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Visualizzazione dei post con l'etichetta carlos santana

Santana - Abraxas (1970)

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di Silvano Bottaro Quando il "veggente" risalì la costa occidentale del continente americano, trovò un clima più temperato, gente meno aperta e un appartamento che per un paio di mesi gli fece rimpiangere la sistemazione messicana. A San Francisco incontrò il jazz e il rhythm'n'blues e dopo i quattro storici concerti al Fillmore West e l'apparizione a Woodstock, i Santana entrarono in studio e in pochi mesi uscirono prima con "Santana" e poi con "Abraxas". Abraxas in linea con il nome ricavato da un passo di Demian di Herman Hesse è una grande opera di contaminazione di culture musicali differenti formalmente, come il blues e la musica latino-americana, sotto l'impronta comune del rock. Quello che prima degli altri e, alla luce di quanto è accaduto in seguito, meglio di altri, Santana ha individuato uno spazio vuoto nel mondo della musica di protesta, un luogo vergine in cui poter osare oltre i confini. Lavorando, quasi senza saperlo, i...

Santana & McLauglin - Love Devotion Surrender (1973)

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di Silvano Bottaro Sono molto affezionato a quest'opera. Possiedo il vinile fin dalla sua uscita, anche se ascolto solo il CD visto che il vinile è praticamente un "campo arato". L'uscita di questo disco all'epoca passo in sordina. Probabilmente molti interpetrarono questa uscita come un preciso disegno commerciale da parte della casa discografica. Ma per chi ha avuto occasione di ascoltare l'album avrà avuto modo di pensare: ne venissero di accordi commerciali con un risultato simile! Il marchio che contraddistingue il disco è " ode alla chitarra elettrica ", e in questo caso ne rappresenta uno dei migliori mai suonati nella storia del rock. E' l'incontro tra due chitarre. Due chitarre che, si trovano, iniziano il dialogo, c'è una scoperta l'uno dell'altro, poi pian piano si sfiorano, si studiano e comincia un'amicizia. L'uno entra nel mondo dell'altro, per McLauglin si aprono spazi dolci e rarefatti, p...

Santana - Lotus (1975)

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Il viaggio nei dischi memorabili registrati in Giappone oggi fa tappa a Osaka, che durante gli anni ‘70 nel suo Festival Hall fu sede di importantissimi concerti rock e non solo, basta ricordare i due mitici che tenne Miles Davis il primo Febbraio del 1975, i quali divennero poi due dei suoi più fantasiosi dischi, Agharta (lo show del pomeriggio) e Pangaea (quello della sera). Il concerto di oggi invece si tenne all’Osaka Kōsei Nenkin Kaikan, un meraviglioso teatro di 2400 posti. A suonare quella sera era un’artista che stava promuovendo il suo ultimo disco, Caravanserai, scritto dopo un periodo di rinascita in India con gli insegnamenti del Maharishi Mahesh Yogi sulla meditazione trascendentale, che gli riaprirono la mente e il cuore. Questo artista è il superbo chitarrista Carlos Santana. Caravanserai (del 1972) e il successivo Welcome (1973) segnano la strada intrapresa dal musicista messicano verso una musica che fonda rock, jazz e i ritmi latini: per questo amplia la formazione a...

Onda latina | “Caravanserai”, il viaggio più lungo di Carlos Santana

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Se la musica è anche fisicità, un’onda rende bene l’idea. Una grande onda, che ti arriva addosso da lontano mentre, in ritardo come al solito, ti avvicini prima di fretta e poi più lentamente al grande palco. Il pavimento moquettato è quello del Rainbow Theatre, e quest’onda che mi arriva addosso è morbida, densa, liquida. È la primavera 1973, e questo è l’abbraccio con cui mi accolgono Carlos Santana e la sua nuova band. Dentro l’onda ci sono percussioni latine, jazzate come quel pianoforte elettrico così fluido, mentre la batteria spinge e le tastiere ricamano e la pennata di Carlos si dilata scandendo una serie di accordi. Che si espandono, lievitano, riempiendo il grande vecchio cinema degli anni ’30, ora tempio sacro del rock. Sopra l’onda surfa la voce di Leon Thomas, piena e morbissima, con uno yodel che taglia. Che musica meravigliosa è? È latina, è rock, è jazz, è brasiliana? È “Just In Time To See The Sun”, e suona come un perfetto invito: sei arrivato appena in tempo e il so...

Carlos Santana

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Abraxas – Santana

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La copertina dell’album Abraxas di Santana è tratta da un dipinto di Mati Klarwein, uno dei pittori surrealisti più noti dell’era psichedelica. Studiò con Salvador Dalì e con Ernst Fuchs dell’avanguardia viennese e firmò importanti lavori come Bitches Brew di Miles Davis. L’opera originale, L’Annunciazione, risale al 1961 e rimaneggia il simbolismo cristiano in chiave pagana con evidenti venature erotiche. L’immagine che ne deriva sovverte il simbolismo biblico per immergerlo in una dimensione ancestrale carica di magia nera e voodoo. In tutto questo primeggia il nome Abraxas che nella mitologia greca era uno dei cavalli di Eolo, il dio dei venti o considerato un demone nei testi antichi cristiani. Fonte

Carlos Santana

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Carlos Santana

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Carlos Santana holding a photograph of John Coltrane, c.1973.

E T I C H E T T E

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