i leggendari studi di registrazione Columbia sulla 52.ma Strada a New York, edifici che un tempo avevano ospitato le aule della prestigiosa J...

John Mayall with Eric Clapton - The Bluesbreakers (1966)

Immagine
di Silvano Bottaro Erano trascorse a malapena un paio di settimane dalla separazione con gli Yardbirds che John Mayall ingaggia Eric Clapton con i Bluesbreakers (aprile 1965). Il gruppo comprendeva, allora, John McVie al basso e Hughie Flint alla batteria. Furono proprio i Bluesbreakers a portare dentro il british blues una briosità tecnica ed un virtuosismo sconosciuto prima. Dal vivo diventarono una autentica attrazione, ed a proposito di Clapton, non era inconsueto sentire nei concerti qualche fan gridare a Mayall: "give a God solo!" Il produttore Mike Vernon riuscì però a combinare la prima session di quella favolosa line-up solamente nel luglio del '66. E nell'agosto, quando il disco era pronto, Clapton non faceva già più parte del gruppo. "John Mayall with Eric Clapton" è un album seminale nel vero senso della parola. Esso rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo del rock. La musica suonata era uno dei primi grandi e straordinari i...

The Chieftains & Ry Cooder - San Patricio (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro Per quanto riguarda la musica popolare, dal 1996 anno di uscita di quel meraviglioso disco che porta il nome di “Buena vista social club” niente è stato pubblicato di così bello e guarda caso anche in quel disco c’era la presenza di Cooder. In realtà non è un caso, nessuno meglio di lui sa raccogliere le radici storico musicali di un popolo. In questo disco il risultato è doppio visto che il suo collaboratore Paddy Moloney (leader dei Chieftains) è altresì un musicista sempre alla ricerca di perle sonore appartenenti al suo popolo d’Irlanda. Due mondi quindi, quello di Ry Cooder e una musica di base messicana e quello dei Chieftains con le loro ballate irlandesi, uniti per raccontare una storia che porta il nome di San Patricio, una guerra avvenuta nel 1846 tra messicani e americani alla quale parteciparono molti irlandesi. Il disco, che i due musicisti poco più che sessantenni hanno inciso, comprende diciannove brani. Tutte le canzoni sono ricche di sonorit...

The National - Hight Violet (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro A tre anni di distanza da “The Boxer” è uscito “Hight Violet”, quinto disco dei The National, band originaria di Cincinnati. Il disco pur senza particolari originalità è senz’altro tra i più ascoltabili di questo ultimo periodo. La particolarità del suono “The National” è la bella voce baritonale di Matt Berninger che attraverso il suo modo di cantare ha creato un marchio di forza appiccicato al gruppo. “High Violet” è un disco molto piacevole, e volendo inquadrarlo in qualche stile sonoro, per quanto non sia facile, nel loro sound riecheggia un misto di New wave con qualche spruzzatina di folk il tutto innaffiato da un buonissimo easy-rock. Tutte le undici canzoni del disco sono di buona fattura, non ci sono quindi momenti di “stanca” e l’album si fa ascoltare dall’inizio alla fine. Ascoltandolo e riascoltandolo molte volte e in situazioni diverse, la cosa che si evidenzia è la peculiarità del suono che sembra appartenere effettivamente alla realtà de...

Roky Erickson with Okkervil River - True Love Cast All Evil (2010)

Immagine
di Silvano Bottaro Prosegue bene quest’annata musicale con Roky Erickson che insieme alla band texana degli Okkervil River pubblica "True Love Cast Out All Evil" disco che arriva dopo quindici anni da “All That May Do My Rhyme”. Per la comprensione dell’uomo e del disco è utile tenere presente che la vita di Erickson è stata particolarmente segnata da una serie di vicissitudini.  La lista è lunga, Roky, infatti, ha avuto problemi con la giustizia e la droga nei tempi passati e con la schizofrenia in tempi recenti. Ora completamente ristabilito e grazie a certi contatti: Will Sheff e Andrew Savage, manager degli Okkervil River, è ritornato in auge con questo nuovo album. Il disco è un’autobiografia in musica. Il male, la tristezza, la morte ma anche l’amore, la speranza la spiritualità sono i temi di cui parlano i testi delle sue canzoni. Dodici brani estremamente coraggiosi dove il nostro sessantatreenne cantautore mette a nudo tutta la sua vita. La sua voce intensa...

Laurie Anderson - Strange Angels (1989)

Immagine
di Silvano Bottaro Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando "Language is a virus" farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di "Mr Heartbreak", ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all'intelligenza e al cuore. Nessun taglio netto con il passato: la Anderson di oggi (1989) è la stessa di sempre, solo discorre con maggior semplicità, con dolcezza e malinconia. Accarezza le tradizioni musicali del centro e del sud America, le culla con sguardo ironico (ma non cinico), le riveste d'eleganza europea e ce le porge cantando con grazie inaudita. Si Laurie canta e lo fa divinamente, abbandonandosi senza freni ad un'ondat...

