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Talking Heads, Guida per principianti

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I Talking Heads si formano a New York nel 1974, quando i membri fondatori del gruppo—David Byrne, Chris Frantz, Tina Weymouth e Jerry Harrison—si incontrano alla Rhode Island School of Design. In quel periodo la Grande Mela sta attraversando un periodo molto florido dal punto di vista artistico: sono gli anni delle avanguardie pop spinte da Andy Warhol, e della scena underground musicale più ricca degli Stati Uniti. In questo panorama eclettico e creativo, i Talking Heads si impongono nel circuito dei giovani gruppi della città come una delle band più promettenti. Il loro suono è fresco, diretto, ma allo stesso tempo curato. Dopo tre anni di gavetta, nel 1977 esce il loro primo album, Talking Heads: 77, a cui fa seguito un tour del paese al seguito dei Ramones, altra grande band newyorkese di quegli anni. L’album contiene uno dei brani più famosi della band: Psycho Killer. L’esordio attira l’attenzione del produttore Brian Eno, divenuto poi celebre grazie ai lavori reali...

Talking Heads

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La chiamano new wave, nuova onda, ma non si sa bene di cosa. Dovrebbe essere rock, ma la gran parte delle formazioni che la praticano con il rock ha poco a che vedere. Si tratta di una nuova musica, sotto ogni punto di vista. C’è un pugno di musicisti, tra l’Inghilterra e l’America, che si mette al lavoro sull’ipotesi di un nuovo ordine del suono. Tra questi c’è un gruppo americano che fonde le esperienze di tutti in un nuovo esaltante progetto musicale, i Talking Heads di David Byrne. Inglese di nascita ma americano di formazione, leader della band, Byrne intuisce per primo il futuro cosmopolita della nuova ondata musicale che sta scuotendo le coscienze di mezzo mondo. Il loro album d’esordio, 77, è un rock modernista e spigoloso in cui si riscontrano molte analogie con il punk, Byrne ha probabilmente solo una vaga idea della direzione che quella musica prenderà nei quattro anni a seguire. Dal look “normale”, Byrne, ma con facile inclinazione alla lucida follia, canta il brano p...

Once in a lifetime - Talking Heads (1980)

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"C'è una vena provocatoria di David Byrne, rifiuta ogni luogo comune del nostro tempo. Quando cammina, inciampa continuamente. E' nervoso, e dimostra di esserlo. Quando si siede su una sedia lo fa in modo insolito, semplicemente perché vuole sedersi a modo suo". Parole di Tina Weymouth, una delle tre "Teste Parlanti" che hanno accompagnato lungo una carriera ultadecennale David Byrne, il provocatore, non solo per i suoni: quando il punk imperversava ovunque e il look era fatto di spilloni, chiodi, pantaloni di pelle, stivali e problematici tagli di capelli, lui si presentava sul palco del Cbgb's, tempio della nuova musica newyorkese, in perfetto completo casual e capelli corti. (M. Cotto - da Rock Therapy) 

Alcune canzoni del 1977 #2/16

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“Psycho killer”, Talking heads Diventata notissima anche oltre i fans delle cose dei Talking Heads e della new wave soprattutto per il memorabile “faffà-ffaffà-fa”. Parla, in effetti, di uno psycho killer.

Talking Heads - Remain in Light (1980)

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Remain In Light è il fronte più occidentale nella scoperta della musica africana e caraibica: l'incontro e la simbiosi tra l'arte concettuale dei Talking Heads e la varietà ritmica imposta da Bob Marley a Fela Kuti fino a Kurtis Blow porta a siglare una pietra miliare, ricercata e geniale, frenetica e coinvolgente. Molto di ciò che verrà dopo il 1980, anno dell'uscita di Remain In Light, e il 1981, anno della scomparsa di Bob Marley, deve molto a questo disco, al suo carattere cosmopolita, alla visione poliedrica di Brian Eno, che qui ha un ruolo fondamentale nel guidare i Talking Heads a concepire il loro capolavoro. Remain In Light era e resta proiettato nel futuro e ancora di più la sua evoluzione dal vivo, dove i Talking Heads si trasformarono in una sorta di elaborato ensemble jazzistico con tutti gli strumenti raddoppiati, un po' alla Ornette Coleman e un po' alla King Crimson dove, guarda caso, finirà Adrian Belew, il chitarrista aggiunto durante le incisi...

Talking Heads - Remain In Light (1980)

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Le canzoni dei Talking Heads «pulsano», scrive qualcuno. Be' non piú, non solo. Da quando hanno incontrato Brian Eno, che ha già lavorato con Roxy Music, David Bowie, Robert Fripp, sono cambiati. I Zimbra, dentro Fear Of Music (uscito nel 1979), che adatta su una base poliritmica una poesia del dadaista Hugo Ball, indica una strada che Remain In Light imbocca a tutta velocità. Fin dalle prime note di Bom Under Punches si capisce che la strada ha portato David Byrne e compagni molto avanti, diciamo una decina d'anni piú avanti di chiunque altro. La scoperta di Fela Kuti, il nigeriano che si è inventato l'afrobeat, funk africano, ha cambiato la vita a Brian Eno, e ora lui sta cambiando il gruppo di cui sostanzialmente in questi mesi fa parte (firma anche lui tutte le canzoni dell'album, non senza qualche malumore da parte degli altri). Le prime battute del primo pezzo del disco lo dimostrano: le percussioni si intrecciano, entra una chitarra (ritmica), il basso sostien...

Talking Heads - Talking Heads: 77 (1977)

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Sono gli ultimi dei quattro big del CBGB che arrivano a pubblicare un album (gli altri tre sono Ramones, Patti Smith e Television). Sono anche, almeno in apparenza, i piú pop tra i quattro i meno chitarristici, i piú ironici. Vengono tutti dalle scuole d'arte: il tastierista, Jerry Harrison, studia architettura a Harvard. Scottato dallo scioglimento dei Modern Lovers, di cui faceva parte, impiega qualche mese per farsi convincere a mollare l'università. Ci riescono infine David Byrne, che è nato in Scozia e ha vissuto anche in Canada, Chris Frantz e Tina Weymouth, che sono una coppia: i tre abitano insieme in un loft con i materassi sul pavimento e mangiano cibo cinese per spendere meno. Byrne è innamorato del suono della chitarra elettrica, che considera il primo e forse unico strumento musicale della modernità, pulito, metallico, preciso, «ma anche funky e africano». In una parola sola, americano. Il rock'n'roll gli pare morto, o almeno agonizzante, mentre la scena...

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #5 Robert Rauschenberg

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Robert Rauschenberg - Talking Heads, Speaking in Tongues, 1983 Il leader dei Talking Heads, David Byrne, contattò Rauschenberg dopo aver visto le sue opere alla Leo Castelli Gallery, e gli chiese di realizzare la copertina del quinto disco della sua band. Rauschenberg accettò, ma chiese di poter realizzare qualcosa di insolito: una scatola di plastica trasparente con la sua realizzazione stampata su tre collage trasparenti, uno per ogni colore primario. L'immagine, per la quale Rauschenberg vinse un Grammy, si può vedere a intermittenza ruotando il disco.

The Talking Heads: Live in Roma (1980)

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I Talking Heads in un concerto dal vivo a Roma nel 1980 Pochi gruppi possono vantare delle performance come quelle dei Talking Heads.  Live in Roma, ne cattura una e siamo nel 1980, un buon momento della loro storia musicale. I Talking Heads sono nel pieno della loro "Afro-Funk Orchestra", si noti alla chitarra un certo Adrian Belew, che gli avrebbe lasciati l'anno successivo per i King Crimson.

David Byrne intervista se stesso

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David Byrne intervista se stesso giocando con sette personaggi. E' il video divertente che David Byrne ha usato per la promozione di Stop Making Sense. Non nuovo a queste "performance", lo abbiamo visto infatti dare lezioni su come l'architettura ha aiutato l'evoluzione musicale, e, talvolta, sulle connessioni tra musica e cognizione, lo abbiamo visto esaltare le virtù del ciclismo urbano, che poco c'entra con la musica.  Nel 1984 per la promozione del film concerto Stop Making Sense dei Talking Heads, David Byrne intervista se stesso. In pochi minuti, Byrne, nel ruolo di intervistatore e intervistato, cambia carattere, passando da bianco ad africano americano al venditore di auto usate, il tutto, mentre spiega la genesi e la filosofia del film. E in qualche modo tutto ha un senso ....

Talking Heads "This Must Be Place (Naive Melody)"

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Brano effettuato con strumenti tradizionali cinesi. I Matteo , sono una band di Salt Lake City che hanno viaggiato in Cina per montagne e mercati di strada. In queste escursioni hanno raccolto diversi strumenti tradizionali, che hanno utilizzato successivamente per il "suono" della propria musica. In questo video i Matteo eseguono una bella versione di "This Must Be Place (Naive Melody)", marchiandosi come nuova "American indie-folk music band". Sotto una versione originale dal vivo dello stesso brano dei Talking Heads.

E T I C H E T T E

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