Peter Gabriel - So (1986)

Immagine
di Silvano Bottaro So è il quinto album solista di Peter Gabriel ed è il primo che porta il titolo di una sillaba, i primi quattro, infatti, hanno un numero progressivo: 1, 2, 3 e 4, mentre i prossimi porteranno il titolo di Us e Up. Non privo di successo, prima con i Genesis e poi come solista, è con questo album che Gabriel raggiunge il vertice della popolarità. Il suono moderno e i brani solidi grazie anche la maestria del co-produttore Daniel Lanois, portano il disco nelle classifiche mondiali. Brani come "Sledgehammer", "Red Rain", "Don't Give Up" con Kate Bush e "In Your Eyes" con Youssou N'Dour, fanno di questo disco degli anni Ottanta uno degli album più belli dell’intera produzione inglese di quegli anni. Peter il mastro-alchimista multiforme, non privo di coraggio, s’infila nei suoni più “rischiosi” dove la contaminazione fa da padrona. Sentimentale ed evocativo, So è la somma di ogni esperienza passata di Gabriel a cominci...

Pink Floyd - Ummagumma (1969)

Immagine
 Quando la Emi, che li aveva sotto contratto, decise che sarebbe stato pubblicato come uno dei dischi di punta della neonata etichetta Harvest, quella che era una delle band più promettenti del panorama rock britannico sapeva bene che era necessario un album “serio”, cioè una musica che si slegava dalla fruizione dei locali, dove si andava a ballare, ma che invece era diretta ad un nuovo pubblico, in espansione, che sentiva tutto rapito a gambe incrociate sulla pista da ballo, immerso nella musica. Quella band erano i Pink Floyd, che iniziarono a pensare al loro quarto disco negli studi di Abbey Road. Lo chiamarono Ummagumma, che nel gergo di uno dei groupie del gruppo, Ian "Imo" Moore, voleva dire “fare sesso”. Stavolta fu proposto un metodo nuovo per la sua ideazione. Ognuno dei componenti infatti lavorò autonomamente ad un proprio brano, nel tempo stabilito di 15 minuti ciascuno. Liberi anche dalle pressioni della casa discografica per l’uscita di un singolo, i musicisti f...

R.E.M. - Out Of Time (1991)

Immagine
di Silvano Bottaro Rapidi Movimenti Oculari, l'indice fisiologico che rivela lo svolgersi del sogno all'interno del sonno. La musica rock per i R.E.M. è appunto uno stato ipnotico da sogno, dove i musicisti analizzano le varie visioni musicali, quelle che hanno mosso la loro sensibilità creativa (Doors, Byrds, Velvet), sovrapponendole poi con innovazioni e ulteriori appendici. Abbandonata la neo-psichedelia del giro californiano, i R.E.M. realizzano l'opera più alta del nuovo sound metropolitano, dove la band vive queste composizioni in prima persona con una formula che si rivelerà imbattibile. Questi quattro protagonisti da Athens, Georgia, fanno il "salto" grazie a un album che parla d'amore. Ne parla alla maniera loro, senza nulla concedere al luogo comune e senza spiegare: più che di un'analisi o un racconto, si tratta di un'evocazione di sentimenti e stati d'animo, dalla solitudine all'euforia, senza dimenticare l'ossessione...

Neville Brothers - Yellow Moon (1989)

Immagine
di Silvano Bottaro Assieme a Brothers Keeper è senz'altro Yellow Moon il disco più importante della produzione musicale dei Neville Brothers. Seguendo coerentemente una linea di sviluppo artistico che dall'iniziale influenza del cajun e della tradizione creola di New Orleans li ha portati man mano ad una miscela sempre più veriegata di stili, i Neville Brothers arrivano alla tappa più importante del loro lunghissimo cammino discografico iniziato negli anni sessanta come Meters . Aaron, Ivan e compagnia decidono di estendere lo spettro di interessi e di indirizzi musicali con un prezioso lavoro di ripescaggi colti tra rock, gospel, musica etnica ed altri ricordi. E' un clima magico in uno swingante caleidoscopio di cori e controcanti fatti ad incastri che si muovono nella corrente più nobile della black music e del pop adulto. Yellow Moon è musica che scorre via corposa, ricca di contrasti tematici e sonori tra nero e bianco, dosata fino all'ultima nota dalla...

Massimo Bubola - Amore e Guerra (1996)

Immagine
di Silvano Bottaro In Amore e Guerra , Massimo Bubola unisce passato e futuro, infatti, reinterpreta alcuni brani che ha scritto per altri con rinnovata energia ed intensità e dà a queste canzoni una veste completamente rinnovata. Bubola mostra le sue qualità di interprete, la sua rilettura è infatti lucida e piena di forza e le canzoni, che vengono da diciotto anni (dal 1978) di scrittura conto terzi, ne escono rivestite a nuovo: un disco come questo copre un buco nella discografia italiana. La musica è sana, americana nello spirito, italiana nel corpo; non c’è, in queste canzoni, la solita italietta canora, la solita tiritera melodica, bensì un suono robusto e vibrante, che ci scuote e ci porta a gustare il disco, a risentirlo ed a risentirlo in continuità. Chitarre elettriche, batteria dura, basso pulsante, ogni tanto una fisarmonica o un violino al servizio di qualche aria folkeggiante. Musica dolce e forte al tempo stesso: Bubola è un cavallo di razza che sa dosare ...

Van Morrison - A Night in San Francisco (1994)

Immagine
A night in San Francisco è un piccolo gioiello, registrato dal vivo al Masonic Auditorium di San Francisco. Un piccolo gioiello perchè Van Morrison con questo disco raccoglie tutta la sua arte e la mette in scena con un energia, ed una creatività, che pochissimi altri artisti al giorno d'oggi sono in grado di esprimere. E lo fa in maniera tranquilla, senza troppe tecnologie e trucchi, solamente cantando alcune delle sue più belle canzoni ed un pugno di classici senza tempo della musica popolare, scelte dal suo infinito canzoniere dell'anima. Sì, perchè di musica dell'anima si tratta, di soul music nell'accezione più ampia del termine, una soul music che mescola blues, rock, gospel, tradizioni irlandesi ed americane, in un unico, grande insieme musicale, che sfugge alle categorizzazioni più semplici dei generi. A night in San Francisco è la fedele riproduzione su disco di due straordinari concerti, registrati il 12 ed il 18 dicembre 1993, da Morrison e dalla sua ban...

Police – Reggatta de Blanc (1979)

Immagine
di Silvano Bottaro Ci sono dei dischi che più di altri rimangono nella mente perché legati a forti emozioni. Questo è uno di quelli, un disco legato soprattutto a ricordi… pensate; vent’anni e un nuovo amore… ho detto tutto, no? Restiamo negli anniversari con questo disco trentenne (che porta bene i suoi anni) Reggatta de Blanc, probabilmente il loro capolavoro uscito nel '79 d opo “Outlandos d’amour” del ’77. All’inizio c’è il punk, anche se per sottrazione: ” Il punk mi interessa come fatto di costume, la musica invece mi fa veramente schifo ”, osserva Sting mentre sfrutta lo stesso circuito di club utilizzato da Clash, Stranglers e Sex Pistol. E’ il 1977, e il fenomeno Police esplode in Inghilterra. Sting avverte che è giunto il momento per esprimere cose originali, per superare il guado in cui s’è cacciato il movimento punk, cui per altro non appartiene. Sente di avere un mucchio di cose nuove da dire. Ci crede, e con lui Stewart Copeland. Ha anche dato un calcio alla sua carri...

Femi Kuti - No Place For My Dream (2013)

Immagine
di Luca Sanna La vita dei figli d’arte ha due facce, quella comoda del giovane ricco e privo di problemi, e quella resa difficile dal continuo confronto con i famosi, magari geniali, genitori. Femi è in effetti il primo figlio di Fela Anikulapo Kuti, inventore e re incontrastato dell’afrobeat, ma molto di più: rivoluzionario, agitatore, oppositore del regime militare che all’epoca reggeva la Nigeria, dove nacque e visse una troppo breve vita, stroncata dalle complicazioni dell’AIDS che aveva combattuto in prima linea. Insomma, l’idolo di una nazione intera, un vero monumento, che Femi, dopo essere stato cresciuto dalla madre, appena quindicenne decise di seguire, diventando membro della sua band e della comune da lui fondata, la Kalakuta Republic. Gli anni ’70 erano al tramonto, ma simili esperimenti libertari ed egualitari erano ancora all’ordine del giorno. Bei tempi, ma non siamo qui per parlare di questo: si tratta invece di esaminare il sesto “full length” - diciamolo pur...

Fela Anikulapo Kuti - Black President (1981)

Immagine
di Alberto Campo Nella discografia sterminata che Fela Kuti ha consegnato alla storia musicale del Novecento, Black President occupa un ruolo determinante, poichè fu l'album che ne impose definitivamente la figura su scala planetaria. Edito da una major, e perciò reperibile anche fuori dai circuiti specializzati, divulgò il linguaggio sonoro rivoluzionario del Presidente Nero oltre la ristretta cerchia degli appassionati. Accompagnato dagli Afrika 70, l'orchestra dal mutevole organico - qui c'è al sax Lester Bowie dell'Art Ensemble Of Chicago, per dire - che ne assecondava le imprese, in seguito ribattezzata Egypt 80, Fela mette in mostra il meglio di sé. Tanto per cominciare, ripropone due temi classici del proprio repertorio: il mantra anti-imperialista I.T.T. (acronimo di International Thief Thief), 18 minuti di funk africano fiero e polemico, e l'elegiaco Sorrow tears and blood . Un Riders of the storm ambientato in Nigeria, quest'ultimo: cronaca d...

E T I C H E T T E

Mostra di più